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Non riesco più a fare niente

Inviata da gameover il 3 lug 2019 Depressione

Ho scritto una lunga lettera a me stesso in cui per la prima volta ho cercato di essere sincero e dire le cose come stanno; è troppo lunga per pubblicarla qui per intero, ma vorrei avere un'opinione qualificata in merito, dunque eccone un'estratto (la parte finale, ho omesso quelle in cui parlo del mio passato).

Vorrei provare a capire se ho bisogno di aiuto psicologico.

[...]
Il modo più sintetico per descrivere la situazione è: non riesco più a fare niente.
Qualunque cosa richieda un minimo sforzo continuato per una durata che vada oltre l’ora (tempo variabile a seconda di quanta concentrazione occorre, quanto mi annoia l’attività in questione, e altri fattori) mi è quasi impossibile.
[...]
Oggi ho 23 anni e proseguo gli studi da fuori sede, l’anno scorso la suddetta relazione sentimentale si è estinta in un’ordalia teatrale e grottesca che mi è costata mesi di dolore inaudito (avevo perduto il senno) e da settembre frequento un corso di laurea magistrale, vivendo in un appartamento condiviso con altri studenti nel centro Italia.
La situazione è totalmente precipitata, ho dato pochissimi esami, non riesco a frequentare le lezioni in maniera sistematica né a studiare. La mia tendenza di lunga data ad andare a letto tardi è deflagrata in un disastroso smembramento dei miei ritmi circadiani: dormo almeno 9 ore al giorno ma spesso anche 10 o 11, rimanendo fra le lenzuola anche più a lungo, mi abbandono a Morfeo negli orari più disparati e a fine giornata di rado mi corico prima delle 3 di notte, bruciando quasi sempre la mattinata successiva; non ho regolarità in nessuna delle mie attività quotidiane, soprattutto nei pasti: mi vergogno a dirlo ma ci sono state parecchie giornate in cui mi sono svegliato a mezzogiorno, sono rimasto a letto altre tre ore procurandomi sogni lucidi, poi mi sono costretto ad alzarmi per adempire a impegni vari e ho mangiato per la prima volta all’ora di cena, effettuando un secondo pasto verso le 3 di notte, prima di tornare a dormire. Oscillo fra giorni in cui ingerisco pochissime calorie ed altri in cui esagero, in particolare con gli zuccheri.
Mi sento sempre stanco e spossato, sono in grado di addormentarmi in ogni momento anche se ho già dormito bene e a lungo. Ho smesso completamente di fare attività fisica e sono ingrassato, e la sola idea di vestirmi ed uscire per fare jogging (anni fa ero molto allenato e lo praticavo) mi nausea e mi angoscia, mi paralizza; per non parlare dell’eventualità di alzarmi presto al mattino per andare in università: mi richiede uno sforzo inumano a cui il più delle volte soccombo disattendendo le lezioni.
Riesco ancora un po’ a lavorare (offro ripetizioni di diverse materie a ragazzi del liceo) e tutto sommato lo faccio bene, ma solo perché si tratta di un’attività semplice e che mi ricompensa bene e nell’immediato. Tuttavia, lo studio è ormai divenuta una pratica a cui la mia mente accosta una figura demoniaca, non trascorre giorno senza che io provi ad obbligarmi ad aprire i libri ma puntualmente un’angoscia terribile mi morde la testa e mi paralizzo, sono arrivato al punto di provare paura – paura! – all’idea di aprire la pagina web dell’università per gestire la mia carriera accademica.
Certi giorni il pensiero di star fallendo come uomo e soprattutto nell’università mi getta in una disperazione così sconfortante che mi pare di soffocare, e non riesco a fare niente, niente.
