Gentili dottori,
Sono Ester, una ragazza di 24 anni al secondo anno fuori corso di lingue.
Non so nemmeno da dove iniziare. Sono profondamente dispiaciuta perché ho appena tentato di superare l’ultimo esame e non è andata bene. Ho provato a studiare, sono stata giorno e notte dedicandomi a questo esame e poi alla fine sono andata lì e il prof che è da sempre considerato lunatico e volubile mi ha bocciato perché mi ha fatto delle domande inerenti a delle parti che avevo saltato, erano davvero le uniche parti. Sono profondamente delusa dato che l’esame era partito bene. So che non devo fare così ma non è per l’esame che sto male ma per il sentimento di fallimento, incapacità e inadeguatezza che mi pervade.
Sto rimandando la laurea da tanto tempo ormai, ho anche la tesi scritta perché sembra sempre il momento giusto, ma poi succede sempre qualcosa che me lo impedisce. So che non dipende da una questione di fortuna o sfortuna ma di preparazione e sentivo che non ce l’avrei fatta nemmeno questa volta perché avevo quasi totalmente snobbato il libro scritto dal prof e pensavo che me la sarei cavata con un 18 almeno rispondendo correttamente alle prime domande. So dove ho sbagliato e ne ho preso atto. Il problema è il carattere di questo prof che è sicuramente una persona particolare, non certo un professore morbido.
Ripercorro tutti i momenti in cui in passato ho trascurato lo studio per un momento o per un altro e ho il rimpianto di non aver dato il massimo subito o non aver provato quantomeno a studiare e a provare sempre gli esami.
Tendo a procrastinare e la mia insicurezza non è d’aiuto. All’inizio del terzo anno in corso ho perso mio padre e mia nonna materna dopo lunghe malattie e tutto pensavo fuorché a studiare. Non che io mi lasciassi coinvolgere dalla situazione, ho sperato fino all’ultimo e mi sono aggrappata fino all’ultimo alla convinzione che non potesse essere vero che stavo per perderli. Non so come sia possibile e non so chi mi stia dando la forza o me l’abbia data di fare gli altri esami e arrivare a qui. Sembra però che non finisca mai.
Forse la laurea non fa per me, forse il mio destino è un altro.
Fatto sta che fallisco in ogni ambito della mia esistenza, da figlia a fidanzata passando per studentessa.
In nessun ambito della mia vita mi sento portata o utile, sono addolorata perché non trovo un senso alla mia presenza in questa vita.
Non sono la migliore amica di nessuno, forse nemmeno la migliore figlia o sorella che si potesse desiderare, non sono una buona fidanzata perché il mio fidanzato e io abbiamo sempre delle divergenze e finiamo per discutere.
Non so più come riprendermi e personalmente sono stata e sono a un passo dal mollare.
Scusate lo sfogo,
Cordiali saluti
Risposta inviata
A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo
C’è stato un errore
Per favore, provaci di nuovo più tardi.
Miglior risposta
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 12 persone
Ester, cara, le tue parole mi arrivano dritte al cuore e, come psicologa che lavora da anni con i giovani e con il mondo della scuola, sento tutto il peso di quella "montagna" che stai cercando di scalare da sola.
Voglio dirti subito una cosa: non è l'esame il punto. Quella bocciatura è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di un dolore che non hai mai avuto il tempo di piangere davvero. Hai perso tuo padre e tua nonna mentre cercavi di studiare; ti sei aggrappata alla speranza per non crollare, ma il lutto è un'energia che, se non viene ascoltata, si trasforma in quel senso di "fallimento" e "inadeguatezza" che senti ora.
Non sei una studentessa fuori corso perché non sei capace, ma perché una parte di te è rimasta ferma a quel dolore. Procrastinare, snobbare proprio il libro del professore "difficile", sono modi inconsci per rimandare il momento della laurea. Sai perché? Perché la laurea segna la fine di un ciclo, un salto nell'età adulta che forse, senza tuo padre accanto, fa troppa paura. Quel "momento che sembra sempre quello giusto" ma poi sfugge, è il segno di una fedeltà invisibile a chi non c'è più: come se laurearti significasse lasciarli andare per sempre.
Ti senti una figlia o una fidanzata "non all'altezza" perché stai guardando te stessa con gli occhi della colpa. Ma la verità è che sei una ragazza che ha resistito a tempeste enormi e che ora è semplicemente sfinita.
Non mollare, Ester. Non perché "devi" laurearti, ma perché meriti di scoprire chi sei oltre questo dolore. Quell'esame lo darai, ma prima dai a te stessa il permesso di essere fragile, di non essere la "migliore" in tutto, e di chiedere aiuto per sciogliere questi nodi che ti bloccano il passo. La tua presenza in questa vita ha un senso profondo, che va ben oltre un libretto universitario.
Ti abbraccio forte e, se ti va, io sono qui per aiutarti a ritrovare la tua luce.
9 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Ester,
dalle sue parole emerge una grande delusione e una forte sofferenza, che è comprensibile dopo aver investito tante energie in un esame e trovarsi di fronte a una bocciatura proprio alla fine del percorso. In questi momenti è facile che un singolo evento venga vissuto come la conferma di un senso più generale di fallimento o inadeguatezza, ma un esame non definisce il valore di una persona né il suo futuro.
