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Non riesco ad instaurare un rapporto positivo con gli analisti?

Inviata da Nala · 15 set 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Sono una ragazza di 22 anni. Ho dei seri problemi di ansia generalizzata e conversioni di vario tipo di natura psichica. Ho molto bisogno del supporto di un analista. Il problema consiste nel fatto di averne cambiati ben 4 perché sistematicamente si dichiaravano "innamorati" di me. Mi rendo conto che la mia lamentela potrebbe apparire frivola e soprattutto potrei darvi l'impressione di volermene vantare. Non nego che sia stato gratificante per il mio narcisismo sapere di essere l'oggetto dell'interesse di queste persone, ma al contempo è piuttosto frustrante per tre motivi: prima di tutto perché quando il terapeuta si dichiara mi sento "tradita", come se avesse trasceso dal suo ruolo e così facendo dilaniato il patto silenzioso di fedeltà di cura che avevamo costruito, secondo per una questione economica in quanto dover ripartire da capo è dispendioso ed una perdita di tempo, terzo mi pongo il dubbio di essere seduttiva nei loro confronti? a me non sembra, ma mi chiedo se questo desiderio possa esistere pur negandolo io razionalmente. Di certo non ho mai fatto alcuna avance esplicita. Sono stata da 3 analisti maschi, poi da una donna che ho scoperto essere lesbica. Nessun problema, se non fosse che si è definita "troppo coinvolta". Cosa posso fare?

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Miglior risposta 16 SET 2016

Buonasera Nala,
mi permetta di dubitare un pochino rispetto alla "lettura" che fa di ciò che le è successo. Potrei, infatti, pensare che, l'analista responsivo possa essere uno, magari, se proprio sfortunata in questo tipo di situazioni, due, ma addirittura quattro innamorati. Rispetto ai suoi dubbi se è stata seduttiva o se ha fatto delle esplicite avances, questo non è assolutamente indicativo...anzi. Noi terapeuti utilizziamo proprio queste condotte (insieme a tante altre) per poter capire e comprendere meglio la coerenza di funzionamento del paziente. Non è che se lei è seduttiva esplicitamente (o anche implicitamente) allora il professionista casca nelle sue braccia...fosse così credo che il 95/98% delle terapie sarebbe inficiato da tale modalità relazionale. Dunque, credo che, in queste terapie "andate male" ci debba essere un'altra spiegazione, magari anche una sua difficoltà ad esporsi in modo franco e spontaneo. Le suggerisco di non fare troppe valutazioni (soprattutto strategiche) sul tipo di professionista che ha di fronte. Partendo che ci debba essere un'iniziale (al massimo entro le prime 3 sedute, o giù di lì) sensazione positiva e fiducia nei confronti del collega, poi dovrebbe concentrarsi più sul fargli capire quali sono i confini del suo malessere, senza pensare troppo al fatto se sta avendo sguardi, azioni o pensieri seduttivi, cosa ne pensa l'analista, etc. (questa è proprio una parte del lavoro terapeutico per cui paga ed è coinvolta). Provi a scegliere e stare dentro una relazione clinica e cerchi (almeno in questo contesto) di allentare i cordoni del controllo; capisco che questa è proprio una delle sue caratteristiche però, se vuole raggiungere dei cambiamenti, qualcosa di diverso dovrà cominciare a fare, altrimenti reitera sempre gli stessi atteggiamenti ed il medesimo percorso esistenziale con praticamente zero benefici...
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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19 SET 2016

Gentile Nala,
con tutta la sua ipotetica eccezionale carica seduttiva, 4 psicoterapeuti (3 maschi ed 1 femmina) che, uno dopo l'altro, in seduta, si dichiarano "innamorati" di lei costringendola, come paziente a cambiare ogni volta terapeuta, mi sembrano davvero troppi!
Allora, o costoro non erano psicoterapeuti oppure tutto potrebbe rientrare nei motivi per cui lei ha chiesto aiuto oltre all'ansia e alle conversioni.
Tenga conto che quando il paziente viene da noi, psicoterapeuti veri, può dire tutto quello che gli passa per la testa, portare tutte le omissioni e distorsioni che vuole insieme ai suoi sintomi.
Sta poi a noi selezionare, mettere ordine, dare un senso e restituirlo al paziente sempre che la terapia vada avanti e non vi sia un precoce drop-out.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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19 SET 2016

Ciao Nala, la Tua lettera mi ha lasciato stupefatto. Se è vero quello che dici, sei un caso più unico che raro. Un analista che si innamora della sua paziente, commette un peccato mortale, che pagherà caro. Fortunatamente accade molto di rado. Che Tu ne abbia trovati 4 è veramente difficile da credere. Accade a volte, nel transfert/controtransfert che si sviluppino resistenze al lavoro analitico con tentativi di passagio all'atto. Se l'analista non riesce a riconoscere il meccanismo di difesa sottostante ed anzi ne viene travolto inevitabilmente si blocca il processo analitico, e difficilmente si può rimediare. E' possibile che Tu adotti inconsapevolmente un atteggiamento fortemente seduttivo proprio per testare, da un lato la capacità dell'analista di reggere l'urto e dall'atro per cercare di interrompere il processo analitico. Appunto per resistenze molto tenaci.
Però un bravo analista queste cose dovrebbe conoscerle bene come le sue tasche.
Non sò che dirTi altro, prova con un quinto, ma, se veramente vuoi fare una vera seria psicoanalisi, sceglilo bene.
Cordialmente. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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19 SET 2016

