Non riesco a districarmi fra i miei problemi emotivi e psicologici

Inviata da Davide il 28 mag 2019 Crisi adolescenziali

Sono un ragazzo di 18 anni e sto vivendo un forte disagio per il quale sono stato bocciato tre volte a scuola e a malapena esco di casa. Vi racconterò un po' la mia storia:

Fin dalle elementari non prendevo neanche inizativa nei rapporti sociali, giocavo da solo, avevo dei tic motori, per un periodo mi rifiutavo categoricamente di fare i compiti soprattutto se si trattava di colorare -cosa che ho sempre ritenuto una perdita di tempo dato che ho imparato a leggere e scrivere precocemente (pure in inglese)- , tutte cose che fecero sospettare le mie maestre che avessi qualche problema comportamentale. I miei genitori mi spinsero quindi in contesti sociali che potesseto "sbloccarmi", quali le arti marziali e gli scout; ma erano tutti atleti nati, mentre io ero goffo, appassionato di zoologia e documentari, cubi di rubik e lego. Non riuscivo a rapportarmi a nessuno ed ero sempre immerso in un insolito silenzio.

Alle medie mi distaccai da tutto ciò che riguardasse lo studio e diventai il classico bambino "distratto e pigro" . Distacco che esacerbò quando sfortunatamente mi ruppi due volte consecutive il braccio destro. Qui le mie insicurezze, impacciataggine e bassa autositma mi sopraffarono e inziai a soffrire di Disturbo Ossessivo Compulsivo: inziai con il dovermi procurare dolore in modo simmetrico, se mi facevo male alla mano destra dovevo procurarmi lo stesso dolore a quella sinista, ed anche gli oggetti dovevano mantenera una certa simmetria, poi passai alle formule mentali prima di contaminazione, e poi, a causa di una forte sensazione di fragilitá fisica, di ipocodria come di essermi rotto o danneggiato in qualche modo il corpo. La mia idiosincrasia verso tutto ciò che riguardasse la scuola aumentava e con essa le mie numerose assenze.

Alle superiori il crollo. Ho sempre subito bullismo ma qui la sua portata si aggravò e abbandonai la scuola per la prima volta, però passai comunque l'anno. I due anni successivi abbandonai di nuovo senza però riprendermi e venni quindi bocciato. La mia soglia attentiva e motivazionale generale iniziarono ad estinguersi ma le mie insicurezze e bassa autostima aumentavano costantemente. Le mie formule mentali del DOC inziarono a concernere anche una continua paura di aver offeso il prossimo o di essere malinterpretato, mentre quelle sul fisico permanevano. Emotivamente mi commiseravo solamente.
Quest'anno la stessa storia ed collezionerò quindi la terza bocciatura; ma ho acquisito consapevolezza su quello che è sempre stato strano del mio carattere, ed ho fatto molte osservazioni che vi esporrò.

