Non riesco a capire mia figlia

Inviata da Barbara. 24 mar 2016 7 Risposte  · Crisi adolescenziali

Mia figlia di 16 anni, fa il terzo liceo delle scienze umane e mai come quest'anno è una delle più brave.
Quindi premesso questo.
Ultimamente non fa che lamentarsi di dolori continui, irrigidimento muscolare, fiato corto, dolori alle braccia poi il giorno dopo alla lingua, un nodo in gola ecc.
L'ho fatta visitare: sta bene, abbiamo fatto le analisi anche se servivano all'endocrinologo perché purtroppo le è scoppiata l'acne ed è già in cura da 2 anni con il dermatologo siamo passati all'endocrinologo. Ora appena da 7 gg prende la pillola yasminelle leggera.
Le malattie immaginarie invece sono iniziate molto prima.
Le amiche del cuore che fanno parte della classe sono fidanzate, con il resto della classe non ha legato.
Purtroppo devo ammettere che lei non ha mai legato con le amiche di classe neanche alle medie, però ci sono altre amiche come quelle di quartiere con cui esce il sabato sera. Ha anche una cugina con cui si vogliono molto bene, escono. Io faccio il possibile per stare un pò di tempo con lei, a fare spese, a vedere qualche programma in tv. In palestra non va più perché la cugina l'ha abbandonata e anche l'amica e lei da sola non vuole. Quando usciamo insieme per commissioni mi chiede in continuazione non devi fare nient'altro? Allora mi chiedo è annoiata questa ragazza?
Poi appena sente malattie in giro incomincia ad averne paura.
Ora mi trovo in una situazione disperata. Lei è sempre giù la sera, non ha più appetito, nonostante per 8 chili in più ha voluto che la portassi dalla nutrizionista, dove ora stiamo seguendo una buona dieta sana. La nutrizionista le ha concesso tutte le volte di aderire ai pasti fuori con le amiche.
Lei esce solo il sabato.
A volte sclero e le ho detto: "bella mia tu stai prendendo la depressione!!" non l'avessi mai fatto. Ha incominciato ad avere paura anche di questo, dicendomi "io non voglio essere così ma non so come fare!?".
Ho un'altra figlia più piccola di 12 anni, fa ritmica dovrà andare alle nazionali ed è sempre così energica, e questo la mette ancora più in crisi perché a volte mio malgrado faccio la differenza.
Che non va fatta assolutamente lo so.
Aiutatemi a comportarmi nel modo giusto.
Premetto la grande è sempre stata introversa, timida.
grazie grazie

crisi , capire

Miglior risposta

Cara Barbara,
penso che sia il momento di contattare un professionista psicologo/psicoterapeuta che posa aiutare sua figlia a capire le sue preoccupazioni circa le malattie e la sua preoccupazione da mamma. Non si disperi e prenda tutto con la giusta calma in modo che anche la ragazza non si preoccupi inutilmente, visto la sua estrema reattività, come lei scrive, quando le ha parlato di depressione. Le auguro di trovare presto soluzione a questa situazione che la allarma tanto.

Dr.ssa Sonia Rossetti
Lizzano, Taranto.

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Cara Barbara
sua figlia desidera essere valutata e rispettata.
Vuole essere accettata e compresa per quello che è.
Spesso a qull'età non si ha voglia di essere brillanti e tranquille, ci sono oscurità che devono essere espresse, ci sono vuoti e bui che devono essere colmati e compresi.
Vivere con un adolescente in crisi può non essere facile però è possibile, non dando per scontato che la nostra visione sia quella giusta e che il modo "solare" di essere sia quello migliore.
Secondo me questa ragazza ha bisogno di un ascolto profondo, di qualcuno che voglia conoscere i suoi sogni e le sue paure, di qualcuno che sappia starle vicino e che le permetta di raccontare le sue storie interiori.
Ho la sensazione che qualcosa voglia uscire e che la ragazza necessiti di qualcuno che possa ascoltarla.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta.