Nel suo racconto appare anche un elemento molto importante: negli anni dell’università ha affrontato perdite significative come la morte di suo padre e di sua nonna. Eventi di questo tipo possono avere un impatto emotivo profondo e influenzare la concentrazione, la motivazione e il modo in cui ci si percepisce. Nonostante questo, lei è arrivata praticamente alla conclusione del suo percorso, con la tesi pronta e un solo esame mancante: questo racconta anche della sua capacità di resistere e andare avanti.
Il senso di inadeguatezza che descrive sembra però andare oltre questo esame e toccare diversi ambiti della sua vita. Proprio per questo potrebbe essere utile non affrontare tutto da sola, ma valutare la possibilità di un percorso psicologico che la aiuti a elaborare le esperienze vissute e a ritrovare uno sguardo più equilibrato e meno severo su se stessa.
26 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Ester,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Dalle tue parole emerge una sofferenza profonda, comprensibile alla luce delle perdite importanti che hai affrontato e del carico emotivo che porti da tempo.
Un esame non superato non definisce il tuo valore né come studentessa né come persona. Il senso di fallimento e di inadeguatezza che descrivi sembra andare oltre l’università e parla di una stanchezza emotiva che merita ascolto. Anche procrastinazione e insicurezza non sono segni di incapacità, ma modalità di protezione in un momento di forte pressione.
Quando compaiono pensieri di autosvalutazione o di perdita di senso, è importante non restare sole. Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarti a elaborare le perdite vissute, ritrovare fiducia in te stessa e dare un significato diverso a ciò che stai attraversando.
Prenderti cura di te, ora, è la priorità. Chiedere aiuto non è una resa, ma un atto di rispetto verso te stessa.
Un caro saluto
Dr.ssa AnnaBianca Iero
Psicologa Clinica e della Salute
Ricevo on line
26 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico di modo da indagare meglio le vicissitudini degli ultimi anni e che descrive. Mettere in discussione quello che si è fatto fin d'ora non significa per forza fallire ma rivalutare il percorso.
Le auguro il suo meglio.
25 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buongiorno Estelu,
È comprensibile il suo abbattimento in questo momento, anche se è un po’ che dura questo periodo, come lei ha specificato. In realtà mi sembra di aver individuato due eventi luttuosi che riguardano i suoi affetti più cari, venutile a mancare. È possibile che una sofferenza a questo livello agisca come blocco degli studi, agendo in chiave autosvalutativa e deppressogena. Sembra che questa dimensione depressiva si sia allargata ad altri ambiti, minando la sua autoefficacia e il senso del suo proprio valore. Quindi sarebbe importante che lei considerasse questi pensieri su di sè come particolarmente parassitari di energia psichica, mentre lei ha sicuramente molte competenze sia cognitive che emotive. È solo che non può accedervi ora che questo sistema di autoaccusa si è messo in moto. Bisogna iniziare ad attenuarne la forza costrittiva e ciò la aiuterà fin da subito a sentirsi più leggera tanto da riprendere speranza e concludere gli studi che ha già quasi terminato. Quindi sarebbe opportuno fare il un lavoro di elaborazione dei lutti e al contempo rinforzare l’Io con riconoscimento e nuova consapevolezza. Sarebbe necessaria per questo una psicoterapia che le darebbe sollievo e aiuto fin dai primi incontri.
Buon lavoro.
Dott. Pietro Salemme
25 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Ester,
La ringrazio per la sua condivisione.
Mi dispiace molto per quello che sta passando ed ha passato; dalle sue parole emerge tutto il peso del "carico" che in questi anni sente di star portando.
L'ultimo esame spesso ha una valenza di gran lunga maggiore rispetto agli altri, non tanto per la materia o il suo peso, ma proprio per il fatto di essere l'ultimo; si chiude un importante capitolo di studio e di vita personale e ci si avvicina sempre di più alla laurea.
Il fatto che abbia già la tesi pronta e non sia riuscita a superare questo ultimo esame, le fa provare un senso di fallimento maggiore perchè è come se tutto al di fuori l'attendesse e lei per qualche motivo non riuscisse a raggiungerlo.
Queste specie di "etichette": fallimento, incapacità ed inadeguatezza che sembra "attaccarsi" però, non hanno un reale riscontro nella realtà.
Lei Ester nonostante le difficoltà incontrate nel suo percorso, non si è arresa al primo esame anzi, è arrivata ad un passo del traguardo.
Vorrei riportarLe una citazione della sciatrice americana L.V.: "il vero fallimento è non provarci", non cadere prima del traguardo!
Lei è una donna forte e in gamba, che ha dovuto affrontare la perdita di due figure molto importanti come suo padre e sua nonna ed è più che normale che abbia sperato e si sia aggrappata ad ogni speranza possibile, perchè in questi casi la nostra mente non riesce neanche a contemplare un'ipotesi diversa perchè estremamente dolorosa.
Ester, nonostante il dolore e la perdita, lei ha ripreso in mano gli studi ed è arrivata all'ultimo esame e questo non è certo da tutti: ma da chi è dotato di una grande resilienza.
