Buongiorno,son da 7 anni con la mia ragazza e adesso siamo già un annetto e mezzo in crisi,per via anche di una mia vicinanza a una collega dove in lei vedevo della vivacita e della passione che non sento con la mia ragazza .il punto è che con lei mi sento a volte di essermi messo perche non avevo mai avuto una ragazza che mi piacesse fisicamente,ho avuto altre due esperienze sessuali ma non con ragazze che mi piacessero. La mia ragazza se ci penso razionalmente e veramente bella ,brava e anche in gamba ma a volte sento di non apprezzarla totalmente, dopo il secondo anno di relazione a lei purtroppo e morta la sorella in giovane età e questo secondo me mi ha fatto sentire come se dovessi salvarla e restare insieme a lei per sempre
Risposta inviata
A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo
C’è stato un errore
Per favore, provaci di nuovo più tardi.
Miglior risposta
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Buonasera, dal suo racconto sembra emergere una domanda molto profonda e dolorosa: *“sto con lei perché la desidero davvero o perché non riesco a separarmi dal posto che occupo nella sua vita?”*
A volte, nelle relazioni lunghe, amore, senso di responsabilità, abitudine, paura della solitudine e bisogno di sentirsi necessari finiscono per intrecciarsi così tanto da diventare difficili da distinguere. La morte della sorella della sua compagna sembra aver rappresentato un punto importante nella vostra storia: forse da quel momento il legame non si è più giocato soltanto sul desiderio reciproco, ma anche su una posizione di protezione, di sostegno, quasi di “salvataggio”.
Questo non significa necessariamente che il sentimento non esista. Tuttavia, è possibile che una parte di lei abbia iniziato a vivere la relazione più come un dovere o una responsabilità che come uno spazio vitale e desiderante. E forse l’incontro con la collega (che descrive attraverso parole come “vivacità” e “passione”) ha rimesso in movimento proprio qualcosa che sentiva spento o congelato dentro di sé.
Lacan distingueva l’amore dal desiderio: si può voler bene a qualcuno e al tempo stesso interrogarsi sul proprio desiderio. Talvolta il conflitto nasce proprio quando ci si accorge che il posto di “persona buona”, affidabile o necessaria rischia di soffocare altre parti di sé.
Mi colpisce anche quando dice che razionalmente la sua compagna è “bella, brava e in gamba”, ma che fatica ad apprezzarla totalmente. Come se la ragione le dicesse una cosa mentre qualcosa di meno controllabile dentro di lei ne dicesse un’altra. Forse è proprio questa frattura che oggi la fa soffrire.
Più che cercare subito una risposta definitiva sul “restare o andare via”, potrebbe essere importante comprendere quale funzione abbia avuto e abbia ancora questa relazione nella sua vita, e quale posizione soggettiva lei continui a occupare accanto alla sua compagna.
Un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) potrebbe aiutarla ad approfondire questi interrogativi senza ridurli soltanto a un problema di attrazione o di colpa.
29 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Quello che stai vivendo è un conflitto abbastanza comune quando una relazione lunga entra in una fase di crisi e si intrecciano abitudine, affetto e senso di responsabilità. È comprensibile che la vicinanza alla collega abbia acceso in te una sensazione di vitalità e desiderio che forse nella tua relazione attuale percepisci meno, ma questo non significa automaticamente che la relazione sia “sbagliata”, piuttosto che una parte di te sta cercando qualcosa che sente mancante. Allo stesso tempo, il dolore vissuto dalla tua ragazza dopo la perdita della sorella può averti portato, anche inconsapevolmente, a sentirti in un ruolo di sostegno o “salvatore”, e questo può rendere difficile distinguere tra amore scelto e senso di responsabilità. Il nodo centrale sembra proprio questo: capire se resti con lei perché la scegli ancora o perché ti senti legato da dovere, abitudine o colpa. Non è una decisione da prendere sull’onda della confusione o del confronto con altre persone, ma provando a osservare cosa provi davvero quando sei nella relazione, al di là delle pressioni esterne.
28 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile, grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua esperienza. Dalle tue parole emerge molta lucidità e anche una grande capacità di metterti in discussione senza negare ciò che senti. Questo è già un punto di forza importante, perché significa che dentro di te c’è il desiderio autentico di comprenderti e non solo di “scegliere”.
Sembra che nella relazione si siano intrecciati bisogni profondi diversi: il desiderio di vitalità, passione e leggerezza da una parte, e dall’altra il senso di protezione, responsabilità e vicinanza dopo un dolore molto grande vissuto dalla tua compagna. A volte, quando una coppia attraversa un lutto così importante, il legame rischia di spostarsi più sul “dover sostenere” che sul nutrire reciprocamente energia, desiderio e presenza emotiva.
In questo la mindfulness può aiutarti a distinguere con più chiarezza ciò che senti davvero, imparando ad ascoltare bisogni, desideri e paure senza giudicarti. La bioenergetica, invece, può essere utile per ritrovare contatto con le emozioni autentiche e con l’energia vitale del corpo, comprendendo dove senti chiusura, distanza o slancio nella relazione.
Mi sembra importante che, oltre a questa presa di consapevolezza che stai già avendo attraverso la tua richiesta di aiuto, ci sia uno spazio in cui lavorare sul benessere di entrambi e sull’energia della coppia, non solo sul problema. Potrebbe essere utile pensare sia a un percorso individuale per sostenere l’elaborazione del lutto della tua compagna, sia eventualmente a un percorso di coppia che permetta di intervenire in modo tempestivo e puntuale sulle difficoltà prima che il ciclo negativo si consolidi ulteriormente.
