Un po' di tempo fa è morta mia madre. Per motivi che non sto qui a spiegare io non ero presente, la sua morte è stata brutta e dolorosa e ancora oggi, a distanza di tempo, non riesco a togliermi dalla testa le sue ultime immagini, le ultime due volte in cui l'ho vista ed era già completamente trasfigurata. In particolare aveva una specie di sorriso sulle labbra (per effetto del rigor mortis) e questo particolare mi fa stare malissimo, non so precisamente perché. Un'altra cosa che mi fa soffrire è che provo tutta una serie di pensieri orribili che riguardano il suo corpo, il fatto che ormai si deve essere quasi completamente decomposto, e provo rabbia nei suoi confronti perché se ne è andata. Il nostro rapporto non è mai stato buono e credo che lei sia morta arrabbiata con me. Continuo a fare lo stesso sogno che la riguarda: è viva, si muove e parla, ma noi, la sua famiglia, sappiamo tutti che invece è morta o che sta per morire.
Recentemente anche mio padre si è messo a letto e non sta bene, i medici dicono che anche a lui resta poco da vivere. Io non so cosa fare e come mi sentirò quando anche lui non ci sarà più.
In questo momento mi sento completamente sola e scollegata dal resto del mondo.
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8 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 17 persone
Salve,
Innanzitutto le faccio le mie più sentite condoglianze per le dolorose circostanze che sta attraversando. È fondamentale che si dia tempo, è un dato clinico che quanto più provavamo sentimenti ambivalenti e conflittuali verso la persona che abbiamo perso, tanto più tempo e fatica si impiegheranno per elaborarne la scomparsa, per cui i suoi pensieri e i suoi sogni non sono altro che la naturale e fisiologica conseguenza di questo difficile processo interiore.
I lutti profondi non sono quasi mai esperienze che si superano in modo definitivo chiudendole in un cassetto, ma ferite con cui si impara gradualmente a convivere; tuttavia, visto l'estremo sovraccarico emotivo che la sta schiacciando proprio ora che la malattia di suo padre la costringe a confrontarsi nuovamente con l'angoscia della perdita, tutto quello che posso consigliarle è di iniziare al più presto un percorso psicologico per non affrontare questo isolamento da sola e trovare gli strumenti per vivere questa fase in modo più sereno.
6 LUG 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno,
la sofferenza che lei sta provando si percepisce da ciò che ha scritto e di questo mi dispiace molto.
Alcuni elementi da lei descritti mi fanno pensare ad un lutto non elaborato, le cui dinamiche dolorose si sono riattivate con la preoccupazione circa la salute dell'altro genitore e alla sua possibile perdita.
Pertanto, le consiglio, quando se la sentirà, di intraprendere un percorso psicologico per poter elaborare questi suoi vissuti dolorosi.
Le auguro di trovare la forza di prendersi cura di sè,
un caro saluto
dott.ssa Alessia Serio
4 LUG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile Utente,
Innanzitutto, voglio che mi dispiace per la sua perdita. Tramite le sue parole mi arriva una solitudine davvero profonda e un dolore molto grande. Perdere una madre è un evento che segna la vita, ma affrontarlo quando il legame è stato difficile e la fine si è consumata nella distanza trasforma il lutto in un labirinto di colpa, rabbia e immagini traumatiche da cui sembra impossibile uscire.
La prima cosa che mi colpisce è la precisazione iniziale sul non essere stata presente per motivi che sceglie di non spiegare. Questo mi porta a pensare a quanto pesi su di lei l'ombra del giudizio. Quando i rapporti sono conflittuali, la distanza fisica nei momenti finali viene spesso vissuta come una colpa imperdonabile, soprattutto alla luce di un conflitto irrisolto.
Quel "sorriso" sul volto, la rabbia per l'abbandono e i pensieri cupi sulla decomposizione, il sogno sono reazioni normali di fronte a un trauma che non ha trovato una via di espressione. Il sogno in particolare mi da l'idea di una sospensione che oggi rischia di amplificarsi a causa della malattia di suo padre. E' come se l'imminenza di una nuova perdita sta comprensibilmente attivando in lei un'angoscia che la fa sentire scollegata dal resto del mondo.
Per voltare pagina, il primo passo è trovare un luogo sicuro in cui depositare questo carico. Un percorso psicoterapeutico è lo spazio ideale proprio perché si fonda sulla totale assenza di giudizio. In terapia non ci sarà nessuno a condannarla per la sua assenza, né per i pensieri più bui o per la rabbia che prova; troverà invece un professionista pronto ad accogliere la sua vulnerabilità, ad aiutarla a comprendere la complessità di quella relazione interrotta e a sostenerla, spalla a spalla, nel passaggio difficile che la attende con suo padre. Questo scollegamento, la solitudine che sente può essere un'occasione per riallacciare i rapporti, in primis con quanto sente e con sè stessa poi.
30 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera, desidero innanzitutto porgerle le mie condoglianze.
Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda e un senso di smarrimento, un senso di solitudine e una sensazione di essere scollegata dal mondo, vissuti che sembrano legati sia alla perdita della madre, sia alla situazione che sta affrontando ora con suo padre. La paura che descrive sembra connessa anche al timore di non sapere come “stare in piedi” quando anche il papà non ci sarà più.
