Non avrei bisogno di un aiuto diverso?

Inviata da Io · 23 gen 2025 Autorealizzazione e orientamento personale

Ciao, sono Antonio. Ho passato i quarant'anni, ma solo tre-quattro anni fa mi è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, dopo che la mia nuova psichiatra aveva avuto una intuizione nel tentativo di capire cosa non funzionava in una persona che reputava intelligente e brillante.
Premessa, io ero sempre stato convinto di avere qualcosa, visto la mia impossibilità nel capire come facciano le persone cosiddette "normali" a fare alcune cose. Per molto tempo mi era stato detto dagli specialisti "non hai niente", poi evidentemente avevo ragione io...
Il mio sospetto però, è che non ho veramente l'asperger, ma un altro disturbo dello spettro autistico, magari ancora non precisamente individuato, e che per questo mi sia stata diagnosticata l'asperger perché è quella che più gli assomiglia. Ma se ci sono talune cose che mi sento di condividere con l'asperger, altre sono completamente divergenti, come il fatto che non sopporto avere una routine, una vita preordinata in cui il martedì è il giorno di questo ed il mercoledì di quest'altro. Preferisco più che altro avere una scaletta che mi dica cosa fare nella giornata sempre differente giorno dopo giorno, che qualcosa di schematico e ripetitivo.
Ma il vero problema è che le cose stanno andando sempre peggio per me. Io ho vissuto per anni con i miei genitori, in un clima molto affettivo, che mi aiutava ad affrontare la vita. Così come ero aiutato ad affrontare la vita solo ad avere la compagnia in casa dei miei amici, che venivano a giocare ai videogiochi a casa mia e che volevano anche coinvolgermi nel gioco, ma per me la cosa più bella era stare con loro e vederli giocare.
Ovviamente, le vite dei miei amici si sono evolute "normalmente" ed io ho perso la loro compagnia, iniziando a fare scricchiolare per la prima volta la mia nave, che non è che sia mai stata stabilissima, ma che almeno riusciva a navigare su un mare un po' agitato.
Queste prime perdite, mi hanno portato un forte stato di depressione ed una incapacità ad accettare di non avere più quel tipo di compagnia che mi faceva stare bene. Non li ho mai colpevolizzati, sia chiaro, il problema sono io che non riesco a trovare una alternativa a quello stato amicale tipico dell'adolescenza, che è anche quello che io mi sento di essere, pur sapendo di non esserlo. Sì, è complicato.
A peggiorare le cose, è arrivata la morte di mio padre prima, e il ricovero di mia mamma in un RSA visto una pesante demenza senile. Mi sono trovato a vivere da solo e questo per me è tossico.
Mi senti completamente privo di motivazioni ed ho tanti pensieri nefasti. Ho sempre avuto tante paure, ma per scacciarle, mi sono affidato sempre ad altre persone che mi facevano da schermo, mi facevano pensare che le mie erano paure insensate e che mi creavano attorno a me un clima ovattato, che però mi era utile, visto che proprio sentendomi al sicuro, riuscivo a fare cose che nessuno si immaginava.
Ma ora sono solo. Intendiamoci, ho ancora tante persone che cercano di aiutarmi, ma sono solo. Solo, per me, è lo stato di non compagnia, di non presenza fisica di una persona familiare/amicale in in contesto quotidiano.
Vedo tutto nero e sto abbastanza degenerando. Eppure in questo momento, chi mi vuole aiutare lo fa in una maniera che reputo assurda. Insomma, io evidentemente non riesco a sopportare la realtà e sto meglio quando riesco ad ignorarla, a non pensare che la vita è brutta, a credere nella speranza. Ma da chi mi vuole aiutare, invece, arriva l'imput opposto. Mi viene detto che ho ragione, che la vita è brutta, ma che devo comunque andare avanti. Ma io così vado indietro. Io so che la mia situazione non può essere risolta, nessuno potrà ridarmi indietro i miei genitori o la compagnia di amici che avevo. Però non capisco a che pro, la gente voglia continuare a gettarmi in faccia una realtà, che io non riesco a sopportare e che mi porta sempre di più a rinchiudermi ed a non fare lo cose. Se io penso che la vita fa schifo e vorrei non pensarla così, perché questo mi fa venire voglia di buttarla via questa vita, visto che fa schifo, ma se allo stesso tempo chi mi è attorno per motivarmi mi dice che la vita fa schifo, beh allora... Che vogliono fare, istigarmi al suicidio? Non lo so, ma se io funziono bene quando chi ho attorno a me mi da delle attenzioni quasi bambinesche, perché aiutarmi facendomi stare ancora peggio? Sì, lo capisco, è impossibile riuscire a riottenere ciò che mi faceva felice e devo continuare a vivere, ma se a me fanno bene le illusioni, il credere in cose impossibile, perché questo contrasta le mie paure e mi aiuta ad uscire dal guscio ed a non pensare in continuo a tutto quello che mi terrorizza. Non lo so, io vorrei quanto meno tornare a raggiungere uno stato in cui la mia nave non scricchiola o imbarca acqua. Vorrei semplicemente avere una vita da 6, non mi interessa il 10, ma raggiungere il 6. Eppure, la gente che ho intorno a me fa a gara a deprimermi, invece di indurmi a pensare positivo o quanto meno a non pensare al nero.

