Non riesco a stare bene con me stesso.

Inviata da Daniel96 · 12 ott 2020

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Daniele e ho 23 anni e non riesco a stare bene con me stesso. L'inizio della mia caduta è cominciato dopo la fine delle scuole superiori, poco più di 4 anni fa; fino a quel momento conducevo una vita abbastanza monotona e poco stimolante, non ho mai avuto molti amici e venivo spesso visto come "quello che sta sempre da solo e non parla"; credo che questa mia inadeguatezza sociale derivi dall'iperprotettività di mia madre, che, per quanto non lo avesse fatto con cattivi intenti, mi ha trasmesso un'enorme paura per il mondo esterno e per tutto quello che giace fuori dalla porta di casa, per cui non ho mai avuto la forza di provare a fare cose che fanno i bambini e gli adolescenti che crescono (sport, uscite con amici e via discorrendo). Il mio rendimento scolastico e le lodi dei professori erano tutto ciò che dava un senso al mio essere, per cui, persa la possibilità di proseguire gli studi a causa di problemi familiari, mi sono sentito totalmente perso. Da lì è stato tutto in discesa; mi sono ritrovato a dover fare un lavoro che non mi piaceva e non mi dava alcuna soddisfazione; in quel poco tempo libero che avevo (lavoravo circa 55 ore alla settimana), non avevo alcun amico con cui poter uscire e divertirmi come qualunque ragazzo della mia età, il che mi deprimeva sempre di più; sono diventato molto più distaccato e cinico nei confronti della vita, ero spesso pervaso da una forte voglia di urlare e di rompere tutto quello che mi capitasse sotto mano e, con il passare del tempo, si è fatta strada nella mia mente l'idea che io fossi condannato all'infelicità per sempre. Ammetto di aver avuto dei pensieri negativi estremi, soprattutto se aggiungo che, nel medesimo periodo, ho dovuto fare, con estrema difficoltà e sofferenza, i conti con il mio orientamento sessuale, quasi ignorato fino al quel momento, ma che ormai era diventato chiaro ai miei occhi. Qui arriva l'aspetto di me che non capisco: l'anno scorso sono finalmente riuscito a iscrivermi all'università e a riprendere gli studi; per ora ho un ottimo rendimento e sono in pari con gli esami, nonostante io debba comunque lavorare part-time per mantenermi almeno in parte. Pensavo che finalmente avrei trovato un minimo di serenità e appagamento, ma la verità è che sono rimasto stupito nell'accorgermi che il buio dentro di me, che ho avuto per più di 2 anni dopo le superiori e che pensavo sarebbe sparito, è ancora qui con me. Passo comunque molto tempo durante il giorno a girovagare per casa, in preda ad una fitta nello stomaco e nella mente, quasi come se fosse un essere dotato di vita propria che mi dice che sono un fallimento e che non concluderò mai nulla. Spesso mi sveglio al mattino con quella fitta, e nella mia testa penso che la mia vita non abbia uno scopo, che sarò condannato a sentirmi inadeguato per sempre e che non riuscirò mai a trovare persone che mi vorranno bene. In effetti non riesco ancora ad instaurare rapporti sociali con gli altri, ho paura di essere visto come strano e poco interessante; quando mi capita di dover partecipare ad eventi in cui ci sono altre persone, mi prende un'ansia spropositata, temo di essere giudicato malamente (anche se, razionalmente, so che non ci sarebbe nessun fondamento per questa paura) e mi rende estremamente triste vedere come tanti stiano bene in gruppo, parlino e ridano tra loro, mentre io non riesco nemmeno a fidarmi di me stesso e non ho nessuno fuori dalla porta di casa che potrebbe incontrarmi e dire "Ehi ciao, che bello vederti!".
Sinceramente, mi sento come se il fondo che ho toccato un paio di anni fa mi abbia danneggiato per sempre; vedo la mia vita come una botte a cui sono stati praticati dei fori, per cui, quando cerco di riempirla con qualcosa, è questione di poco prima che tutto fluisca fuori e io mi ritrovi a sentire quel vuoto, che non se ne va mai veramente. Perché non riesco ad essere felice? Perché questa mia condizione non se n'é andata dopo l'inizio dell'università, nonostante fosse stato quello il motivo scatenante? So di non avere una brutta vita, come dicevo ho ottimi risultati universitari e sto bene di salute, ma non riesco a stare bene con me stesso, non riesco a valorizzarmi e a mettermi in gioco con gli altri, e mi sento tremendamente solo. Perdonate le lungaggini, ma ho voluto dare un quadro il più completo possibile. Grazie dell'attenzione. Buon proseguimento.