Questi aspetti sono centrali e meritano di essere ascoltati e approfonditi alla luce della sua storia personale, in un percorso di cura e ascolto di sé.
Colpisce, inoltre, la presenza di emozioni più ambivalenti (rabbia, risentimento) che possono essere accentuate nei processi di lutto, finendo così per essere sentite con difficoltà perché di segno meno “accettabile”. Il processo o le eventuali difficoltà nel comprendere e riconoscere tali emozioni ha un significato sempre molto personale e non generalizzabile.
Proprio questi vissuti, se non riconosciuti e integrati a sufficienza, possono rendere più complessa l’elaborazione del lutto stesso.
Un percorso personale potrebbe quindi aiutarla non solo ad affrontare il lutto della madre e la difficile situazione di suo padre, ma anche a comprendere più a fondo questo senso di smarrimento e a dare spazio a queste emozioni meno positive. Credo che l’insieme di questi aspetti meriti di trovare uno spazio in cui poter essere portati ed esplorati con calma.
Se sente il bisogno di approfondire questo percorso, resto a disposizione. Per qualsiasi richiesta o informazione non esiti a contattarmi.
Un cordiale saluto.
28 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Utente,
leggendo le sue parole vedo una persona ferita da un dolore traumatico. Quando una perdita avviene in modo così doloroso, la mente spesso rimane agganciata alle immagine più difficili e cerca un senso, anche attraverso pensieri che spaventano o fanno sentire in colpa. Questo non dice nulla dell'amore che provava per sua madre, ma della profondità del legame, nonostante tutto.
Forse oggi non è sua madre a guidarla, ma è Lei che continua a guardarsi con gli occhi del dolore. Il luogo non consiste nel dimenticare chi abbiamo perso, ma nel permettere che il ricordo della persona diventi, poco alla volta, più forte del ricordo della sua morte. CsI conceda la possibilità di non affrontare tutto questo da sola. Chiedere aiuto, sopratutto in un momento così difficile, anche per la salute di suo padre, è segno di profonda cura verso se tessi.
Un saluto
Dott. Lorenzo Vazzoler
21 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Carissima Giovanna,
la morte di un genitore a qualsiasi età rappresenta un lutto veramente difficile da elaborare. Noi avvertiamo la rabbia per ciò che viviamo come un abbandono. E' La nostra parte bambina che grida e che rivuole indietro la mamma. E' umano e comprensibile. La rabbia però genera colpa perchè noi attacchiamo proprio coloro che amiamo. E' bene prendere coscienza di questa dinamica perchè il lutto possa essere superato. Lo sapremo da quando ci sarà possibile non fare più sogni negativi e violenti ma più sereni e pacificanti.
Ti ringrazio per la tua domanda
Rimango a tua disposizione per altri chiarimenti
Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova
18 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Salve Giovanna, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa, che sembra legata non solo alla perdita di sua madre, ma anche alle circostanze in cui è avvenuta e alla complessità del rapporto che avevate.
Vorrei dirle innanzitutto che molti dei pensieri e delle emozioni che descrive, per quanto dolorosi e difficili da condividere, possono comparire quando si affronta un lutto particolarmente complesso. Le immagini degli ultimi momenti di una persona cara possono talvolta imporsi nella mente con grande forza, così come possono emergere rabbia, sensi di colpa, domande irrisolte e perfino pensieri che ci fanno sentire in colpa per il solo fatto di averli.
Leggendo il suo racconto, ho l'impressione che il dolore per la morte di sua madre si intrecci con qualcosa che era già presente nella vostra relazione: aspetti rimasti incompiuti, parole non dette, sentimenti contrastanti che forse non hanno trovato uno spazio per essere elaborati.
A rendere tutto ancora più difficile c'è la situazione di suo padre, che la pone nuovamente a contatto con la possibilità di una perdita imminente mentre sta ancora cercando di dare un senso a quella precedente.
Quando scrive di sentirsi "completamente sola e scollegata dal resto del mondo", mi sembra che stia descrivendo una sofferenza che merita di essere accolta e condivisa, senza doverla affrontare da sola.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui esplorare il dolore, la rabbia, i sensi di colpa e la paura che stanno emergendo, aiutandola gradualmente a costruire un rapporto diverso con questi vissuti e con il ricordo dei suoi genitori.
Qualora lo desiderasse, questo lavoro può essere svolto anche attraverso colloqui online.
Le auguro di poter trovare il sostegno di cui ha bisogno in questo momento così delicato.
Un caro saluto, resto a disposizione.
16 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Accolgo il suo dolore profondo e questo senso di solitudine assoluta con il massimo rispetto. Quando si vive una perdita così complessa, accompagnata da immagini e pensieri così intrusivi, è del tutto naturale sentirsi scollegati dal resto del mondo, come se si camminasse in una realtà parallela in cui gli altri non possono comprendere il peso che si sta portando.
