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Niente mi gratifica

Inviata da Anonimo il 26 mar 2017 Crisi esistenziale

Sono una ragazza di 28 anni, ho e ho trovato un buon lavoro per il quale tanti farebbero la firma. Ho un compagno che mi vuole bene e che farebbe di tutto per me. Apparentemente non mi manca nulla, ho sempre condotto una vita agiata. Nonostante tutto mi sento infelice, non trovo soddfisfazione in niente, guardo al mio futuro e vedo solo un grande punto interrogativo. Combatto internamente tra l'idea di poter fare qualcosa che mi realizzi e la pigrizia nonchè il pensiero di non essere capace. La stessa cosa mi accade pensando alle relazioni..vorrei una storia duratura ma sono la prima a non crederci. Idealmente vorrei una famiglia ma non credo neanche in essa, penso spesso allo stare insieme a lungo come uno stancarsi l'uno dell'altra, penso che quando la passione non ci sarà più ogni uomo andrà a cercarla altrove. Non riesco ad accettare positivamente il cambiamento e l'evoluzione di una storia matura.
Non vivo più bene neanche il sesso, a volte lo faccio per non far rimanere male il mio compagno ma sono passiva e insensibile. La maggior parte delle volte non ne ho assolutamente voglia e rifiuto il contatto. Essere toccata mi da proprio fastidio. Mi piace il mio uomo e ci sto molto bene, non dipende da lui. Non mi trovo a mio agio con il mio corpo, non riesco a lasciarmi andare. Non penso quasi mai al sesso e l'idea che il mio uomo come tutti gli altri si masturbi guardando I video porno mi disgusta. È capitato che ne avessi guardati anche io, ora mi fanno schifo, provo disgusto per quella violenza, per l'idea che agli uomini piaccia solo quello e che vogliano riprodurre quello che vedono con le loro donne.
È la prima volta nella mia vita che mi rendo conto di non avere desiderio sessuale e di essere infastidita all'idea. Ripeto voglio bene al mio uomo, dormo volentieri insieme a lui, è molto presente ed è una parte molto importante della mia vita. Mi dispiace che debba sorbire tutto questo, mi sento continuamente in colpa. A coronazione di questo quadro idilliaco, piango quasi tutti I giorni. Non so come uscirne

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Cara Anonima, ci sono, a mio avviso, diversi livelli di disagio che emergono dalla tua lettera, da cui possono discendere molteplici riflessioni a livello umano e sociale, oltre che strettamente psicologico e relazionale.
La prima riflessione riguarda il fatto che, anche se non ci manca nulla nella vita e che si possa vantare una situazione agiata, ci si senta lo stesso infelici e insoddisfatti; tale disagio, figlio dei tempi moderni e tra l’altro molto diffuso, trova secondo me il suo senso nella mancanza generale di “ideali veri” nella nostra società, dove si riduce sempre di più lo spazio per la dimensione umana e il valore dato alla vita in sé stessa. Che significa infatti oggi avere uno scopo? Trovare un lavoro buono e una persona che ci vuol bene? Come tu stessa ci racconti, attraverso la tua esperienza, sembra proprio di no. C’è ancora qualcosa per cui gli esseri umani sentono possa valere la pena lottare? Forse un po’ tutti noi potremmo stare meglio se recuperassimo un senso di “realizzazione” che vada oltre il mero raggiungimento di - seppur legittimi – obiettivi individuali, e trovassimo la voglia e la gioia di costruire valore nella società e per gli altri.
Detto ciò, mi sembra corretto focalizzare la questione anche sul versante più strettamente psicologico individuale. Da questo punto di vista, il disagio che provi rispetto al rapporto con il tuo corpo, il fastidio rispetto al contatto fisico e la difficoltà di lasciarsi andare, meritano senza dubbio grande attenzione. È possibile che, in te stessa, i Funzionamenti del Piacere, del Contatto e dell’Abbandonarsi all’altro, alla base della Sessualità, si siano alterati nel corso della vita a un certo punto, e andrebbero perciò comprese le ragioni profonde di ciò.
Anche rispetto alla relazione di coppia, inoltre, mi sembra che emergono delle aree di difficoltà: da un lato il tuo compagno non rappresenta il “problema”, anzi ti piace e ci stai bene, però dall’altro provi disgusto verso certi suoi comportamenti; inoltre, c’è anche da chiedersi come mai questa persona ricerchi, di fatto, delle vie di soddisfazione sessuale che esulano dal rapporto con te e mi chiedo, a tal proposito, se avete mai dialogato su questo aspetto.
Insomma, come tu stessa avverti, c’è effettivamente bisogno di comprendere tante cose, di acquisire maggiore consapevolezza, oltre la coltre delle “apparenze” in cui tutto va bene. Forse la parte di te che ti fa piangere tutti i giorni ha bisogno di essere ascoltata, forse è quella più autentica e che ha bisogno di emergere. Il fatto di aver scritto una lettera su questo portale è già un primo passo, ma il successivo, a mio avviso, sarebbe quello di intraprendere un percorso psicologico che porti ad una maggiore comprensione di te stessa. Sei giovane e sarebbe un peccato non darsi questa possibilità, che ne pensi? Anche se può fare un po’ paura, a volte, vale la pensa abbandonare le proprie certezze e mettersi in discussione.
Cari saluti

Dottoressa Chiara Aruta Psicologo a Villaricca

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