Niente amici e niente fidanzata. Completamente solo.

Inviata da Simo9991 · 3 ago 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

Ho 25 anni e mi sento solo da quando ho iniziato il periodo delle scuole superiori.

Ho sempre cercato di avere una persona al mio fianco forse per sentirmi meno solo e questa cosa 3 anni fa mi ha distrutto.
3 anni fa avevo conosciuto una ragazza che poi è sparita e mi ha rimpiazzato, stavo malissimo, piangevo, non mangiavo e non dormivo ma piano piano sono riuscito a stare meno male, mi sono iscritto in palestra, il lavoro va bene e sono riuscito ad acquistare la macchina dei miei sogni e pensavo di averla superata fino a qualche mese fa, quando è ritornata per sapere come stavo.

Abbiamo parlato per 1 mese, lei mi parlava di altri ragazzi e qualche giorno fa ho deciso di allontanarmi perché sentivo di non stare bene e avevo sempre ansia quando parlavo con lei.
Ora mi sembra di essere tornato a stare male come 3 anni fa, il senso di solitudine è aumentato e vedere anche altre persone che hanno amici o una fidanzata fa sempre più male.
Fa male anche pensare che non ho amici, quando stavo male avevo 1 amico ma ho fatto il grave errore di isolarmi e di non rispondergli più, vorrei recuperare il rapporto con lui e scusarmi ma non sono sicuro. Non esco mai tranne per andare al lavoro o in palestra e in tutto ciò mi sento indietro rispetto a tutti gli altri.

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Miglior risposta 4 AGO 2026

Gentile Simo, grazie per aver condiviso una parte così personale della tua storia.

Da quello che racconti, sembra che il ritorno di questa ragazza abbia riattivato un dolore che in questi anni eri riuscito, almeno in parte, a mettere da parte. Il fatto che tu abbia scelto di allontanarti perché sentivi che quella situazione ti faceva stare male mostra anche una capacità di ascoltare i tuoi bisogni, anche se oggi questo comporta molta sofferenza.

Mi colpisce anche un altro aspetto del tuo messaggio: la solitudine sembra accompagnarti già da diversi anni e non essere legata solo a questa relazione. Quando ci si sente soli a lungo, è comprensibile che una persona significativa possa assumere un ruolo molto importante e che la sua presenza o assenza abbia un impatto così intenso.

Inoltre, i 25 anni rappresentano per molte persone un periodo di passaggio in cui è frequente confrontarsi con i coetanei e avere la sensazione che gli altri siano più avanti: nelle amicizie, nelle relazioni o nella vita in generale. Questo confronto può amplificare il senso di solitudine e di inadeguatezza, anche quando il proprio percorso ha valore e procede con tempi diversi.

Rispetto al tuo amico, il desiderio di recuperare quel rapporto potrebbe essere un’opportunità. Non è possibile sapere come reagirà, ma scrivergli con sincerità e raccontargli cosa stavi vivendo potrebbe essere un primo passo.

Se senti che questa sofferenza sta tornando ad avere un impatto importante sulla tua quotidianità, parlarne con uno psicologo potrebbe offrirti uno spazio per comprendere meglio ciò che stai vivendo, elaborare questa esperienza e costruire relazioni in cui sentirti maggiormente visto e sostenuto.

Ti auguro di riuscire a concederti lo stesso tempo e la stessa comprensione che spesso riserviamo agli altri, ricordando che ogni percorso ha i propri tempi.


Dott.ssa Rossana Ferrara Milano & online

Rossana Ferrara Psicologo a Milano

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IERI, 8 AGO 2026

Buongiorno Simone,

grazie per averci scritto ed avere condiviso con noi ciò che la soffrire emotivamente.
Quando vede gli altri che hanno amici o la fidanzata mentre lei non li ha, che pensieri le vengono?
Cerchi di analizzarli e non dare fiducia a quei pensieri.
Sono proprio loro che la fanno stare male.
Un amico lo aveva come mai non l'ha cercato più?
Si trovava male?
Cerchi di conoscere molte persone così avrà più possibilità di scegliere le amicizie ed anche evitare di stare male nel caso in cui alcuni non vogliano la sua compagnia.
Resto disponibile se vorrà analizzare la situazione e cercare una soluzione per il suo benessere emotivo e relazionale.

Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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6 AGO 2026

Buongiorno,
da quello che racconta, la sofferenza sembra andare oltre la delusione per questa ragazza e riguardare un senso di solitudine che la accompagna da molti anni. Il fatto che abbia deciso di allontanarsi da una situazione che le provocava ansia è un segnale di tutela verso sé stesso, anche se questo ha riacceso un dolore già presente.
Il desiderio di recuperare il rapporto con il suo amico può essere significativo, ma soprattutto è importante dare spazio a ciò che sta vivendo e comprenderne le radici, senza confrontare continuamente la sua vita con quella degli altri.
Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico, che possa aiutarla a lavorare sul senso di solitudine, sull'autostima e sulle relazioni, ritrovando un maggiore benessere.
Cordiali saluti.

