Non riesco a lasciarlo andare

Inviata da Giulietta · 17 nov 2019 Terapia di coppia

Buonasera.
Molto brevemente: ho 27 anni e sono ormai tre mesi che mi trovo a non riuscire a dimenticare una persona. Conosco lui (46 anni), nel posto dove faccio il mio tirocinio post lauream. Mi informo e so che non è sposato, non ha figli né una compagna. Fa su e giù da Bari (sua città natale) per assistere il padre malato (questo l’ho sentito raccontare da lui alla mia tutor). Dai commenti che fanno i miei tutor sembra una persona molto particolare (la mia tutor spesso commenta i suoi sbalzi di umore, al limite del “border” citazione sua, e anche un’altra mia tutor è d’accordo, affermando che secondo lei prende anche farmaci). Io nonostante questi commenti (che forse avrebbero dovuto farmi desistere?) mi prendo un bel colpo di fulmine e provo per mesi a cercare di lasciargli il mio numero. Dato il mio desiderio di essere discreta ma anche di non mettere in difficoltà lui (è il suo posto di lavoro) riesco dopo circa 4 mesi a lasciargli il mio cell. Lui cade dalle nuvole (non si aspettava affatto il mio interesse nei suoi confronti). Finisco il tirocinio, ma lo sento solo dopo un paio di mesi. Lui mi chiama e molto schiettamente mi dice che non se lo sarebbe mai aspettato che una ragazza come me molto bella e in gamba si approcciasse con uno come lui che ha solo la terza media e molte insicurezze. Cerco di rassicurarlo su questo (lui non è un bell’uomo, ma a me piace molto). Rimango però spiazzata sicuramente da questa sua schiettezza e ansia nel cercare di controllare e capire la situazione (addirittura mi chiede “ma perché vuoi vedermi?”) Iniziamo a vederci e sentirci praticamente quotidianamente, dalla prima uscita mi racconta molto di lui, che si sente in difficoltà e non sa bene “come muoversi” con me (non è mai uscito con una così giovane), mi racconta spaccati della sua vita quotidiana e passata. Non mi ha nascosto una serie di problemi molto gravi che ha avuto in passato (anche a livello giuridico, con una denuncia e un processo). Una sera mi dice che ha la “guerra in testa”, e i suoi discorsi sono sempre sul fatto che quando davvero io mi renderò conto di come sono in gamba e bella lo lascerò subito.
L’impressione è che non si fidi di me, che non riesca a spiegarsi la situazione. L’attrazione fisica è fortissima, l’intimità mi piace nonostante alcuni suoi problemi, è sempre molto rispettoso e mi chiede cosa mi piace e cosa desidero. E’ sempre molto dedito a me e al mio piacere. L’intesa mentale è molto bella, mi piace chiacchierare con lui, lo trovo divertente e molto dolce, nonostante a volte trovo che mi metta alla prova, dicendomi che non si capacita della situazione. Ci vediamo poco, il suo lavoro gli fa fare turni anche di notte, ma mi chiama e mi chiede della mia giornata tra un suo turno e l’altro. Mi dice sempre che presto capirò quanto sono bella e in gamba, e lo scaricherò. Va purtroppo spesso anche giù in Puglia per la famiglia (legatissimo alla madre e alla sorelle, rapporto conflittuale con il padre, che ora si trova ad assistere per dare una mano alla madre). Questo, e la sua vita oggettivamente precaria (non ha casa a Roma, ma vive in caserma…cosa che comunque non mi ha mai nascosto) e la differenza di età, mi iniziano a pesare. Diverse volte queste mie paure mi portano ad accusarlo, ma lui è molto paziente nel rassicurarmi. Lo accuso di sentirci e di vederci poco, e a fine Luglio gli dico che voglio chiudere. Lui mi dice che capisce la mia decisione ma che vorrebbe parlarne dal vivo. Ad Agosto mi chiede di vederci, dopo aver accordato una sera, mi dice in antico che dovrà farmi sapere perché i turni in questo periodo variano (c’è carenza di personale). Il giorno dopo mi avvisa che dobbiamo posticipare perché deve coprire il turno serale. Mi arrabbio e lo accuso di non volermi vedere. Litighiamo per la prima volta e lui mi dice che è meglio se parto senza vederci (ammetto che questo suo cambio improvviso di idea mi ha lasciata parecchio turbata). Alla fine però decidiamo di vederci, lui mi dice che deve parlarmi. Quella sera sarà terribile. Lui