Nel modello cognitivo-costruttivista, la mente umana cerca costantemente di dare un senso e una forma agli eventi, soprattutto a quelli più traumatici e inspiegabili. Quando una persona cara muore in modo doloroso, e per di più all'interno di una relazione che era già frammentata e priva di una riconciliazione finale, la nostra mente fatica a trovare un "posto" in cui collocare questo vissuto. Le immagini così vivide del volto di sua madre e quel particolare sorriso fissato dal rigor mortis si sono agganciati a un profondo senso di impotenza e incompiutezza. Quel dettaglio la fa stare così male forse perché rappresenta l'estremo contrasto tra una sofferenza vissuta e l'impossibilità definitiva di un'ultima parola, di un ultimo sguardo di intesa che potesse riparare il passato.
Anche i pensieri legati alla decomposizione del corpo, per quanto possano spaventare e sembrare orribili, hanno una loro precisa coerenza interna. Sono il tentativo brutale ma autentico della mente di fare i conti con la concretezza e l'irreversibilità della perdita. La rabbia che prova verso di lei, il pensiero che sia morta arrabbiata e il sogno ricorrente in cui lei è viva ma tutti sanno che sta per morire, descrivono perfettamente un legame che non si è interrotto con il decesso, ma è rimasto "sospeso". Il sogno sembra mettere in scena proprio questa sospensione: l'impossibilità di elaborare il distacco, come se una parte di lei si trovasse ancora in quella terra di nessuno, in quell'attesa angosciante in cui la morte è già presente ma non ancora del tutto integrata nella sua storia.
Ora che suo padre è malato e i medici vi mettono di fronte a un tempo limitato, questa ferita aperta rischia di sanguinare ancora di più. È comprensibile la sua paura di non sapere cosa farà o come si sentirà. La malattia di suo padre sta riattivando lo stesso identico scenario di impotenza e imminenza della fine, minacciando di lasciarla in una solitudine ancora più radicale. Questa volta, però, lei si trova in una posizione diversa: ha la consapevolezza del dolore già vissuto e, per quanto spaventosa, questa fase le offre la possibilità di stare dentro questo distacco in un modo nuovo, che tenga conto della sua fragilità ma anche del suo bisogno di non accumulare altri rimpianti.
Sentirsi scollegata dal mondo è la risposta protettiva di un sistema emotivo sovraccarico, che si chiude per non farsi travolgere da un dolore troppo grande. Non deve fare tutto da sola e non deve trovare risposte magiche per il futuro. Questo momento così denso merita di essere accolto all'interno di uno spazio di ascolto psicologico protetto, dove queste immagini e questi sogni non siano visti come anomalie da cancellare, ma come narrazioni dolorose che chiedono di essere ascoltate, integrate e, lentamente, lasciate andare.
15 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Salve, quello che stai vivendo è un dolore molto profondo e anche molto solitario. Le immagini che ti tornano in mente, anche quelle più disturbanti, non dicono nulla di negativo su di te: sono il modo in cui la mente prova a trattenere e a “digerire” qualcosa che è stato troppo forte e troppo improvviso, soprattutto in una situazione in cui non sei riuscita a esserci.È comprensibile che quei dettagli ti restino addosso e ti facciano soffrire: quando si perde una persona importante, la mente a volte si aggancia proprio agli aspetti più difficili, quasi come se restare lì fosse un modo per non perdere del tutto il legame. Anche la rabbia che provi può far parte del lutto, soprattutto quando il rapporto era complicato e non tutto è rimasto in pace o risolto.Il senso di solitudine che descrivi è forse la parte più pesante: sentirsi scollegata dal mondo mentre si affrontano ricordi, sogni e anche la paura per tuo padre può far sembrare tutto insostenibile. Ma il fatto che tu riesca a raccontarlo così chiaramente dice che dentro di te c’è ancora una parte che sta cercando di tenere insieme tutto questo dolore.In momenti così non si tratta di “superare” subito il lutto, ma di riuscire pian piano a non restare sola dentro a tutto quello che stai portando. Saluti
14 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buongiorno,
dalle sue parole emerge un dolore molto profondo, legato non solo alla perdita di sua madre, ma anche a tutto ciò che è rimasto in sospeso nel vostro rapporto.
Quando una relazione è stata complessa, il lutto può diventare particolarmente difficile da elaborare perché alla tristezza per la perdita si aggiungono spesso rabbia, senso di colpa, rimpianti e domande che sembrano non trovare risposta.
Le immagini che descrive, così come i pensieri ricorrenti sul corpo di sua madre e sulla sua morte, possono essere molto angoscianti. In alcuni casi, dopo aver assistito a eventi percepiti come particolarmente dolorosi o traumatici, la mente tende a tornare ripetutamente su alcuni dettagli, quasi nel tentativo di comprenderli o attribuire loro un significato. Purtroppo, però, questo processo spesso mantiene viva la sofferenza anziché alleviarla.
Colpisce anche il timore che sua madre possa essere morta arrabbiata con lei. Talvolta, quando perdiamo una persona con cui il rapporto è stato difficile, siamo portati a colmare i vuoti con ipotesi molto severe verso noi stessi. Tuttavia è importante distinguere ciò che sappiamo realmente da ciò che la mente immagina o teme. Non sempre i pensieri che emergono nei momenti di dolore rappresentano fatti.