Oggi è come se guardasse se stessa con un occhio molto critico, giudicando il suo valore: come figlia, come studentessa, come sorella, come fidanzata e come amica; come se dovesse sempre chiedersi se è abbastanza.
Ma Ester, non c'è un ideale di figlia perfetta, di studentessa perfetta, di sorella perfetta, di fidanzata o amica perfetta; guardiamo i fatti: è riuscita ad andare avanti dopo il dolore e a ripartire.
Il sentirsi al limite ad un passo dal mollare è un pensiero onesto, soprattutto quando ci sentiamo affaticati dal dover superare ciò che di negativo ci succede.
Si prenda il tempo che sente necessario per se stessa e magari valuti la possibile di intraprendere un percorso con un esperto che può darle una mano.
Ricordi Ester, le cadute o le bocciature sono eventi che ci troviamo ad attraversare, ma non descrivono la nostra identità; è che a volte in momenti particolari di vita tendiamo a focalizzarci sulle cadute piuttosto che sulle vittorie.
Le auguro il meglio.
Un caro saluto
Dott.ssa Denise Nerini_Psicologa
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buonasera Ester,
quello che descrivi non è incapacità, ma il peso di un periodo difficilissimo. Hai perso tuo padre e tua nonna nel pieno del percorso universitario: continuare a studiare e scrivere la tesi non è fallire, è resilienza.
L’esame andato male diventa simbolico: attiva una narrativa di inadeguatezza che non riguarda solo lo studio, ma il tuo valore. Dire “fallisco in ogni ambito” spesso è il risultato di standard troppo rigidi e confronti interiorizzati, non della realtà. La procrastinazione, l’ansia, la paura di non essere abbastanza sono strategie che il tuo sistema usa per proteggersi.
In questo momento, più che chiederti se la laurea è per te, può essere utile fermarti a sentire il dolore non elaborato e chiederti: quali parti di me sono ancora ferite e hanno bisogno di cura?
Non prendere decisioni definitive sul tuo valore in un momento di grande emotività. Chiedere supporto a uno psicologo o a un servizio universitario può aiutarti a sostenere tutto questo carico. La tua forza non sta nel non cadere, ma nel continuare a esserci, nonostante tutto.
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Cara Ester,
mi arriva forte il tuo dolore.
Il senso di sopraffazione. L’inadeguatezza che ti stringe lo stomaco.
Quella voce che trasforma un esame non superato in una sentenza su chi sei.
Non stai soffrendo per un voto. Stai soffrendo per il significato che gli stai attribuendo: “non sono capace”, “non valgo”, “fallisco in tutto”.
Ed è una sofferenza molto più profonda.
Hai attraversato perdite enormi in un momento cruciale della tua vita: tuo padre e tua nonna. Due lutti importanti, ravvicinati, dopo lunghe malattie. Mi colpisce quando dici che ti sei aggrappata fino all’ultimo alla convinzione che non potesse essere vero. È una difesa potente: andare avanti, non fermarsi, non crollare.
Ma il lutto non si aggira. Si attraversa.
A volte sviluppiamo un autosabotatore interno molto sottile: procrastiniamo, saltiamo proprio “le uniche parti”, ci diciamo che basta un 18. Non è pigrizia. È spesso paura. Paura di metterci davvero in gioco, paura di scoprire quanto valiamo, o quanto ci sentiamo fragili.
Se non do il massimo, posso sempre dire che non era il mio massimo. È una forma di protezione.
E allo stesso tempo, dentro di te, c’è una parte opposta: quella che non molla mai. Quella che ha continuato a dare esami nonostante il dolore. Quella che è arrivata alla tesi scritta.
Non vedo una ragazza che molla. Vedo una ragazza stanca.
C’è un punto però delicato: non mollare sempre non è sinonimo di forza. A volte è resistenza al dolore.
Ci sono momenti in cui fermarsi non è fallire. È necessario.
Se non ti fermi tu, il corpo e la psiche si fermano senza chiedere il permesso.
C’è una una canzone di Nicolò Fabi che dice "la salvezza non si controlla, vince chi molla". Non è un invito alla rinuncia, ma al crollo consapevole. Al concedersi di cadere per riposare, per capire dove si sta andando.
Il crollo, quando è ascoltato, non distrugge: riorienta.
Quando dici “forse la laurea non fa per me, forse il mio destino è un altro”, sento una ricerca di senso.
Il destino però non è qualcosa di scritto. Jung diceva che ciò che non viene portato alla coscienza ritorna come destino. Se non osserviamo l’inconscio, diventa fato.
Forse non è il destino che ti ostacola. Forse c’è un dolore non elaborato, una pressione interna, un giudice severissimo che ti dirige.
Il problema non è questo professore lunatico.
Il problema è la voce dentro che usa quell’episodio per confermare una narrativa di fallimento globale.
“Fallisco in ogni ambito della mia esistenza.”
Questa è una generalizzazione che nasce quando l’autostima è fragile e il dolore è accumulato.
Hai perso tuo padre. Hai perso tua nonna.