Ti saluto con fiducia nelle tue capacità di prenderti cura di te stesso, del tuo benessere emotivo e della relazione. Resto disponibile per un eventuale approfondimento.
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno,
se la crisi è da entrambi riconosciuta, potrebbe essere utile una terapia di coppia per poter approfondire sia gli aspetti riguardanti la crisi ma anche le vostre difficoltà individuali e di come esse siano entrate nella vostra coppia alimentandola. La terapia di coppia non ha lo scopo di far rimettere insieme a tutti i costi: consente di avere uno spazio di ascolto e di elaborazione in cui sperimentare il conflitto e la sofferenza in maniera più funzionale. Potrebbe essere un modo addirittura per dirvi che la storia è veramente finita (se lo è) e consentirvi di salutarvi senza strappi e rancori.
Ci pensi e provi a proporlo alla sua ragazza.
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Sembrerebbe un conflitto che non riguarda soltanto la scelta tra due persone, ma il significato che la tua relazione ha assunto nel corso del tempo.
Senti che qualcosa dentro di te fatica ad aderire a questo legame, nonostante tu riconosca alla tua compagna molte qualità.
Dici di esserti sentito "come se dovessi salvarla e restare con lei per sempre", emerge l’ipotesi che il vostro legame possa essersi intrecciato con un senso di responsabilità e di protezione. Mi chiederei che spazio riescono a trovare i tuoi bisogni accanto a questo ruolo.
Più che chiederti se ami o non ami la tua compagna, potrebbe essere utile esplorare quale storia hai costruito attorno a questa relazione. A volte la sofferenza nasce proprio quando ci accorgiamo che i ruoli che abbiamo abitato per lungo tempo non coincidono più completamente con ciò che sentiamo di essere nel presente.
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve,
da ciò che scrive emerge una situazione molto complessa, che sembra andare oltre il semplice dubbio sentimentale. Da una parte riconosce nella sua compagna qualità importanti e un legame costruito nel tempo, dall’altra sente di non riuscire a vivere pienamente quella relazione, come se qualcosa dentro di lei rimanesse distante o insoddisfatto.
Mi colpisce soprattutto il passaggio in cui dice di essersi sentito, dopo il lutto della sua compagna, come se dovesse “salvarla” o restarle accanto per sempre. A volte, nelle relazioni, il confine tra amore, responsabilità e senso di colpa può diventare molto sottile, e questo rischia di rendere difficile capire cosa si prova realmente e cosa invece si sente di dover fare.
Anche l’interesse verso la collega sembra aver portato alla luce non solo un’attrazione verso un’altra persona, ma forse una parte di sé che sente il bisogno di maggiore vitalità, coinvolgimento o spontaneità.
Più che chiedersi se la sua compagna sia “giusta” o abbastanza, forse potrebbe essere utile interrogarsi su quale posizione sente di occupare oggi dentro questa relazione: se si sente scelto, libero, coinvolto, oppure trattenuto da responsabilità emotive difficili da sciogliere.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo: non tanto a decidere rapidamente cosa fare, ma a comprendere con maggiore chiarezza cosa la tiene in questa relazione e cosa invece la porta ad allontanarsi emotivamente.
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno, da quello che scrive si sente un conflitto molto specifico: non è “non mi piace la mia ragazza”, è “sto con lei anche per un debito emotivo”. E quando un legame nasce o si consolida dentro un debito – “devo salvarla”, “non posso lasciarla dopo quello che ha passato” – il rischio è che col tempo lei non riesca più a distinguere tra affetto, lealtà, senso di responsabilità e desiderio autentico.
Lei dice una cosa che per molti uomini è difficile ammettere senza vergogna: fisicamente non era la persona che l’accendeva di più, anche se razionalmente la vede bella, brava e in gamba. Questo non la rende cattivo, ma spiega perché la “vivacità e passione” della collega l’abbia toccata così: non era solo una persona, era una parte di vita che lei ha sentito mancare. E quando la relazione già era in un anno e mezzo di crisi, quel tipo di attrazione diventa una lente d’ingrandimento: le fa vedere ciò che desidera e ciò che non prova più.
La morte della sorella di lei è un evento enorme, e lei lo ha intuito bene: in quel momento si può attivare una dinamica salvifica molto potente. Il problema è che “salvare” spesso è la maniera più elegante di non scegliere davvero. Ci si incolla al ruolo dell’uomo buono, affidabile, presente, e intanto si mette da parte una domanda scomoda: “io, qui, ci sto perché la desidero e la scelgo, o perché mi sentirei una merda ad andarmene?”. Se la risposta somiglia alla seconda, è normale che col tempo lei senta ansia, irritazione, distacco o la sensazione di non apprezzarla “totalmente”: perché sta vivendo un legame più morale che erotico.
Non le sto dicendo che lei non la ama. Le sto dicendo che lei sembra aver confuso due piani: la cura e la scelta. Curare una persona e restarle accanto nel dolore è un gesto nobile, ma non è sinonimo di relazione di coppia desiderata. E quando per anni lei ha tenuto insieme questi due piani, inevitabilmente prima o poi arriva il conto: la passione cerca un’altra via, oppure si spegne del tutto e resta solo il dovere.
La collega, in questo senso, non è “il problema” e nemmeno “la soluzione”. È un segnale. Le sta mostrando che lei è ancora capace di vibrare, e contemporaneamente le sta dicendo che nella coppia attuale lei si è messo in una posizione in cui si sente più assistente che partner. È dura da sentire, ma è spesso la verità dietro le crisi lunghe: quando uno si sente responsabile dell’equilibrio emotivo dell’altro, smette di desiderarlo e comincia a gestirlo.
