Nessuno capisce la mia paura di volare

Inviata da Nina · 22 giu 2015 Paura di volare

In seguito a uno chock di un volo che dovette praticare un atterraggio di emergenza sono mesi che non volo. Purtroppo la cosa è successa proprio nel periodo in cui mia sorella ha avuto un bambino e non sono ancora potuta andare a conoscerlo. Mi sento male perché vorrei tanto conoscere mio nipote ma non ce la faccio proprio. Mia sorella mi mette sotto pressione e il suo compagno mi manda le foto del bimbo che dice "zia voglio conoscerti" il che mi fa sentire ancora peggio. Nessuno capisce che non è uno scherzo, sto male davvero e non sento solidarietà da parte di nessuno. È come se pensassero solo "adesso per colpa di questa cosa non viene al battesimo di mio figlio". Per loro è una seccatura da risolvere in fretta, per me è una cosa che non mi fa dormire la notte, che non mi fa respirare, che mi fa svegliare in preda agli incubi. La cosa che mi fa più male però non è la paura in sé, è il fatto che per tutti è solo una seccatura. Eppure dovrei aver imparato nella mia vita che alla mia famiglia non importa nulla se sto male o sto bene, loro pretendono solo che io faccia la sorella perfetta e sempre presente (non abbiamo nostra madre); come faccio a imparare a fregarmene realmente di quello che vogliono da me? Come faccio a non soffrire più perché non riesco a farli felici? Come faccio a prendermi cura di me stessa? Li ho allontanato con più di mille km di distanza eppure ancora riescono ad avere questo potere su di me. E nel frattempo: davvero vorrei conoscere mio nipote.

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Miglior risposta 22 GIU 2015

Cara Nina,
ci presenta, quì, una duplice diffiicoltà: prendere un volo per raggiungere il suo nipotino e tenere un giusto equilibrio tra relazione e autonomia con la sua famiglia d'origine, dalla quale pensa di non essere rispettata.

Provi a immaginare cosa succederebbe se, domani mattina al risveglio, la sua paura di volare fosse svanita. Da cosa lo capirebbe? come si sentirebbe? Pensa che, a quel punto, partirebbe subito?

Penso sarebbe importante, per lei, sentirsi sicura del suo diritto di essere, distintamente dalla sua famiglia e dalle sue richieste. Ha il diritto di avere una propria identità senza dover corrispondere ad un ruolo definito da altri. Quello che può fare è fare la sorella e la zia a modo suo.
Questa sicurezza potrebbe renderle più agibile anche affrontare il volo e elaborare il trauma precedente.

E' possibile anche lavorare al contrario, ossia attraverso tecniche che da subito le alleggeriscano la paura del volo e le permettano di raggiungere suo nipote, per poi aiutarla a ridare valore a se stessa e gestire meglio le relazioni familiari.

In entrambi i casi l'aiuto di uno psicologo mi sembra sia la strada da percorrere.

Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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15 LUG 2015

Da quello che scrivi sembrerebbe che la paura di volare ti serva come protezione... Prova ad interrogarti su questi legami famigliari e su questo senso del dovere, forse eccessivo....
Ci sono tecniche, tipo EMDR, che servono proprio a superare traumi come questi. Io non la pratico ma sono certa non sia difficile trovare qualche terapeuta nella zona dove vivi. Buona fortuna !

Dott.ssa Daniela Cremonini Psicologo a Boissano

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23 GIU 2015

Cara Nina,
dalla tua descrizione appaiono 2 richieste: il primo "ho paura di volare, come fare per risalire sull'aereo", il secondo, più profondo, "come faccio a non essere influenzata dai giudizi dei miei famigliari che non mi capiscono". La psicoterapia può aiutarti a rispondere ad entrambe le domande. Non abbiamo molti dati, ma ipotizzo che ci siano molti "non detti" o incomprensioni fra tu e la tua famiglia. Ti consiglio di rivolgerti ad un terapeuta che svolga anche il trattamento EMDR, grazie al quale potrai superare in tempi brevi il trauma del volo, e con il quale potrai imparare a "prenderti cura di te stessa" e porre dei limiti fra te ed i tuoi cari, accettando che sarai sempre interessata ai loro pensieri su di te.