E ti chiedi perché fai fatica a sentirti solida?
Forse questo è un buon momento per fermarti davvero. Non per mollare la vita, ma per sospendere la lotta contro te stessa.
Prendere un respiro.
Chiederti: sto studiando per desiderio o per paura? Sto correndo per non sentire?
La mindfulness può aiutarti molto in questo passaggio. Non come tecnica per “essere più produttiva”, ma come spazio per ritrovarti. Per distinguere i fatti dalle narrazioni mentali. Un esame non superato è un fatto. “Sono un fallimento” è un pensiero.
Tu non sei il tuo pensiero.
La tua presenza nel mondo non si misura con un appello d’esame, né con il fatto di essere “la migliore” per qualcuno. L’idea di dover essere la migliore figlia, la migliore fidanzata, la migliore amica… è un ideale irraggiungibile che ti condanna in partenza.
Forse ora non ti serve stringere i denti.
Ti serve spazio per il dolore. Per la stanchezza. Per la vulnerabilità.
Non sei a un passo dal mollare. Sei a un passo dal crollare.
E a volte il crollo è l’inizio di un cammino più autentico.
Se senti che il senso della tua presenza nella vita si sta offuscando, ti incoraggio davvero a chiedere un supporto professionale. Non perché tu sia “debole”, ma perché stai attraversando un passaggio importante e non devi farlo da sola.
Questo momento non definisce chi sei.
È solo una curva del percorso.
E le curve, anche se fanno rallentare, non sono la fine della strada.
Ti auguro di concederti gentilezza proprio ora, quando sei più incline a giudicarti.
Non devi dimostrare nulla per meritare il tuo posto nel mondo. Respira, fermati, ascoltati. Da qui può nascere una direzione più tua, più vera.
Con fiducia nelle tue risorse, anche in quelle che oggi non riesci a vedere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e della Salute – Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara,
leggendo le tue parole sembra che questa bocciatura sia stata la 'goccia' che ha fatto traboccare un vaso colmo di fatiche che trascini da anni. Quello che descrivi — questo senso di inadeguatezza che si estende a ogni ambito, dall'essere figlia al rapporto di coppia —è una generalizzazione del fallimento. Quando subiamo un colpo forte, tendiamo a pensare che l'intera nostra identità sia fallimentare, ma non è così. Un esame andato male è un evento circoscritto, non è la misura del tuo valore come essere umano, come persona.
Dici di aver 'snobbato' il libro e di aver fallito come studentessa, ma proviamo a guardare i fatti da un'altra angolazione: tu hai affrontato la perdita di tuo padre e di tua nonna durante il percorso di studi. Questi eventi richiedono un’energia mentale enorme per essere elaborati. Il fatto che tu sia arrivata all'ultimo esame e che la tesi sia già scritta è la prova di una resilienza straordinaria, non di un'incapacità. Forse la tua 'procrastinazione' non è pigrizia, ma un meccanismo di difesa: il tuo corpo e la tua mente ti stanno dicendo che sono stanchi. Non sei una 'cattiva figlia' o una 'cattiva fidanzata'; sei una persona che sta soffrendo e che ha bisogno di accoglienza, prima di tutto da parte di se stessa.
Ora è il momento di fermarsi e respirare.
Hai dato tantissimo, Ester.
Forse questo stop non è un fallimento, ma un segnale che il tuo dolore per le perdite subite chiede di essere finalmente ascoltato, compreso e curato.
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao, Ester. Mi dispiace molto per i tuoi vissuti, da cui traspare un profondo dolore. Spesso nella vita capita di sentirsi inadeguate/i e di avere dei momenti di difficoltà ma ciò non significa essere un fallimento come persone. Siamo esseri umani e per questo imperfetti, possiamo commettere errori come tutti ma un esame non andato bene non definisce il valore che risiede dentro di noi. Così come non ci definiscono le relazioni che non vanno bene, che siano con familiari, amici o partner. Ogni rapporto ha le sue luci e le sue ombre ed è fatto di due persone, per cui prendersi tutte le “colpe” se le cose non vanno per il meglio non aiuta nessuno nel rapporto, ciascuno deve fare i conti con le proprie fragilità, poiché nessuno è invincibile e ciò non deve essere motivo di sconforto ma un punto di partenza su cui riflettere e ripartire. Concentrarsi su ciò che desidera il proprio cuore, invece che fare leva su fattori esterni che possono influenzarci a compiere sforzi titanici per andare avanti, senza aver prima compreso i nostri bisogni più profondi, è un primo passo verso il rispetto di sé.
Un percorso di terapia potrebbe aiutarti a fare chiarezza in un momento così delicato.
Se ne avessi bisogno, sono a disposizione, anche online.
Un caro e affettuoso saluto,
Dott.ssa Ornella Esposito.
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentilissima Estelù, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che descrivi, e soprattutto il tuo bisogno di risposte rispetto il cambiamento che senti nel tuo modo di approcciarti allo studio e al senso di fallimento che senti. Intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarti ad esplorare e comprendere le motivazioni sottostanti le tue fatiche, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare tutto questo.
Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve,
nel suo racconto ha scritto una cosa fondamentale, la chiave di tutto probabilmente: il fatto di stare male per il sentimento di fallimento e inadeguatezza da cui si sente pervasa. Sembrerebbe essere questo il motivo per cui si sente anche una figlia, sorella e fidanzata fallita, ma vivere il fallimento come un errore da cui stare alla larga non la aiuta diventare la persona che desidera essere. La invito a valutare un supporto professionale che la aiuti a stare meglio e a vedere il fallimento da un altro punto di vista, perché esso fa parte della vita. Magari l'università non è ciò che vorrebbe fare davvero, ma credo debba in primis prendersi cura di sé per poi capire cosa vuole fare perché se stiamo bene riusciamo a fare anche le cose bene (come fare delle scelte coerenti con noi stessi).
Resto a disposizione se ne sentisse il bisogno.
Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Pallottini
Psicologa Psicoterapeuta
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Carissima Ester,
Comprendo il disagio del non raggiungere gli obiettivi che sembrano ad un passo dalla realizzazione. Capisco la frustrazione, la tristezza, la crisi complessiva e la disistima. Tuttavia, la mia attenzione va diretta sui lutti che, a mio avviso consumano moltissima energia fisica e psichica. Per questo motivo nelle culture arcaiche si facevano dei riti appositamente predisposti, si stava con i cari e ci si prendeva del tempo e dello spazio per elaborare la/le perdita/e.
Hai chiesto tanto a te stessa e un crollo su tutti i fronti non è anormale, va solo visto, affrontato e compreso. Sicuramente un aiuto servirebbe, di un professionista ma anche di una persona che affettivamente sente vicino, che la ancori alla vita e alla sua identità . Coraggio! Cominci da un passo alla volta, piano piano e vedrà che riuscirà a rimpossessarsi di ciò che le preme, obiettivi compresi.
Resto a disposizione,
Cordialmente,
Dott.ssa Serena Danti
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Ester,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche una notevole lucidità e capacità di riflessione. Non è affatto poco.
Vorrei dirle innanzitutto che ciò che ha attraversato non è marginale: perdere suo padre e sua nonna in un periodo così delicato della vita è un evento profondamente destabilizzante. Anche quando si pensa di “reggere” o di andare avanti, il lutto continua a lavorare dentro di noi. Richiede tempo, spazio e possibilità di essere elaborato. Non è debolezza, è umanità.
L’esame non superato sembra aver riattivato qualcosa di più profondo: non tanto il voto in sé, quanto il senso di fallimento e di inadeguatezza che descrive. Tuttavia, leggendo la sua storia, non vedo una ragazza incapace. Vedo una giovane donna che, nonostante perdite importanti e momenti difficili, ha continuato a sostenere esami, ha scritto una tesi, è arrivata praticamente alla fine del percorso. Questo non è fallire. Questo è resistere, anche quando non ci si sente forti.
Mi colpisce però quanto poco valore lei attribuisca a sé stessa. Si definisce fallimentare “in ogni ambito”, ma questa è una valutazione globale e molto severa, che spesso nasce quando l’autostima è fragile e viene messa ulteriormente alla prova da eventi dolorosi. In questi momenti si tende a leggere ogni difficoltà come una conferma di non essere abbastanza. Ma una bocciatura non definisce il suo valore, così come un momento di incertezza non definisce chi è come figlia, fidanzata o amica.
Nel mio lavoro come psicologa e psicoterapeuta utilizzo un approccio psico-corporeo, che integra mente e corpo. Spesso l’insicurezza, la procrastinazione, il senso di blocco non sono solo “questioni di volontà”, ma stati interni che coinvolgono profondamente anche il corpo: tensioni, chiusure, modalità di stare al mondo che si sono strutturate nel tempo. Attraverso un percorso terapeutico è possibile lavorare proprio su questo, recuperando una maggiore consistenza e presenza di sé, rinforzando il senso del proprio valore e sviluppando una forza interiore solida, non aggressiva, ma capace di affrontare le situazioni con maggiore stabilità.
Non è “non essere portata per l’università”. È forse il momento di fermarsi, comprendere cosa sta accadendo dentro di lei e darle uno spazio adeguato. Le risorse ci sono: in questo momento sono coperte dalla fatica e dal dolore.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme ciò che sta vivendo e valutare un percorso che la aiuti a ritrovare fiducia, direzione e un senso più saldo di sé.
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Carissima Estelu grazie per la tua condivisione.
Penso che tu stia attraversando un periodo depressivo, forse non c'è stata un'elaborazione dei due lutti importanti che hai subito in precedenza, sei andata avanti, ma ora che stai attraversando un periodo di difficoltà non ritrovi in te la forza per reagire.
Forse queste figure erano quelle che riuscivano a darti un sostegno importante nel tuo percorso di crescita, ora devi trovare dentro di te la forza.
Stai dipingendo la tua vita con colori scuri, tutto va male ai tuoi occhi, stai sbagliando tutto, non sei buona a nulla.
In realtà hai un fidanzato, una sorella con cui hai dei rapporti se non stessero bene con te non si rapportrebbero, quando non si sta bene con se stessi è impossibile stare bene con gli altri.