Se posso darle una domanda più utile di “devo lasciarla o no”, è questa: lei si sente libero di essere sé stesso con lei, o si sente in obbligo? Perché finché resta l’obbligo, qualunque tentativo di recuperare la coppia rischia di essere una recita: lei fa sforzi, lei si sforza di sentire, lei si sforza di desiderare… e la cosa si incrina ancora di più.
Il fatto che stiate in crisi da un anno e mezzo dice che questo nodo è già emerso da tempo e non si è sciolto da solo. Qui spesso il passaggio più onesto è parlare non tanto del “tradimento emotivo” con la collega, ma del tema di fondo: il ruolo salvifico e la paura di essere “quello che abbandona”. Perché finché lei non scioglie questa paura, resterà appeso tra due estremi: reprimere e sentirsi spento, oppure cercare altrove e sentirsi in colpa.
Se vuole provare a restare, la strada non è convincersi che lei “dovrebbe” desiderarla. La strada è rimettere verità dentro la relazione: togliere la coppia dal registro “ti proteggo” e riportarla nel registro “ti scelgo”. E se questo non è possibile, l’alternativa non è restare per pietà: è riconoscere che la lealtà non può sostituire la compatibilità affettiva ed erotica. La pietà, col tempo, diventa rancore.
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno Mattt,
dalle sue parole sembra emergere una certa confusione emotiva insieme al tentativo di comprendere cosa sta accadendo dentro di sé e nella relazione con la sua ragazza.
A volte, nelle relazioni lunghe, può accadere che sentimenti, senso di responsabilità, abitudine, bisogno di proteggere l’altro, paura della solitudine e paura di ferire si intreccino in modo molto complesso. Soprattutto quando la coppia attraversa eventi traumatici importanti, come un lutto così doloroso.
La perdita della sorella della sua ragazza sembra aver avuto un impatto anche su di lei e sul ruolo che ha sentito di assumere nella relazione: quasi come se, da un certo momento in poi, il legame non fosse più soltanto uno spazio affettivo, ma anche un luogo in cui sentirsi necessario, protettivo, chiamato a restare.
Non è raro che, dopo eventi traumatici, le relazioni cambino equilibrio. A volte uno dei partner entra maggiormente in una posizione di cura o salvataggio, mettendo più in secondo piano i propri bisogni, dubbi o vissuti. E col tempo può diventare difficile distinguere quanto si stia restando per amore, quanto per senso di colpa, responsabilità o paura di ferire l’altro.
Anche la vicinanza alla collega sembra aver acceso qualcosa: forse non necessariamente verso quella persona specifica, ma verso parti di sé che sente spente, come la vitalità, la leggerezza, il desiderio o la possibilità di sentirsi emotivamente coinvolto.
Credo che la domanda che porta qui e che si sta ponendo sia molto delicata e merita uno spazio di ascolto profondo.
Provare dubbi a volte significa che dentro di noi stanno emergendo bisogni, emozioni o parti rimaste silenziose per molto tempo e che ora chiedono di essere guardate.
Un caro saluto,
Dott.ssa Noemi Bartesaghi
Psicologa Clinica
Ricevo anche online
21 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Quello che porta sembra toccare un nodo molto delicato: la difficoltà di distinguere ciò che prova realmente per la sua compagna da ciò che nel tempo è stato costruito attraverso il senso di responsabilità, l’abitudine e forse anche la paura di ferire.
La perdita della sorella di lei sembra aver rappresentato un passaggio importante nella vostra relazione. Mi chiedo: da quel momento sente che il vostro legame si sia spostato più su una funzione di protezione e accudimento che su uno scambio spontaneo e desiderante?
Quando parla della collega, più che della persona in sé, sembra colpirla ciò che lei rappresenta: vivacità, passione, forse leggerezza. Questo potrebbe dire qualcosa non solo sulla coppia, ma anche su una parte di sé che sente meno viva dentro la relazione attuale.
Allo stesso tempo, dice che la sua ragazza è “bella, brava e in gamba”, quasi come se razionalmente riconoscesse il suo valore ma emotivamente facesse fatica a sentirsi pienamente coinvolto. Le chiederei allora: cosa significa per lei “apprezzarla davvero”? Sentire passione costante? Sentirsi libero? Sentire entusiasmo?
Il rischio, in queste situazioni, è restare sospesi tra il timore di lasciare qualcuno che soffre e quello di continuare una relazione in cui non riesce più a sentirsi autentico. Forse il punto non è capire se si sia “messo con lei per solitudine”, ma chiedersi che tipo di legame state costruendo oggi, dopo sette anni e dopo tutto ciò che avete attraversato.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buonasera Mattt,
probabilmente hai già chiaro dentro di te cosa vuoi e cosa desideri, se hai questi dubbi. Tuttavia, a volte è difficile seguire fino in fondo quello che vorremmo, perché significa chiudere delle relazioni come la tua che dura da tanti anni, e separarsi non è mai facile, anche se si sta male con un partner...
A quanto capisco, inoltre, seguire quello che desideri ti porterebbe a sentirti in colpa all'idea che la tua ragazza rimanga sola e soffra. È possibile che questo vissuto della solitudine come fonte di sofferenza sia in realtà una tua percezione? È vero, le separazioni non sono mai facili, ma se le cose non vanno e si sta male, chiudere la relazione è più sano e fonte di benessere che continuare a rimanere in una situazione di disagio.
Forse hai bisogno di fermarti un attimo e fare contatto con ciò che vuoi veramente. È sicuramente quella la strada da seguire.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buonasera Matt,
grazie per averci scritto e contattato su questo portale ed essersi confidato con noi.
Sono concorde con la risposta che le ha fornito il dottore Moretto.