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5 APR 2016

Logo Dott.ssa Silvana Ceccucci Dott.ssa Silvana Ceccucci

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Gentile sig.ra Barbara,

faccio una premessa: sua figlia ha 16 anni e quindi si trova nel ben mezzo delle intense trasformazioni dell’adolescenza, fisiche e psichiche; è nella fase in cui sta costruendo un’immagine ed un’identità personale, basata anche sul riscontro che ha dagli altri e dal riscontro rispetto alla possibilità e libertà di scoprire da sola la propria strada, le proprie risorse e potenzialità, la propria capacità – anche emotiva – di far fronte alle difficoltà, ai limiti, agli insuccessi; per cui c’è da stare molto attenti a possibili etichettamenti in questo percorso di prove ed errori verso la scoperta e la costruzione di sé.

Venendo al cuore della sua lettera, mi domando qual è esattamente la sua preoccupazione rispetto a sua figlia. Che si inventi malattie immaginarie?, che sia troppo timida e introversa, che si annoi, che non mangi più, che resti sola, che non regga il confronto con la sorella più piccola?

Ci sono poi alcuni interrogativi che emergono dalla lettura della sua lettera. Come mai ci ha scritto lei e non sua figlia?, quanto spazio di autonomia abbia sua figlia, per cercare da sola le risposte ai suoi interrogativi, ai suoi dubbi, alle sue preoccupazioni, senza che ci sia e ci debba essere, sempre qualcuno che pensi per lei, che decida per lei, che in qualche modo le anticipi le mosse per evitare di sbagliare, ma forse anche di sperimentarsi nel proprio diventare grande; percorso pieno di difficoltà che richiede spesso, di cadere e rialzarsi da soli, con i genitori si presenti, ma che non giochino troppo di anticipo rispetto alle loro difficoltà. Un altro interrogativo è relativo poi al ruolo del padre della ragazza, di cui non ci dice nulla. Quanto è presente nella relazione tra lei, sua figlia e la sorella piccola; come mai la ragazza non abbia fatto tante amicizie a scuola?, se il suo andar bene a scuola sia segno di un suo interesse, passione, curiosità per lo studio coerentemente con la sua scelta scolastica, e/o in che misura un modo di essere adempiente con le regole scolastiche e con il ruolo di brava figlia.

Sua figlia come vive i suoi 16 anni, quali limiti e dubbi avverte, e su quali risorse e potenzialità sa di poter fare affidamento; come vive questo suo stare a scuola senza tanti amici in classe ed il far affidamento sui suoi rapporti nel quartiere e con la cugina.

Come già hanno detto i miei colleghi nelle altre risposte, forse può essere prematuro pensare ad un percorso psicoterapeutico o anche psicologico per lei, visto che potrebbe ricadere entro quelle logiche di etichettamento che rischierebbero più per limitare che potenziare le sue possibilità di sperimentarsi in ruoli ancora non ben definiti. E soprattutto, un qualunque tipo di percorso di supporto dovrebbe scaturire direttamente da lei, con una forte motivazione personale, più che essere spinta da lei.

Forse potrebbe essere utile per lei (Barbara) cercare degli strumenti e delle risorse nuove per capire come gestire questa situazione, attraverso un approfondimento con uno psicologo, in questo caso ovviamente non in un’ottica di psicoterapia, quanto di maggiore messa a fuoco della situazione e di individuazione di mezzi e modalità per giocare quel ruolo di facilitatore esterno di uno sviluppo endogeno dei figli, che è il ruolo forse più difficile per qualunque genitore.

Spero di esserle stato in qualche modo utile,

cordiali saluti

Mario D’Andreta

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4 APR 2016

Logo Mario D'andreta Mario D'andreta

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Gentile Barbara,
lei è una madre attenta e responsabile e per questo deve essere apprezzata ma deve considerare che sua figlia è ancora in fase adolescenziale per cui è probabile che alcune turbe che ci ha descritto col tempo scompariranno o almeno si attenueranno.
Tuttavia, in considerazione del fatto che la ragazza " è sempre stata introversa e timida " ed ha sviluppato marcati tratti ipocondriaci ma ne è consapevole tanto da dirle "non voglio essere così ma non so come fare!" mi viene da chiederle come mai, visto che lei le è sempre stata vicina accompagnandola dal medico, dal dermatologo, dall'endocrinologo e dalla nutrizionista, non ha pensato di motivarla e sostenerla per farle intraprendere un percorso di psicoterapia.
Questa richiesta di aiuto psicologico online che lei ci ha rivolto è infatti solo un primo passo ma purtroppo non può essere sufficiente.
Sua figlia si gioverebbe molto di una vera esperienza psicoterapeutica per acquisire quella sicurezza interiore, autostima e struttura di personalità che cambierebbero in meglio la sua vita.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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28 MAR 2016

