Non riesco a comprendere la situazione

Inviata da Anonimo2020 · 5 ott 2020

Salve Dottori, voglio raccontarvi la mia esperienza e quello che sto vivendo per cercare di inquadrare al meglio il problema.
Ho 20 anni e a seguito di 4 anni di forte stress familiare vissuto dai 13 anni ai 17 per via della separazione dei miei genitori mi sono ritrovato a 17 anni a soffrire d'ansia.
L'ansia è andata in crescendo, per 6 mesi è stata del tutto "situazionale", vivevo momenti di forte agitazione, nausea e voglia di evadere da quel contesto solo in momenti specifici come ad esempio in pullman quando era particolarmente affollato.
Dopo 6 mesi così ho iniziato ad avere i primi 2 attacchi di panico (forse gli unici) che hanno scaturito una forte ansia e agorafobia.
Ho sviluppato sicuramente una grande ansia che mi porta a preoccuparmi quasi per ogni cosa.
Altro "effetto collaterale" dell'ansia è la mia tendenza a somatizzare l'ansia allo stomaco, in ogni situazione ansiosa mi ritrovo con lo stomaco a pezzi e ciò alimenta ancora di più la mia ansia per paura che possa venirmi da vomitare in quei momenti.
Ogni mio attacco d'ansia è sempre accompagnato da una forte nausea e automaticamente da una grande paura di vomitare, col tempo ho iniziato ad associare la nausea al panico e spesso vivo molto male i pasti, non so se si possa parlare di una vera e propria fobia se dovessi pensare di vomitare fuori mentre sono tranquillo non mi causa ansia ma quando viene fuori la nausea parallelamente viene fuori l'ansia.
Ho seguito due psicoterapie, una sistemico-relazionale che è stata completamente inutile e una cognitivo comportamentale che qualche piccolo risultato in 4 mesi lo stava portando ma allo stesso tempo peggiorava altri aspetti della mia ansia.
Dopo 2 anni e più così e una vita completamente compromessa, confinata ad 1km da casa e senza un lavoro ho deciso di iniziare una terapia farmacologica per placare nel tempo più breve possibile la mia ansia con l'intenzione di ricominciare la psicoterapia appena si sarà calmata.
1)La mie domande sono: lo stress prolungato per tanto tempo può dare a queste conseguenze?
2)La nausea in questo caso è una fobia o semplicemente la "rappresentazione" fisica della mia ansia?
3) la situazione che vi ho descritto combacia con un disturbo d'ansia generalizzato?

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 6 OTT 2020

Buongiorno e grazie innanzitutto per averci scritto.
Partendo dalla fine, mi ha colpito la precisione con cui ci ha posto le tre domande a conclusione della sua presentazione: mi sembra di vedere in lei un gran bisogno di dare un volto ed un nome ad ogni singolo sintomo che le è causa di sofferenza. Comprendo come spesso in realtà avere un’etichetta o una diagnosi puntuale a cui poter fare riferimento aiuti già di per sé a ridurre l’ansia, in quanto si ha la sensazione di poter finalmente dare un nome a ciò che ci sta succedendo, e la nostra angoscia dapprima incomprensibile comincia a prendere forma, unitamente all’aspettativa e alla speranza di poter risolvere un qualcosa che è scientificamente e diagnosticamente riconosciuto. Un po’ come dire “ se so come si chiama, so come curarlo “. Tuttavia, l’importante è non fermarsi qui ed andare a guardare oltre. Come già accennato dalle colleghe che hanno risposto prima di me, non mi soffermerei troppo sul trovare la diagnosi precisa, in quanto le fornirebbe solamente un’etichetta preconfezionata che rischierebbe di non cogliere poi le sue sfumature, i suoi vissuti e la sua storia più squisitamente individuali.
Detto ciò, nel leggerla sono entrata in contatto con una grande fatica. La fatica di muoversi in un mondo in cui potenzialmente è tutto pericoloso, in cui qualsiasi cosa può farmi scattare e procurarmi disagio e sofferenza, anche fisica (tramite nausea e mal di stomaco). L’ansia non è altro che un’attivazione affettiva, psichica e fisiologica che tendenzialmente, in situazioni considerate normali, ci prepara all’azione nei confronti di qualcosa avvertito come una minaccia. In questi termini, l’ansia è spesso legata alla paura. Il senso di minaccia e di paura potrebbe essere ripreso ed approfondito nel corso della sua prossima psicoterapia, se ovviamente lo ritiene utile e buono per sé. Sicuramente è utile, come ha fatto lei, affiancarsi ad aiuto farmacologico nel caso in cui si senta di non riuscire altrimenti a saper gestire i picchi più alti di attivazione ansiosa ed energetica, che potrebbero compromettere immagino il viversi normalmente all’interno della relazione con gli altri (e con il suo psicoterapeuta). Per quel che riguarda invece l’orientamento psicoterapeutico da scegliere, mi viene da dire che non ve ne sia uno considerato più efficace degli altri. L’efficacia maggiore forse è data dalla figura in sé del terapeuta, ed in quello siamo tutti diversi. Potrebbe inoltre essere utile per lei tener conto di quali siano le sue aspettative ed i suoi obiettivi nei confronti di un percorso psicoterapeutico, in modo da poterli co-costruire esplicitamente col suo terapeuta e non finire col percorrere implicitamente due strade vicine ma parallele, col rischio di non incontrarsi mai ed andare via con un sentimento di fallimento.