Devi ritovare il tuo benessere la tua serenità e la motivazione allo studio, ma soprattutto il deisderio di vivere, diversamente andrai incontro a fallimenti.
Penso che affrontare con un terapeuta la tua sofferenza e rielaborare i lutti subiti, possa esserti utile per fronteggiare la tua vita con maggiore forza e determinazione e che ti possa aiutare nella tua autorealizzazione.
Mi rendo disponibile per offrirti un supporto in presenza o on-line.
Cordiali Saluti Dott.ssa Paola Villa
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile Ester,quello che stai vivendo non definisce il tuo valore ma racconta un momento di forte stanchezza emotiva. Hai affrontato lutti importanti mentre portavi avanti l’università: anche se sei andata avanti, il dolore consuma energie e fiducia. L’esame andato male ha riattivato un senso di fallimento che probabilmente era già presente, ma un insuccesso non equivale a essere incapace. Il fatto che tu riconosca dove hai sbagliato dimostra lucidità, non inadeguatezza. Sei arrivata all’ultimo esame con la tesi scritta: questo parla di perseveranza. La procrastinazione e l’insicurezza spesso sono difese dalla paura di non essere abbastanza, non difetti di carattere. In questo momento prova a separare il risultato dall’identità: non sei il tuo voto, né le tue difficoltà. Ridimensiona l’evento, riorganizza il metodo e concediti la stessa comprensione che daresti a qualcuno a cui vuoi bene.
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Ciao Estelu,
e grazie per lo sfogo, come lo chiami tu (io direi condivisione).
Sento tanta tristezza, un senso di pesantezza che assorbe tutte le tue energie e non ti lascia vedere il futuro.
E il futuro non è un destino immutabile e predeterminato sulla base di caratteristiche fisse. Rispetto alla laurea, ad esempio, conta di più l'organizzazione. Tu hai vissuto due lutti importanti che forse hanno ancora bisogno di essere elaborati, e questo potrebbe influire sulle risorse a disposizione per programmare gli esami e per rispettare i piani. Anche le capacità di attenzione, apprendimento e memoria possono essere coinvolte in questo processo. Le tue difficoltà in questo caso potrebbero essere un segnale che indica il bisogno di tempo per dare un significato alle perdite affettive.
Se invece hai la tendenza a procrastinare già da prima, questo segnale va indagato con un altra prospettiva, per capire da dove viene la tua difficoltà e di quale aiuto potresti aver bisogno per sostenere i tuoi punti di forza, in modo da raggiungere gli obiettivi importanti per te.
Capisco che il peso sia così pesante da pensare addirittura di mollare, sei sfinita. Ma prima di mollare magari puoi provare a lasciare un po' del peso che senti in un posto sicuro, trovare qualcuno che possa darti una mano.
Mi chiedo da dove venga il pensiero di non essere una buona figlia o fidanzata, che cosa te lo faccia credere. A volte, quando qualcosa di importante per noi non funziona secondo le nostre aspettative o desideri, la nostra mente tende a generalizzare il senso di fallimento per fare chiarezza, anche se in negativo, dove vede solo confusione.
Tutto quello che senti e pensi è valido e merita ascolto e comprensione.
Resto a disposizione.
Un saluto.
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Ester, la ringrazio per aver condiviso con tanta onestà ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ma anche una notevole capacità di riflessione e consapevolezza. Non è poco, soprattutto dopo le perdite importanti che ha affrontato e che hanno inevitabilmente inciso sul suo percorso di studio e sulla percezione di sé. È comprensibile che una bocciatura riattivi sentimenti di fallimento e inadeguatezza, specie quando arriva al termine di un percorso lungo e faticoso. Tuttavia, è importante distinguere l’esito di un esame dal valore personale: non coincidono. Un risultato negativo, per quanto doloroso, non definisce chi lei è né annulla l’impegno che ha messo. Il fatto che riconosca dove avrebbe potuto prepararsi diversamente indica lucidità, non incapacità.
La procrastinazione e l’insicurezza che descrive non sono difetti “di carattere”, ma spesso strategie di protezione che emergono quando il carico emotivo è elevato. La perdita di suo padre e di sua nonna, avvenuta in un momento cruciale, rappresenta un trauma che può rallentare, confondere, far perdere temporaneamente la direzione. Non “andare avanti” come prima non è una colpa: è una reazione umana al dolore.
Colpisce come lei attribuisca a sé stessa una responsabilità totale per ciò che non funziona nei diversi ambiti della sua vita, generalizzando l’idea di fallimento (“in ogni ambito”). Questa lettura, per quanto oggi le sembri vera, è tipica dei momenti di forte sconforto e tende a oscurare risorse, legami e successi che pure esistono — come l’aver scritto la tesi, l’aver superato molti esami, l’essere arrivata fin qui nonostante tutto. Quando scrive di non trovare un senso alla sua presenza e di essere a un passo dal mollare, la invito a non restare sola con questi pensieri. Chiedere un aiuto professionale non è una resa, ma un atto di cura verso di sé. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per elaborare il lutto, ridimensionare l’autocritica e ritrovare un senso di direzione, dentro e fuori l’università.