Il sogno che si ripete potrebbe riflettere proprio questa difficoltà ad integrare due realtà emotivamente molto forti: da una parte la consapevolezza della morte, dall’altra il bisogno di mantenere un legame con una persona che ha avuto un ruolo importante nella sua vita, nonostante le difficoltà.
Inoltre, il fatto che suo padre stia attraversando una condizione di salute così delicata può riattivare e amplificare il dolore per la perdita già vissuta. È come se si trovasse a dover affrontare contemporaneamente un lutto non ancora del tutto elaborato e la prospettiva di un’altra separazione significativa.
In questo momento lei scrive di sentirsi sola e scollegata dal resto del mondo. Credo che questo sia l’aspetto che merita maggiore attenzione. Quando la sofferenza diventa così intensa e persistente, può essere molto utile trovare uno spazio protetto in cui poter raccontare ciò che sta vivendo senza sentirsi giudicata, dando voce non solo al dolore per la perdita, ma anche alle emozioni più difficili come la rabbia, l’ambivalenza e il senso di colpa.
Dietro le immagini intrusive, i sogni e i pensieri che la tormentano, mi sembra di cogliere una persona che sta cercando faticosamente di dare un senso a una perdita complessa e a un legame che continua ad avere un forte peso emotivo nella sua vita.
13 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Gentile utente, il dolore che traspare dalle sue parole è molto intenso e merita di essere accolto con grande delicatezza. Lei non sta affrontando soltanto il lutto per la perdita di sua madre, ma anche il peso di un rapporto complesso, fatto probabilmente di affetto, rabbia, incomprensioni e questioni rimaste irrisolte. Inoltre, si trova contemporaneamente ad anticipare la possibile perdita di suo padre, con tutto il carico emotivo che questo comporta.
Vorrei dirle che molte delle esperienze che descrive possono presentarsi nei lutti particolarmente traumatici o complicati. Le immagini degli ultimi momenti di vita o della salma possono fissarsi nella mente in modo persistente, quasi intrusivo, soprattutto quando la morte è stata vissuta come dolorosa o quando non si è potuto accompagnare il proprio caro nel modo in cui si sarebbe desiderato. Questo non significa che lei non abbia amato sua madre o che stia elaborando il lutto "nel modo sbagliato".
Anche i pensieri che riguardano il corpo dopo la morte, per quanto possano apparirle disturbanti o inaccettabili, non fanno di lei una cattiva figlia. Talvolta la mente cerca di confrontarsi concretamente con l'irreversibilità della perdita proprio attraverso immagini che generano angoscia e repulsione. Allo stesso modo, provare rabbia verso chi è morto è un vissuto umano e più frequente di quanto si creda, soprattutto quando il rapporto è stato difficile o quando si percepisce di essere stati lasciati soli ad affrontare qualcosa di enorme.
Mi colpisce anche il sogno ricorrente che racconta: sua madre è viva, parla e si muove, ma tutti sanno che è morta o sta per morire. Senza attribuirgli significati rigidi, potrebbe rappresentare proprio la difficoltà di integrare due realtà emotive diverse: una parte di lei continua a sentire la presenza di sua madre, mentre un'altra è costretta a confrontarsi con la definitività della sua assenza.
C'è poi un aspetto che merita particolare attenzione: il timore per la salute di suo padre. Spesso, quando un lutto non è ancora stato pienamente elaborato, l'eventualità di una nuova perdita può riattivare il dolore precedente e intensificare il senso di vulnerabilità e solitudine.
Lei conclude dicendo di sentirsi "completamente sola e scollegata dal resto del mondo". Credo sia importante non attraversare tutto questo in isolamento. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui dare voce non solo al dolore, ma anche alla rabbia, ai sensi di colpa, alle immagini intrusive e alla paura di ciò che potrebbe accadere con suo padre. Talvolta il lutto non riguarda soltanto la perdita della persona amata, ma anche la perdita di ciò che avremmo desiderato vivere o riparare con lei.
Forse, più che cercare di smettere di pensare a sua madre o di eliminare questi vissuti, potrebbe essere utile concedersi la possibilità di comprenderli e attraversarli accompagnata da un professionista. Anche le relazioni imperfette meritano di essere elaborate e pianti. E il fatto che il vostro rapporto sia stato difficile non rende il suo dolore meno autentico o meno degno di ascolto.
Se sente che questa sofferenza sta diventando troppo pesante da sostenere da sola, le suggerirei di rivolgersi quanto prima a uno psicologo o psicoterapeuta. Chiedere aiuto in un momento come questo può rappresentare un importante gesto di cura verso se stessa, soprattutto mentre si prepara ad affrontare un'ulteriore fase di grande fragilità emotiva.
10 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Buonasera Giovanna,
sappia che mi dispiace molto per la sua mamma! Capisco la sofferenza che deve provare in questo momento, anche a distanza di tempo. Il lutto ha bisogno di tempo per essere eleborato, ma il suo sembra sia un lutto traumatico: sogni, pensieri, emozioni negative. L'evento le ha probabilmente attivato un tema che già c'era, ma che ora si è amplificato. Infatti, non è l'evento in sè il problema, quanto l'interpretazione che ne facciamo.