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Miglior risposta 24 GEN 2025

Grazie per aver condiviso così apertamente la tua storia e i tuoi sentimenti. Hai descritto una situazione profondamente complessa e dolorosa, che merita tutta l'attenzione e il rispetto. Posso immaginare quanto possa essere difficile affrontare tutto questo, soprattutto con la sensazione di essere incompreso o mal supportato da chi ti sta intorno.

Da quello che racconti, sembri essere una persona molto riflessiva, con una profonda consapevolezza di te stesso e di ciò di cui hai bisogno. Il fatto che tu sappia che funzionare in un contesto "ovattato" o con una certa leggerezza ti aiuta è già una grande intuizione. Non tutti riescono a identificare così chiaramente le proprie necessità.

Alcune cose che mi colpiscono:

- La diagnosi e il dubbio sull'Asperger: è vero che le etichette diagnostiche a volte non riescono a catturare la complessità dell’individuo. La tua sensazione di non rispecchiarti completamente nella diagnosi potrebbe essere un segnale che c’è altro da esplorare. Parlare con uno specialista che abbia esperienza con lo spettro autistico e con diagnosi differenziali potrebbe aiutarti a chiarire meglio la situazione.

- La solitudine e la mancanza di un "porto sicuro": per te, la presenza fisica e quotidiana di persone care ha rappresentato un elemento fondamentale per sentirti stabile e al sicuro. Perdere questa base di sicurezza è stato, comprensibilmente, devastante. Forse, però, potrebbe esserci un modo per ricostruire, anche se in forme nuove, quel tipo di "porto sicuro" che ti faceva stare meglio.

- Il supporto che non senti adeguato: capisco cosa intendi quando dici che le persone attorno a te sembrano rinforzare il tuo malessere, invece di aiutarti a uscirne. Non è facile (ma neanche impossibile) trovare qualcuno che sappia davvero entrare in sintonia con i tuoi bisogni, soprattutto se ti serve un approccio più delicato, che ti permetta di affrontare la realtà a piccoli passi, senza sopraffarti.

- L'importanza delle illusioni e della speranza: ciò che dici sulla necessità di avere illusioni o momenti di positività, anche "non realistica", è fondamentale. Non si tratta di mentire a se stessi, ma di creare spazi mentali dove sentirsi più leggeri e motivati, cosa che per molte persone è essenziale per vivere meglio.

