Non capisco cosa mi sta succedendo

Inviata da Marco · 18 set 2019

Buongiorno.
Sono un ragazzo di 24 anni, frequento ingegneria meccanica e sono fuori corso di due anni.
Questi ultimi due anni sono stati molto difficili per me, passati nello sconforto.. i miei ex compagni si sono tutti laureati e io non ho più nessuno stimolo, non ho più ambizioni e ho perso la voglia di mettermi a studiare, mi separano dalla laurea solo due esami, eppure non ci riesco. Vivo la maggior parte del tempo a fare nulla, con le mani in mano, con l'angoscia perché non sto facendo quello che dovrei. L'unica cosa che faccio è andare in palestra regolarmente, 8 anni fa ho fatto un grave incidente in moto che mi ha sfregiato il collo in maniera irreversibile, mi è rimasta una grossa cicatrice che ha provocato in me grande disagio psicologico, credo di aver iniziato per quello qualche anno dopo ( per spostare l'attenzione sul fisico, attualmente ho una discreta autostima), la cosa mi dà soddisfazione e mi premia con risultati tangibili, ma non sono più sicuro se lo sto facendo per passione o per alimentare l'idea che hanno gli altri di me di persona forte e determinata.
Credo che le persone mi vedano per quello che non sono, anzi ne sono certo, e temo che possano scoprire che sono tutto il contrario, non so perché.
Sono frustrato, mi vergogno a farmi vedere in giro, faccio fatica ad uscire e lo faccio contro voglia per volere di altri... Mi è capitato in questo ultimo anno di farmi calpestare da un amico molto stretto, colpo che ho incassato in silenzio, ma che tutt'ora mi annienta anche se mi comporto nei suoi confronti come se nulla fosse accaduto.
Mi ritrovo continuamente ad ascoltare i problemi dagli altri, le loro lamentele, le loro preoccupazioni e tutta la loro negatività e dare loro consigli su come uscirne o superare le avversità, senza però ricevere lo stesso interesse nei miei confronti, senza che nessuno mai voglia indagare un po' più a fondo di una superficiale risposta di cortesia.
Non parlo mai con nessuno delle mie cose, principalmente ascolto le loro, tranne con la mia ragazza, con lei riesco ad essere me stesso anche se tiro un po' indietro per non appesantirla con le mie problematiche.
Ho una famiglia che non mi fa mancare mai nulla, stimata da tutti, me compreso, ma non ho rapporti con loro, almeno non come madre/padre-figlio dove ci si confronta e si condividono esperienze. Mi manca questo? Non lo so, non l ho mai provato.
Tratto male persone che non hanno fatto nulla di male, rispondo male a mia nonna, a mia madre, sono sempre nervoso se sono a casa con loro... Il punto è che lo faccio essendone consapevole nel momento stesso, e me ne vergogno subito dopo.

2-3 anni fa non ero così, ero molto sicuro di me, avevo voglia di vivere e fare più cose possibili. Non capisco cosa mi sia successo, forse il sommarsi di mille piccoli problemi mai approfonditi hanno prodotto tutto questo, non ne ho idea. Non cerco la soluzione, cerco una spinta verso qualcosa che sia un riscatto per me, per la mia vita.
Spero possiate in qualche modo poter indicarmi cosa fare e come farlo.

Ringrazio coloro che si sono presi del tempo per arrivare fin qui e che, eventualmente ne spenderanno altrettanto per darmi una risposta

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Miglior risposta 19 SET 2019

Gentile Marco,
la spinta che mi sento di darle è quella verso una psicoterapia che possa aiutarla a comprendersi meglio e ad affrontare i "problemi mai approfonditi" che, forse, non sono mille ma sono certamente rilevanti.
Il grave incidente in moto che ha subito a soli 16 anni andrebbe, a mio parere, elaborato meglio, visto che ha lasciato in lei alcuni strascichi importanti che ora la mettono in difficoltà.
E' possibile, in ipotesi, che il blocco che lei sperimenta all'Università sia legato a questa mancata accettazione dell'evento traumatico della sua adolescenza e che, quindi, lei non riesca a compiere quel salto verso l'età adulta che è, tipicamente, rappresentato dalla laurea e dalla ricerca del lavoro.
E' possibile che vi siano anche altri motivi, ovviamente, ma il fatto che le manchino solo 2 esami non mi fa pensare a sue difficoltà oggettive nello studio.
Questo stato di frustrazione determina, a mio parere, la rabbia che lei esprime in famiglia e l'insofferenza con la quale tollera a mala pena la presenza di amici e conoscenti.
La invito a cercare un aiuto in tempi brevi, è importante che inizi a prendersi cura della sua parte emotiva.
Molti auguri e ci riscriva se ha bisogno.

Dott.ssa Roberta Altieri Psicologo a Milano

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