Non riesco ad uscire dalla comfort zone

Inviata da Gg2 · 2 nov 2020

25 anni, laureata con grandi aspettative professionali (o almeno le avevo).
Dopo la triennale ho trovato il lavoro dei miei sogni ma volevo di più (e volevo qualcosa di meglio: il capo fumava in ufficio e l'orario era terribile, uscivo di casa alle 7 al mattino e rientravo alle 20.30 la sera ed infine grandi responsabilità per mille euro e basta). Dopo 2 anni mi sono licenziata perché non avevo tempo per vivermi la vita e perché avevo il chiodo fisso di voler fare la laurea specialistica. È stata una scommessa, sperando di avere qualche occasione migliore. Sono a casa da un anno e mezzo, volevo stare a casa molto meno ma una pandemia non la avevo calcolata nei piani....
Più sto a casa più mi rendo conto che mi pesava davvero star fuori tutto il santo giorno. Non voglio vivere la vita sul lavoro, la vita per me è anche stare con i miei affetti, avere il tempo di condividere momenti di felicità con il mio compagno e avere modo di costruirci la vita che vogliamo, non vedersi a stento tra un turno e l'altro e mangiare cibo surgelato a cena perché siamo talmente stanchi che non abbiamo neanche la forza di parlarci. Viviamo insieme da qualche mese e lui ha insistito che io finissi la specialistica con calma (devo scrivere la tesi) e poi mi cercassi qualcosa che mi facesse stare bene. Per lui potrei anche continuare a stare a casa ma io mi sento in colpa e vorrei contribuire alle entrate famigliari perciò continuo a cercare. Ovviamente mi capitano soprattutto offerte indecenti, contratti più che precari e senza tutele, tirocini, a chiamata, occasionali... Magari anche full time che, a conti fatti, oltre a star fuori di nuovo tutto il giorno, sarei anche pagata neanche 4 euro l'ora. Ridicolo.
Certo, l'ideale sarebbe un posto da impiegata, part time anche se difficile da trovare.
Il problema che mi pongo però è un altro. Non c'è giorno che io non mi chieda: ma che fine ha fatto la ragazza che lavorava, studiava, si alzava tutti i giorni alle 5.30 per arrivare alle 8 in università e i weekend lavorava ininterrottamente? Ho fatto tante di quelle cose durante la triennale, ho fatto fatica e sacrifici per riuscire a laurearmi ma comunque accumulare esperienza per essere pronta al mondo del lavoro........ E ora mi ritrovo chiusa in casa, mantenuta, a volere un lavoro part time da impiegata "qualunque"? Cosa che potevo fare con il diploma, 6 anni fa. Il problema è proprio che non mi riconosco, non so più chi sono, se sono quella di oggi o se sono quella di qualche anno fa. Dove è finita la mia energia, la mia voglia di fare è di buttarmi? Mi sento delusa e allo stesso tempo non so davvero che cosa fare, che cosa cercare. Mi vergogno poi così tanto di questa situazione che ho completamente tagliato ogni altro rapporto pur di non dover rispondere a domande tipo "allora hai trovato lavoro?" "hai finito di studiare??" "studi tanto e poi guarda. Alla fine se andavi a lavorare era meglio".
È ormai una condizione insostenibile e che mi tiene sveglia. Vorrei solo capire cosa fare, trovare la mia strada e poi avere l'energia di mettermi in cammino, decisa e sicura di quel che voglio.

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Miglior risposta 2 NOV 2020

Cara Gg2, da quello che racconta, sembra che abbia esaurito tutte le Sue energie con la triennale, con il lavoro che aveva trovato e lasciato perchè non corrispondente a ciò che aveva sperato per Lei. Potrebbe essere questo il motivo del Suo blocco, della Sua chiusura alla realizzazione personale; alla decisione di "volare basso" con un lavoro qualunque, come lo definisce. I fattori che l'hanno portata a sentirsi così oggi possono essere molteplici. Ma ciò su cui è importante riflettere è che, in ogni caso, dobbiamo trovare il modo di ridefinirci continuamente, per poter rispondere al nostro progetto di vita, alla nostra soddisfazione personale.
Le consiglierei di chiedere un supporto psicologico che, nel lavoro su di sè, faccia luce sui meccanismi che l'hanno portata alla Sua insoddisfazione, per intervenire e rimettere in moto la Sua energia, e la Sua voglia di realizzarsi, com'è giusto che sia, in qualsiasi cosa desidera per Lei!
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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3 NOV 2020

Gentile utente,
dalla descrizione del suo racconto, emerge l'intensità che caratterizza la sua volontà nel crearsi la propria strada lavorativa.
Spesso affrontiamo periodi di transizione nella vita, anche inconsapevolmente, e di sicuro il passaggio dalla vita universitaria a quella lavorativa ne rappresenta uno degli aspetti più importanti.
In questi casi si innesca un processo di ristrutturazione del proprio senso di realtà, che comporta una serie di adattamenti funzionale e non funzionali alla nuova situazione.
Dalla descrizione non è possibile identificare quali variabili individuali si attivino nel determinare lo stato nel quale si trova, ma è sicuramente importante la domanda che si pone: dove è quella ragazza determinata che nel percorso universitario agiva in determinato modo e soprattutto, deduco, con serenità ora che devo introdurmi nel mondo del lavoro?

Queste dimensioni motivazionali sono fortemente influenzate dagli stati di transizione, dalle nostre caratteristiche individuali di base e dal contesto nel quale ci troviamo. Inoltre, l'ingresso nel mondo del lavoro, rappresenta il confronto con ciò che abbiamo sperato, desiderato ed idealizzato con la realtà che spesso non coincide con il nostro pensiero. Anche questa variabile incide nelle dinamiche motivazionali che spesso ne risentono.

In conclusione un percorso di supporto motivazionale può sicuramente rappresentare un valido aiuto.

Le suggerisco inoltre una semplice lettura ad integrazione

Un Cordiale Saluto,
Dott. Fabio Romanelli
Psicologo del Lavoro

Dott. Fabio Romanelli Psicologo a Fiumicino

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2 NOV 2020

Gentile utente,
dalla descrizione del suo racconto, emerge l'intensità che caratterizza la sua volontà nel crearsi la propria strada lavorativa.
Spesso affrontiamo periodi di transizione nella vita, anche inconsapevolmente, e di sicuro il passaggio dalla vita universitaria a quella lavorativa ne rappresenta uno degli aspetti più importanti.
In questi casi si innesca un processo di ristrutturazione del proprio senso di realtà, che comporta una serie di adattamenti funzionale e non funzionali alla nuova situazione.
Dalla descrizione non è possibile identificare quali variabili individuali si attivano nel determinare lo stato nel quale si trova, ma è sicuramente importante la domanda che si pone: dove è quella ragazza determinata che nel percorso universitario agiva in determinato modo e soprattutto, deduco, con serenità ora che devo introdurmi nel mondo del lavoro?

Queste dimensioni motivazionali sono fortemente influenzate dagli stati di transizione, dalle nostre caratteristiche individuali di base e dal contesto nel quale ci troviamo. Inoltre, l'ingresso nel mondo del lavoro, rappresenta il confronto con ciò che abbiamo sperato, desiderato ed idealizzato con la realtà che spesso non coincide con il nostro pensiero. Anche questa variabile incide nelle dinamiche motivazionali che spesso ne risentono.

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Dott. Fabio Romanelli
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