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Non riesco a terminare il percorso di studi

Inviata da Elisabetta Bolla il 11 mar 2015 Orientamento scolastico

Buongiorno, ho 39 anni e non sono laureata. Ancora.
Ecco, questo è il leitmotiv della mia vita. Il mio percorso universitario non è mai stato lineare. Iniziare l'università è stato per me destabilizzante. A scuola ero molto brava, ma trovatami di fronte alla confusione e alla completa autonomia degli studi universitari, mi sono persa. Il periodo è coinciso poi con la fine di una storia d'amore (quella coinvolgente e assoluta dei 18 anni) che mi aveva lasciato in un grande stato di prostrazione, come è normale che fosse. Ho cambiato facoltà dopo 2 anni, per iniziare il corso di studi che era veramente nelle mie corde, ma dopo queste prime défaillances non sono più stata capace di sentirmi a mio agio nello studio e in quello che facevo nella vita. Mi sembrava di essere inferiore rispetto agli altri perché più vecchia di 2 anni (a 21 anni!), mi sono sempre sentita incapace di concludere l''università. Ho la media del 28 negli esami, ma ho sempre avuto paura di non farcela, di non avere studiato abbastanza e quindi ogni esame è stato rimandato più e più volte. Ho visto persone molto meno brillanti di me andare diritte per la loro strada, e io rimanere costantemente indietro. Ho comunque iniziato a lavorare, vari tipi di lavoro: cameriera, ufficio, commessa; non un lavoro fisso. Qualche anno fa ho poi affrontato la morte di mio padre, e ho quindi dovuto per un po' portare avanti la sua attività accompagnandola verso la chiusura. Mi sono presa in carico mia madre, non così anziana e perfettamente autosufficiente, ma mi sono sentita in dovere di sostituire il capo famiglia, proteggerla e sostenerla. Per tutta la vita aveva vissuto e lavorato sempre con mio padre, non è una persona con amicizie e quindi si è trovata improvvisamente sola. Mi occupo di tutto io in casa, in senso amministrativo e burocratico, e spesso anche per la spesa. Ho un fratello, ma è sposato con famiglia e quindi siamo io e mia madre. Ora sto scrivendo la tesi, ma quanta fatica! Mi sembra un muro che non riuscirò mai a scavalcare. Eppure non ho mai gettato la spugna, perché io voglio laurearmi. L'ho sempre voluto, fin dalla scuola elementare, ma più lo volevo più sembrava impossibile. Non vi dico i sensi di colpa con cui ho sempre vissuto...beh, sono la classica figlia cresciuta con "se fai i capricci, non vuoi bene alla mamma". Quindi anche da adulta, la mia vita è un senso di colpa costante, verso tutti.
Ora ho un compagno, un po' più giovane di me. E rappresenta l'ennesima lotta. Stiamo insieme da 3 anni, lui vorrebbe costruire qualcosa ma finché non mi laureo secondo lui è impossibile. In questo senso ha ragione, devo terminare questa fase, per forza. Ma lui mette in campo altre cose, come: "così poi ti trovi un posto fisso (a 39 anni, in Italia?), perché io non voglio mantenerti o fare la fame." E in effetti, chi gliel'ha mai chiesto? Comunque, ora mi ha detto chiaro e tondo che se non mi laureo tra 3 mesi, mi lascerà. E io non credo di farcela in 3 mesi. Lasciamo perdere poi che mi ha detto frasi come: "quando mi chiedono cosa fa la tua compagna nella vita, mi sento umiliato". Tengo a precisare che non sto a casa a girarmi i pollici, sono una freelance anche se non a regime pieno, tra crisi economica e tentativi di ricavare del tempo per scrivere questa tesi. Sì, il rapporto con il mio compagno avrebbe bisogno di un capitolo a sé, perché ci sono tante cose che non vanno. Lui è la classica persona "difficile". E pensare che mi sono innamorata di lui proprio perché pensavo che avendo i suoi problemi anche lui, mi avrebbe amato per quella che sono...
In conclusione, ho un blocco nello studio da praticamente 20 anni, e ora vivo anche con la spada di Damocle sulla testa per un rapporto che finirà perché le cose non andranno come vuole il mio compagno. Quindi invece di concentrarmi sullo scrivere la tesi, vivo ogni giorno sospesa, perché che senso ha abbracciare una persona che sai che dovrai lasciare? Ho provato a fargli capire in tutti i modi che così non è d'aiuto, non ci sono santi, per lui le mie sono solo scuse. Tra l'altro secondo lui, una volta laureata devo trovarmi un lavoro fisso, perché secondo lui il lavoro da freelance (che è il lavoro dei miei sogni), non è un vero lavoro. Sto pensando da molto di lasciarlo, ma a quasi 40 anni non si dovrebbe combattere per la coppia?
Scusate infinitamente se mi sono dilungata così tanto, ma erano 20 anni che avevo tutto ciò dentro di me.

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Cara Elisabetta
parto dalla fine: non è tanto importante che " il rapporto con questo ragazzo finisca perché lei non farà come vuole lui", infatti poi lui, una volta laureata vorrà certamente dell'altro da lei e se lei non lo ascolterà...il rapporto finirà? Insomma è assurdo e di tutta la lettera questo, a mio avviso è il punto più inquietante.
Mentre in tutte le altre cose che racconta si ravvisano ostacoli e problemi e situazioni dolorose che lei ha affrontato con forza e dignità, in questo finale c'è l'emergere di tutta la sua fragilità nel mettersi in dubbio causa queste assurde richieste di lui.
Ripeto: questo non dovrebbe essere il problema.
E' importante invece che la spinta e la motivazione a prendersi questa Laurea derivi da una sorta di sua coerenza e dal fatto di riimpadronirsi di un obiettivo suo e solo suo da cui la vita l'aveva allontanata e non importa se servirà o meno a trovare un lavoro; le servirà certo a ritrovare se stessa a ritrovare il percorso che le spetta e a cui ha diritto.
Le servirà a dare senso a questi 20 anni.
Se però lei davvero non vuole farlo non lo faccia e decida per sè che anche così lei è okke!
A me piace pensare che lei prenderà questa laurea e troverà un nuovo fidanzato, magari un professore universitario... chissà!
Un caro saluto
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Ringrazio tutte per le risposte ricevute.