D.ssa Rossella Carrara Psicologo a Bergamo

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5 AGO 2026

Gentile Simo,
il disagio derivante dal senso di solitudine, come lei stesso afferma, risale già agli anni dell'adolescenza e ciò riporta ad implicazioni relative a quello che era il suo ambiente familiare ed ai fattori che hanno probabilmente favorito in lei lo sviluppo di una personalità sensibile all'isolamento e all'ansia sociale.
In tale situazione è comprensibile che quella delusione sentimentale a cui ha accennato le abbia causato molta sofferenza. Lei però è riuscito, sia pure non completamente, a superarla, perseguire obbiettivi importanti e anche a difendersi quando ha capito che il riavvicinamento di quella ragazza le procurava soltanto nuovo malessere.
Tuttavia, siccome ancora persistono un livello insufficiente di autostima , senso di inadeguatezza, autosvalutazione ed ansia sociale, è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia preferibilmente ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Gennaro Fiore Psicologo a Campagna

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5 AGO 2026

Caro Simo,
quello che senti non nasce da questa ragazza. Nasce da anni in cui ti sei sentito solo, da anni in cui hai cercato qualcuno per respirare un po’ di più, da anni in cui hai sperato che una presenza potesse riempire un vuoto che non hai mai davvero nominato. Quando lei è tornata, non ha riaperto una ferita. Ha riaperto la solitudine che c’era già. Ha riattivato quella parte di te che si aggrappa, che teme di essere sostituibile, che si spaventa quando qualcuno entra e poi esce dalla tua vita senza delicatezza.

La cosa che ti fa più male non è lei. È il fatto che ti sei sentito di nuovo solo. È il fatto che ti sembra di essere rimasto indietro. È il fatto che guardi gli altri e pensi che abbiano qualcosa che tu non hai. Ma tu non sei indietro. Sei solo stanco. Sei solo chiuso. Sei solo ferito da relazioni che non hanno saputo tenerti.

Il tuo amico non è perso. Non è troppo tardi. Non è un errore irreparabile. È una distanza che puoi colmare con una frase semplice, con un messaggio sincero, con un “non stavo bene, mi dispiace”. Non devi avere paura di recuperare ciò che ti fa bene. Non devi punirti per esserti isolato. Quando si soffre, ci si chiude. È umano. È comprensibile. È perdonabile.

La solitudine che senti ora non è un marchio. È un momento. È una fase. È il risultato di anni in cui hai cercato di cavartela da solo. Non devi farlo più. Puoi ricostruire. Puoi riallacciare. Puoi tornare a uscire un po’ alla volta. Puoi permetterti di non essere forte sempre.

Un caro saluto,
Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
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Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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5 AGO 2026

Ciao Simo, la ragazza non è il centro del problema. Lei ha solo aperto una ferita che era già presente: il senso di solitudine. Se non ci fosse stata lei, probabilmente prima o poi sarebbe emerso comunque.

Hai fatto tante cose importanti per te – lavoro, palestra, obiettivi personali – ma nessuna di queste può sostituire i legami. Per questo oggi il dolore è tornato.

Il consiglio è di non concentrarti su di lei, ma di ricostruire la tua vita sociale. Se senti il desiderio di recuperare quel tuo amico, fallo. Chiedere scusa non è una debolezza, è un modo per ripartire.

La cosa su cui lavorerei, però, è un'altra: capire perché senti il bisogno di avere una relazione per non sentirti solo. Finché quella ferita resta lì, ogni storia rischia di diventare troppo importante e di farti soffrire più del necessario.

Se vuoi uscirne davvero, un percorso può aiutarti proprio a lavorare su questo e a costruire relazioni più serene, senza che la paura della solitudine prenda il sopravvento.

Dott. Nicola Nacca Psicologo a Macerata Campania

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5 AGO 2026

Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio le relazioni che descrive e provare a capire meglio la sua posizione attuale.
Le auguro il suo meglio.

LM

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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5 AGO 2026

Buongiorno,
dal suo racconto emerge una sofferenza importante, ma anche qualcosa che forse oggi fatica a riconoscere: la sua capacità di reagire ad un momento di sofferenza.
Dopo una fase molto difficile è riuscito a riprendere in mano la sua vita, investendo nel lavoro, nella palestra e raggiungendo obiettivi personali. Questo significa che dentro di lei ci sono risorse preziose.
Mi colpisce anche che abbia scelto di allontanarsi da questa ragazza quando ha capito che il rapporto le procurava più ansia che benessere. È stata una scelta difficile, ma anche un gesto di tutela verso se stesso.
Oggi la solitudine sembra essere il vero nodo della questione. Il fatto che desideri recuperare il rapporto con il suo amico potrebbe essere un buon punto da cui ripartire: a volte un messaggio sincero è sufficiente per riaprire una porta.
Se questa sensazione di solitudine la accompagna da così tanto tempo, potrebbe essere utile affrontarla in un percorso psicologico, per comprendere insieme come costruire relazioni che la facciano sentire davvero visto e non semplicemente meno solo.
Resto a disposizione (anche online), qualora ne sentisse la necessità.