Possibili passi da considerare:

- Terapia mirata: Un terapeuta specializzato nello spettro autistico o in problematiche legate alla solitudine e alla depressione potrebbe offrirti un sostegno più mirato.

- Comunità o gruppi di supporto: esistono gruppi (sia in presenza che online) per persone nello spettro autistico o che affrontano situazioni simili alla tua. Incontrare persone che condividono alcune delle tue esperienze potrebbe farti sentire meno isolato e più compreso.

- Ricreare legami: non è semplice, ma potresti cercare di costruire nuove relazioni o contesti sociali dove sentirti accettato e a tuo agio. Anche attività come volontariato, corsi o hobby in gruppo potrebbero offrire una nuova prospettiva. L'importante è essere pazienti e propositivi.

- Trovare persone comprensive: se chi ti è vicino non riesce a supportarti come vorresti, potresti provare a comunicare loro le tue necessità in modo più chiaro. In alternativa, un mediatore o un professionista (come uno psicologo) potrebbe aiutarti a costruire un dialogo migliore con chi vuole aiutarti ma forse non sa come.

- Routine "flessibili": vista la tua difficoltà con la rigidità della routine, potresti provare a creare una sorta di "scaletta aperta," che ti dia una struttura senza essere troppo predefinita, lasciandoti spazio per cambiare senza perdere del tutto il controllo.

Raggiungere il tuo "6"!
Quello che desideri non è irraggiungibile. Sei già sulla strada giusta perché sei consapevole di te stesso e di ciò di cui hai bisogno. A volte, piccoli passi verso il cambiamento, accompagnati da qualcuno che sappia davvero ascoltarti, possono fare una grande differenza. E anche se ora ti sembra tutto nero, sappi che non sei solo. Esistono modi per ricostruire la tua nave, anche se con pezzi nuovi.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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27 GEN 2025

Ciao Antonio, come stai?
Voglio parlarti con molta sincerità. C’è un periodo prezioso nella vita di ognuno in cui la percezione della realtà muta, poiché eventi esterni, come quelli familiari, ci inducono ad una revisione dei propri strumenti e delle proprie risorse per darsi sempre quel 6 (e più) che ci faccia stare bene.
È possibile che tu non abbia, in questi anni, passato quella fase di passaggio dall’adolescenza alla fase adulta, anche per via del clima altamente contenitivo della tua famiglia. Oggi che sono venuti meno i supporti genitoriali, quello che ti si è creato attorno è un gran senso di vuoto. Sono certa che la terapia e la fiducia verso una persona competente possa aiutarti a introiettare dentro di te quel sostegno familiare che ha ricevuto e che oro devi ritrovare in te stesso. Ti consiglio di approcciarti anche ai contesti di gruppo, gruppi di dialogo e consapevolezza, attività artistiche ma anche terapiche. Esplorati, conosciti, solo così arriverà gente con cui vi è sintonia.
Nonostante tu stia cercando di capirti, è possibile che un po’ di negatività, attiri persone che hanno le stesse opinioni in merito alla vita. Ora è necessario aprirti a te stesso, darti fiducia. Il mondo esterno è una conseguenza.
Ti faccio i miei più cari auguri e rimango a disposizione
Dottoressa Anna Elena Comune

Dott.ssa Anna Elena Comune Psicologo a Roma

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26 GEN 2025

Gentile Antonio,
sulla base di quanto lei scrive, non è facile dire se la diagnosi di Sindrome di Asperger che è stata posta sia corretta oppure no ma a volte le etichette diagnostiche non sono fondamentali ai fini della terapia soprattutto quando ci sono sintomi trasversali e comuni a diversi disturb psicologici.
Infatti, sicuramente il disfacimento del suo nucleo familiare da cui riceveva protezione e l'isolamento derivante dalla perdita del sostegno e compagnia dei suoi amici hanno causato una discreta deflessione del tono dell'umore e una accentuazione delle sue difficoltà socio-relazionali.
Quanto poi alle sue eventuali esperienze sentimentali e lavorative, non ci sono informazioni.
In questa situazione, a mio avviso, è molto importante per lei iniziare ad avvalersi quantomeno del supporto di un percorso di psicoterapia preferibilmente cognitivo-comportamentale valutando anche l'opportunità di una integrazione farmacologica, dopodichè provare a migliorare il suo funzionamento nelle diverse aree di competenza.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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26 GEN 2025