Resto disponibile se vorrà iniziare un percorso di supporto emotivo per gestire al meglio tale ambivalenza relazionale ed emotiva.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Buonasera,
dal suo messaggio emerge una forte ambivalenza emotiva che sembra accompagnarla ormai da tempo. Da una parte riconosce nella sua compagna molte qualità importanti e significative, dall’altra sente che qualcosa dentro la relazione si è progressivamente spento o confuso, al punto da chiedersi quanto del vostro stare insieme nasca da un desiderio autentico e quanto invece da altri bisogni più profondi, come la paura della solitudine o il senso di responsabilità nei suoi confronti.
Mi sembra molto importante il passaggio in cui collega il cambiamento della relazione alla morte della sorella della sua compagna. Eventi traumatici così forti spesso modificano profondamente gli equilibri di coppia. A volte, quasi senza accorgersene, una relazione può spostarsi da uno spazio di reciprocità ad uno in cui uno dei due sente di dover “tenere in piedi”, proteggere o salvare l’altro. Quando questo accade per molto tempo, può diventare difficile distinguere il desiderio, l’amore, il senso di colpa e il bisogno di esserci per l’altro.
Anche la vicinanza alla collega sembra avere per lei più il significato di un segnale che di un semplice interesse esterno. Da ciò che scrive, sembra che in quella relazione abbia ritrovato aspetti di vitalità, leggerezza e coinvolgimento emotivo che sente mancare nella coppia da tempo. Questo non significa automaticamente che non ami più la sua compagna, ma forse che sta iniziando a interrogarsi più profondamente su cosa sente e su quale spazio occupi oggi questa relazione nella sua vita.
Credo sia importante non cercare risposte troppo immediate o drastiche. Relazioni lunghe come la vostra spesso contengono insieme affetto reale, abitudine, paura di ferire, senso di responsabilità e bisogno di sicurezza. Comprendere cosa prevalga davvero richiede tempo e sincerità verso se stessi.
Forse il punto centrale non è chiedersi semplicemente “la amo oppure no?”, ma capire quanto oggi si senta libero di stare in questa relazione per scelta autentica e non soltanto per paura, senso di colpa o difficoltà a tollerare le conseguenze di un eventuale cambiamento.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buongiorno,
Da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo una forte confusione tra ciò che provi affettivamente per la tua ragazza, il senso di responsabilità costruito negli anni e il bisogno di ritrovare emozioni e vitalità che oggi senti meno presenti nella relazione.
La perdita vissuta dalla tua compagna sembra aver avuto un impatto importante anche sul vostro legame: dalle tue parole emerge il dubbio che, a un certo punto, il rapporto abbia assunto anche una funzione di “protezione” o di sostegno, e questo può rendere difficile distinguere quanto si resti insieme per scelta, quanto per abitudine o per timore di ferire l’altro.
Anche l’interesse verso la collega sembra aver acceso un confronto interno più ampio, forse legato non solo alla persona in sé, ma a ciò che rappresenta per te in questo momento (novità, leggerezza, vitalità, riconoscimento).
Potrebbe esserti utile chiederti:
- cosa senti mancare davvero nella relazione attuale?
- quando ti senti vicino alla tua ragazza e quando invece distante?
- se non ci fosse il senso di responsabilità o di colpa, cosa desidereresti per te oggi?
Prima di prendere decisioni impulsive, può essere importante provare a capire meglio i tuoi bisogni e le dinamiche che ti tengono nella relazione. Un confronto psicologico individuale potrebbe aiutarti a distinguere il senso di cura autentico dal sentirti “obbligato” a restare.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Quello che descrivi è molto più comune di quanto sembri, ma anche molto doloroso da attraversare perché ti mette davanti a una domanda difficile: “sto restando perché amo davvero questa persona oppure perché mi sento responsabile della sua vita e del suo dolore?”
Da quello che racconti, sembra che dentro di te convivano più piani contemporaneamente. Da una parte riconosci nella tua ragazza qualità importanti: la trovi bella, valida, in gamba. Questo vuol dire che non sei davanti a una relazione vuota o priva di valore. Dall’altra però senti da tempo una mancanza emotiva e passionale, qualcosa che hai percepito molto chiaramente avvicinandoti alla collega. Spesso non è tanto la persona esterna in sé a “far nascere” il problema, ma a illuminare un bisogno che era già presente dentro la relazione: sentirsi vivi, coinvolti, desideranti, curiosi.
Mi colpisce molto anche quello che dici sulla morte della sorella. Un evento così traumatico cambia inevitabilmente gli equilibri di coppia. È possibile che in quel momento tu abbia assunto, anche inconsciamente, un ruolo di sostegno, quasi di protezione. Quando accade questo, a volte la relazione smette lentamente di essere vissuta solo come scelta amorosa e diventa anche una missione, un dovere emotivo. E il problema è che il senso di responsabilità può tenere unite due persone molto a lungo, ma non basta da solo a far sentire innamorati o vitali.
C’è anche un altro aspetto importante nelle tue parole: il dubbio sul desiderio. Tu dici che forse ti sei messo con lei anche perché era la prima ragazza che ti piaceva davvero fisicamente. Questo può creare una specie di conflitto interno: una parte di te pensa “dovrei essere felice, ho una ragazza bella e valida”, mentre un’altra parte continua a non sentirsi pienamente coinvolta. Quando ci si giudica con il “dovrei”, spesso ci si allontana ancora di più da quello che si prova realmente.
Non credo che il punto sia capire se la tua ragazza “meriti” di essere amata, dalle tue parole sembra una persona con molte qualità, ma capire se tu oggi riesci a sentirti autenticamente dentro questa relazione, oppure se stai restando soprattutto per paura di ferirla, di perderla, di sentirti in colpa o di fare la scelta sbagliata.
