Non riesco a capire se cerco giustificazioni o se mi lui ha manipolata

Inviata da Michela · 18 feb 2016 Autostima

Salve sono una ragazza di 29 anni. Vivo una storia d'amore da molti anni. Come ogni rapporto umano duraturo che si rispetti, ha avuto alti e bassi. Il momento più duro risale a quattro anni fa quando il mio fidanzato, ha deciso di lasciarmi perchè "disorientato", per poi instaurare una storia con un'altra ragazza. Ricordo quel periodo come il più brutto della mia vita, ho perso il controllo di me stessa, silenziosamente ho vissuto un'ossessione cronica e quotidiana, ogni giorno cercavo una risposta a tutta quella sofferenza. Ho odiato profondamente il mio corpo e la mia immagine.
Dopo un anno e mezzo ci siamo ritrovati. Lui è profondamente cambiato e dopo tanto dolore abbiamo deciso di riprovare e tentare di costruire un progetto di vita insieme.
Dopo qualche mese mi è stata però offerta un'occasione lavorativa di un anno e durante questo periodo ho conosciuto un ragazzo.
Ci tengo a precisare che era passato poco tempo dal momento in cui mi ero ritrovata con il mio ragazzo e in quella fase ero stata assalita dall'euforia di aver ritrovato ciò che pensavo di aver perso per sempre. Credo di aver sottovalutato l'importanza di dar voce a tutto il dolore provato ed accumulato nel periodo di separazione.
Ciò mi ha portato ad accettare le attenzioni di questa nuova conoscenza. Un ragazzo bellissimo, pieno di interessi, passioni, conoscenze. Mostrava quel lato ma anche le sue fragilità e il suo malessere legato alla recente rottura di una storia d'amore.
Si instaurò una forte complicità, mi faceva sentire "una bella presenza" (come diceva lui). Ogni giorno lo incontravo fuori dal lavoro, ci vedevamo. Sembrava non volere nulla in cambio. A poco a poco diventò chiara anche la forte attrazione fisica, inizialmente affrontata con delicatezza da parte sua, sino ad essere trattato come una specie di arma in grado di indebolirmi. Abbiamo avuto una serie di rapporti sessuali. Erano coinvolgenti, ma nel mio caso era più coinvolgente l'idea che lo stessi facendo piuttosto che il gesto in se. Mi sentivo bellissima, forte e stavo creando una doppia vita. Questa fase è durata poco, visto che in seguito hanno iniziato a dominare le mie paure e diffidenze.
Il mio allontanamento ha portato il mio amante ad diventare sempre più sgradevole, a tratti sembrava volesse provare ad avvicinarsi in maniera diversa e ogni volta che glielo permettevo o che mi mostravo disponibile a parlare per chiarire, mi umiliava, soprattutto attraverso un linguaggio rivolto al sesso come se io non fossi libera. A questo seguivano mie chiusure e allontanamenti e suoi periodici quasi regolari ritorni come se nulla fosse successo, con messaggi tipo "come stai" o "spero tu stia bene". Il culmine è stato raggiunto qualche mese fa, l'ho incontrato casualmente, ha iniziato una sviolinata su quanto io sia importante e io gli ho chiaramente detto che non avevo nessuna intenzioni di ricominciare nulla con lui ma che volevo parlare per cercare di chiarire. La sua reazione è statala solita, cercava di convincermi quanto io fossi prigioniera della mia vita da film ed è diventata più cattiva quando gli ho detto di aver confessato tutto al mio ragazzo. Abbiamo chiuso con lui che dal nulla mi diceva che dovevamo stare lontani e io che gli ricordavo che già lo ero.
Sono stata malissimo, non potevo parlare con nessuno del male profondo creato dalle sue parole. Ogni sua sillaba mi destabilizzava sino a farmi mettere in dubbio ogni singolo aspetto della mia vita e a farmi sentire colpevole.
Ora è tornato come se nulla fosse chiedendomi come sto, così come se nulla fosse stato detto. Gli ho chiaramente detto che non voglio più che lui mi scriva e lui si è alterato e mi ha bloccata dalle comunicazioni.
So di aver fatto la cosa giusta, ma so anche di essere molto confusa. Perchè ho permesso a questa persona di farmi tanto male? Perché ho anche solo vagamente pensato che lui potesse volermi semplicemente bene?
Mi sto rendendo conto che tutto è legato alla ferita originaria, agli uomini della mia vita e al fatto che io non mi sia mai sentita unica, anche se ho accanto un uomo che amo immensamente, che in tutta questa situazione non solo mi ha salvata svegliando la mia parte difensiva, ma mi ha perdonata e sostenuta. Sa di avere una piccola colpa in tutto questo disastro che ho combinato, sa che il suo abbandono mi ha lacerata tanto da portarmi a questo. So però che io ero lì e davo vita a quelle azioni.
Ora sto cercando di unire armonicamente le parti scisse, ovvero quella che mi ha portato a giustificare gesti chiaramente tossici per me e quella che mi diceva di arrabbiarmi e di proteggermi.
Odio il mio corpo più di prima. Questo aspetto mi è stato fatto notare da molti, da quando ho conosciuto quest'uomo ho iniziato ad avere ossessioni corporee mai avute prima.
Ci penso spesso, sono ancora molto debole e non mi sono perdonata.