mi fa infatti i soliti discorsi, che è difficile per lui capire il mio desiderio nei suoi confronti, che si è domandato tante volte il motivo per lui lo voglio vedere, che è la prima volta che ha un “diamante” tra le mani e non sa come muoversi. Che ha sempre cercato di mantenere in parte le distanze per non lasciarsi troppo andare, per non stare male quando mi stuferò di lui (lui di questo è sempre stato convinto). Mi porta ad esempio i suoi genitori, sua madre era una bella donna e molto in gamba, suo padre una persona scapestrata. Non ha mai capito come è possibile che lei non lo abbia mai lasciato e che si è rovinata la vita. Che io gli piaccio moltissimo, che attendeva sempre i miei messaggi con trepidazione, ma che è un tipo anche molto geloso e mi accusa che a breve sarei partita in Sardegna con gli amici e a questa cosa non ci poteva pensare. Ci salutiamo senza neanche un bacio, in modo confuso. Io parto per le vacanze il giorno dopo e sto malissimo. Non lo sento per giorni, e allora gli scrivo io. Lui mi risponde dicendo che è stato un folle a pensare di poter creare un rapporto con me, che sono una persona speciale e che merito di meglio. Sono talmente arrabbiata che gli rispondo che con lui volevo solo farci sesso e non mi interessava altro. Mi chiama, mi dice che non aveva capito, che si è sentito un oggetto nel leggere quel messaggio e che non ha intenzione di intraprendere rapporti di solo sesso con me perché conoscendosi finirebbe per innamorarsi e restare fregato. Che anche se faremmo solo sesso lui non riesce a vivere con leggerezza le cose e già si immaginava dirmi le cose e che io gli avrei risposto “che non era mia marito” e lui non ci poteva pensare. Finiamo per litigare, e partono insulti da parte mia. Lui ricomincia con il discorso che il rischio di innamorarsi è più il suo che il mio, che dopo 4-5 anni a lui starebbe ancora bene ma io mi stancherei sicuramente, che ho altre prospettive e che lui non saprebbe come riprendersi da questa cosa e si deve proteggere. Che è geloso, e che forse una donna della sua età la gelosia la accetta più facilmente. Mi chiede se io lo presenterei mai ai miei genitori, o ai miei amici (risposta affermativa da parte mia). La sensazione è quella che lui non si fidi di me. Lui mi invita a riflettere se voglio davvero questa storia, io gli dico che forse quello che deve riflettere è lui. Ci salutiamo così. Passa una settimana senza sentirlo, gli scrivo se potevamo vederci. Non mi risponde. Sto malissimo ovviamente. Ai primi di settembre gli ho scritto che il suo silenzio mi ha messo ko, che sono sotto un treno, che provo sei sentimenti molto forti che non ho mai provato per nessuno, che lo presenterei a tutti e che non mi interessa di quello che pensa la gente (è la prima volta che mi espongo così con lui). Sono passati tre mesi da allora e non mi ha risposto. So cosa significa il silenzio, ma è così una novità da parte sua (è sempre stato molto diretto con me), che non me l’aspettavo proprio. E ora dopo tre mesi mi manca e ancora non riesco a farmene una ragione. Non ho capito nulla di questa persona? Mi ha solo usata? Eppure sono stata così bene, ed è stato il primo a sembrarmi sempre sincero anche nelle sue paure. Eppure ora vedo delle incoerenze: se lui dubitava che io lo volessi e che alla fine mi sarei stancata di lui, ora che finalmente sono riuscita a dirgli ciò che provo sparisce comunque? Questo mi tormenta. Forse non sarei mai stata felice e a lungo andare sicumente la sua vita precaria mi avrebbe pesato ma come si fa se si sta bene insieme (lui questo me lo ha sempre detto, mi ha detto che con poche donne ha provato queste cose) a chiedere? Non si può avere il controllo del futuro e mi sembra sciocco stare lì con la palla di vetro. Forse a lui non piacevo abbastanza eppure mi manca. A volte ho il desiderio di chiamarlo, ma mi trattengo perché anche lui ha il mio numero e se vuole sa come trovarmi. So solo che mi manca e che sto ancora molto giù per questa situazione.
Scusatemi per la lettera molto lunga!
Buona serata,
Giulia

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