Non riesco a gestire i conflitti e vado nel panico

Inviata da Alessandra · 14 nov 2016 Terapia di coppia

Gentili Dottori
Ho 32 anni e da 1 anno convivo con il mio compagno con il mio quale ho dei grossi problemi della gestione del conflitto.
Premetto che con precedenti relazioni ho sempre avuto questo disagio ed è quasi sempre stato motivo di allontanamento da parte mia.
Sono consapevole che nelle coppie è naturale e sano litigare ma quando si verifica una situazione antipatica o di disaccordo tranquillamente gestibile io la
Vivo pervasa da ansia e emozioni sproporzionate. Il mio compagno gestisce le sue emozioni chiedendomi silenzio e spazio dopo iniziale disponibilità all'ascolto ma a quel punto quando con la sua chiusura mi trovo da sola con le mie inquietudini inizio una penosa e dannosa fase di insistenza, supplica, pressione, inseguimento, persecuzione affinché lui condivida con me quanto sta accadendo con rassicurazioni, contatto, ricerca insieme delle soluzioni. Questo,immagino, determina che lui diventa molto chiuso, ostile, infastidito e anche aggressivo perché si sente nell'angolo e in trappola.
Ora, io sono consapevole e presente di quanto accade e ne abbiamo parlato infine volte eppure per me è un comportamento inarrestabile spinto da un'ansia mostruosa per quello che io vivo come allontanamento o fine della relazione che però non è reale.

Mi sto iniziando a rendere conto che ho un lattente stato di ansia quotidiano che mi porta a controllare molto glie eventi e le persone per schivare quella sensazione. Vorrei fare un percorso questa volta risolutivo che mi permetta di vivere finalmente libera. Grazie a chi vorrà rispondermi.

C.

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Miglior risposta 14 NOV 2016

Cara Alessandra,
il suo comportamento ha un senso alla luce dei presupposti che lo guidano.
Se cioè il suo timore é quello di perdere la relazione appare plausibile il suo tentativo di schivare i conflitti e la sua bramosa ricerca di rassicurazione.
La domanda sulla quale lavorerei allora, posto che l'ipotesi che le ho descritto sopra sia plausibile, é: perché questa insicurezza rispetto alla stabilità delle relazioni?
Penso le potrebbe essere molto utile iniziare un percorso in questo senso con un terapeuta della sua zona.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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15 NOV 2016

Buongiorno C,
da come descrivi la situazione sembrerebbe che c'è qualcosa nel tuo "copione di vita" che ti porta ad avere problemi nella gestione del conflitto nelle tue relazioni emotive intime. Se il disagio aumenta tendi ad uscire dalla relazione, giusto?
Il conflitto fa parte della relazione, come dici, e può essere nutrimento o rovina. Secondo il mio approccio terapeutico il "come" specifica il "cosa" e quindi ti consiglerei di non evitare il conflitto ma cercare di trasformarlo, cambiare le modalità.
Anche per la tua ansia vale lo stesso, c'è e va ascoltata perché probabilmente è proporzionata a ciò che senti e alle paure che hai e con le quali forse non riesci ad interagire. Le emozioni non sono mai sbagliate, perchè sono reazioni adattive che tendono a proteggerci o a muoverci per aiutarci a soddisfare i nostri bisogni. E' altresì vero che il modo di agirle può essere sbagliato, perchè magari legato a vecchie modalità di risposta non più efficaci. Quindi si può cambiare il modo di gestirle. L'aggressività, infatti, è fondamentalmente sana quando non diviene violenta. A volte cercare di controllarla può essere perfino controproducente, perchè la amplifica allontanandola dalla realtà, che invece vorrebbe cambiare. Io ti consiglierei di farti aiutare da uno psicoterapeuta, da uno psicologo o da un counselor per sbloccare questa tua coazione a ripetere. Nel caso volessi provarci da sola ti consiglierei di cercare di affrontare la tua ansia, ascoltandola fino in fondo invece di cercare di evitarla o controllarla. In questa sede non posso che limitarmi a darti quattro semplici consigli pratici, di cui potrai farti responsabile dedicandoti del tempo all'interno della giornata o quando ne senti il bisongo.
1. Rallenta l'ansia: aiutatati ad ascoltare le emozioni presenti nel tuo corpo con alcune tecniche di respirazione,
2. Scarica l'ansia: fai del movimento fisico durante la giornata e dai voce alle tue ansie, lasciando che le parole escano liberamente liberando la testa dai tuoi pensieri ricorrenti.
3. Identifica l'ansia: guardala in faccia e metti nero su bianco quali sono le tue richieste e i tuoi obiettivi ma anche le tue offerte e quindi cosa sei disposta a fare per cambiare
4. Agisci l'ansia: prepara gli incontri con il tuo compagno per presentargli i tuoi bisogni, ascoltare i suoi, farvi delle richieste e offrirvi delle soluzioni.
Infine, sempre se deciderai di affrontare questo percorso in maniera autonoma, ti suggerirei di prepararti un po. Credo che nel vostro caso potrebbe aiutarti/vi molto leggere il libro di John Gray "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere". Da quel poco che so del tuo caso, sembrerebbe che tu tendi a voler condividere le tue emozioni e preoccupazioni e il tuo compagno, dopo un inziale ascolto in cerca di soluzioni, si stanchi di continuare a ricevere la tua insistenza, supplica, pressione, ecc. Questo libro è pieno di spunti di riflessione e consigli pratici su come far incontrare queste due modalità di cui parli che sono, tra l'altro, risposte tipiche del mondo femminile e di quello maschile. Sarà anche per questo che le ritrovi nella storia delle tue relazioni con l'altro sesso. Questo libro potrebbe aiutarvi a sintonizzarvi meglio esplicitando ciò di cui avete bisogno, ad esempio, tu potresti chiedergli di accogliere maggiormente le tue emozioni, rassicurarti aumentando il contatto nei tuoi confronti, e lui potrebbe chiederti di rispettare i suoi tempi di elaborazione, al fine di arrivare insieme al momento di ricerca delle eventuali soluzioni. Un altro strumento che potrebbe aiutarti a impostare diversamente i tuoi momenti inevitabili di conflitto è qualche nozione di Comunicazione Non Violenta. C'è un fantastico libro, molto pratico e intuitivo, che ti consiglio di leggere, si chiama "Le parole sono finestre (oppure muri)" di Bertram Rosenberg Marshall. Vi consiglio di leggerlo e cercare di seguire i suoi consigli.
Concludendo, rimango dell'opinione che se vuoi affrontare in maniera risolutiva il tuo problema forse dovresti pensare seriamente ad un percorso terapeutico, scegliendo uno psicologo o un counselor con cui ti senti a tuo agio.
Io lavoro a Milano e se vuoi ne possiamo parlare.
Buona vita.