E attenzione: il fatto che tu provi dubbi non significa automaticamente che la relazione debba finire. A volte le crisi lunghe servono a capire cosa manca davvero e se quella mancanza può essere ricostruita insieme. Però è importante non ignorare ciò che senti da un anno e mezzo perché più si resta sospesi, più si rischia di vivere una relazione “a metà”, dove nessuno dei due si sente davvero scelto fino in fondo.
Forse la domanda più sincera che potresti porti non è “la amo oppure no?”, ma: “quando immagino il mio futuro con lei, mi sento vivo, libero e coinvolto oppure principalmente responsabile?”
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno,
Quello che descrivi sembra un conflitto tra l’affetto e la gratitudine che provi per la tua ragazza e il dubbio che il legame sia stato influenzato anche dal bisogno di proteggerla dopo un evento traumatico.
È comprensibile che, dopo sette anni e un lungo periodo di crisi, emergano domande profonde su ciò che senti davvero e su ciò che desideri per il tuo futuro.
Più che chiederti se la tua ragazza “sia giusta” razionalmente, può essere utile esplorare se oggi questa relazione ti fa sentire coinvolto e autentico. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a distinguere il senso di responsabilità dai tuoi reali sentimenti.
Rimango a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Sofia Covini
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Salve,
Dalle sue parole trovo emerga una frattura molto netta tra ciò che lei valuta "razionalmente" (il fatto che la sua ragazza sia bella e in gamba) e ciò che desidera, desiderio che sembra essersi completamente prosciugato e che riemerge solo altrove (la "vivacità e passione" vista nella collega).
Quanto scrive ha già la soluzione per capire come si è strutturata questa gabbia: lei dice che all'inizio ha scelto questa ragazza per una questione puramente di immagine, era la prima che le piaceva fisicamente, a differenza delle sue esperienze precedenti. L'ha scelta, in un certo senso, per confermare qualcosa a se stesso.
Ma il vero nodo in cui lei è rimasto intrappolato emerge con il lutto che ha colpito la sua compagna: di fronte a questa perdita, lei confessa di essersi sentito chiamato a "salvarla e restare insieme a lei per sempre".
Le faccio notare che in quel preciso momento lei ha cambiato posizione, ovvero, ha smesso di essere un partner desiderante e si è collocato nel ruolo del salvatore, offrendosi come l'oggetto che doveva tappare il buco del dolore della sua ragazza. Ma dove c'è il dovere assoluto di salvare l'Altro, il desiderio muore. Il desiderio ha bisogno di vuoto, di mancanza e di una certa quota di libertà per circolare, non può sopravvivere sotto il peso di una missione di soccorso o di un obbligo morale.
La vivacità che ha intravisto nella sua collega non è necessariamente l'amore della sua vita, ma è il sintomo di ciò che lei ha sacrificato: la vitalità che non trova più spazio in un legame trasformato in una sala di rianimazione.
La soluzione a questa crisi non la troverà facendo elenchi razionali dei pregi della sua fidanzata. Perché ha avuto bisogno di farsi garante della salvezza dell'Altro, al prezzo di spegnere il proprio desiderio?
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Quello che racconti sembra avere molto a che fare con un conflitto tra due movimenti interni diversi: da una parte il legame profondo, la storia condivisa, l’affetto e forse anche un senso di responsabilità molto forte verso la tua compagna; dall’altra il bisogno di sentirti vivo, coinvolto, desiderante, emotivamente acceso.
Mi colpisce una frase:
“vedevo nella collega una vivacità e una passione che non sento con la mia ragazza”.
Spesso quando ci si avvicina emotivamente a qualcun altro non è solo “l’altra persona” a colpirci, ma ciò che quella relazione riattiva dentro di noi. A volte l’altro diventa il contenitore di parti di sé che sentiamo spente da tempo: leggerezza, vitalità, spontaneità, desiderio, possibilità. E questo può creare molta confusione, soprattutto in relazioni lunghe.
Allo stesso tempo, quello che dici sulla morte della sorella della tua ragazza sembra molto importante. Perché da come ne parli, sembra che in quel momento il vostro legame abbia assunto anche un’altra funzione: non più soltanto essere fidanzati, ma sentirti investito del compito di proteggerla, sostenerla, “non poterla lasciare sola”.
E quando una relazione si struttura molto attorno al bisogno, al dolore o alla protezione, può succedere che il desiderio inizi lentamente a soffocarsi. Non perché l’altro non abbia valore, ma perché ci si sposta inconsapevolmente da una posizione di partner a una posizione più accudente o salvifica.
Questo però spesso genera un enorme senso di colpa. Perché razionalmente riconosci il valore della tua ragazza — dici che è bella, brava, in gamba — ma emotivamente senti che qualcosa non arriva più completamente. E allora nasce il dubbio:
“se non riesco ad apprezzarla fino in fondo, significa che non la amo davvero?”
oppure
“sto confondendo la stanchezza, la routine e il peso emotivo della relazione con una mancanza di amore?”
Credo che la questione non sia tanto capire se la tua collega “ti piace davvero” o se la tua ragazza sia “quella giusta”, ma provare a capire che tipo di posizione occupi oggi dentro questa relazione.
Ci stai perché la scegli ancora?
O anche perché senti che lasciarla significherebbe tradire qualcuno che hai sentito fragile, ferito, bisognoso di te?
Perché restare per senso di responsabilità, col tempo, rischia di trasformarsi in qualcosa di molto pesante sia per chi resta sia per chi viene “salvato”.