Dott.ssa Claudia Lotta

Dott.ssa Claudia Lotta Psicologo a Torino

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4 AGO 2026

Ciao Simo,
il primo passo è capire come mai riesci a stare sereno solo in compagnia di qualcun altro.
Un lavoro introspettivo e la consapevolezza delle risorse personali attuali
diventa una chiave importante di apertura della possibilità di un miglioramento percettivo della realtà

Consulenza necessaria per iniziare ad avere una percezione diversa ,

Un cordiale saluto

Dott.ssa Paola Bertolini Psicologo a Mercato San Severino

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4 AGO 2026

Quello che racconti dona l'impressione che il dolore di tre anni fa non fosse legato soltanto a quella ragazza. Lei è stata la persona attorno a cui si è concentrata una solitudine che, come dici tu stesso, senti fin dalle scuole superiori. Quando è ricomparsa, probabilmente si è riaperta quella ferita, non perché tu non abbia fatto progressi, ma perché è tornata una persona che rappresentava una speranza di colmare quel vuoto.

In questi tre anni, però, hai fatto cose importanti. Sei riuscito a riprendere in mano la tua vita, hai iniziato ad allenarti, il lavoro va bene e hai raggiunto un obiettivo che per te contava, come comprare l'auto che desideravi. Questo significa che sei stato capace di reagire, anche se oggi ti sembra che tutto sia crollato di nuovo. Il fatto che tu stia soffrendo adesso non cancella i passi avanti che hai fatto.
Mi ha colpito una frase: "ho deciso di allontanarmi perché sentivo di non stare bene". È una decisione che richiede forza. Se ogni conversazione con lei ti lasciava ansia e sentirla parlare di altri ragazzi ti faceva stare peggio, prendere le distanze è stato un modo per proteggerti. Fa male, ma non sembra una scelta sbagliata.
Quello che descrivi sulla solitudine, invece, è qualcosa che merita attenzione. Quando una persona non ha una rete di amici o affetti, è normale che finisca per investire tantissimo su una singola relazione. In quel caso, se quella relazione vacilla, sembra che crolli tutto il resto. Non perché tu sia "dipendente" da qualcuno, ma perché manca un equilibrio: tutta la tua vita emotiva finisce sulle spalle di una sola persona.
Per questo penso che il punto più importante del tuo messaggio non sia lei. È quando dici che vorresti recuperare il rapporto con quell'amico. Il fatto che ci stia ancora pensando mi fa immaginare che quel legame per te abbia avuto valore. Molte persone si allontanano quando stanno molto male e spesso provano vergogna a farsi risentire. Ma non è detto che dall'altra parte ci sia solo rabbia. Potrebbe esserci anche qualcuno che si è chiesto che fine avessi fatto.
Se senti che è la cosa giusta, potresti scrivergli con sincerità, senza cercare giustificazioni perfette. Anche un messaggio semplice del tipo: "mi dispiace essermi allontanato. In quel periodo stavo davvero male e invece di chiedere aiuto mi sono chiuso. So di averti ferito e capisco se sei arrabbiato, ma ci tenevo a chiederti scusa e sapere come stai." Lasciare a lui la libertà di rispondere o meno è un gesto di rispetto, ma almeno non resterai con il dubbio.
Capisco anche quando dici di sentirti indietro rispetto agli altri. A 25 anni sembra che tutti abbiano amici, una relazione, una vita sociale piena. In realtà tendiamo a vedere soprattutto quello che gli altri mostrano. Non significa che il tuo dolore non sia reale, ma confrontare il tuo momento peggiore con l'immagine migliore degli altri quasi sempre porta a sentirsi in difetto.
C'è una cosa che mi preoccupa un po' ed è il fatto che tu dica di non uscire mai se non per lavoro e palestra. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato nell'essere introversi, ma perché quando la vita si restringe a due luoghi e una persona diventa il centro delle emozioni, la solitudine tende ad amplificarsi. Questo è un aspetto su cui si può lavorare, poco alla volta, senza pretendere di trasformare tutto in poche settimane.
Vorrei dirti anche un'altra cosa. Dal modo in cui scrivi non mi sembri una persona "indietro". Mi sembri una persona che ha sofferto tanto e che, per proteggersi, si è chiusa sempre di più. Sono due cose molto diverse. Chiudersi può dare un sollievo temporaneo, ma alla lunga rende la solitudine ancora più pesante.
Se questa sofferenza continua a essere intensa come tre anni fa, al punto da toglierti il sonno, l'appetito o occupare gran parte delle tue giornate, credo che parlare con uno psicologo potrebbe aiutarti davvero. Non perché ci sia qualcosa che non va in te, ma perché stai affrontando un dolore che dura da anni e non dovresti essere costretto a gestirlo da solo.

Una cosa mi dona speranza leggendo il tuo messaggio: nonostante tutto, tu non stai dicendo "ho rinunciato". Stai dicendo "vorrei recuperare un'amicizia", "vorrei sentirmi meno solo". Questo significa che una parte di te continua a cercare un modo per stare meglio. Ed è una parte che vale la pena ascoltare.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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4 AGO 2026

Buongiorno Simo9991,

Dal suo racconto emerge che la sofferenza non sembra riguardare soltanto questa ragazza, ma un senso di solitudine che descrive come presente da molti anni. Il suo ritorno probabilmente ha riattivato una ferita che era rimasta solo in parte elaborata, ed è comprensibile che oggi le emozioni siano tornate così intense.
Colpisce però anche un altro aspetto: nonostante il dolore, in questi anni è riuscito a costruire alcune risorse importanti, come il lavoro, la palestra e obiettivi personali che ha raggiunto. Questo suggerisce che possiede capacità su cui è possibile lavorare, anche se in questo momento fanno fatica a darle sollievo.

