Non posso proseguire la psicoterapia

Inviata da graziano · 10 feb 2014 Orientamento professionale

Dopo avervi contattato più volte ho deciso di intraprendere un percorso vis a vis con uno psicologo.
Non potendomi permettere uno a pagamento mi sono rivolto ad un centro pubblico.
Ho fatto il primo incontro lunedi scorso. E' stato un incontro abbastanza disinvolto, in cui ho parlato in maniera abbastanza superficiale di alcune cose accadutemi di recente, niente di particolare diciamo.
Poi , nel parlare, mi è uscita una parolaccia (niente di che....oggi è quasi un comune intercalare...)e ho chiesto scusa.
Ma credo che il terapeuta, che è chiaramente cattolico, mi ha detto che se mai dovevo chiedere scusa a Dio, e mi ha mostrato un crocefisso.
Io li per li ho fatto finta di nulla, ma mi sono sentito molto a disagio, e mi sono sentito in colpa.
Questa cosa non mi è piaciuta, credo che rispetto a Dio ognuno di noi abbia il proprio rapporto (o non rapporto) molto personali, ma non credo che uno psicologo debba intromettersi in questo ambito. Se ho bisogno di questo vado da un prete non da uno psicologo.
Comunque, nonostante questo episodio non mi ero trovato male, ma non credo che continuerò poiché temo che tutti, li dentro, siano di estrazione cattolica, e io, nonostante non mi giudichi un non credente del tutto, ho ancora molte riserve circa il credere o il non credere.
stanotte mi sono svegliato con i sudori freddi perché mi sono sentito giudicato, perché ho pensato anche a certi miei interessi sessuali che a volte mi capita di vivere, e credo che se dovessimo entrare in questa sfera mi sentirei completamente a disagio con questa persona.
Niente, la mia solita sfortuna nera.
Avevo fatto un passo importante, poiché io ho bisogno di un aiuto, ma evidentemente anche qui è andata male.
Sono costretto a mollare e adesso mi dovrò inventare una delle mie solite scuse e dire che non ci vado più.
la cosa che mi secca è che ora conoscono i miei dati e che hanno una cartella con il mio nome.

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Miglior risposta 10 MAR 2014

Graziano, pur essendo d'accordo con te per quanto riguarda la reazione del collega alla tua bestemmia (è ovvio che un paziente, purché non passi all'acting -agito- ha tutto il diritto di esprimersi secondo l'impulso del momento (altrimenti non si sarebbe in contesto psicoterapico), ritengo molto importante per te ritornare sui tuoi passi e farti valere questo diritto, esprimere tutto quello che hai detto qui, liberandoti dal rammarico che ha la sola e negativa funzione di alimentare la tua 'resistenza' nel procedere ad aprirti secondo il tuo 'sacrosanto' bisogno. Punto. Dopodichè ti renderai conto se il collega è all'altezza del suo ruolo. Qualora decidessi di cambiare psicoterapeuta, non devi avere alcun timore peri dati registrati perché è l'Istituzione stessa a garantirti il beneficio della privacy. Se hai qualche perplessità, puoi ricontattarmi. Buon proseguimento.
Dott.ssa Carla Panno -psicologa e psicoterapeuta di Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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18 FEB 2014

Buon giorno, il collega non ha operato in maniera deontologicamente corretta....Le consiglio di segnalarlo all'ordine degli psicologi! Per quanto riguarda l'opportunità di continuare o meno un percorso terapeutico, credo che aver incontrato un terapeuta "sbagliato" non deve distoglierLa dalla possibilità di riprovare se per Lei è importante ricevere un aiuto psicologico.....dopotutto, questa esperienza può essere importante perché Le ha sollevato delle tematiche che potrebbe essere bene approfondire, quali il giudizio e la sessualità!

Dott.ssa Castiglia Francesca Psicologo a Roma

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11 FEB 2014

Gentile Graziano, leggo con interesse ciò che ci scrive, poichè mi interesso da lungo tempo al concetto di "resistenza" in terapia. Trovo giustificato il suo disagio a sentirsi giudicato per la "bestemmia" in un contesto che dovrebbe essere centrato sul suo disagio e non sulla morale, è tuttavia impossibile scindere le figure uomo/donna/terapeuta, nel senso che sono tutti fatti di carne ed ossa! Il mio suggerimento è quello di tornare, cambiato dal suo incontro, dicendo proprio quello che ci scrive, anzichè inventare una scusa per non tornare. Vedrà che affermare ciò che prova e pensa sarò costruttivo e liberatorio, e poi si concentri sulla richiesta iniziale, senza resistere!
Cordiali saluti
Dr. Cristian Sardelli

Cristian Sardelli Psicologo a Firenze

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11 FEB 2014

mi dispiace veramente tanto! uno psicologo bravo deve essere apolitico, areligioso e amorale! non demordere, chiedi il cambio del professionista e, se ti va, segnala la cosa all'ordine degli psicologi della tua regione.

Studio Dr. Francesco Riccardi Psicologo a Pesaro

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11 FEB 2014

Caro Graziano,
Prima di inventare scuse per interrompere la terapia io proverei a giocare un'altra carta. Avrebbe più senso parlare apertamente col terapeuta dell'accaduto e dire chiaramente come si è sentito e cosa la reazione del collega ha provocato. Parlerei senza problemi del fatto che, per quanto non si fosse trovato male, l'estrazione cattolica e l'atteggiamento del terapeuta l'abbiano messa a disagio e direi anche delle difficoltà che pensa possano sorgere in futuro per argomenti più "scottanti". Senta cosa risponde, confrontatevi e poi, se ancora crede che ci possano essere problemi, chieda di cambiare terapeuta ma non abbandoni un percorso che potrebbe esserle di aiuto solo perché ha incontrato il primo ostacolo. Non tutti i terapeuti sono adatti ad ogni paziente e viceversa. Tenga duro!
Dott.ssa Antonella Mulé, psicologa e psicoterapeuta, Savona

Dott.ssa Antonella Mulè Psicologo a Savona

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11 FEB 2014

Salve Graziano,
non si scoraggi, può capitare al primo tentativo di non trovare la persona giusta con cui sentirsi a proprio agio. Tenga presente che la relazione terapeutica è in primis una relazione, così come quella che si instaura con qualsiasi altra persona si conosca durante il corso della vita: ci sono persone con cui ci troviamo meglio e altre con cui non andiamo d’accordo. La cosa positiva che può trarre da quest’esperienza se, come mi pare di capire, è piuttosto deciso nel non continuare il percorso, è quella di spiegare apertamente al suo psicologo che cosa ha sperimentato nella prima seduta e questa sua sensazione di sentirsi giudicato, e quindi il suo desiderio di non proseguire. Il rapporto col terapeuta è anche e soprattutto un modo per sperimentare nuove modalità di relazionarsi agli altri, e questo potrebbe essere un buon primo passo, ossia quello di non “ricadere nelle solite scuse” come ha scritto, ma piuttosto esprimere la sua personale opinione e i suoi sentimenti rispetto alla situazione. Questa sua eventuale apertura potrebbe rivelarle cose preziose, per le sue successive esperienze di vita.
Un saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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