Salve Antonio, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDLogiudice

Anonimo-192705 Psicologo a Roma

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25 GEN 2025

Ciao Antonio, grazie per aver condiviso la tua esperienza e i tuoi pensieri così apertamente. Capisco quanto la tua situazione possa sembrare complessa e difficile da gestire, soprattutto ora che ti trovi ad affrontare un isolamento emotivo e fisico che prima veniva compensato dalla presenza dei tuoi genitori e degli amici.

Da quello che racconti, emerge quanto sia importante per te avere attorno persone che offrano supporto emotivo in un modo che ti fa sentire sicuro e protetto, magari anche permettendoti di sognare o rifugiarti in illusioni positive. Questo approccio sembra essere stato una strategia efficace per gestire paure e insicurezze, quindi è comprensibile che le reazioni opposte degli altri (per quanto forse ben intenzionate) ti facciano sentire ancora più vulnerabile.

Ecco alcune riflessioni e idee che potrebbero aiutarti a ritrovare un po' di stabilità e serenità:

1. **La ricerca di un ambiente positivo**: Circondarti di persone che riescono a rispettare il tuo bisogno di visioni più ottimistiche o che riescono a fornirti un sostegno empatico potrebbe essere cruciale. Hai mai considerato di unirti a gruppi o comunità in cui condividere interessi specifici (come il gaming o altre passioni)? Questi contesti possono aiutarti a ritrovare quella compagnia che ti dava sicurezza e piacere in passato.

2. **Routine flessibile**: Anche se non ti piace una vita preordinata e ripetitiva, avere una sorta di "scaletta" giornaliera può aiutarti a creare un senso di ordine che non sia opprimente. Può trattarsi di piccole attività da fare quando ti senti di farle, senza vincoli rigidi.

3. **Supporto psicologico mirato**: Considerato il tuo bisogno di un approccio specifico, potresti beneficiare di un terapeuta che abbia esperienza con persone nello spettro autistico. Un professionista esperto potrebbe aiutarti a gestire il lutto, l'isolamento e il bisogno di sicurezza in un modo che si adatta meglio al tuo modo di percepire e affrontare la realtà.

4. **Compagnia e relazione con la realtà**: È vero che a volte l'illusione o il distacco dalla realtà possono aiutare a "sopravvivere", ma lavorare su un equilibrio potrebbe farti stare meglio. Non si tratta di negare il dolore, ma di trovare uno spazio in cui le cose difficili coesistano con momenti che ti diano gioia. Ad esempio, puoi cercare di focalizzarti su ciò che ancora ti piace o ti dà un minimo di soddisfazione (anche piccole cose, come un film o un hobby).

5. **Il tuo "6" è importante**: Puntare a una vita da "6" è un obiettivo realistico e valido. Il primo passo potrebbe essere definire cosa rappresenta quel "6" per te. Quali sono le cose che farebbero sentire la tua nave stabile? Può essere utile scriverle o parlarne con qualcuno che ti ascolti senza giudizio.

Infine, è importante sottolineare che meriti di essere ascoltato nel modo che funziona meglio per te. Non sei sbagliato perché hai bisogno di protezione o di qualcuno che ti aiuti a vedere la luce. Il tuo modo di affrontare il mondo è valido, ed è importante trovare le persone e i contesti che possano rispettarlo e valorizzarlo.