Credo che potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico per comprendere più a fondo le radici di questo senso di solitudine e il modo in cui influenza le sue relazioni. Per quanto riguarda il suo amico, se sente il desiderio di recuperare quel rapporto, potrebbe provare a contattarlo senza dare per scontato quale sarà la sua risposta… a volte un messaggio sincero è un buon punto di partenza.
Non si confronti con i tempi degli altri. Ognuno ha una storia diversa e il fatto che oggi lei si senta bloccato non significa che non possa costruire relazioni soddisfacenti in futuro.

Un caro saluto,
Dott.ssa Mariagrazia Schettini
Sedute online ed in presenza

Dott.ssa Mariagrazia Schettini Psicologo a Bari

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4 AGO 2026

Buongiorno, la prima cosa che mi verrebbe da scriverle è che anche da così poche righe mi sembra evidente che lei abbia molte risorse. E' riuscito a sollevarsi dopo il brutto momento della rottura, investendo su di lei e su dei suoi desideri. Poco fa è riuscito a capire che la situazione con questa ragazza non la faceva stare bene ed è riuscito, seppur immagino con grande fatica, a tirarsene fuori.
Le vede anche lei queste risorse?

Oltre a ciò, la cosa che più mi ha colpito è il senso di solitudine che sente da un lato, e la difficoltà di uscirne o sbagliare nel provarci, e al tempo stesso il tentativo di isolarsi che ha compiuto rispetto al suo amico. Questa apparente contraddizione mi fa pensare che ci sia qualcosa a livello relazionale che la mette a disagio, su cui non è sicuro, e che avrebbe bisogno di analizzare le sue esperienze relazionali e accumulare più esperienze positive che la possano rendere più sicuro di sè e delle sue scelte.

Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o perplessità,
Dott.ssa Scabini Sabrina
Ricevo anche online

Dott.ssa Sabrina Scabini Psicologo a Torino

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4 AGO 2026

Buongiorno,
Il fatto che tu stia provando di nuovo questo dolore fortissimo non significa che i passi avanti che hai fatto negli ultimi tre anni siano andati perduti. Ti sei ricostruito, hai lavorato su di te, hai raggiunto obiettivi importanti come il lavoro e la macchina dei tuoi sogni, ed è la prova concreta che hai una forza interiore enorme. Quello che sta succedendo ora è che la ricomparsa di questa ragazza ha riaperto una ferita profonda che non si era del tutto rimarginata, ma solo "coperta". Hai fatto un atto di grande maturità e rispetto verso te stesso nell'allontanarla quando hai capito che ti causava ansia: hai scelto la tua salute mentale prima di una presenza tossica. Quando una persona con cui abbiamo vissuto un trauma di abbandono ricompare, il nostro sistema nervoso si riattiva immediatamente. Parlarti di altri ragazzi mentre sapeva cosa avevi passato è stato un comportamento privo di empatia. Hai tagliato un legame che ti creava ansia. È normale provare solitudine e un senso di vuoto subito dopo, perché hai chiuso una porta che ti illudeva di riempire quel vuoto. Hai fatto la cosa giusta per proteggerti. L'isolamento è una risposta del tutto naturale quando si sta male per davvero, ci si chiude per protezione. Il tuo non è stato un "grave errore" imperdonabile, ma una reazione al dolore di cui non devi vergognarti. Non esiste una tabella di marcia della vita. A 25 anni hai già una stabilità lavorativa, cura per il tuo corpo e obiettivi materiali raggiunti: molte persone non hanno questa concretezza. La solitudine non si risolve cercando una persona qualsiasi che la riempia, ma ricostruendo gradualmente una rete sociale partendo da piccole cose. Usa la palestra e il lavoro per creare micro-interazioni: Non devi fare subito amicizie profonde. Inizia dai salutare le persone che vedi regolarmente in palestra, fare una battuta con un collega, scambiare due parole senza l'ansia di dover costruire un rapporto perfetto. Valuta un supporto psicologico mirato: Il senso di solitudine che ti trascini dalle superiori e la tendenza a legarti a figure che poi ti feriscono sono schemi che si possono sciogliere. Parlare con uno psicoterapeuta ti darebbe uno spazio sicuro per rielaborare il trauma di 3 anni fa e costruirti una mappa per riaprirti agli altri con fiducia. Hai 25 anni e hai già dimostrato di sapersi rialzare nei momenti bui. Questo momento fa male, ma è solo un passaggio.
Un cordiale saluto.
Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia Psicologo a Ravenna

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4 AGO 2026

Buongiorno, da quello che racconta, ho l’impressione che il ritorno di questa ragazza abbia riattivato una ferita che era già presente: quella della solitudine e del timore di non avere legami significativi. Mi colpisce anche il fatto che stia pensando al suo amico. Forse potrebbe essere un primo passo provare a recuperare quel rapporto, senza aspettarsi necessariamente che tutto torni come prima. Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo questo senso di vuoto e a costruire relazioni che non siano solo una risposta alla solitudine, ma una reale fonte di benessere.

Resto a disposizione qualora volesse approfondire la sua situazione.

