19 FEB 2026
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Buonasera,
le parole che scrive arrivano con una forza molto chiara: stanchezza profonda, vuoto, nebbia, senso di inutilità. È come se la vita avesse perso colore e consistenza, e lei si trovasse a camminare dentro un paesaggio grigio dove nulla tocca davvero il cuore. Questo tipo di anedonia, di appiattimento emotivo, insieme ai pensieri di non voler più esistere, sono segnali importanti di un disagio emozionale con caratteristiche depressive. Non è debolezza, non è mancanza di volontà: è una sofferenza reale che merita attenzione e cura.
Colpisce molto quando dice: “Prima non ero così. Ricordo la felicità del me bambino, la gioia di vivere.” Questo ricordo è prezioso. Non è un dettaglio nostalgico: è una traccia viva. Significa che dentro di lei quella capacità di provare gioia è esistita, e ciò che è esistito può essere riattivato. Spesso i momenti più autentici di vitalità risiedono proprio nell’infanzia, quando il contatto con il corpo, con il gioco, con la curiosità era spontaneo. Tornare in contatto con il proprio bambino interiore non significa regredire, ma recuperare quella parte vitale, curiosa, capace di meraviglia che oggi sembra sepolta sotto strati di aspettative, doveri e disillusione.
Lei descrive anche il desiderio di non essere nel suo corpo, di essere etereo, spettatore. Questa è una forma di dissociazione: quando il dolore è troppo, la mente prova a “staccarsi” per proteggersi. Ma il prezzo di questa protezione è alto, perché insieme al dolore si attenua anche il piacere, la presenza, la vitalità. Il corpo diventa un luogo da cui fuggire invece che una casa da abitare.
In bioenergetica, approccio sviluppato da Alexander Lowen, la depressione viene letta proprio come una perdita di energia vitale e di radicamento corporeo. Il lavoro non parte solo dal pensiero, ma dal corpo: dal respiro che si amplia, dai piedi che tornano a sentire il suolo, dalla muscolatura che si scioglie, dalla possibilità di esprimere trattenimenti antichi. Attraverso il Sé corporeo si ricostruisce gradualmente coscienza di sé, delle proprie emozioni, delle relazioni e dell’ambiente. È un percorso lento, ma profondamente trasformativo: dal torpore si passa alla percezione, dalla percezione al contatto, dal contatto alla possibilità di provare di nuovo piacere.
Anche la mindfulness può essere estremamente utile. Non per “forzare” emozioni positive, ma per allenare una presenza gentile verso ciò che c’è: la nebbia, la stanchezza, l’ansia. Paradossalmente, quando smettiamo di combattere l’esperienza interna e impariamo ad osservarla con consapevolezza, qualcosa inizia a muoversi. La regolazione emotiva passa dal riconoscimento, non dalla negazione.
Le proporrei di iniziare in modo molto semplice e concreto: piccoli momenti quotidiani di contatto corporeo. Sentire i piedi a terra per qualche minuto. Fare un respiro più profondo del solito. Muovere il corpo con lentezza e attenzione. Chiedersi: “Cosa sento adesso nel petto? Nella pancia? Nelle spalle?” Non per giudicare, ma per tornare ad abitarsi.
Il fatto che lei dica: “Quella poca energia mentale che mi è rimasta voglio provare ad usarla per migliorare la situazione” è un segnale di vita importantissimo. È la parte di lei che non ha smesso di cercare. È la parte che ricorda il bambino felice. È da lì che si può ripartire.
Le suggerisco con forza, vista la presenza di pensieri suicidari, di non affrontare tutto questo da solo. Se questi pensieri diventano più intensi o concreti, è fondamentale rivolgersi subito a un professionista, al medico di base o a un servizio di emergenza. In Italia può contattare il 112 in caso di urgenza, oppure il Telefono Amico (02 2327 2327 o 199 284 284). Chiedere aiuto non è un fallimento, è un atto di cura verso quella parte di sé che vuole ancora vivere.
Lei non è il suo vuoto. Il vuoto è uno stato, non un’identità. La gioia che ricorda non è un’illusione: è una memoria del suo potenziale vitale. E anche se ora sembra lontana, il percorso per tornare a sentirla può iniziare da un respiro, da un passo, dal tornare ad abitare il proprio corpo.
Con rispetto e fiducia nella sua possibilità di rinascita.
Sono disponibile per ulteriori approfondimenti.
Dott.ssa chiara Girolamo
Psicologa Clinica-Facilitatrice Mindfulness
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