E un’altra cosa importante: il fatto che tu faccia fatica a sentire pienamente attrazione o coinvolgimento non significa automaticamente che la relazione sia falsa o che tu abbia mentito per sette anni. A volte le relazioni iniziano anche dentro bisogni profondi di riconoscimento, sicurezza, appartenenza. Solo che col tempo alcune domande emergono con più forza e non possono più essere coperte dalla sola stabilità.
Forse sei in un momento della vita in cui stai iniziando a chiederti non solo “con chi sto bene”, ma anche “chi sono io dentro questa relazione”.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Una relazione per essere duratura si deve posare sul rispetto di dialogo, pensione o volontà concreta di questo futuro insieme obiettivi comuni concreti su supporto reciproco ascolto comprensione
Tutto questo nel concreto, tutto questo entrambe le parti
Può succedere che una relazione parte con le migliori intenzioni e poi scopra con gli anni che ci sono delle difficoltà e delle motivazioni sottostanti che portano la coppia a proseguire senza risolvere tali problematiche.
In questi casi, la coppia può andare avanti anni, ma prima o poi deve affrontare quelle situazioni che puntualmente ritornano piano piano piano, è probabile che portino la coppia a scoppiare
È opportuno prendersi del tempo e valutare concretamente cosa lei vuole fare, cosa si aspetta questa relazione e se questa relazione può darle ciò che lei si aspetta
È opportuno farle anche con la sua fidanzata di questo suo malessere. Anche questo suo pensiero di dover per forza di doverla salvare dopo la morte della sorella.
È giusto aiutare il partner o la partner nei momenti di difficoltà, soprattutto dopo la morte di una persona cara tuttavia, se nella coppia ci sono dei problemi non è corretto non è giusto per entrambe le parti rimanere insieme, perché ci si è convinti di dover salvare l’altra persona
Questa è una situazione che capita a tante coppie, ma è una logica assolutamente sbagliata
Le consiglio di prendersi del tempo valutare quali siano i suoi obiettivi per il futuro e parlarne anche con la sua fidanzata. Parlare anche di questo suo malessere inerente alla sorella.
Affrontare la situazione insieme nel rispetto reciproco è un modo per conoscersi meglio e capire se ci sono i presupposti concreti e la volontà concreta per costruire una relazione sana oppure no
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Buongiorno a lei, il punto centrale mi sembra questo: lei distingue con chiarezza tra il riconoscimento razionale del valore della sua ragazza e la possibilità di desiderarla autenticamente. «Razionalmente è bella, brava, in gamba» è una frase che contiene un *ma* implicito, e quel "ma" è il cuore del problema. Il desiderio non funziona per via razionale: non basta sapere che l'altro è degno di essere desiderato perché il desiderio si attivi. E quando questa discrepanza si cronicizza, produce esattamente il tipo di inquietudine che lei racconta, compresa la sensibilità verso figure esterne che sembrano incarnare ciò che nella coppia manca.
Sulla collega, vale la pena una precisazione. La vitalità e la passione che lei percepisce in quella vicinanza non sono necessariamente attributi reali di quella persona: sono spesso proiezioni di una parte di sé che nella relazione principale non trova spazio. L'attrazione verso l'esterno, in questi casi, funziona più come segnale che come soluzione. Dice qualcosa sulla coppia, non sulla collega. C'è inoltre l'elemento che lei stesso individua come decisivo, e che merita di essere guardato senza sconti: la morte della sorella e il sentimento di dover restare per «salvarla». Questo è un passaggio che ha probabilmente alterato la grammatica interna della relazione in modo profondo. Il legame, da quel momento, potrebbe essersi spostato dal registro del desiderio a quello dell'obbligo morale, della colpa anticipata, della protezione. E l'obbligo, per quanto nobile nelle sue motivazioni, è uno dei più potenti inibitori del desiderio erotico. Si può amare qualcuno per compassione, per lealtà, per senso di responsabilità, ma questo tipo di amore non coincide con quello che sostiene una relazione di coppia nel tempo. Confondere i due piani significa restare intrappolati in una posizione in cui ogni pensiero di separazione viene vissuto come un abbandono crudele, e ogni permanenza come una rinuncia a sé.
Il punto non è stabilire se debba restare o andarsene. Il punto è che questa decisione, oggi, non è realmente disponibile, perché è inquinata da una sovrapposizione tra affetto, colpa e dovere che le impedisce di capire cosa davvero vuole. Un percorso individuale e non di coppia (almeno inizialmente), sarebbe lo spazio più adeguato per fare questo lavoro di discriminazione interiore. Non per ricevere una risposta, ma per arrivare a poter formulare la domanda in modo autentico.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile Mattt, immagino non sia facile vivere in questa situazione e ora provo a darle la mia lettura.
Gli anni che lei ha passato con la sua ragazza sono un discreto numero, vi conoscete bene, avete avuto modo di esplorarvi reciprocamente e conoscervi bene. A volte le motivazioni che ci spingono ad interessarci ad una persona poi non sono adeguate a mantenere una relazione, a volte invece mutano verso un sentimento più profondo e rendono la relazione piu profondai. Lei non ha fatto cenno a sentimenti e credo che dopo 7 anni ce ne dovrebbero essere oltre il senso di colpa. Nessuno merita di essere in un rapporto in cui pur razionalmente apprezzato, non viene amato e mi sto roferendo alla.sua ragazza. La voglia di stare insieme, di condividere, di scherzare e fare l'amore c'è nella sua coppia? Non sembrerebbe. E allora perché rimanere dove non c'è felicità, sentimenti e comunicazione? Lei e la sua ragazza avete fatto un percorso di vita insieme che era giusto e necessario per quelli che eravate; ora siete cambiati, evoluti, cresciuti e non siete più in armonia. Credo possiate valutare di chiudere questa relazione per concedervi di ricevere e dare amore e gioia da e ad altre persone.