Dott.ssa Rosina Motta
Psicologa Clinica

Dott.ssa Rosina Motta Psicologo a Lamezia Terme

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4 AGO 2026

Ciao, grazie per aver condiviso una cosa così delicata e personale.

Questa solitudine che va avanti da anni, e un modo di provare a colmarla che finisce per esporti a ferite molto profonde quando quella persona non c'è più, o torna e poi ti fa sentire di nuovo in bilico, non è debolezza, è umano. Tutti cerchiamo connessione dove pensiamo di poterla trovare, e a volte quella ricerca ci espone proprio nei punti più fragili.

Il fatto che tre anni fa tu sia riuscito a rimetterti in piedi con palestra, lavoro, un obiettivo raggiunto come la macchina, dice che hai delle risorse vere e importanti. Non è un dettaglio da minimizzare. Il ritorno di questa ragazza, e il modo in cui ti ha rimesso ansia addosso, non è un fallimento tuo, poiché è normale che una ferita non del tutto rimarginata si riapra quando la fonte di quel dolore ricompare, soprattutto se torna parlandoti di altri.

La parte che mi colpisce di più, però, è quella dell'amico. Il fatto che tu lo nomini con tanto rammarico, che tu voglia recuperare quel rapporto ma abbia paura di farlo, mi sembra il segnale più importante di tutto il tuo messaggio. Spesso quando stiamo male ci isoliamo proprio dalle persone che potrebbero aiutarci a stare meno soli, non perché non le vogliamo, ma perché la vergogna di "essersi allontanati" o di "non essere stati abbastanza" diventa più forte del desiderio di riavvicinarsi. Scrivergli, anche solo poche righe oneste tipo "mi sono reso conto che mi sono allontanato, mi dispiace, mi piacerebbe risentirci", è un rischio piccolo rispetto a quello che potresti guadagnare.

Una cosa che mi sembra importante dirti: la solitudine che descrivi non riguarda solo questa ragazza ma riguarda il rapporto con te stesso, con l'uscire, con il costruire legami che non dipendano da una sola persona. Per questo, oltre a lavorare sul singolo episodio, potrebbe davvero aiutarti un percorso con uno psicologo: non perché tu sia "rotto", ma perché certi pattern (isolarsi quando si sta male, cercare disperatamente una persona per non sentirsi soli) meritano uno spazio dedicato per essere capiti e trasformati, non solo affrontati da solo nei momenti peggiori.

Sei arrivato fin qui una volta. Questo secondo momento difficile non cancella quel percorso, ma ne fa parte.

Valerio Alessandri Psicologo a Milano

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4 AGO 2026

Gent.mo,

se non ricordo male, lei recentemente aveva pubblicato un altro consulto similare a questo.
Il senso di solitudine che lei prova ha radici lontane, come lei stesso ha precisato.
Lei ha lavorato su di sé: si è iscritto in palestra ed è anche riuscito a comprarsi l'auto che voleva grazie al lavoro.
Questo sarebbe già sufficiente per dimostrarle che può migliorare anche dal punto di vista sentimentale.
Oltre al fisico, lei dovrebbe puntare alla relazione con l'altro, prima ancora che con il mondo femminile.
Si iscriva ad un corso che le piace, un'associazione, o in qualsiasi altro contesto che preveda come prerequisito velato la relazione.
È frequentando che si sviluppano le abilità sociali e, nel tempo, è probabile che da cosa nasca cosa.
Inizi un percorso psicologico con un/a professionista da remoto oppure in presenza che, certamente, le darà un ulteriore supporto in questo nuovo cammino che intraprenderà.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.