Basalmente sono sempre stato insicuro, con bassa autostima, motivazione ed incapace di rapportarmi agli altri per socializzare -il mio impacciato linguaggio del corpo in contesti dov'è richiesta l'integrazione è facilmente osservabile- . Ma ho uno svariato pattern di deprecabili comportamenti. A dodici anni, costatando la mia difficoltá nel sociale esasperai gli opposti positivi di ciò che di negativo mi impediva la socializzazione, quindi da timido diventavo sfacciato, da taciturno a logorroico eccetera, traformrmando ogni mia relazione in un'estenuante recita votata alla ricerca del divertimento degl altri nella speranza di farmi accettare. Iniziai a insultare i miei familiari con relativa facilitá e per motivi futili, sviluppando a mio avviso tratti di narcisismo intellettuale -scatenato da una mia effettiva intelligenza superiore a livello di quoziente intellettivo- verso di essi e l'umanitá in generale, anche se essa ancora l'ultima non la oltraggiavo, iniziai dopo. A mia madre in particolare le davo della tro*a, e me ne vergogno fortemente. A livello emotivo rimango piatto: se mi chiedessero di descrivere cosa ne penso di mio padre risponderei con "boh è stupido". Ma forse ciò è dovuto all'astio che provo nei confronti dei miei familiari, in quanto da me ritenti la causa dei miei fallimenti -tendo comunque probabilmente a dare la colpa agli altri con troppo facilitá- . Per il resto provo forte empatia verso gli animali, chi ritengo inetto bullizzato in modo simile al mio, e forte ammirazione verso a chi pensi essere più intelligente di me, diventando degli stimoli per uscire dall'apatia emotiva, fisica ed intellettuale della quale sono purtroppo intriso. Ho scoperto che le paranoie sulla mia fragilitá fisica erano e sono assolutamente fondate: ho la lassitá legamentosa, un peculiaritá che causa instabilitá articolare che nel mio caso mi ha provocato numerose lussazioni e lesioni ai legamenti per i quali mi dovrò operare. Ho dubbi sulla mia capacitá di provare emozioni, in particolar modo sull'empatia prima citata: in seguito ai vari attentati terroristici perpetuati dall'ISIS rimasi colpito dall'enorme discrepanza tra i morti effettivi e i feriti, decisamente più numerosi, di tali eccidi, e iniziai a mapparli, ipotizzando cosa potesse causare la sopravvivenza di quella gente piuttosto che dispiacermi -cosa che comunque avveniva, ed inziai ad avere paura di uscire- . Recentemente mio nonno, con il quale non ho legami fortissimi dato che la mia famiglia vive altrove, ha rischiato di morire ed io appena sentito il dovere di chiamarlo, cosa che non ho fatto. Però mi preoccupo comunque per altri, ma solo per i miei amici che, udite udite: ritengo meritevoli di tali attenzioni. Comunque l'umilitá mi viene tendenzialmente naturale e costante. Il mio DOC si sta aggravando: ora, quando mi vengono a memoria brutte azioni compiute -nonostante fossi, e sono, molto sensibile sono stato io stesso un bullo nei confronti di persone e di animali che amavo- , dubbi sull'essere mal giudicato, o situazioni sociali in cui potrei apparire imbarazzante, sento l'impulso di procurami dolore fisico e sono logorato dai rimorsi. Nelle relazioni sociali continuo ad indossare una maschera, ed ora per nascondere le mie insicurezze ho iniziato ad insultare chiunque, apparendo instabile e sgradevole; difatti mi curo meticolasamente di evitare la maggior parte dei dei rapporti interpersonali per me fonti di grandissima ansia -sono cosí insicuro che spesso mi ritrovo a chiedere ai miei pochi amici come è meglio salutare una determinata persona: se con una bacio, due, con una stretta di mano od un semplice "ciao"- . Inoltre ho una dipendenza "dall'aiuto del prossimo": quando qualcuno mi chiede aiuto faccio decisamente di più di ciò che è di mia competenza per soddisfare il suo bisogno.

Sono annichilito dalla noia, dalla solitudine e dal tedio. Sono costantemente chiuso in casa e ho fortissime difficoltá a dormire che hanno compromesso la mia soglia attentiva e memoria -che si ritrova ad essere paragonabile ad un foglio di carta che ha appena finito la combustione. Non mi ricordo cose dette fatte secondi prima e perdo tutto costantemente- .

In me riconosco tratti di diversi disturbi della personalitá, e nello specifico: tutti.
Sul serio. Sono preoccupato di essere sociopatico. Sono in fissa. Lo ritengo il più abbietto.

In ogni caso vi ringrazio di aver letto il mio monologo che spero contenga il minor numero di errori possibile, e cosciente dell'impossibilitá di una diagnosi, vi chiederei il favore di indicarmi almeno ciò che si può o meno escludere.

Grazie.

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Caro Davide,

dalle tue parole si coglie la paura, il senso di confusione e di isolamento.

La domanda che poni, in chiusura della presentazione di te e di quanto ti accade, è sapere quale diagnosi si possa escludere.

Ammesso che si possa fare una valutazione clinica attendibile a partire dalla lettura di una descrizione, seppur dettagliata; ammesso inoltre che il senso di una consulenza psicologica consista nel giungere ad una diagnosi, propongo alcune riflessioni.

Sei preoccupato, forse spaventato, e molto impegnato nel cercare un senso a ciò che ti accade. Cerchi così di incasellare i tuoi vissuti, come se tutto altrimenti potesse sfuggirti di mano. È un po' la funzione che svolge la "maschera" che indossi: serve a nascondere vissuti profondi.

Ciò che è fondamentale fare è andare alla ricerca di ciò che sta alla base dei vissuti inaccettabili e che fanno sentire sbagliati.

Per fare ciò è importante che inizi una psicoterapia. È l'unica strada per uscire dall'isolamento, dal senso di inadeguatezza e dal farsi del male.

Resto a disposizione.

Un caro saluto.

Dott.ssa Barbara Furlano
Psicologa, Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia clinica - Asti

Dott.ssa Barbara Furlano Psicologo a Asti

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