Non avrei bisogno di un aiuto diverso?
Ciao, sono Antonio. Ho passato i quarant'anni, ma solo tre-quattro anni fa mi è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, dopo che la mia nuova psichiatra aveva avuto una intuizione nel tentativo di capire cosa non funzionava in una persona che reputava intelligente e brillante.
Premessa, io ero sempre stato convinto di avere qualcosa, visto la mia impossibilità nel capire come facciano le persone cosiddette "normali" a fare alcune cose. Per molto tempo mi era stato detto dagli specialisti "non hai niente", poi evidentemente avevo ragione io...
Il mio sospetto però, è che non ho veramente l'asperger, ma un altro disturbo dello spettro autistico, magari ancora non precisamente individuato, e che per questo mi sia stata diagnosticata l'asperger perché è quella che più gli assomiglia. Ma se ci sono talune cose che mi sento di condividere con l'asperger, altre sono completamente divergenti, come il fatto che non sopporto avere una routine, una vita preordinata in cui il martedì è il giorno di questo ed il mercoledì di quest'altro. Preferisco più che altro avere una scaletta che mi dica cosa fare nella giornata sempre differente giorno dopo giorno, che qualcosa di schematico e ripetitivo.
Ma il vero problema è che le cose stanno andando sempre peggio per me. Io ho vissuto per anni con i miei genitori, in un clima molto affettivo, che mi aiutava ad affrontare la vita. Così come ero aiutato ad affrontare la vita solo ad avere la compagnia in casa dei miei amici, che venivano a giocare ai videogiochi a casa mia e che volevano anche coinvolgermi nel gioco, ma per me la cosa più bella era stare con loro e vederli giocare.
Ovviamente, le vite dei miei amici si sono evolute "normalmente" ed io ho perso la loro compagnia, iniziando a fare scricchiolare per la prima volta la mia nave, che non è che sia mai stata stabilissima, ma che almeno riusciva a navigare su un mare un po' agitato.
Queste prime perdite, mi hanno portato un forte stato di depressione ed una incapacità ad accettare di non avere più quel tipo di compagnia che mi faceva stare bene. Non li ho mai colpevolizzati, sia chiaro, il problema sono io che non riesco a trovare una alternativa a quello stato amicale tipico dell'adolescenza, che è anche quello che io mi sento di essere, pur sapendo di non esserlo. Sì, è complicato.
A peggiorare le cose, è arrivata la morte di mio padre prima, e il ricovero di mia mamma in un RSA visto una pesante demenza senile. Mi sono trovato a vivere da solo e questo per me è tossico.
Mi senti completamente privo di motivazioni ed ho tanti pensieri nefasti. Ho sempre avuto tante paure, ma per scacciarle, mi sono affidato sempre ad altre persone che mi facevano da schermo, mi facevano pensare che le mie erano paure insensate e che mi creavano attorno a me un clima ovattato, che però mi era utile, visto che proprio sentendomi al sicuro, riuscivo a fare cose che nessuno si immaginava.
Ma ora sono solo. Intendiamoci, ho ancora tante persone che cercano di aiutarmi, ma sono solo. Solo, per me, è lo stato di non compagnia, di non presenza fisica di una persona familiare/amicale in in contesto quotidiano.
Vedo tutto nero e sto abbastanza degenerando. Eppure in questo momento, chi mi vuole aiutare lo fa in una maniera che reputo assurda. Insomma, io evidentemente non riesco a sopportare la realtà e sto meglio quando riesco ad ignorarla, a non pensare che la vita è brutta, a credere nella speranza. Ma da chi mi vuole aiutare, invece, arriva l'imput opposto. Mi viene detto che ho ragione, che la vita è brutta, ma che devo comunque andare avanti. Ma io così vado indietro. Io so che la mia situazione non può essere risolta, nessuno potrà ridarmi indietro i miei genitori o la compagnia di amici che avevo. Però non capisco a che pro, la gente voglia continuare a gettarmi in faccia una realtà, che io non riesco a sopportare e che mi porta sempre di più a rinchiudermi ed a non fare lo cose. Se io penso che la vita fa schifo e vorrei non pensarla così, perché questo mi fa venire voglia di buttarla via questa vita, visto che fa schifo, ma se allo stesso tempo chi mi è attorno per motivarmi mi dice che la vita fa schifo, beh allora... Che vogliono fare, istigarmi al suicidio? Non lo so, ma se io funziono bene quando chi ho attorno a me mi da delle attenzioni quasi bambinesche, perché aiutarmi facendomi stare ancora peggio? Sì, lo capisco, è impossibile riuscire a riottenere ciò che mi faceva felice e devo continuare a vivere, ma se a me fanno bene le illusioni, il credere in cose impossibile, perché questo contrasta le mie paure e mi aiuta ad uscire dal guscio ed a non pensare in continuo a tutto quello che mi terrorizza. Non lo so, io vorrei quanto meno tornare a raggiungere uno stato in cui la mia nave non scricchiola o imbarca acqua. Vorrei semplicemente avere una vita da 6, non mi interessa il 10, ma raggiungere il 6. Eppure, la gente che ho intorno a me fa a gara a deprimermi, invece di indurmi a pensare positivo o quanto meno a non pensare al nero.