Mobbing e insoddisfazione

Inviata da Sarettha · 5 nov 2025 Mobbing

Buonasera, mi chiamo sara e, tra gli altri, ho problemi con il lavoro. Son li da 6 anni ma x 5 ero in un altro ufficio in cui mi trovavo bene, anche se prendevo meno. Per decisioni aziendali ci hanno dimezzato (e l"ho vissuta gia' come un tradimento)e son finita in un reparto con mole di lavoro, orari e vincoli assurdi. Riesco a rispettare la scadenza principale seppur con molta fatica (anche fisica, di straordinari ecc) e cio' mi crea molta ansia, non dormo una notte intera da un anno, mi e' tornata la psoriasi ecc. Oltre che cambiarmi i ritmi di vita dato che in certi periodi non si posson prender permessi e si finisce tardi quindi gia' escludo meta' mese se voglio organizzare qualcosa e cio' mi preclude molte cose. x altri obiettivi non riesco mai a essere a pari coi colleghi. Non sarebbe un grosso problema per me,non sono competitiva. Ma da pochi giorni questa "lentezza" (faccio il possibile, a volte nemmeno mi alzo dalla sedia ma non riesco, e se no non riesco a controllare)e' diventata all improvviso un problema enorme, mi han tolto lo sw (solo a me) devo rendicontare tutto, non mi pagan + straordinari, in uff non mi parlano...non so che fare, non trovo nulla di buono negli annunci ecc sono cosi' stanca e mi sento sola nel mio dolore... non so che ho fatto di male giuro per meritarmi di esser trattata cosi... vorrei solo che finisse tutto.

Ditemi voi cosa devo fare...

Scusate lo sfogo...grazie
Sara

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Miglior risposta 6 NOV 2025

Sara, da quanto racconti traspare una sofferenza profonda che nasce da una situazione lavorativa diventata insostenibile nel tempo. Dopo anni di impegno e adattamento, ti ritrovi in un contesto che non riconosce più i tuoi sforzi, ti isola e ti toglie strumenti di fiducia. È naturale che tutto questo ti abbia portato a una condizione di logoramento fisico ed emotivo: l’ansia, l’insonnia e la ricomparsa della psoriasi sono segnali del corpo che chiede attenzione e sollievo.

In situazioni simili è importante non restare da sola. Parlare con un medico o con uno psicologo può aiutarti a comprendere quanto lo stress lavorativo stia incidendo sulla tua salute e a valutare soluzioni concrete, come un periodo di pausa o un cambiamento graduale. A volte è necessario rimettere al centro te stessa, anche se questo può sembrare difficile o spaventoso.

Prova a riconoscere che non è colpa tua se ti senti così, e che non meriti di essere trattata con freddezza o esclusione. Meriti invece rispetto, sostegno e la possibilità di recuperare serenità.

Se hai bisogno ulteriormente ti invito a contattarmi,
saluti,
Dr. Filippo Marongiu

Filippo Marongiu Psicologo a Torino

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1 DIC 2025

Cara Sara,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta affrontando. Dalle sue parole emerge un carico emotivo davvero intenso, che, come racconta, porta avanti ormai da molto tempo in solitudine. È comprensibile che, dopo anni di impegno e adattamento, trovarsi improvvisamente in un ambiente lavorativo così stressante e poco supportivo la faccia sentire tradita, stanca e senza punti di riferimento.
Quello che descrive: l’ansia costante, la difficoltà a dormire, la ricomparsa della psoriasi, il senso di isolamento in ufficio, non è un segnale di debolezza, ma il modo in cui il suo corpo e la sua mente cercano di farle capire che la situazione ha superato i limiti sostenibili. Nessuno dovrebbe sentirsi solo o messo sotto pressione in questo modo, soprattutto dopo aver dato per anni la propria disponibilità e il proprio impegno.
Il fatto che oggi lei si senta sfinita e senta di “non farcela più” non significa che non valga abbastanza, né che abbia fatto qualcosa di sbagliato: significa, di contro, che ha resistito molto, forse troppo, e che ora avrebbe bisogno di essere ascoltata e sostenuta. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a mettere ordine in tutto questo dolore, a riconoscere i confini tra ciò che dipende da lei e ciò che non è in suo potere cambiare, e a ritrovare uno spazio interno da cui riprendere aria, in cui respirare di nuovo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Stella Campoverde

Stella Campoverde Psicologo a Roma

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30 NOV 2025

Cara Sara,

capisco quanto sia difficile per Lei tutto questo. Da ciò che racconta emerge una grande fatica, non solo fisica ma anche emotiva: ha investito anni di lavoro con impegno e responsabilità, e si è trovata improvvisamente in un contesto che non solo non riconosce i suoi sforzi, ma la isola e la penalizza. È comprensibile che si senta tradita, stanca e sola.

Il fatto che stia vivendo ansia, insonnia e un ritorno dei sintomi fisici non indica una sua debolezza, ma quanto il carico che sopporta sia diventato eccessivo. Lei non è “lenta”, né sta facendo qualcosa di sbagliato: sta semplicemente reagendo a una situazione che supera i limiti di ciò che una persona può sostenere da sola.

In questo momento la priorità dovrebbe essere prendersi cura di sé. Potrebbe essere utile confrontarsi con il medico per documentare il malessere legato al lavoro e valutare un supporto psicologico, così da recuperare risorse prima ancora di pensare a cosa fare professionalmente. Non serve trovare subito la soluzione definitiva, ma iniziare a proteggersi.