un saluto,
Dott.ssa Monica Palla
psicologa psicoterapeuta
Pisa

Dott.ssa Monica Palla Psicologo a Pisa

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23 GIU 2015

c'è una strategia che ha aiutato molte persone con questo problema e consta di due passaggi. Il primo mentre sei in aeroporto: si dovranno osservare tutte le persone che sono in attesa del volo e cercare di cogliere nei loro atteggiamenti tutti i segni della paura. quindi, fare la stessa cosa nel momento della chiamata all’imbarco e nel momento in cui è l’ora di mettersi in fila. A questo punto oltre ad osservare i segni della paura negli altri, dovremmo anche incrociare le dita di una mano tra le dita dell’altra mano, vedere quale è il pollice che si poggia sull’altro, rovesciare l’incrocio e pigiare, sino a sentire male. Continuando a riconoscere i segnali della paura negli altri, incrociando le dita e, se necessario, pigiando sempre più forte. Mentre poi siamo in aereo il secondo passo: dovremo farci venire a tutti i costi i sintomi della paura. Sforzarsi letteralmente di farseli venire, a comando. bisogna comunque porre attenzione inevitabilmente ai significati simbolici personali che il "volo" e la paura di precipitare, "caduta", possono assumere: il volo conduce "lontano", "altrove" rispetto ad una realtà abituale e familiare, (paura dello "smarrimento", necessità di nuovi punti di riferimento e nuovo equilibrio psicologico). La "caduta" può riferirsi a una perdita di potere, pensionamento, fallimento come marito, genitore, professionista, uomo, paura di un "precipitare" ineluttabile e fatale (invecchiamento, impotenza). Cadere significa allusivamente un andare verso la parte "bassa" della personalità: aggressività, odio, irrazionalità, istinto; luogo da cui parte l'autoconsapevolezza e la trasformazione. Da qui l'assunto terapeutico, che l'aerofobico si deve lasciare cadere per rinascere. La paura, che nasconde il desiderio di volare, può rappresentare il timore di andare oltre se stessi, alla ricerca di una nuova personalità.

Dott.ssa Chiara Pica - Studio SomaticaMente Psicologo a Grosseto

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23 GIU 2015

Buongiorno Nina,
Le consiglio di rivolgersi ad un terapeuta che utilizza L'EMDR, una tecnica per i traumi come i suoi molto efficace.
Per quanto riguarda le persone che banalizzare i suo problema... HA TUTTA LA MIA SOLIDARIETÀ.
Cordialmente,
Dott. Piacentini, Seveso

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22 GIU 2015

Salve Nina,
la prima cosa che mi viene da pensare è che aveva proprio bisogno di prendere le distanze dalla sua famiglia e avere paura di volare (anche se questa paura è sorta in seguito all'evento che ha vissuto), per quanto sia assolutamente vera e fondata, per la sua parte inconscia è un'ottima scusa per mantenere queste distanze. E' come dire "Non dipende da me il fatto di non poter venire, quindi non ho motivo di essere giudicata"... e per quanto dietro ci sia un gran desiderio di conoscere suo nipote, in questo caso è il bisogno inconscio di distanza che prevale.
Io credo che la cosa da fare sia lavorare sulle relazioni familiari... è proprio da lì che inizia l'amore per se stessi, è lì che si sono creati i primi schemi d'amore che continuiamo a ripetere ancora oggi...

Cari saluti,
Dr.ssa Ilaria Terrone

Dott.ssa Ilaria Terrone Psicologa Bari Psicologo a Bari

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22 GIU 2015

Buongiorno gentile Nina,
se ho compreso bene la sua richiesta, questo shock che ha vissuto ha aperto scenari diversi nella sua vita che hanno a che fare con una sua indispensabilità nei confronti della sua famiglia d'origine. Questi, però, sembrano essere i suoi vissuti interiori, in realtà i suoi parenti vorrebbero solo coinvolgerla nella loro felicità di avere nella loro vita un bimbo e condividerla con lei. Ma lei vede altro... Il suggerimento è di richiedere una consulenza psicologica de visu e valutare di intraprendere un percorso che l'aiuti a dipanare la matassa di quel senso di inadeguatezza che prova in lei, ma anche per risolvere la paura di volare!

Le faccio tanti auguri!

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoteraputa Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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