Se in qualche momento il peso dovesse diventare difficile da sostenere, è importante rivolgersi tempestivamente a una persona di fiducia o ai servizi di emergenza, oppure a una linea di ascolto attiva sul territorio. Parlare può fare la differenza. La laurea può essere una tappa, non un giudizio finale su di lei. Anche qualora decidesse un giorno di cambiare strada, questo non cancellerebbe il suo valore né la renderebbe meno. Oggi, però, la priorità è prendersi cura della persona Ester, prima ancora della studentessa.
Resto fiduciosa che, con il giusto supporto, potrà ritrovare gradualmente fiducia in sé e nelle sue possibilità.
Resto a disposizione.
Un caro saluto.ù
Dott.ssa Roberta Fornarelli
Ricevo anche online
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Quando ci sono tanti situazioni difficili insieme. È importante fermarsi e prendere il tempo per razionalizzare.
Il circuito chiuso di pensieri di bassa autostima di ansia legata all’esame sono al fatto che sta vivendo una situazione difficile che si ripete
È importante capire cos’è che la fa ripetere.
Se il metodo di studio è utilizzato per affrontare la preparazione di quell’esame non è adatto bisogna cambiarla
I pensieri di inadeguatezza, incompetenza basta autostima sono classici di questa situazione tuttavia i pensieri non sono verità assolute per il semplice fatto che li pensiamo
Noi non siamo i nostri pensieri
La mente umana per pensare in modo automatico, tuttavia non significa che siano veritieri per il semplice fatto che quei pensieri ci sono
È importante analizzare il metro di studio che le utilizza per affrontare quell’esame e cambiarlo in un metodo più efficiente ed efficace
Anche prendersi dei momenti di riposo, dire relax sono importanti. Il cervello ha bisogno di momenti di riposo e di relax di vita sociale per consolidare quello che apprende. Non è una macchina che può lavorare ventiquattr’ore.
Si fermi, si prende del tempo per rilassarsi per svolgere qualche attività sport che possa distrarla e poi valuti anche di modificare il suo metodo di studio
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che lo possa aiutare a comprendere meglio e affrontare la situazione
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Ester,
è del tutto normale sentire la stanchezza, dopo tutto quello che hai vissuto; il lutto per tuo padre e tua nonna, la pressione degli esami, la paura di non farcela; è comprensibile che questa bocciatura abbia toccato corde profonde.
Non è solo l'esame, ma forse ha riacceso le insicurezze e il senso di non essere abbastanza.
Ma il fatto che tu sia arrivata fin qui, con la tesi già pronta nonostante il dolore e la fatica, ci racconta di persona molto più forte e capace di quanto tu riesca a vedere adesso.
Una bocciatura, anche ingiusta o dura, non definisce e non definirà mai il tuo valore né la tua intelligenza; il tuo rimpianto per ciò che non hai fatto prima non significa che tu sia destinata a fallire, significa solo che stai imparando dalle esperienze precedenti.
Quando ci si sente così sopraffatti, potrebbe essere difficile distinguere i fatti reali dai giudizi che rivolgiamo a noi stessi.
Per questo, potrebbe esserti utile parlare con uno psicologo: non perché tu sia sbagliata, ma perché meriti uno spazio in cui rimettere ordine tra dolore, ansia e autostima, e ritrovare fiducia nei tuoi passi.
In bocca al lupo
Resto a disposizione
Dott.ssa Gaia Rotondo
disponibile anche on-line
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno
Non ti abbattere, capita a tutti che un esame sia andato male.
Fatti aiutare da uno psicoterapeuta per superare le tue problematiche.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara Ester,
grazie per aver trovato la forza di raccontare ciò che stai vivendo. Dalle tue parole emerge una grande stanchezza emotiva, ma anche una forte consapevolezza di te stessa e del percorso che stai facendo.
Un esame non superato può far male, soprattutto quando si investono tempo, energie e aspettative. È comprensibile che la bocciatura abbia riattivato pensieri di fallimento e inadeguatezza: spesso l’esame diventa il simbolo di qualcosa di più grande, non il problema in sé.
Nel tuo racconto c’è però un elemento fondamentale che merita spazio: negli ultimi anni hai attraversato perdite molto importanti, la morte di tuo padre e di tua nonna. Il lutto, anche quando si continua ad andare avanti e a fare le cose “come si deve”, assorbe energie profonde, modifica i tempi interni, rende più difficile concentrarsi, decidere, sentirsi sicuri. La procrastinazione e l’insicurezza che descrivi non sono segni di incapacità, ma spesso conseguenze naturali di un periodo emotivamente carico.
È significativo che tu sia arrivata fin qui, con la tesi già scritta e un ultimo esame da superare. Questo non parla di fallimento, ma di perseveranza nonostante la fatica. Il fatto che tu riesca a riconoscere dove pensi di aver sbagliato mostra senso critico, non mancanza di valore.
Colpisce quanto tu tenda a estendere un episodio a un giudizio globale su di te. Questa è una dinamica molto comune quando l’autostima è fragile: la mente trasforma una difficoltà in una prova che “non valgo”. Ma il dolore che senti non è la prova che non sei capace; è il segnale che per te le cose contano molto.