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Miglior risposta 13 OTT 2020

Caro Daniele, credo che razionalmente dia la causa dei Suoi mali allo stacco dall'università. Il fatto che essi, pur rientrando nel mondo universitario, non si siano risolti, sottolinea come, probabilmente, la Sua condizione derivi da qualcosa di più profondo, qualcosa che abbia a che fare con le Sue relazioni significative (come ad esempio la relazione materna), che hanno forgiato i Suoi modi di pensare, di essere, e, da qui, al modo in cui si relaziona al mondo circostante. E' importante e positivo che sia consapevole che il comportamento iperprotettivo della Sua mamma lo abbia potuto mettere in difficoltà con le relazioni esterne, e con la costruzione d'immagine che Lei si è fatto di sé stesso (es. senso di inadeguatezza; percezione di fallimento... che possono nascere dalla mancata esperienza anche delle attività più semplici, in infanzia e adolescenza). Pare che abbia trovato, inizialmente, la Sua felicità nello studio, qualcosa che poteva gestire tranquillamente, perché portato avanti in maniera individuale, senza necessità di confrontarsi con gli altri. Ma, sente che anche questo non basta più, c'è un vuoto che deve essere colmato. Perché per noi è fondamentale vivere nella relazione con gli altri. Sarebbe molto utile per Lei affrontare i vissuti, passati e odierni, che Le causano malessere, per modificare e migliorare il Suo modo d'essere rispetto a sé stesso e al mondo circostante. Chiedere un aiuto psicologico, elaborando i Suoi conflitti interni, Le consentirebbe di raggiungere il benessere che merita, relazionandosi più efficacemente con l'esterno.
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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12 OTT 2020

Caro Daniele,
la radice delle Sue difficoltà è con molta probabilità antecedente all'inizio dell'università. Il Suo racconto, infatti, inizia da prima. Descrive una vita con pochi stimoli, pochi amici, la difficoltà di stare in mezzo agli altri. La socialità si impara man mano che va avanti la nostra vita, le esperienze sono la nostra palestra. In qualche modo lo intuisce quando dice che la scuola era l'unica a dare un senso al Suo essere.
Credersi un fallimento e pensare di non concludere mai nulla nel proprio futuro sono pensieri depressivi e la fitta sembra essere il loro riflesso nel corpo. Paura del giudizio e il giudicarsi da solo come strano e poco interessante, portano a provare l'ansia quando si sta con le altre persone, paragonarsi e credere gli altri più felici riportano nuovamente alla tristezza.
Sente il bisogno di arricchire la Sua vita, andare oltre la salute e lo studio, due aspetti molto importanti ma non sufficienti per sentire di vivere una vita piena.
In realtà Lei vede perfettamente quali sono le Sue difficoltà e ha capito dove è il problema. Tocca al passo successivo, quello di affrontare tutto questo e qui non sa come muoversi e ci chiede l'aiuto. Potrebbe ottenerlo in un percorso individuale, pensato per Lei. La situazione è complessa ma affrontabile. Purtroppo però non ci sono consigli universali da elencare in questo spazio e in grado di cambiare la Sua vita. Mi rendo conto che scriviamo spesso di rivolgersi ad un professionista, ma è proprio perché ogni persona è diversa, ha le sue esigenze e necessita di uno spazio privato e dedicato. Liquidare le preoccupazioni che le persone raccontano qui con un consiglio veloce e superficiale non sarebbe professionale.
Un caro saluto,
Dott.ssa Katarina Faggionato

Dr.ssa Katarina Faggionato Psicologo a Vicenza

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