Sarebbe importante provare ad elaborarlo, capire meglio questi pensieri e le emozioni dolorose che prova in questo momento, per costruire significati nuovi.
10 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Buonasera Giovanna,
quello che descrivi è molto doloroso e umano. La perdita di una madre, soprattutto in condizioni così difficili e con vissuti relazionali complessi, può lasciare dentro immagini, pensieri e emozioni molto intense, a volte anche disturbanti o spiazzanti. Non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che stai provando: il tuo modo di reagire parla del legame che c’è stato, ma anche di ciò che è rimasto in sospeso.
Le immagini intrusive, i pensieri sul corpo, la rabbia e i sogni che si ripetono sono tutti modi con cui la mente cerca di elaborare qualcosa che è stato troppo difficile da integrare fino in fondo. Anche il senso di solitudine che descrivi merita attenzione e cura, soprattutto in un momento in cui ti trovi ad affrontare un’altra possibile perdita importante.
Potrebbe esserti di aiuto non rimanere sola con tutto questo, ma trovare uno spazio protetto in cui poter dare senso, parola e accoglienza a ciò che stai vivendo, senza giudizio. Un percorso psicologico può aiutarti gradualmente a rendere queste immagini meno intrusive e queste emozioni più sostenibili.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
10 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buongiorno Giovanna,
la morte di un genitore con cui il rapporto non è stato buono lascia spesso un lutto complicato. Quello che descrivi, immagini intrusive, rabbia, sensi di colpa e sogni ricorrenti, sono fenomeni piuttosto frequenti nel processo di elaborazione di una perdita.
Il lutto non è solo tristezza: può manifestarsi proprio con rabbia, sensi di colpa e un profondo senso di scollegamento dal mondo. È importante attraversare questo processo, per quanto doloroso, perché è proprio vivendo pienamente il lutto che si può elaborare la perdita in modo significativo.
Allo stesso tempo, non sei costretta ad affrontarlo da sola. Un percorso di sostegno specifico sul lutto può aiutarti a vivere queste emozioni in uno spazio protetto, rendendo il dolore più gestibile, alleggerendo i sintomi più intensi e accompagnandoti verso un’elaborazione meno sofferta della perdita.
9 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Buongiorno Giovanna,
la perdita di una madre è spesso un'esperienza complessa, soprattutto quando il rapporto è stato difficile o caratterizzato da aspetti rimasti irrisolti.
Nel suo racconto colpiscono due elementi: da un lato le immagini degli ultimi momenti di sua madre, che continuano a ripresentarsi nella sua mente; dall'altro i sentimenti contrastanti che emergono, come la rabbia per la sua morte e il timore che possa essere rimasta arrabbiata con lei. Sono vissuti che possono accompagnare il processo di lutto e che meritano di essere accolti e compresi, piuttosto che giudicati.
Anche il sogno ricorrente che descrive sembra indicare quanto questa perdita sia ancora molto presente nella sua vita psichica. In psicoanalisi il sogno non viene interpretato attraverso significati universali, ma come qualcosa che parla della storia e della soggettività di chi sogna.
Inoltre, il fatto che oggi suo padre stia affrontando una grave malattia potrebbe rendere ancora più difficile elaborare la morte di sua madre, riattivando paure, angosce e sentimenti di solitudine.
Credo che un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) possa aiutarla a trovare uno spazio in cui dare parola a tutto questo dolore, soprattutto in un momento della vita in cui si trova a confrontarsi contemporaneamente con una perdita già avvenuta e con la possibile perdita di un altro genitore.
9 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Salve Giovanna,
Grazie per aver condiviso qui con noi questo momento, che sembra durare da un pò, estremamente difficile della sua vita.
Immagino quanto dolore stia vivendo, arriva molto da ciò che scrive. Credo che perdere un genitore non sia semplice a qualunque età, inoltre racconta che sia stato un lutto complesso, dove lei non c'era e dove c'era invece un rapporto conflittuale. Mi sembra da quello che scrive che lei si ancora lì, ferma con la sua mamma, a trattenerla con quei pensieri estremamente angoscianti che fa, con quelle immagini che le affiorano alla mente. Per quanto crudi e complessi Giovanna la tengono vicina a sua madre, forse perché lasciarla andare è davvero complicato. Spesso la testa ci aiuta a trovare modi per gestire cose che sono troppo grandi per noi e la morte è ciò di più incontrollabile che c'è. Ma può fermarsi, può sedersi con il suo dolore, con la rabbia, con i mostri che le governano la testa, perché un modo per uscirne può averlo, anche se ora si sente completamente impotente. Si fermi, chieda aiuto ad un professionista e dedichi del tempo a lei, a quello che sente e a questa sofferenza, perché solo attraversandola, potrà stare meglio. Anche se quella per sua mamma resterà una ferita per sempre, potrà smettere di sanguinare e bruciare così tanto.
Spero Giovanna di averle dato qualche spunto di riflessione e qualora avesse bisogno, sarei lieta di aiutarla.
Dott.ssa Giorgia Tanda
9 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Gentile Giovanna,
mi spiace molto per quello che sta vivendo, dalle sue parole traspare tutto il dolore che questa separazione le sta causando.