Anche il sentirti “a un passo dal mollare” merita ascolto e non giudizio. A volte non è il desiderio di rinunciare alla vita o ai progetti, ma il bisogno di fermare la pressione e la fatica accumulata.
Potrebbe esserti utile, in questo momento, spostare l’obiettivo dal risultato (la laurea subito, l’esame perfetto) al processo e allo stesso tempo, lavorare sull’aspetto emotivo — il lutto, l’insicurezza, il senso di non essere abbastanza — questo può fare una grande differenza.
Ti auguro di poterti concedere uno sguardo più gentile verso te stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Settesoldi
Ricevo anche online
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Ester,
Mi dispiace molto per il momento che sta vivendo. Immagino che non sia stato semplice dover affrontare la perdita di suo padre e di sua nonna contemporaneamente e questo inevitabilmente può avere un impatto su diverse aree della vita di una persona, incluso il percorso universitario. Pensa di aver elaborato adeguatamente questi due lutti?
Per quanto riguarda l’esame, è normale sentire un senso di fallimento e di inadeguatezza, soprattutto dopo diversi tentativi in cui si sente di averci messo molto impegno non riconosciuto. Sarebbe interessante approfondire la questione che sta vivendo in un’ottica più ampia, cercando di trovare un legame tra la situazione di blocco universitaria che riporta, con le sue emozioni annesse, e i lutti vissuti nel percorso.
Ester, quello che lei descrive come un “fallimento in ogni ambito” sembra più il riflesso di una persona che sta portando un peso troppo grande da sola. A volte, fermarsi non significa arrendersi, ma darsi il permesso di respirare per ritrovare il senso di ciò che si sta facendo e di dove ci si sta dirigendo, che oggi le appare smarrito. Non permetta a un esame o a un professore difficile di definire il suo valore come persona. Si conceda la possibilità di farsi accompagnare in questo momento così buio: merita di non sentirsi più così sola nel suo dolore.
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Estelu,
Grazie per la sua sincera e profonda condivisione.
Le consiglio di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Ricostruire la sua storia focalizzandosi sui suoi vissuti ed aumentando la conoscenza e la consapevolezza di se stessa le potrebbe essere di aiuto per vedere se stessa e la sua vita da un altra prospettiva restituendole una maggiore riconoscenza verso di lei e nuove strategie per far fronte alle sue difficoltà e alla sua attuale fatica emotiva.
Non esiti a chiedere aiuto e non si senta sola.
Resto a disposizione.
Erika Giachino
23 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Gentile Ester,
quello che descrive non è il fallimento di una persona, ma la stanchezza di qualcuno che ha attraversato molto e sta cercando di arrivare alla fine di un percorso importante.
La bocciatura fa male, soprattutto quando rappresenta “l’ultimo ostacolo”. Ma il dolore che sente non riguarda solo l’esame: riguarda il significato che gli attribuisce. Non è “non ho superato un esame”, ma “non valgo”, “sono incapace”, “fallisco sempre”. Questo passaggio è molto pesante e comprensibilmente la travolge.
Nel suo racconto c’è un elemento centrale che rischia di passare in secondo piano: nel momento in cui avrebbe dovuto sostenere il peso maggiore dello studio, ha affrontato due perdite importanti. Anche se dice di non essersi lasciata coinvolgere, il lutto agisce comunque, spesso rallentando, togliendo energia, rendendo più difficile concentrarsi e progettare. Non è mancanza di volontà.
Il fatto che lei sia arrivata fino a questo punto, con la tesi già scritta e quasi alla fine, non racconta una persona incapace, ma una persona che ha continuato nonostante la fatica. La procrastinazione che descrive spesso è legata all’insicurezza e alla paura del giudizio, non alla mancanza di impegno.
Quando scrive “forse la laurea non fa per me” sta parlando dal momento emotivo attuale, non da una valutazione lucida del suo percorso. È comprensibile che una bocciatura riattivi rimpianti e pensieri sul passato, ma questo non definisce il suo valore né il suo futuro.
Colpisce anche quanto sia severa con se stessa: figlia, fidanzata, amica, studentessa. Sembra che ogni ambito venga letto con la stessa lente di inadeguatezza. Quando ci si sente così, ogni evento negativo diventa la prova di un giudizio già presente dentro.
Il punto ora non è trovare subito il senso della sua vita, ma fermare questa auto-condanna. La bocciatura è un evento, non un’identità.
Può essere utile chiedersi: cosa direi a una persona a cui voglio bene nella mia stessa situazione? Probabilmente non le direbbe che è inutile o che non è portata per nulla. Spesso siamo molto più duri con noi stessi di quanto lo saremmo con chiunque altro.
Se sente di essere “a un passo dal mollare”, è importante non restare sola con questo peso. Parlare con qualcuno — un professionista, ma anche una persona di fiducia — può aiutarla a rimettere in prospettiva questo momento e a lavorare sull’insicurezza e sulla paura del fallimento che stanno pesando più dell’esame stesso.
Lei non è in ritardo nella vita. È in un momento difficile. E sono due cose molto diverse.
Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire questi vissuti in uno spazio dedicato.