Buona riflessione
Dott.ssa. Ilaria Ianni
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno,
da quello che racconta sembra che stia vivendo un conflitto molto profondo tra ciò che sente emotivamente e ciò che riconosce razionalmente nella vostra relazione. Quando una relazione attraversa eventi molto dolorosi, come il lutto importante vissuto dalla sua compagna, è possibile che nel tempo si creino dinamiche in cui l’amore, il senso di responsabilità, il bisogno di proteggere l’altro e il senso di colpa finiscono per intrecciarsi.
Il fatto che lei si stia interrogando sui suoi sentimenti non significa necessariamente che non tenga alla sua ragazza, ma può indicare il bisogno di comprendere meglio cosa oggi la lega a lei: amore, abitudine, paura di ferirla, senso del dovere o il desiderio di “salvarla”. Sono aspetti molto diversi tra loro, ed è importante poterli distinguere senza giudicarsi.
Anche la vicinanza emotiva alla collega sembra averle fatto percepire qualcosa che forse sentiva mancare da tempo, come leggerezza, vitalità o passione. Questo spesso non riguarda soltanto l’altra persona, ma anche parti di sé che nella relazione attuale forse sente meno vive.
Credo possa esserle utile concedersi uno spazio di riflessione autentico, possibilmente con un supporto psicologico, per capire cosa desidera davvero e quali bisogni emotivi sente oggi nella relazione. Restare accanto a qualcuno per paura di farlo soffrire, nel lungo periodo, rischia di creare ulteriore dolore per entrambi.
Resto a disposizione
Cordialmente,
Dott.ssa Psicologa Clelia Devoto
Ricevo anche online
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno,
da quello che racconti sembra che tu stia vivendo una forte ambivalenza: da una parte riconosci il valore della tua relazione e della tua compagna, dall’altra senti il bisogno di qualcosa di diverso, più vivo e coinvolgente per te. È una tensione che può generare molta confusione e anche senso di colpa.
Mi colpisce anche ciò che dici rispetto al momento difficile che la tua ragazza ha attraversato: a volte, in situazioni così dolorose, può accadere di assumere un ruolo più “di sostegno” che di partner, e questo nel tempo può influenzare il modo in cui vivi il legame e i tuoi sentimenti.
Più che cercare subito una risposta definitiva su cosa fare, potrebbe esserti utile fermarti ad ascoltare meglio te stesso: capire cosa senti davvero, cosa cerchi in una relazione e quanto di ciò che provi oggi appartiene alla storia con la tua compagna o a bisogni personali più profondi.
Un percorso psicologico può offrirti uno spazio protetto per esplorare questi aspetti con maggiore chiarezza, senza giudizio.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile utente,
da ciò che racconta sembra che stia vivendo un conflitto profondo tra ciò che sente emotivamente e ciò che pensa “dovrebbe” provare. Questo spesso genera molta confusione, senso di colpa e difficoltà nel capire se si sta restando in una relazione per desiderio autentico o per responsabilità, abitudine o bisogno di proteggere l’altro.
La perdita vissuta dalla sua compagna può certamente aver influenzato il vostro equilibrio di coppia e anche il ruolo che lei ha assunto nella relazione. Quando ci si percepisce come “salvatori”, col tempo può diventare difficile distinguere l’affetto dal senso del dovere.
Anche il coinvolgimento emotivo verso la collega sembra averle fatto emergere bisogni importanti, come vitalità, leggerezza e passione, che forse sente mancanti da tempo. Questo non significa necessariamente che la relazione sia “sbagliata”, ma probabilmente che alcune dinamiche meritano di essere comprese più a fondo.
Più che cercare una risposta immediata sul “restare o lasciare”, potrebbe esserle utile fermarsi a capire cosa desidera davvero in una relazione e quali bisogni oggi sente insoddisfatti, senza giudicarsi per questo.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Buongiorno, le tue parole descrivono un groviglio emotivo e relazionale profondo, ma contengono già elementi di grandissima consapevolezza che meritano di essere guardati con attenzione e realismo clinico. Quando una relazione di 7 anni attraversa una crisi prolungata (da un anno e mezzo), spesso la comparsa di una figura esterna — come la tua collega vivace e appassionata — non è la causa della crisi, ma il sintomo visibile di un vuoto interno che si è creato nel tempo. Dici una cosa molto forte e sincera: ti sei reso conto di esserti messo con lei anche perché "non avevi mai avuto una ragazza che ti piacesse fisicamente", e che le tue esperienze precedenti erano state simili. A volte, quando veniamo da un passato di insicurezze o di esperienze poco soddisfacenti, tendiamo ad accettare una relazione basandoci sulla "sicurezza" dell'affetto, della bontà e delle qualità razionali dell'altro ("razionalmente è veramente bella, brava e in gamba"). Il problema è che l'amore e l'attrazione non si muovono su binari razionali. Puoi riconoscere oggettivamente tutti i pregi della tua ragazza, ma se manca quella scintilla profonda di passione e vitalità — che oggi proietti sulla tua collega — sentirai sempre il peso di non riuscire ad apprezzarla totalmente. Questo crea un senso di colpa logorante: ti colpevolizzi per non amare abbastanza una persona che, sulla carta, è perfetta.
Il secondo elemento che citi è, dal punto di vista psicologico, forse il più determinante: la tragica e prematura scomparsa della sorella di lei dopo il secondo anno di relazione. Il ricatto affettivo interno: Quando restiamo con qualcuno per senso di dovere, per compassione o per paura di distruggerlo andandocene, la relazione si trasforma in una prigione dorata. Finisci per sacrificare la tua felicità e la tua vitalità (quella che cerchi nella collega) in nome di una promessa silenziosa di salvataggio. Ma non si può salvare nessuno sacrificando se stessi, e alla lunga questo meccanismo genera risentimento e distacco, alimentando la crisi in cui vi trovate da un anno e mezzo.