Il più delle volte i rapporti familiari sono intessuti di sensazioni ed emozioni complesse, spesso apparentemente contraddittorie che l'esperienza del lutto fa emergere in maniera improvvisa. Il rapporto difficile con sua madre ha lasciato probabilmente molte questioni emotive irrisolte che adesso le fanno conoscere degli aspetti di sé che considera spiacevoli o inappropriati (come la rabbia). Questo non deve spaventarla, nel lutto possono coesistere amore, rabbia, dolore, sentimenti di colpa senza che un'emozione escluda l'altra.
Il sogno che si ripete sembra esprimere proprio questa difficoltà che riscontra nel collocare sua madre tra i morti e i vivi: una parte di lei sa che non c'è più, mentre un'altra continua a cercarla e a mantenerla presente perché anela ad una risoluzione.
La malattia di suo padre probabilmente riattiva e amplifica tutto questo, rendendo ancora più intensa la sensazione di solitudine che descrive. In momenti come questi può essere importante non affrontare tutto da sola, ma trovare uno spazio di ascolto in cui poter dare significato a emozioni tanto complesse e dolorose.
Più che un segno che qualcosa non va in lei, ciò che racconta sembra parlare di un lutto ancora profondamente vivo, che forse sta chiedendo di essere accolto e pensato.
Resto a disposizione.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Beatrice Ilari
psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione
(Roma e online)
9 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Mi dispiace. Le rispondo da psicologo, sapendo che ogni perdita di un genitore è unica e nessun consiglio "uguale per tutti" basta.
Quello che vorrei farle sapere, prima di qualunque indicazione, è che il lutto di un genitore — soprattutto della madre — è diverso da ogni altro lutto perché tocca le radici stesse del nostro modo di essere stati amati, accolti, contenuti. Non solo si perde la persona: si perde lo "sguardo" che ci ha visti diventare chi siamo. Questo spiega perché, anche a distanza di tempo, il dolore non somiglia mai a quello degli altri lutti.
Tre cose che possono aiutarla a orientarsi:
**1. Il "lutto normale" ha tempi lunghi e non lineari.** Il modello classico delle "5 fasi" (Kübler-Ross) è stato superato dalla ricerca contemporanea (Bonanno, Stroebe). Non c'è una sequenza ordinata: ci sono ondate. Mesi in cui sembra di stare meglio, e mesi in cui si torna indietro. Il primo anno è spesso il più duro per la presenza dei "primi" (primo compleanno senza, primo Natale senza, primo anniversario della morte). Sapere che il movimento ondulatorio è normale toglie il peso secondario del "perché non sto andando avanti?".
**2. Distinguere lutto normale da lutto complicato.** Il "lutto complicato" si manifesta dopo 6-12 mesi dalla perdita, con queste caratteristiche:
- Il dolore non scende di intensità rispetto ai primi mesi.
- C'è un'incapacità di pensare alla persona senza essere sopraffatti.
- Si evita ogni cosa che la ricorda (foto, oggetti, luoghi, persone in comune).
- L'identità si è bloccata sull'essere "figlio/a in lutto" e non si riesce ad andare avanti.
- Compaiono sintomi fisici persistenti (insonnia, somatizzazioni, calo del peso).
In presenza anche di solo 2-3 di questi, un percorso psicologico è altamente consigliato. Il lutto complicato non si risolve da solo nel tempo: cristallizza, e prima si interviene meglio è.
**3. Cosa NON funziona, anche se si sente di doverlo fare:**
- "Stare forte" per non far soffrire altri familiari. Il dolore non condiviso non scompare, si interiorizza e diventa più pesante. Permettersi di piangere davanti agli altri famigliari è un atto sano.
- Liberarsi velocemente di oggetti, foto, vestiti della persona. Spesso si fa nei primi 1-2 mesi per "andare oltre" e poi ci si pente per anni. Meglio aspettare il tempo che serve, anche un anno se necessario.
- Mantenere occupata ogni ora del giorno per non pensare. Il rumore continuo impedisce l'elaborazione. Bisogna potersi sedere nel silenzio, anche se è doloroso.
- Cercare di "ricordare solo le cose belle". Anche le cose difficili della relazione vanno integrate. I genitori reali non sono mai solo buoni o solo cattivi: sono umani complessi, e elaborarli per come sono stati davvero è la chiave per arrivare alla pace.
Quello che invece aiuta: parlare di lei (con familiari, amici di lei, persone che la conoscevano), tenere oggetti significativi accessibili, dare spazio alle date "difficili" senza forzarsi a "stare bene", ricordare lo specifico (non solo "era una brava persona", ma "quella volta che ha detto X, quella mattina che faceva Y").
Se sente che il dolore non scende dopo 6 mesi o se uno dei segnali di "lutto complicato" è presente, un percorso psicologico fa una differenza enorme. Il primo colloquio è gratuito in molti studi, incluso il mio (Bologna, San Lazzaro di Savena, online). Cinquanta minuti per capire dove si trova e se serve uno spazio per attraversarlo accompagnato.