Buongiorno Nala,
in modo molto esplicito le rispondo: verifichi nell'elenco della sua Regione il nome del prossimo psicologo psicoterapeuta cui si rivolgerà, perchè dubito molto che addirittura 4 colleghi si siano dichiarati "innamorati" di lei. Quindi potrebbe essere possibile che si sia rivolti a dei consulenti che non sono psicologi, possono essere counsellors....oggi nel proliferano molti non autorizzati, o altre figure diverse. Noi psicologi abbiamo un codice deontologico molto preciso e l'ultima cosa che un terapeuta farebbe sarebbe quella che lei ha esposto nella sua lettera. Un'altra possibilità è che lei interpreti a suo modo di vedere le parole dello psicoterapeuta e che le presupposte dichiarazioni di innamoramento non siano tali. Un'altra possibilità che lei sia affetta da disturbi narcisistici.....
o che si sia divertita a scrivere per vedere cosa le avrebbero risposto....devo proseguire?
Buona e attenta riflessione

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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16 SET 2016

Cara Nala,
certo è sconfortante che nella sofferenza non si riesca a trovare la soluzione.
Anzi mi sembra che il tradimento della fiducia costituisca un elemento che persevera la sofferenza.
Nello stesso tempo non posso far a meno di pensare che l'oggetto di cura della sua terapia dovrebbe essere proprio la fiducia e la relazione.
Credo che lo smacco nella sua vita sta proprio in questo, nella relazione, nello stile relazionale e nella confusione di piani: intimità emotivo/sessuale, seduzione emotiva/sessuale.
Ovviamente anche i terapeuti sono esseri umani e sbagliano, talvolta accompagnati da una competenza non del tutto adeguata, o da un lavoro poco supportato da supervisione e aggiornamento.
Ciò non di meno, se lei ha avuto tutti questi terapeuti che si sono sentiti "innamorati" "coinvolti", evidentemente ciò che rimanda nella relazione è una sorta di confusione fra la seduzione emotiva e sessuale.
Sicuramente è un meccanismo non volontario nè consapevole da parte sua e comprendo bene che debba sentirsi confusa, arrabbiata e spaventata. Però tenga conto che quanto le hanno detto questi terapeuti costituisce uno specchio della relazione in cui lei è immessa e come in tutte le danze, anche in questa ci si muove in due.
Immagino che anche nella sua vita possano essere successe situazioni analoghe, magari con persone inaspettate per ruolo ed età, come insegnanti, datori di lavoro, ecc.
Credo che, con questi elementi abbia molto spazio di lavoro per comprendere sè e arrivare ad un livello di serenità migliore nella sua vita. Adesso deve scegliere di avere fiducia in sè e nelle proprie capacità intuitive.
Deve cercare un nuovo terapeuta, ascoltandosi e cercando di capire se si sta ripetendo la stessa dinamica, esplicitandola a sè e al collega.
Non credo che siano necessari mesi perchè ciò avvenga, penso profondamente che già dalle prime battute di conoscenza emerga la natura della relazione, ed è lì che deve fidarsi di sè e di ciò che sente.
Deve cercare un "genitore contenitivo" non un "genitore da sedurre" e credo che se scava dentro sè, comprende bene qual'è la differenza.

Grazie Nala, per aver messo a nudo la sua intimità con molta semplicità, sono temi difficili da trattare ed esporre, collegati col timore del giudizio e della riprovazione.

Un grande in bocca al lupo!
Sabrina Costantini
Psicologa Psicoterapeuta
Pisa - Cecina

Sabrina Costantini Psicologo a Pisa

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16 SET 2016

Gentile Nala,

trattandosi di una dinamica relazionale ricorrente nelle sue relazioni terapeutiche, penso valga la pena approfondire questa possibilità... ovvero che lei giochi un ruolo attivo, per quanto involontario, in queste dinamiche.

Le consiglierei quindi, nel momento in cui si rivolgerà nuovamente a un collega o una collega, di far presente fin dall'inizio anche questa problematicità che ha riscontrato nei precedenti percorsi, oltre ai motivi che la portano a chiedere un aiuto psicologico.

Tenga anche conto che queste problematiche relazionali possono essere gestite, nel momento in cui si presentano, senza interrompere il percorso, e senza "agirle". Molto dipende sicuramente dalla capacità di tenuta della relazione terapeutica precedentemente costruita, da variabili soggettive e della situazione, ed anche dalle diverse tecniche utilizzate dai colleghi.
E quando il problema e' gestibile all'interno del percorso, esso si trasforma in una ulteriore e potentissima risorsa che può aiutarla ad acquisire una consapevolezza piú profonda di se stessa, delle sue modalità di relazionarsi, delle sue paure, e di temi critici e cruciali (lei cita, ad esempio, il tema della fiducia).

La saluto cordialmente, con l'augurio di poter trovare il collega o la collega che sappiano accompagnarla nel modo migliore e nella direzione piú giusta per lei, in un percorso che potrà si essere a tratti arduo e difficile, ma stavolta senza "strappi".

Dott.ssa Elisa Flavia Di Muro Psicologo a Milano

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