Dott. Fabrizio Toti Psicologo a Todi

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24 GEN 2025

Buongiorno Antonio,
dal suo messaggio emergono molti spunti per una psicoterapia,
si prenda uno spazio ed investa su se stesso
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti
Cordiali saluti
Alice Noseda

Dott.ssa Alice Noseda Psicologo a Lecco

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24 GEN 2025

Buongiorno non si scoraggi mai
Le sarebbe utile dei colloqui con uno psicoterapeuta.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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24 GEN 2025

Salve "io",
Grazie per aver condiviso così tanto di se stesso qui con noi, è stato molto coraggioso.

Ci sono molte cose che vorrei dirle e scriverle e mentre lo faccio sto cercando di fare ordine fra i mie pensieri, ma la prima cosa che mi torna in mente mentre scrivo è che le sue paure non siano insensate. Ha attraversato e sta attraversando un momento di enorme passaggio, dove alcune cose pilastri fondamentali della sua nave non ci sono più e per questo, per riprendere la sua metafora, la sua barca sembra essersi bloccata, anzi arenata. Mi arriva questo: quanto senza quelle attenzioni "quasi bambinesche" lei non riesca in qualche modo ad andare avanti. Comprendo quello che racconta: lei vorrebbe qualcuno che la motivi, che la aiuti nel suo obiettivo, nascondere a se stesso il dolore che la vita le ha procurato. Ma ci sono due punti fondamentali, il primo che credo che se per lei è importante essere spronato in una modalità differente, aiutandola ad esempio a vedere il bello che la vita ha da offrirle, dovrebbe comunicarlo a chi cerca di sostenerla. Semplicemente dirlo: ho bisogno che mi facciate vedere un pò di luce, in tutto il buio che vedo. Dall'altro lato però mi sento di dirle una cosa forte e che va in enorme contrasto con ciò che le ho appena scritto.. Lei vive un blocco e un dolore per la perdita affettiva e fisica delle persone più importanti della sua vita e se vuole davvero uscire da questo empasse l'unica soluzione è toccare le sue ferite. So che fa paura, terribilmente, è difficile e in alcuni momenti le farà pensare che forse sta peggio di prima ma se vuole che la sua nave inizi a navigare nuovamente fra acqua calme o movimentate, deve guardare sotto la superficie del mare e comprendere perché così in profondità la sua ancora si è incastrata del tutto a tal punto da immobilizzarla. E i suoi amici in qualche modo questo lo hanno capito. Hanno capito che per lei è un momento difficile e non voglio prenderla in giro perché raccontarle che la realtà è diversa non la aiuterà ad andare avanti. Attenzione però, questo non vuol dire che la vita non possa più offrirle niente altro, anzi. Ci sono milioni di rotte da intraprendere, isole da esplorare che la aspettano. Ma dipende da lei scegliere di tuffarsi e mettere il viso in un mare sconosciuto che ha bisogno di essere ascoltato e soprattutto può scegliere di non essere solo e persi aiutare da un professionista che in questo nuovo percorso di vita la accompagni.

Mi auguro di averle dato qualche spunto che possa averla aiutata e qualora avesse bisogno di parlarne, sarei lieta di aiutarla.
Dott.ssa Giorgia Tanda.

Dott.ssa Giorgia Tanda Psicologo a Roma

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24 GEN 2025

Ciao Antonio! Comprendo il tuo sentire …e ti stringo in un abbraccio. Capisco perfettamente come ti senti però è un qualcosa sul quale devi lavorarci. Voler raggiungere almeno il 6, come dici tu, presuppone che tu abbia forza di volontà reale per riuscire a gestire la necessità ed il bisogno che ognuno di noi ha “di essere amato”! Puoi farcela, chiedi aiuto ad un terapeuta, ad uno psicologo. La tua vita può radicalmente cambiare grazie ad un percorso di autoconsapevolezza. Un abbraccio.
Dottoressa Del Prete

Dott.ssa Raissa Del Prete Psicologo a Lecce

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