Un cordiale e affettuoso saluto,



Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

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4 AGO 2026

Buongiorno,
Quello che emerge dal suo racconto è che il dolore che sta vivendo oggi non sembra riguardare soltanto questa ragazza. Lei sembra aver riaperto una ferita molto più antica, quella della solitudine che descrive come presente fin dagli anni delle scuole superiori.
Mi colpisce come sembra aver costruito, nel tempo, una sorta di convinzione profonda: “Sto bene solo se c’è qualcuno accanto a me”. Quando quella presenza viene meno, non perde soltanto una relazione, ma sembra che venga messo in discussione anche il suo valore e la possibilità di sentirsi al sicuro. È comprensibile, allora, che il ritorno di questa ragazza abbia riacceso emozioni così intense. Per un mese si è probabilmente riattivata la speranza che qualcosa potesse cambiare, e quando si è accorto che il rapporto le procurava soprattutto ansia e sofferenza ha fatto una scelta molto importante ascoltando ciò che sentiva.
Questo, anche se oggi fa male, non è un fallimento ma un segnale che la parte adulta di lei ha riconosciuto un limite e ha deciso di proteggersi.
Mi colpisce anche un altro aspetto: in questi tre anni ha fatto molte cose per rimettersi in piedi: palestra, lavoro, comprare l’auto che desiderava. Sono risultati reali, che raccontano una persona capace di prendersi cura della propria vita. Eppure sembrano non essere bastati a colmare quel vuoto relazionale. Questo ci dice che il problema non è la sua capacità di costruire una vita soddisfacente, ma il significato che la solitudine ha assunto per sé stesso.
Quando dice che si sente indietro rispetto agli altri, mi domando se non stia osservando soltanto ciò che gli altri sembrano avere, senza vedere il percorso che ognuno ha attraversato per arrivarci. È molto facile, quando ci sentiamo soli, convincerci che tutti abbiano qualcosa che a noi manca. Ma spesso è il nostro dialogo interno critico a farci sentire esclusi.
Mi sembra significativo anche quello che racconta del suo amico. Nel momento di maggiore sofferenza si é isolato, come se una parte di lei avesse pensato che fosse meglio chiudersi che mostrarsi vulnerabile. Questo è un meccanismo molto comune: quando stiamo male, ci convinciamo di essere un peso o che ormai sia troppo tardi per recuperare un rapporto. Ma queste sono ipotesi, non certezze.
Il fatto che oggi senta il desiderio di ricontattarlo mi sembra un segnale prezioso. Non sa come andrà e nessuno può garantirle che il rapporto tornerà quello di prima, credo però possa esserle di aiuto comprendere cosa non le permette di concedersi la possibilità di fare un piccolo passo per ricostruire questo rapporto, non tanto per ottenere qualcosa, ma per assecondare il desiderio di ricostruire una parte della tua vita.
Infine, vorrei soffermarmi sulla frase “Mi sento indietro rispetto a tutti gli altri.” Mi chiedo se sia davvero così o se sia la sua parte ferita dalla solitudine a raccontare questa storia. Perché leggendo il suo messaggio io non vedo una persona “indietro”, ma vedo un ragazzo di 25 anni che ha sofferto molto, che ha imparato a rialzarsi una volta e che oggi sta vivendo una ricaduta dopo che una ferita è stata riaperta. Sono due cose molto diverse. Credo che il punto non sia trovare al più presto una fidanzata per smettere di sentirsi solo. Se la solitudine rimane irrisolta, il rischio è che ogni relazione diventi l’unico modo per stare bene e quindi anche una fonte di grande paura. Il lavoro più importante sarebbe capire da dove nasce quella sensazione di vuoto che la accompagna da tanti anni e aiutarla a costruire relazioni in cui possa sentirsi scelto senza dover dipendere completamente dalla loro presenza.
Il fatto che lei abbia riconosciuto che parlare con questa ragazza la faceva star male e abbia deciso di allontanarsi mi fa pensare che dentro di lei ci sia già una parte capace di proteggere se stesso. Forse oggi quella parte è coperta dal dolore, ma non è scomparsa. È da lì che, con il tempo e magari con l’aiuto di un percorso terapeutico, si può ripartire.
Per questo, se lo vorrà, mi rendo disponibile ad accompagnarla in questo percorso. Coraggio, non è solo!

Dott.ssa Chiara Sberna Psicologo a Milano

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4 AGO 2026

Buongiorno,
quello che racconti sembra essere molto doloroso, e credo sia importante innanzitutto riconoscere quanto tu abbia fatto in questi anni per provare a stare meglio. Il lavoro, la palestra, i tuoi obiettivi raggiunti sono aspetti importanti, ma non sempre riescono a colmare quel senso di solitudine e di bisogno di vicinanza che descrivi.

Il ritorno di questa ragazza, dopo un periodo in cui pensavi di averla superata, potrebbe aver riaperto una ferita che forse non era del tutto rimarginata. E il fatto che tu abbia scelto di allontanarti quando hai iniziato ad accorgerti dell'ansia e del malessere che quella relazione ti provocava mi sembra, più che un fallimento, un gesto di attenzione verso te stesso.

Mi colpisce anche ciò che racconti della tua solitudine: forse, più che essere “indietro rispetto agli altri”, ti trovi in questo momento in una condizione in cui hai bisogno di ritrovare gradualmente relazioni, appartenenza e vicinanza. E non è mai troppo tardi per farlo. Anche il pensiero di ricontattare quell'amico potrebbe essere un'occasione: non è possibile sapere come reagirà, ma potresti semplicemente raccontargli con sincerità ciò che è accaduto e chiedergli scusa per esserti allontanato. A volte, un piccolo passo può riaprire una possibilità.

Se però senti che questo dolore sta tornando ad essere intenso come tre anni fa, soprattutto se stanno ricomparendo difficoltà importanti nel dormire, nel mangiare o nel vivere le tue giornate, potrebbe essere utile non affrontarlo da solo. Uno spazio psicologico potrebbe aiutarti a comprendere più profondamente quel senso di solitudine che descrivi e, soprattutto, a costruire nel tempo modalità diverse di stare nelle relazioni e con te stesso.

Non sei necessariamente “indietro”: forse sei semplicemente in un momento della tua vita in cui alcune parti di te stanno chiedendo di essere ascoltate con maggiore attenzione.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line

Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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4 AGO 2026