La cosa drammatica è che non sono nemmeno in grado di provare senso di colpa o ansia, quell’ansia che, un tempo, nel mio procrastinare compulsivo, mi destava alla prossimità di una scadenza e mi consentiva di cominciare a adoperarmi. Adesso invece sembra che qualcosa in me si sia rotto, vivo in una tranquillità malata dove non conosco ansia e le cose del mondo mi scorrono innanzi senza tangermi, imprigionato in una sorta di rassegnazione al fallimento tanto tetra quanto rassicurante; mi eclisso nel pozzo nero dell’attimo presente voltando le spalle ai miei doveri e al mio futuro e, quando questi inevitabilmente si presentano, passo in un secondo dalla serenità più apatica all’angoscia più avviluppante senza stadi intermedi, fino a quando non riesco di nuovo ad eclissarmi e tornare alla quiete seppellendo ogni senso di colpa che sarebbe normale per essermi un’altra volta sottratto a me stesso.
Paradossalmente, non studiare mi fa stare molto meglio che studiare, perché se provo ad accingermi allo studio subito un nodo mi stringe la gola e la paralisi si impossessa di me; quelle rare volte che, con un titanico sforzo di volontà, riesco a vincere l’angoscia e chinarmi sui libri, ecco che accade qualcosa di pazzesco: una tiepida sonnolenza mi coglie e mi addormento, in un’occasione mi è capitato perfino in biblioteca.
Non riesco a portare a termine la lettura di alcun libro, pure se mi interessa, e sono stato in passato un vorace lettore.
In generale, non riesco a portare avanti alcun proposito per un lasso di tempo che sia adeguato anche solo ad intravederne la riuscita.
Da molti anni scrivo poesie, che negli ultimi mesi sono divenute bieche e mostruose, i miei versi ora sono null’altro che una sequela di insulti a me stesso e un inneggiare alla morte e al suicidio. Tra l’altro si tratta di una delle pochissime attività intellettuali che ancora mi riescono bene, visto che in ogni momento mi sento pronto a scrivere cose raccapriccianti e di una volgarità inaudita.
Vivo nella totale sfiducia nei confronti del mondo e della mia persona, mi odio e mi faccio schifo, detesto il mio aspetto con un’intensità tale che oramai non ne faccio neanche più mistero in pubblico e dico chiaro e tondo, se viene sollevato l’argomento, di essere un cesso immondo, la cosa mi procura risate e soddisfazione anche se sta diventando un problema serio l’evitare continuamente gli specchi, per i quali ho sviluppato una vera e propria fobia (vado in bagno senza accendere la luce…).
Non so come sia possibile ma intorno a me trovo persone che mi vogliono bene e che addirittura mi stimano (naturalmente nessuno sa di ciò di cui sto scrivendo), ma io non nutro alcuna stima per me stesso.
Un amico mi ha fatto notare che sto iniziando a presentare dei sintomi di principio di alcolismo, ed in effetti ammetto che bevo molto di più che in passato.
Tutto ciò che mi consente di eclissarmi è bene accetto e mi ci crogiolo. Una cosa che mi piace molto è applicare questo concetto al sonno, ho elaborato un metodo per avere sogni lucidi nei quali sono molto più felice che nella realtà, anche se capita che essi sfocino in allucinazioni ipnopompiche poco piacevoli. Il mio rapporto col sonno è malato.
Se raccontassi a qualcuno quanto poco ho compiuto negli ultimi giorni penso che non sarei creduto. Ho trascorso intere giornate senza fare letteralmente niente. A volte non trovo la forza di lavarmi o mangiare. So che detta così sembra solo che io sia un debosciato indolente, e forse lo sono, ma giuro che proprio non ne trovo la forza anche se vorrei e anche se so che è giusto, non trovo la forza di farlo, non saprei come altro dirlo. Qualche mese fa sono arrivato alla pazzia di trascorrere più di 50 ore consecutive chiuso in camera senza mai uscire. Semplicemente non potevo farlo, non potevo.