Logo Dott. Gennaro Fiore Dott. Gennaro Fiore

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Gentile Barbara, sua figlia è in un'età delicata, cerca probabilmente di capire chi è e cosa ha, anche attraverso le malattie... forse più che malattie immaginarie sono somatizzazioni di un malessere interiore che però starei attenta a definire depressione, visto come la ragazza aderisce con facilità ad ogni patologia facendone una definizione di sè. Sua figlia funziona in molti ambiti, la scuola, di amiche ne ha poche, ma ne ha e tutto sommato se la cava. io le rimanderei queste sue risorse e non eccessive preoccupazioni: abbia fiducia nel fatto che sua figlia sboccerà, a modo suo e con i suoi tempi. Sicuramente ha delle paure come tutti noi e in particolare i giovani, magari le vede anche rispecchiate nell'ansia della mamma. io penso che, visto che lei come mamma è molto attenta e capace, potrebbe provare quando la vede giù a dare la sua disponibilità ad un incontro con uno psicologo, scelto da sua figlia e quando e se lei se la sente, senza sovraccaricare troppo di significati quella che per un adolescente è soprattutto un'opportunità per capirsi di più e non una cura per un malato.
Cordiali Saluti

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25 MAR 2016

Logo Dr.ssa Francesca Pannone Dr.ssa Francesca Pannone

36 Risposte

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Buonasera Barbara, la invito a non sottovalutare che sua figlia ha ancora 16 anni. Capisco che la storia evolutiva che ci ha tratteggiato la faccia preoccupare e pensare, anche in rapporto alla sorellina. Tuttavia, da quello che dice, sembra che il suo ruolo di mamma lo faccia con attenzione e responsabilità, anche se, talvolta, può non bastare. Mi sembra che sua figlia, soprattutto in questo periodo, sia nella fase per cui qualunque cosa le si dica, lei se lo assuma (es. della depressione). Prima di farla andare da un collega dell'età evolutiva, tuttavia (ed in virtù dei tanti specialisti già da sua figlia affrontati) ci penserei con molta attenzione. Proprio per quello appena detto, esistono probabilità che sua figlia cominci a "certificarsi", trasmettendolo anche all'esterno, come di una persona che da sola non riesca a farcela e del continuo bisogno di aiuto esterno. Provi prima strategie diverse, offrendole sempre il senso che lei starà sempre al suo fianco in modo acritico, a prescindere da come si possa sentire (capisco la difficoltà). Insomma, provi a vedere se è possibile trovare altra soluzione da quella di cominciare un percorso terapeutico che (proprio per come, sua figlia, si è strutturata storicamente la propria immagine di persona debole" o "inadeguata") potrebbe involontariamente confermare tale senso di sé. Ovviamente, se non si trovano soluzioni alternative funzionali, anche per me la psicoterapia sarebbe lo step successivo obbligato.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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25 MAR 2016

Logo Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta

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917 voti positivi

Gentile Barbara,
Visto che gli accertamenti fisici hanno dato esito negativo, è opportuno consigliare a sua figlia un percorso psicoterapeutico dove raccontare di questi dolori/sensazioni fisiche che prova e la preoccupazione verso le malattie in generale. Per il resto lei cerchi di non "sclerare", non riuscirà a scuoterla così. Cerchi solo di rassicurarla e motivarla all'aiuto di un professionista.
Un caro saluto,
Dr.ssa Heyra Del Ponte

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24 MAR 2016

Logo Heyra Del Ponte Psicologa Psicoterapeuta Heyra Del Ponte Psicologa Psicoterapeuta

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