Separare l'affetto dal progetto di vita: Chiediti se ciò che ti tiene legato a lei oggi è il desiderio reale di costruire un futuro basato sulla reciprocità e sulla passione, o se è la paura di farla soffrire e il senso di colpa legato al suo passato doloroso. L'affetto e la stima sono sentimenti nobili, ma da soli non bastano a sostenere un matrimonio o una convivenza a lungo termine se manca l'allineamento profondo dei desideri. Proprio perché la descrivi come una ragazza brava e in gamba, merita accanto una persona che la scelga ogni giorno con totalità, non qualcuno che resti con lei "perché deve" o perché razionalmente è la cosa giusta da fare. Rimanere in una relazione a metà, dove non la apprezzi totalmente, è un'ingiustizia emotiva per entrambi. L'utilità di uno spazio tuo: Gestire una crisi così lunga, il peso di un lutto familiare importante e la confusione legata a un'altra persona è un carico psicologico notevole. Valutare anche solo un breve percorso di consulenza psicologica individuale potrebbe esserti di grandissimo aiuto. Ti permetterebbe di esplorare i tuoi reali bisogni, di elaborare questo forte senso di responsabilità verso di lei e di trovare la forza di prendere una decisione lucida, qualunque essa sia, senza farti schiacciare dal senso di colpa. La crisi che state vivendo vi sta dicendo che lo schema su cui avete retto la relazione finora non funziona più. È il momento di fermarsi e capire se c'è la volontà reale di ricostruire un legame autentico o se è arrivato il momento, seppur doloroso, di lasciar andare i rispettivi ruoli di salvatore e salvata.
20 MAG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Mattt,
Ciò che descrive mette in luce un groviglio emotivo che si trascina da tempo: sette anni di relazione costituiscono una tappa importante, soprattutto se accompagnata da quasi due anni di crisi. Di fronte a questo scenario, sarebbe importante chiedersi: come è stata affrontata questa crisi? C'è stata una comunicazione trasparente, basata su impegno e fiducia, oppure i non detti, i risentimenti e gli allontanamenti si sono sedimentati con forza senza essere discussi? E ancora, quali sono state le strategie messe in atto per affrontare il problema e quali, invece, quelle usate per evitarlo? Queste sono tutte domande che potrebbe essere necessario esplorare in un contesto terapeutico di coppia, a patto che alla base vi siano una motivazione al cambiamento e un sentimento condiviso.
La letteratura clinica e psicologica ci offre alcune chiavi di lettura fondamentali per fare chiarezza su dinamiche così complesse:
il lutto che ha colpito la sua ragazza (la perdita della sorella in giovane età) rappresenta un punto di svolta cruciale. In psicologia clinica è ampiamente documentato come i grandi traumi possano alterare profondamente l'equilibrio di una coppia. Sentire il dovere di "salvarla" e di "restare insieme a lei per sempre" risponde a una dinamica spesso inconscia di iper-responsabilizzazione. Il legame rischia così di non fondarsi più sul desiderio e sulla reciprocità, ma sul senso di colpa e sul dovere morale. Questo trasforma la relazione in una sorta di "gabbia dorata", dove l'altro non è più un partner paritetico, ma una persona fragile da proteggere ad ogni costo.
D'altra parte, la vicinanza alla collega, in cui lei intravede vivacità e passione, spesso in terapia non viene letta come una reale alternativa sentimentale, bensì come un "sintomo" o un "attivatore". In una coppia in crisi, una figura esterna può facilmente diventare lo schermo su cui proiettare tutto ciò che sentiamo mancare in noi stessi o nel rapporto ufficiale: leggerezza, vitalità, assenza di dramma, passione e una sessualità attiva.
A volte, la scelta di un partner basata principalmente sulla "sicurezza" e sulla "bontà" della persona, a scapito di un'attrazione viscerale, risponde al bisogno profondo di trovare un porto sicuro. Con il passare del tempo, tuttavia, questa dinamica può entrare in forte conflitto con la sfera del desiderio e dell'erotismo.
Il dubbio che sperimenta — non capire se il sentimento sia autentico o se sia amplificato dal dovere — le genera una forte dissonanza cognitiva: razionalmente sa che la sua ragazza ha grandi qualità, ma emotivamente si sente disconnesso o bloccato.
È fondamentale comprendere che restare con una persona esclusivamente per il timore di farla soffrire o per l'idea di doverla "salvare" non è un atto di amore protettivo. Alla lunga, questa scelta rischia di trasformarsi in risentimento, danneggiando profondamente entrambi i partner. Ognuno ha il diritto di essere amato per ciò che è, non per il bisogno di protezione che evoca o per il senso di colpa che si prova all'idea di lasciarlo.
Lo scopo non è darsi o dare colpe, ma chiedersi intimamente: come mi sento davvero in questa relazione?
Data la complessità dei fattori in gioco — che intrecciano la sua storia sentimentale, l'elaborazione indiretta di un lutto familiare e una crisi di coppia strutturata — il consiglio più protettivo per la sua salute psicofisica è quello di intraprendere un percorso terapeutico individuale. Un professionista della salute mentale (uno psicologo o uno psicoterapeuta) potrà offrirle uno spazio neutro e privo di giudizio per esplorare la natura dei suoi desideri, comprendere quanto il trauma della sua ragazza stia condizionando le sue scelte attuali e aiutarla a fare chiarezza con onestà, per il bene di entrambi, uscendo dal limbo di questa crisi.