Mi ripeto che è solo questione di volontà, che sono pigro, ma in fondo so che c’è altro, deve esserci altro perché ogniqualvolta mi si presenta la scelta tra fare qualcosa e non farlo è come se un folletto si impossessasse del timone della mia psiche e decidesse per me. So che dovrei studiare, so che è importante per me, so che è giusto e credo nel valore dell’istruzione, so che si tratta del mio futuro, so perfino che mi pentirò di non averlo fatto, ma quando mi appresto a farlo io mi paralizzo, mi dissenno, non riesco a farlo, so che pare assurdo ma non riesco a farlo. Mi immagino i miei parenti, i miei amici, chi mi dicono di farlo, che basta volerlo, eppure io lo voglio, ma è come se non godessi più del libero arbitrio.
Non ho più il controllo di me stesso, e mi accorgo con orrore che i pensieri suicidi che anni fa formulavo sporadicamente e senza crederci o dar loro peso oggi riecheggiano nella mia mente tutti i giorni e con un’aura di verosimiglianza del tutto differente.
Mi ritrovo certe notti ad avere momenti di lucidità in cui mi rendo conto di quanto grave sia tutto ciò: piango per qualche ora nel letto, poi mi addormento ed il giorno dopo è tutto come prima.
Sono completamente svuotato di desiderio e di emozioni, accedo a siti pornografici a caso solo per occupare il tempo e senza concludere nulla nemmeno nell’autoerotismo dal momento che la mia libido è morta quanto la mia anima e osservarmi in questa situazione constatando di fallire persino nel procurarmi un’erezione mi fa ridere come un malato di mente, non ho alcuna ambizione, non ho alcuna speranza, non vedo un futuro, non vedo scopi, non vedo motivi per vivere né per impegnarmi in qualunque cosa, non riesco più nemmeno a farmi piacere cose che un tempo adoravo, dormo tantissimo, mangio male, non riesco a concentrarmi o provare altro che non sia ripudio per il coleottero che sono, mi diverto a guardarmi mentre mi inabisso, mi sto divertendo anche adesso a scrivere queste cose e sono tentato dall’usare parole molto più colorite ed espressioni assai più becere per il gusto di umiliarmi, non posso fare altro perché se provassi ad essere lucido e ragionevole cadrei nella disperazione, ogni volta che qualcosa mi riporta alla realtà (come l’approcciare lo studio) l’angoscia e la paralisi mi flagellano, mi lascio naufragare e quel che è peggio è che fintanto che mi eclisso annegando il mio sguardo nel presente, nell’immediato – cioè ormai praticamente tutto il tempo in cui sono cosciente – non me ne frega nulla di tutto ciò; ma forse la cosa ancora più macabra è che pur sapendo che tutto questo non va bene, pur sapendo che sto distruggendo il mio futuro, pur avendo io dei valori contrari a ciò, non riesco a fare niente per invertire la tendenza, giuro che ci ho provato, lo giuro, a volte per un attimo, un’ora, un giorno, mi è sembrato anche di riuscirci, ma sempre, sempre una forza invisibile dentro la mia testa mi annichilisce ed io ripiombo nel mio abisso.

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Buongiorno
La sua situazione è davvero piuttosto complessa e richiede un aiuto da parte di un terapeuta che inoltre le faccia fare dei test per ADHD una difficoltà legata al quantitativo di neurotrasmettitori cerebrali, la cura consiste in un approccio sia medico farmacologico sia psicologico attraverso una terapia cognitiva adeguata. Si informi in merito sul territorio e si faccia aiutare si possono ottenere risultati notevoli.
Laura Gaido

Dott.ssa Laura Gaido Psicologo a Grugliasco

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il suo caso merita sicuramente approfondimento, si rivolga ad un professionista nella sua zona, le potrà essere di sicuro aiuto.

Cordialmente,
Dott. Fabio Romanelli

Dott. Fabio Romanelli Psicologo a Fiumicino

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