8 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno Giovanna,
le reazioni che racconta sono proprie dell'esperienza che il lutto rappresenta nel suo insieme complesso di pensieri, emozioni e comportamenti ai quali può sembrare difficile far fronte da soli. La perdita di qualcuno non rappresenta solo l'aspetto fisico e mentale, ma anche la perdita di ciò che noi eravamo in relazione all'altro. In questo momento la sua mente sta cercando di tenerla ancorata all'ultimo ricordo che ha di sua mamma, attraverso il sogno e attraverso i pensieri intrusivi che si presentano in modo costante.
La sua mente sta facendo i turni extra per permetterle un ricordo quanto più profondo e presente, togliendole però la possibilità di stare nel qui ed ora, nel tempo e nello spazio esterno in modo concreto e reale.
Se quest'esperienza turbolenta continuerà a procurarle disagio, potrebbe trarre beneficio dal supporto psicologico, proprio per descrivere e osservare con più distanza il carico emotivo che la sta accompagnando adesso.
8 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Salve Giovanna,
grazie per aver condiviso qualcosa di così doloroso. Da quello che racconta, sta affrontando contemporaneamente un lutto che sembra essere rimasto molto aperto, immagini che continuano a tornare con forza, sentimenti complessi verso sua madre e ora anche la prospettiva di perdere suo padre. È comprensibile sentirsi sopraffatta e sola.
Mi colpisce quanto spazio occupino sia il dolore sia la rabbia: spesso, quando una relazione è stata difficile, il lutto può essere ancora più complicato perché lascia dentro questioni irrisolte, dubbi e sensi di colpa. Anche i pensieri sul corpo e i sogni ricorrenti possono essere modi attraverso cui la mente cerca di dare un senso a una perdita che non è stata ancora pienamente elaborata.
Credo che potrebbe esserle molto utile avere uno spazio protetto in cui poter raccontare questa storia e attraversare tutto ciò che sta vivendo senza doverlo affrontare da sola.
8 GIU 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Gentile Giovanna,
le sue parole toccano corde profonde e descrivono un dolore complesso, in cui si intrecciano la perdita fisica, il trauma visivo e, soprattutto, l'eredità di una relazione che sentiva interrotta o irrisolta.
Il lutto non è mai solo un processo individuale, ma un evento che destabilizza l'intero "sistema" familiare e ridefinisce i legami. Quando un rapporto è stato conflittuale o distante, la morte di un genitore può congelare quel conflitto, lasciando in chi resta la sensazione di un dialogo interrotto bruscamente, proprio come il pensiero che sua madre sia "morta arrabbiata con lei".
Le immagini dolorose del corpo di sua madre che non riesce a togliersi dalla testa, quel "sorriso trasfigurato" e i pensieri sulla decomposizione, sembrano incarnare visivamente questa difficoltà a dare una collocazione protetta al ricordo di lei. Il sogno ricorrente che descrive, in cui sua madre si muove ma la famiglia sa che è morta, sembra proprio raccontare questa dinamica: una presenza che è ancora "viva" e attiva nella sua mente, ma all'interno di una cornice di sospensione e di verità non dette. La rabbia che prova nei suoi confronti è una componente fisiologica del lutto, specialmente quando si sperimenta l'abbandono da parte di una figura con cui si sperava, forse un giorno, di potersi riconciliare.
La notizia della malattia di suo padre si inserisce in questo quadro come un secondo movimento sismico. Dal punto di vista del ciclo di vita della famiglia, trovarsi di fronte alla potenziale perdita di entrambi i genitori è una delle transizioni più delicate: ci si confronta con il senso di solitudine e con lo spostamento generazionale (diventare "la generazione più anziana"). È del tutto naturale che lei si senta "scollegata dal resto del mondo": quando i fili delle nostre relazioni primarie si tendono o si spezzano, la nostra stessa collocazione nel mondo vacilla.
Non è sola in questo processo. Il mio consiglio professionale è quello di concedersi uno spazio protetto — attraverso una consultazione psicologica o una psicoterapia, preferibilmente a orientamento sistemico-relazionale — per poter ripercorrere e narrare la storia di questi legami. L'obiettivo non è cancellare il dolore o le brutte immagini, ma riallacciare i fili interrotti, dare un significato alla rabbia e aiutarla a ricollocare la figura di sua madre (e domani di suo padre) nella sua storia, permettendole di sentirsi nuovamente connessa e supportata.
8 GIU 2026
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Buongiorno Giovanna,
quando non si riesce a fare pace con i propri genitori prima che muoiano, accade che rimanga ancora presente un qualche filo che ci unisce a loro ed è difficile lasciarli andare per continuare ad andare avanti con la propria vita. Nei suoi incubi e nei suoi pensieri ricorrenti c'è tutta l'angoscia che sta vivendo in questo momento... Penso che abbia bisogno di farsi supportare per elaborare il lutto per la morte di sua madre, in modo da riuscire a perdonarla, anche se non è più in vita, per poi dirle addio.
Ora è come se tutta la tensione e la rabbia accumulata nel tempo tra di voi siano ancora vive e questo non le consente di andare avanti e di lasciarla andare. Questo lavoro le permetterà anche di prepararsi a lasciar andare suo padre quando sarà il momento, costruendo con lui un rapporto autentico e profondo e di salutarlo, prima che se ne vada.