Spero di esserle stata un minimo utile,
in bocca al lupo.
Dott.ssa Caterina Berti

Dott.ssa Caterina Berti Psicologo a Torino

134 Risposte

121 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Buongiorno,
rispondo con ordine.
1) lo stress originario ( la tensione dovuta alla separazione dei suoi genitori, si autoalimenta con i sintomi cioè l'ansia o il panico e il vomito che diventano essi stessi causa di stress. Diventa una spirale.
2) Se - ed è solo un'ipotesi - la nausea è una rappresentazione fisica di qualcosa di psichico, può facilmente rappresentare un rigetto. probabilmente un rigetto della separazione o dei sentimenti che la separazione dei suoi genitori ha generato in lei. Qualcosa che proprio non le è andato giù.
3) Giustamente lei è andato a vedere l'etichetta diagnostica, forse su internet. Ha fatto bene. l'unica cosa di cui la devo avvisare è che le diagnosi psichiatriche sono delle diagnosi descrittive. Lo so, i due termini sono uno il contrario dell'altro. cosa significa? che le diagnosi che trova sui manuali psichiatrici descrivono i sintomi e non danno nessuna informazione sulle cause.
Una diagnosi propriamente detta, cioè una lettura psicologica che veda oltre il sintomo e vada a cercare l'origine del disturbo, la può ottenere con una terapia psicoanalitica. La differenza rispetto alle terapie sistemica e cognitiva è che quella psicoanalitica esplora le sue risorse psichiche consce ed inconsce e le fortifica fino a che riusciranno a far evolvere le parti più deboli e traumatizzate.
Senz'altro lei merita di vivere i suoi 20 anni serenamente con tutte le sue energie psichiche rivolte alla costruzione della sua vita adulta relazionale e professionale.
dott.ssa Giuliana Gibellini, psicologa psicoterapeuta, Specialista in psicologia clinica

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

372 Risposte

260 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Caro Anonimo,
sono molto d'accordo con la bellissima lettura che le ha fatto la mia collega, sul pericolo che lei sente di "rovesciare tutto fuori". Vorrei invitare a guardare anche l'altra faccia della medaglia, la preoccupazione di "non riuscire a tenere dentro". Credo che dai suoi racconti le sue difficoltà l'hanno portata a provare un ansia che lei sente incontrollata, a tal punto che ha paura (o se preferisce la fobia) di introdurre qualcosa di nuovo, per paura di non riuscire a trattenerlo.
Le sue domande finali mi fanno sentire che parallelamente questa situazione la porta a voler cercare una migliore definizione di sé stesso, probabilmente attraverso una tipologia particolare di terapia.
Sa, è vero che ogni approccio si adatta meglio ad ognuno di noi e al nostro problema, quanto è vero che ogni terapia è formata da una Relazione e per questo necessita di un "contatto" tra persone.
Io credo che lei possa avere molto timore di questo contatto interno (che toccherebbe lo stomaco, nostro secondo cervello).
Il mio consiglio è quello di trovare una Psicoterapia che possa associare delle tecniche di rilassamento che aiutino a sciogliere i nodi che ha a livello corporeo (per esempio diaframmatici) per poter permettere, se possibile, di far entrare una persona così in contatto con lei.
Quando abbiamo una contrattura tutti i muscoli del corpo intorno a quella contrattura si irrigidiscono per proteggere la parte lesa e finiscono per farci più male della parte lesa stessa, che non riesce a guarire, finché non di distendiamo i muscoli tutta la fascia muscolare.
Credo che sia quello che sta succedendo a lei.
Le auguro una buona distensione



Dr.ssa Michaela Mortera

Dr.ssa Michaela Mortera Psicologo a Civitanova Marche

42 Risposte

20 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Gent.mo,
con tutta la cautela e il possibile, perché è difficile dare risposte così mirate ad una persona che non si conosce se non in così poche (ma significative) parole, le dico che
1: sì, lo stress prolungato può portare a condizioni di somatizzazione, che ogni caso devono essere valutate e approfondite con accertamenti diagnostici (sia psicologici sia medici);
2. La sua paura di vomitare così descritta non sembra una semplice fobia, ma il segno di una emozione (e quindi ci sarà qualche pensiero connesso) più disturbante;
3. Ripeto che con tutta la cautela possibile nell’emettere una diagnosi senza conoscere la persona, non sembra un disturbo d’ansia generalizzata.
Vorrei aggiungere però che non è da sottovalutare la sua azione di scegliere e riconoscere di aver bisogno di un sopporto farmacologico, ha fatto benissimo e unendo poi una psicoterapia potrà approcciare nel modo migliore la sua sofferenza.
In bocca al lupo