Gentile utente
Grazie per la condivisione
Dal tuo racconto ciò che emerge non è solo la sofferenza per quella ragazza, ma un dolore molto più antico: la convinzione di essere destinato a rimanere solo e di non essere abbastanza importante perché qualcuno scelga di restare. L’allontanamento di tre anni fa sembra aver confermato questa credenza, e il suo ritorno l’ha riattivata.
Il fatto che tu abbia deciso di interrompere i contatti, nonostante il desiderio di averla vicina, è un segnale importante: hai riconosciuto che quella relazione alimentava ansia e sofferenza. È stata una scelta di protezione, non un fallimento.
In CMT esploreremmo anche perché, nei momenti di maggiore dolore, tu abbia sentito il bisogno di isolarti. Spesso dietro questo comportamento c’è la paura di pesare sugli altri, di essere rifiutati o di mostrare la propria vulnerabilità. L’isolamento, però, finisce per confermare la sensazione di essere soli.
Riguardo al tuo amico, il desiderio di ricontattarlo è un segnale prezioso. Potrebbe essere una prova concreta contro la credenza che “ormai è troppo tardi” o che “nessuno possa capire”. Chiedere scusa per esserti allontanato non significa essere debole: significa dare valore a un legame che per te è stato importante.
Infine, evita di confrontare la tua vita con quella degli altri. Quando ci sentiamo soli, la mente tende a notare solo chi sembra avere ciò che a noi manca. Il tuo percorso, però, racconta anche altro: hai mantenuto un lavoro, ti prendi cura del tuo corpo andando in palestra e hai raggiunto obiettivi personali importanti. Queste sono risorse reali su cui costruire.
La solitudine che provi oggi non definisce chi sei, ma racconta un bisogno profondo di connessione. È proprio su quel bisogno, e sulle convinzioni che ti impediscono di soddisfarlo, che un percorso psicologico può aiutarti a lavorare, permettendoti di creare relazioni vissute con maggiore sicurezza e meno paura di essere abbandonato.
Un caro saluto
Dr.ssa G.Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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4 AGO 2026

Buongiorno,
nel suo racconto emerge un elemento che va oltre la delusione sentimentale: la ragazza sembra aver rappresentato, in momenti diversi, una risposta a un senso di solitudine che era presente già prima di conoscerla. Questo significa che il dolore attuale, pur essendo legato a lei, probabilmente tocca qualcosa di più antico.

Mi ha colpito anche una scelta che ha fatto: decidere di interrompere i contatti perché si accorgeva che quella relazione le stava facendo male. È una decisione che suggerisce una capacità di proteggersi, anche se oggi ne sta pagando il prezzo emotivo.

Scrive poi di sentirsi "indietro rispetto a tutti gli altri". Mi chiedo: rispetto a quale idea di vita? A quella che osserva nelle altre persone o a ciò che desidera davvero per sé? Quando iniziamo a confrontarci continuamente con gli altri, rischiamo di perdere di vista la nostra storia e i nostri tempi.

Infine, accenna a quell'amico con cui ha interrotto i rapporti. Cosa le impedisce di ricontattarlo? Teme un rifiuto o prova vergogna per essersi allontanato? A volte immaginiamo che una relazione sia irrimediabilmente compromessa, quando invece l'altro potrebbe aver vissuto quella distanza in modo diverso da come pensiamo.

Credo che il punto centrale non sia trovare al più presto una fidanzata, ma comprendere perché la sua vita relazionale sembri concentrarsi su una sola persona alla volta. Lavorare su questo aspetto potrebbe aiutarla a costruire una rete di legami più ampia e stabile, nella quale il peso della solitudine non ricada interamente sulla relazione di coppia.

Resto a disposizione,

Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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4 AGO 2026

Gentile Simo9991,
dal suo racconto mi sembra che la sofferenza non sia iniziata con questa ragazza. Lei stesso scrive di sentirsi solo fin dal periodo delle scuole superiori. È possibile che il suo ritorno abbia riattivato un dolore che, in realtà, era già presente e che negli ultimi anni aveva trovato un equilibrio.

Mi ha colpito il fatto che, quando si è accorto che il contatto con lei le provocava ansia e la faceva stare male, abbia scelto di allontanarsi. Immagino che non sia stata una decisione semplice, ma sembra essere stata una scelta con cui ha cercato di tutelare il suo benessere, nonostante il dolore che ne è derivato.

Nel suo messaggio emerge anche un altro aspetto importante. In questi anni è riuscito a costruire alcuni elementi significativi della sua vita: ha un lavoro, si prende cura di sé andando in palestra e ha raggiunto un obiettivo personale acquistando l'auto che desiderava. Eppure, sembra che questi traguardi perdano valore di fronte alla sensazione di essere solo. Questo ci dice quanto il bisogno di relazioni significative sia oggi centrale per lei.

Mi soffermerei anche su ciò che racconta riguardo all'amico da cui si è allontanato. Dice di aver commesso l'errore di isolarsi e oggi sente il desiderio di recuperare quel rapporto. Non possiamo sapere quale sarà la sua risposta, ma il fatto che lei senta il bisogno di ricostruire quel legame è un elemento importante. Se per lei quell'amicizia ha avuto un valore, potrebbe valutare di contattarlo con sincerità, senza dare per scontato che sia troppo tardi.

C'è poi una frase che merita attenzione: "Mi sento indietro rispetto a tutti gli altri". Quando vediamo persone che sembrano avere ciò che desideriamo, una relazione, amicizie, una vita sociale appagante, è naturale confrontarsi e provare dolore. Il rischio, però, è che questo confronto diventi una misura del proprio valore. Più che chiedersi se sia indietro rispetto agli altri, potrebbe essere utile domandarsi rispetto a quale vita desidera costruire per sé e quale potrebbe essere, oggi, un piccolo passo concreto in quella direzione.