Spero che riuscirà a farsi aiutare e supportare in questo momento così critico e delicato che sta vivendo.
8 GIU 2026
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Buongiorno. Accolgo le Sue parole e percepisco profondamente il peso insostenibile che sta portando in questo momento. Il senso di isolamento totale, l'angoscia per le immagini che non La abbandonano e il terrore per l'imminente perdita di Suo padre creano un carico emotivo immenso. Voglio dirle subito una cosa con assoluta chiarezza: tutto ciò che sta provando, per quanto Le sembri "orribile" o anomalo, è una reazione psicologicamente comprensibile a un trauma complesso e a un lutto non risolto.
Quello che sta affrontando viene definito in psicologia lutto complicato, aggravato dalla mancanza di chiusura e dal trauma visivo. Analizziamo insieme i vari aspetti di ciò che Le sta accadendo, per fare ordine nella tempesta che sta vivendo.
Il fatto che Lei sia perseguitata dalle ultime immagini di Sua madre e da pensieri legati alla decomposizione non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in Lei.
Rispetto al "sorriso" del rigor mortis, i nostro cervello umano è biologicamente programmato per cercare un significato e leggere le emozioni nei volti degli altri. Quando Lei ha visto quel "sorriso", il Suo cervello ha cercato di interpretarlo emotivamente, andando in cortocircuito. È fondamentale che Lei razionalizzi questo aspetto: si è trattato di una pura contrazione muscolare involontaria, un fenomeno fisiologico privo di qualsiasi messaggio emotivo o intenzione. Non c'era alcun significato nascosto rivolto a Lei.
Rispetto ai pensieri sulla decomposizione, quando una morte avviene in modo traumatico e in nostra assenza, la mente fatica ad accettare la finalità dell'evento. Fissarsi sul deterioramento fisico è spesso un tentativo estremo e doloroso del Suo cervello di costringersi ad accettare la realtà irreversibile della morte.
Provare rabbia verso chi ci ha lasciato è un'emozione comune, ma diventa un tabù che genera immensi sensi di colpa. Il Suo rapporto con Sua madre era conflittuale prima della sua morte. La morte non cancella magicamente le dinamiche relazionali, né le colpe o i risentimenti. Il fatto che lei sia morta non la obbliga a provare solo amore o nostalgia. È arrabbiata perché sua madre se n'è andata lasciando un conto in sospeso, togliendole per sempre la possibilità di un chiarimento, di una lite risolutiva o di una riappacificazione. Il suo inconscio sente di aver subito un torto e reagisce con una rabbia del tutto legittima.
Il sogno in cui Sua madre è viva, ma tutti sanno che sta per morire o è già morta, è la perfetta rappresentazione visiva del suo stato interiore. La sua mente cosciente sa che la madre è morta (infatti nel sogno lo sapete tutti), ma la sua mente emotiva la percepisce ancora "viva" e ingombrante a causa delle questioni irrisolte. È una zona di limbo psicologico in cui la sua psiche sta cercando disperatamente di elaborare il distacco.
Sentirsi "scollegata dal resto del mondo" è un meccanismo di difesa. Di fronte a un dolore insopportabile del passato (sua madre) e a un terrore incombente nel futuro suo padre), la sua psiche "stacca la spina" per proteggerla da un sovraccarico di angoscia, facendola sentire isolata e anestetizzata. Inoltre, lei sta vivendo un lutto anticipatorio per suo padre. Sta già piangendo la sua perdita prima che avvenga. È essenziale in questa fase cercare di riportare la mente al "qui e ora", per non farsi schiacciare da un doppio lutto vissuto contemporaneamente.
Resto a disposizione.
Ricevo anche online.
Dott.ssa Roberta Fornarelli
Un caro saluto
8 GIU 2026
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Buongiorno Giovanna, sua madre se n'è andata e forse lei non aveva fatto i conti con questa possibilità per quanto naturale essa sia. Da qui la sua rabbia e la difficoltà ad accettare la perdita. Adesso anche suo padre sembra vivere l'ultima atto della sua vita e lei non sa come porsi rispetto a ciò che sta accadendo a lui ma anche a lei. Personalmente ho imparato che i genitori ci possono insegnare non solo a vivere ma anche come morire. È una lezione di vita che le consiglio di non perdersi. Non se ne pentirà.
Un caro saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti
8 GIU 2026
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Salve Giovanna
Sta indubbiamente passando un periodo difficilissimo con dei vissuti irrisolti che la addolorano.
Capisco cosa sta attraversando, capisco le immagini impresse in mente, i pensieri sul corpo del defunto e anche la rabbia.
Il percorso di lutto è qualcosa che ha bisogno di un supporto delicato e costante per elaborare e digerire la perdita, accettare che dentro di noi convivano emozioni completamente opposte e con cui è difficile fare i conti.
Non esiste un vademecum sul lavoro di lutto, non ci sono "regole" da seguire su come comportarsi o cosa provare.
Un supporto psicologico può darle una mano nell'esternare i suoi conflitti interni, il suo dolore e sensazione di solitudine, specie se a modo suo vuole "ricostruire", o meglio, rielaborare il rapporto con sua madre, perdonarsi e perdonarla.