Dottor Gilberto Fulvi

Dott. Gilberto Fulvi Psicologo a Milano

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15 NOV 2016

Buongiorno Alessandra,
molto consapevole la sua scelta di cercare supporto emotivo e guida alla presa di coscienza interiore per risolvere questo disagio. Il timore del conflitto è spesso legato al timore della perdita della relazione e dell'abbandono. Tuttavia, proprio come una parte di lei ne è cosciente, il conflitto è molto utile (oltre che inevitabile) nelle relazioni: ci consente di comprendere meglio l'altro e di far comprendere meglio noi stessi. Dicendo "no" o esprimendo un parere contrario stiamo semplicemente comunicando ciò che ci piace e ciò che non vogliamo. E' un modo di aprirsi.. non di allontanarsi. Certamente questo dev'essere fatto in maniera appropriata a non urtare i sentimenti reciproci.. poichè di base non è il contrasto a disunire ma il tono e la modalità di comunicazione!
Si faccia guidare dall'istinto e da chi le ispira fiducia, e selezioni un terapeuta che possa aiutarla in questo cammino di crescita.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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14 NOV 2016

Gentile Alessandra,
come forse è chiaro anche a te, sei portata a mettere in atto il solito rituale nella gestione dei conflitti di coppia e questo ha portato alla fine dei tuoi rapporti precedenti e rischia di far finire anche questo attuale.
Se sei troppo ansiosa ed oppressiva è scontato che prima o poi il tuo compagno reagirà negativamente col rischio che si inneschi una pericolosa escalation.
E' probabile che tu esprima ansia da abbandono ed un meccanismo di comportamento del tipo "profezia che si auto-avvera".
Pertanto è opportuno, prima che sia troppo tardi, che tu ti decida ad iniziare un percorso di psicoterapia avendo maturato, come sembra, una sufficiente motivazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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14 NOV 2016

Salve Alessandra,
l'avere rintracciato un filo comune nelle sue relazioni con l'altro è già un buon inizio per un percorso terapeutico. Potrebbe risultare particolarmente utile una terapia di coppia e magari in seconda istanza una terapia individuale per lavorare su ciò che la riguarda più da vicino.
La voglia di tenere tutto sotto controllo di sicuro genera ansia sopratutto quando si vogliono controllare anche le modalità e i sentimenti degli altri.
Questo suo ricercare rassicurazioni ha a che fare con l'ansia di non sapere gestire i "vuoti di relazione", ma supplicando e premendo sull'altro deve fare i conti con il conflitto tanto indigesto.
Una terapia di coppia vi fornirà gli strumenti per lavorare su questa modalità relazionale non funzionale.
Si affidi ad un terapeuta della sua zona con fiducia.
Saluti

Dott.ssa Lorico Psicologa Psicoterapeuta a Piacenza

Dott.ssa Concetta Lorico Esposto Psicologo a Piacenza

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14 NOV 2016

Cara Alessandra,
l'ntensita delle emozioni che la coinvolgono e il disorientamento che prova mi giungono forti, così come la volontà di attingere a quelle risorse che le consentano di superare le situazioni conflittuali che vive. Ha individuato una connessione tra ciò che sta sperimentando e le precedenti relazioni, tralasciando ciò che ritiene giusto o sbagliato fare, ha mai pensato a cosa pensa del conflitto? Cosa le comunicano quelle inquietudini quando resta sola?


Un caro saluto
Dott.ssa Angela Niro

Dott.ssa Angela Niro Psicologo a Foggia

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14 NOV 2016

Gentile Alessandra,
la ripetizione di queste relazioni, seppur diverse, ma che si accomunano dal non darle soddisfazione e le sottostanti angosce che la portano ad agire in modo che lei descrive controproducente saranno da indagare e ri-conoscere.
L'ottima consapevolezza che traspare dalla sua richiesta le permetterebbe d'intraprendere un percorso psicoterapeutico nel quale trarrà notevole beneficio.

Studio dott. Gramaglia
Via Assisi 6, Torino

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

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