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Miglior risposta 24 FEB 2016

Cara Michela
questo incontro di cui ci parli è emblematico di come funzionano le "storie" quando il classico "seduttore narciso" incontra sulla sua strada una ragazza "ferita e insicura" come tu stessa ti sei definita.
E' come che il manipolatore senta l'odore della sua vittima e colpisca lì dove è certo di trovare uno "spiraglio" in cui poter entrare.
Questo "spiraglio", il più delle volte, è dato da una disposizione della donna al denigrarsi e, nel non piacersi, cerca che qualcuno la colmi di quell'amore che lei stessa dovrebbe darsi e di quella stima che non trova verso se stessa.
Credo che da questa sua esperienza di relazione malata ci sia molto da imparare per il futuro, ma la prima cosa che dovrebbe essere imparata è che nessuno deve e può farci essere importanti se non lo siamo per noi stessi e su questo concetto si basano poi le relazioni che costruiamo, se vogliamo che siano sane.
E questo vale anche per la relazione con il suo ragazzo e non solo per l'amante.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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22 FEB 2016

Gentile Michela,
è molto vero il fatto che la vita individuale e di coppia può essere complicata ed esporre a traumi, urti e perdite temporanee o definitive che richiedono lavori non sempre facili di riorganizzazione comportanti fatica o nuova sofferenza che si spera temporanea.
E' per questo motivo che occorrerebbe avere o acquisire buone capacità preventive per poter far fronte ad eventi simili.
Purtroppo ciò è mancato a lei e manca spesso alla maggior parte delle persone.
Questa mancanza di risorse unita ad una insufficiente capacità di elaborare le frustrazioni cancellando la rabbia ad esse collegata le ha fatto fare la scelta, una volta riappacificatasi col suo fidanzato a distanza di un anno e mezzo, di tradirlo e accettare la situazione della "doppia vita" per la durata del secondo rapporto con una conseguente formulazione di un giudizio da parte dell'altro, oscillante tra svalutazione di lei e discutibile egoistico piacere precario fino alla sua confessione al primo ragazzo e chiusura con questo secondo.
Pertanto il male di cui lei dice non lo ha tanto o soltanto, a mio avviso ricevuto da quest'ultimo ma lo ha un pò confezionato da se stessa ed ora vive il senso di colpa che le fa odiare il suo corpo.
Giustamente ora lei pensa di raggiungere l'obbiettivo di poter armonizzare le "parti scisse " e questo lo può fare molto meglio con un percorso di psicoterapia in cui si potrebbe anche pensare di coinvolgere magari in un secondo momento anche il suo fidanzato.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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18 FEB 2016

Gentile Michela,
grazie per la condivisione di questa storia. Quello che scrive in conclusione del suo messaggio mi sembra un ottimo primo passo per dare un senso a quanto è successo è permettersi di tornare autrice della sua vita e andare avanti.

A cosa mi riferisco? A due aspetti: alll'unione di due parti apparentemente discordanti e al perdono verso se stessa.

Quali azioni potrebbe fare per avvicinarsi a questo risultato?

Se le fa piacere, mi tenga aggiornata sulle sue riflessioni.
Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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18 FEB 2016

Cara Michela,
trovo che tu sia stata molto forte nel cercare di capire tutti i passaggi che ti hanno condotto a vivere questa esperienza col tuo amante, e proprio per questo credo sia giunto per te il momento di farti aiutare in questo percorso da uno psicoterapeuta. Hai bisogno di approfondire meglio il senso di colpa che non ti abbandona e di ritrovare un vissuto equilibrato con il tuo corpo. Hai tutte le risorse per poterlo fare e con la guida giusta ci riuscirai di sicuro!

Un sincero augurio

Dott.ssa Claudia Vian - Psicologa - Mirano (Venezia)

Dott.ssa Claudia Vian Psicologo a Mirano

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