Dott.ssa Giuly Bertoli Psicologo a Viareggio

30 Risposte

31 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Gentile anonimo,
Mi spiace che le precedenti terapie v non abbiano avuto successo.
Lei è giovane e merita di lasciarsi alle spalle ansia e timori eccessivi.
Sembra che sia arrivato il momento di affrontare "la paura di avere paura" attraversi un approccio breve strategici altamente specializzato in tale ambito, 98% dei casi risolti.
Si possono affrontare questi brevi precorsi anche online.
Mi piacerebbe poterla aiutare a superare la paura di avere paura.
Un caro saluto.
Dr.ssa D'Amico Maria-Francesca

Dott.ssa Maria-Francesca D'amico Psicologo a Selvazzano Dentro

102 Risposte

47 voti positivi

Fa terapia online

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Buongiorno anonimo,
mi sembra che lei ricerchi un etichetta o comunque una diagnosi dietro cui giustificare tutto il proprio malessere, effettivamente esistono delle ferite emotive che vanno ascoltate come la separazione dei genitori, quest'ultimo, un evento sicuramente traumatico da come lei racconta. D'altra parte esiste una sofferenza che viene da noi, accettare questa parte è il primo passo per trasformarla e accettarla, continuando ad amare se stessi andando cosi' nella direzione della guarigione. E' importante che lei comprenda l'origine di questa ansia senza "rimuginare" sulla sofferenza. Sicuramente un percorso psicologico potrà esserle di supporto in questo momento accanto la copertura farmacologica,
cordialmente,
dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

2767 Risposte

2310 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

6 OTT 2020

Buongiorno Anonimo,
dalla sua descrizione sembra che l'ansia sia una componente molto presente nella sua vita. Perciò, più che verso una diagnosi certa, orienterei l'attenzione sull'approfondimento dell'origine di questi sintomi. La situazione familiare e la separazione dei suoi genitori possono aver risvegliato delle angosce più antiche e potrebbero, perciò, essere una conseguenza più che una causa.
Come dice giustamente lei, lo stress prolungato, se non si interviene, può senz'altro portare ad avere malesseri di questo tipo. Anche la nausea, che lei descrive come una fobia, la vedrei più come una reazione alla costrizione: è come se nella sua vita si fosse sentito spesso costretto a fare qualcosa contro la sua volontà senza potersi ribellare. La nausea, e dunque il vomito, sono più una manifestazione del desiderio di lasciar andare qualcosa che pesa sullo stomaco e che costringe a sopportare (da qui l'assonanza col cibo: se ci pensa, nel linguaggio comune si usa spesso dire "ho un peso sullo stomaco" quando una situazione è particolarmente spiacevole o preoccupante.). Perciò, l'ansia legata al cibo la leggerei come un'espansione dell'ansia stessa ed una sua somatizzazione più che come una fobia.
Le consiglio, comunque, di accompagnare il percorso farmacologico con uno psicologico: i farmaci possono aiutare nel miglioramento dei sintomi fisici, ma non sono una risoluzione delle cause di questi malesseri. Provi a cercare un orientamento più adatto alle sue esigenze: forse un approccio integrato le può essere di aiuto.
Le faccio i migliori auguri per il suo futuro!
Un saluto,
Dott.ssa Federica Beglini

Dott.ssa Federica Beglini Psicologo a Milano

76 Risposte

57 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

5 OTT 2020

Caro Anonimo, io non mi focalizzerei tanto sul domandarmi a che tipo di disturbo possa corrispondere, a seconda dei sintomi che ho. Questo aumenterebbe ancora di piú l'angoscia e il malessere. I sintomi dei vari disturbi, molto spesso, si sovrappongono, ma ciò che importa é sbloccare in positivo la situazione, cercandone la causa. Sembra, tuttavia, che la Sua sofferenza sia caratterizzata, come afferma Lei stesso, da una sintomatologia ansiosa (che comprende sia l'ansia in sé per sé, che il panico, che la preoccupazione riferita al vomito). Se le due terapie precedenti non sono andate a buon fine, potrebbe essere utile cercare un tipo di terapia che vada piú a fondo, come quella psicodinamica, che Le dia la possibilità di elaborare e risanare il disagio. Le consiglierei di iniziarla quanto prima, poiché solo i farmaci, nel tempo, non i danno benefici sperati.
Per la questione del vomito potrebbe essere collegata, inconsciamente, al timore che Lei ha di "rovesciare tutto fuori", tutto quello che ha dentro e che Le reca danno; perdere il controllo... Bisognerebbe andare ad analizzare le diverse cause che nel tempo l'hanno portato a provare questo malessere. Sicuramente lo stress prolungato a portato a ciò che sta vivendo oggi.
Le auguro buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

1615 Risposte

870 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 29750 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 18650

psicologi

domande 29750

domande

Risposte 101200

Risposte