In effetti mi sono sempre sentita come se fossi in un cerchio che non si chiude mai, e che continua a ripetersi. O proprio come in una favola senza finale, o forse con un finale condotto sempre allo stesso modo. So che si può decidere diversamente, so che non siamo dei blocchi di pietra immodificabili. La paura di comportarsi diversamente da come si è sempre fatto però è tanta, perché il solito finale lo conosco a memoria, sono abituata ad attraversarlo.
Certamente seguirò il consiglio di iniziare un percorso di aiuto a cui già da tempo stavo pensando.

Vi ringrazio ancora moltissimo.
Cordiali Saluti

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Cara Elisabetta, 20 anni che si tiene tutto dentro e ora? Nel leggere il suo scritto ho avuto l'impressione che lei abbia passato la sua vita ad occuparsi dei bisogni degli altri, magari guidata dai suoi sensi di colpa, e in questo si è persa. Parla di rapporti di dipendenza, in cui lei è legata, e in questo lei dove è? Da quello che dice ha moltissime potenzialità, che però ha messo a servizio degli altri. E la laurea in tutto ciò cosa rappresenta? Che sia un definire se stessa? Che sia la trasposizione di quei legami di dipendenza? E ora? E ora si sta esprimendo e rimanga in questo:dia senso a ciò che accade da 20 anni, forse di più, nella sua vita!
Tanti tanti saluti!
Dott.ssa Daniela Barone

Dott.ssa Daniela Barone Psicologo a Padova

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Buongiorno Elisabetta,
Tenere dentro di te quello che ci hai detto e' veramente pesante! Mi sembrava di leggere un libro, un'autobiografia sincera della propria vita, capitoli molto intensi e interessanti. Trovo in te una lucidità nel evidenziare gli aspetti della tua vita più "delicati e carichi di sofferenza" e allo stesso tempo "la forza, la convinzione e il desiderio" di portare a termine il proprio sogno.
Per ora termina di scrivere il capitolo "tesi e laurea" e vedrai che ti sentirsi meglio una cosa alla volta, forse il tuo compagno sarà meno esigente quando ti sarai laureata e tu avrai più forza e ti sentirai meno sospesa nel fargli capire le tue ragioni e i tuoi progetti! Tu puoi scegliere e decidere come portare avanti il tuo libro! Se ti può esser utile io sono qua magari vuoi provare a scrivere un capitolo " Elisabetta e la psicoterapia dei costrutti personali!".
Spero di esserti stata utile.
Cordialmente.
Dr.ssa Verena Elisa Gomiero

Dott.ssa Gomiero Verena Elisa Psicologo a Padova

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Cara Elisabetta,
la tua mail è molto ricca di spunti e di importanti riflessioni personali che denotano, secondo me, una grande capacità di leggersi dentro e di comprendersi. Tu mostri di aver bene inquadrato gli aspetti della tua vita in cui ti senti più fragile, più insicura o più "costretta", più "incastrata". Hai la percezione di quello che potrebbe aiutarti a migliorare la tua vita ma anche di quello che magari ti frena dal farlo. Inoltre hai senso di potenza e di vitalità che comunque mi trasmetti: hai un sogno, vuoi realizzarlo nonostante tutto!
Proprio per tutti questi motivi io ti suggerirei, se tu potessi, di fare un percorso personale che ti aiuti ad incanalare queste tue doti in modo da aiutarti a rendere la tua vita più simile a come tu la vorresti e a prendere delle decisioni che, anche se difficili, ti faranno stare meglio. Ti faranno stare bene.
Termino con alcuni spunti di riflessione che spero potrebbero aiutarti in questa scelta: in Analisi Transazionale, a cui io mi rifaccio, si parla di "copione di vita", un piano che ci sembra ripetersi, come tu hai scritto all'inizio della tua mail, ancora e ancora e che prima o poi porterà ad un certo finale. Quello che c'è di bello in questa teoria è la convinzione che una persona può decidere di cambiare! Di cambiare il proprio finale e il proprio modo di vivere la sua storia da quel momento in poi!
Quindi Elisabetta puoi farlo anche tu, e te lo auguro di cuore.

Resto a disposizione in caso tu lo volessi.

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta

Dott.ssa Capuano Maria Concetta Psicologo a Padova

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Buongiorno Elisabetta,
ho avuto l'impressione, leggendo il suo post, che alla fine dello scritto fossimo tornati al punto di partenza.. Un pò come nei racconti delle Mille e una Notte dove il seguito è una nuova storia che posticipa continuamente il finale.. Certo il suo percorso di studi non è stato lineare ma ora è prossima al traguardo e crede davvero che quattro o sei mesi anzichè tre per concludere farebbero la differenza per il suo compagno? Piuttosto che un lavoro da dipendente anzichè da libera professionista le darebbe maggior prestigio? Il punto vero è cosa rappresenta per lei raggiungere questo obiettivo e come dare un senso a tanti sforzi.. integrando la sua vita di coppia, il suo lavoro, il prendersi cura della mamma e degli affari di famiglia e tutto il resto..
E' ora di trovare il finale a questa storia per iniziarne una nuova...
In bocca al lupo e buon lavoro

Dssa Daniela Sirtori - Monza

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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