Credo che il nodo centrale non sia soltanto trovare una fidanzata, ma interrompere una condizione di isolamento che dura da molti anni. Quando il bisogno di sentirsi meno soli si concentra su un'unica persona, è facile che ogni allontanamento riattivi un senso di vuoto molto profondo.

Se questa solitudine la accompagna da così tanto tempo e continua a influenzare il suo benessere, potrebbe essere utile confrontarsi con un/una professionista. Un percorso potrebbe aiutarla a comprendere come si sia costruito questo vissuto e a favorire, gradualmente, la possibilità di creare relazioni più soddisfacenti, sia sul piano dell'amicizia sia su quello affettivo.

Le auguro di non considerare questa fase come un punto di arrivo, ma come un momento da cui ripartire. Il fatto che oggi riesca a riconoscere ciò che le manca e ciò che desidera è già un passo importante verso il cambiamento.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Silvia Boniolo

Silvia Boniolo Psicologo a Bolzano

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4 AGO 2026

Buongiorno Simone,

costruire nuovi rapporti di amicizia o riallacciare legami passati può sembrare più complesso quando si diventa adulti, ma è un obiettivo assolutamente possibile e alla sua portata. In questo senso, fare un passo verso l'amico che ha allontanato in passato, spiegandogli con sincerità quanto accaduto e chiedendogli scusa, potrebbe rappresentare un primo passo di grande valore per iniziare a spezzare l'isolamento e alleggerire il peso della solitudine.

La sofferenza legata al ritorno della sua ex ha evidenziato quanto quella figura fosse diventata, in modo disfunzionale, l'unico punto di riferimento a cui affidare il suo bisogno di vicinanza. Per superare davvero il vuoto che questa persona ha lasciato e smettere di sentirsi indietro rispetto ai suoi coetanei, è fondamentale che lei inizi a circondarsi gradualmente di persone capaci di sostenerla e di offrirle reciprocità. Ricostruire una rete di affetti autentici è la strada principale per ritrovare fiducia in se stesso e nel suo futuro.

Le porgo i miei più cordiali saluti,
dott.ssa Isabella Salvador

Dott.ssa Isabella Salvador Psicologo a Reggio Emilia

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4 AGO 2026

Buongiorno
Innanzitutto cerchi di avere nuovi amici
Corsi di ballo, corsi di scrittura creativa, corso di teatro, corso di bowling , corso di inglese, e qualsiasi cosa gli piace, come hobby.
La invito anche a fare un percorso di psicoterapia.
Non serve pensarsi indietro agli altri. Ognuno ha i suoi tempi. Coraggio. Nella vita si cade e ci si rialza più forti.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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4 AGO 2026

Buongiorno Simone,

grazie per la condivisione. Sembra che si sta chiudendo in sè stesso, coi suoi pensieri negativi su di sè. Andrebbero affrontati in terapia per poter migliorare la sua situazione. Probabilmente c'è qualche pensiero automatico negativo che la fa chiudere così tanto. Al momento, dovrebbe cercare di uscire di più, amagari trovando gruppi organizzati che fanno attività che a lei interessano.

Resto a disposizione, un saluto
Dott.ssa Mara Lever

Mara Lever Psicologo a Trento

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4 AGO 2026

Buongiorno,

grazie per aver condiviso una parte così personale della sua storia.

Dalle sue parole emerge un profondo senso di solitudine che sembra accompagnarla da molti anni. È comprensibile che il ritorno di questa ragazza abbia riaperto una ferita che credeva di aver ormai superato. A volte non è tanto la persona in sé a farci soffrire, quanto il bisogno di sentirsi visti, scelti e importanti per qualcuno.

Vorrei però soffermarmi anche su un aspetto che mi ha colpita: tre anni fa, nonostante il dolore, è riuscito gradualmente a rimettere insieme la sua vita. Si è iscritto in palestra, ha continuato a lavorare, ha realizzato un desiderio importante acquistando l’auto che sognava. Questo mi fa pensare che dentro di lei ci siano risorse che forse oggi, nel momento della sofferenza, fatica a riconoscere.

Mi sembra significativo anche ciò che scrive riguardo al suo amico. Il fatto che oggi senta il desiderio di recuperare quel rapporto e di chiedergli scusa racconta quanto per lei i legami siano importanti. Non è detto che sia troppo tardi: talvolta un messaggio sincero, senza aspettative ma con autenticità, può rappresentare un primo passo.

Infine, le suggerirei di chiedersi se questa sofferenza riguardi davvero soltanto quella ragazza oppure se abbia riportato alla luce un senso di solitudine che era già presente da tempo. Comprendere questo aspetto potrebbe aiutarla a costruire relazioni che non siano soltanto un modo per colmare un vuoto, ma spazi in cui sentirsi accolto e libero di essere sé stesso.

Se sente che questo peso sta diventando difficile da sostenere da solo, potrebbe essere utile concedersi uno spazio con uno psicologo, per dare un significato a ciò che sta vivendo e affrontarlo con il giusto supporto.

Le auguro di ritrovare, un passo alla volta, la fiducia nelle relazioni e anche in sé stesso.

Un caro saluto,

Dott.ssa Miriam Colazza
Psicologa

Colazza Miriam Psicologo a Reggio Calabria

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