Non è Lei a meritare questo trattamento: è l’ambiente che non sta funzionando. A volte non dobbiamo cercare di resistere ancora, ma permetterci di fermarci per capire come ripartire. Anche chiedere aiuto, come ha fatto ora, è già un primo passo importante.

Non è sola nel suo dolore, e può essere accompagnata nel trovare una strada più sostenibile per sé. Rimango a disposizione, un saluto.

Dott.ssa Gloria Simoni Psicologo a Pistoia

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26 NOV 2025

Buonasera Sara,

comprendo e percepisco la sua sofferenza e malessere diventati sempre più forti e che la portano a sentirsi inadeguata e frustrata. Il cambiamento in azienda oggi è consueto e difficilmente è agevolato e supportato. La partenza può essere accettare prima di tutto che la situazione le crea ansia e sofferenza senza opporsi e piuttosto capire cosa e come può arrivare ad una consapevolezza diversa di sè e del lavoro che sta svolgendo.
Prendersi una pausa momentanea per ritrovarsi e prendere una direzione diversa ascoltandosi.
Se ha bisogno di un supporto può contattarmi.

Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Cifani

Dott.ssa Valentina Cifani Psicologo a Firenze

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19 NOV 2025

Cara Sara i cambiamenti lavorativi arrivano spesso inattesi e se non sono in meglio possono rendere la vita molto pesante. Capisco la sua frustrazione e la sensazione di essere intrappolati in una giostra che va troppo veloce e da cui non si riesce a scendere.
Non si abbatta, cerchi di fare quello che può senza rimetterci in salute e segnalando, se le è possibile e le è concesso, sempre con gentilezza di aver bisogno di un aiuto. Tenti di usare cordialità nella comunicazione per non mettersi in cattiva luce.
Se questo aiuto non arriva e la situazione non migliora non smetta di cercare altre alternative. A volte spuntano dove meno uno se le aspetta. Capisco la sensazione di impotenza e rabbia perché nella vecchia posizione si trovava meglio e quanto questo possa essere doloroso.
tenga conto che spesso le difficoltà arrivano per aprirci nuove porte e dove la strada sembra finire è proprio lì che ne comincia una nuova. Qualora ne avesse bisogno si appoggi ad uno psicologo per sostenere il carico emotivo e per tentare di migliorare le comunicazioni interne dell'ufficio. A volte quando si è molto stressati è facile fraintendere atteggiamenti e gesti di chi ci sta vicino.
Le porgo un caro saluto e resto a disposizione.
Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Asti

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18 NOV 2025

Gentile Sara,

la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità ciò che sta vivendo. È comprensibile che, dopo anni di impegno e adattamento, ritrovarsi in un contesto lavorativo con carichi e pressioni così elevati possa generare una sofferenza profonda, soprattutto se accompagnata dalla sensazione di non essere riconosciuta nel proprio valore.

Ciò che descrive – la stanchezza, l’ansia, le difficoltà nel sonno e la sensazione di essere stata trattata ingiustamente – racconta quanto questo periodo sia stato gravoso per lei. Non è esagerato sentirsi sopraffatti quando le richieste esterne superano le proprie risorse, e quando ci si trova a vivere tutto questo sentendosi soli.

Voglio che sappia che la sua fatica è comprensibile e che non c’è nulla di “sbagliato” nel provare ciò che prova. Il desiderio che “tutto finisca” racconta quanto abbia bisogno di sollievo e di uno spazio in cui poter ritrovare respiro, ascolto e dignità. A volte, concedersi anche solo la possibilità di riconoscere la propria sofferenza può essere un primo passo per ritrovare un po' di chiarezza. Rimango a disposizione.

Un caro saluto,
Dott.ssa Gloria Simoni, Psicologa

Dott.ssa Gloria Simoni Psicologo a Pistoia

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17 NOV 2025

Buonasera Sara,
La situazione che descrive appare molto pesante e credo debba essere affrontata su diversi livelli. Prima di tutto a livello personale, è importante recuperare un miglior equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. Ho presente quanto ha detto sulla difficoltà di stare al passo col lavoro, d'altra parte Lei descrive anche uno stato di esaurimento psico-fisico che, oltre ad essere dannoso per Lei, riduce anche le sue possibilità di essere efficiente sul lavoro. Stabilire dei confini a salvaguardia della sua vita fuori dal posto di lavoro serve anche a rigenerare le energie e permette di funzionare meglio su ogni piano. In questo senso, anche un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutare a dare il via a questo processo di cambiamento.
Per quanto riguarda più specificatamente la situazione al lavoro, Le consiglio di rivolgersi innanzitutto al suo medico di base, che può riconoscerle un periodo di riposo, se necessario. Prenderei anche in considerazione di contattare il medico del lavoro e se presenti i rappresentanti sindacali sul suo posto di lavoro, che potranno informarla sui suoi diritti ed aiutarla a sviluppare una strategia per far fronte alla situazione. Tenga presente che non deve affrontare tutto da sola e non deve subire tutto: ci sono leggi a tutela dei lavoratori, a cominciare dalla retribuzione degli straordinari.
Spero queste riflessioni possano esserle utili.
Un caro saluto,
Francesca Calvano

Dott.ssa Francesca Calvano Psicologo a Roma

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11 NOV 2025

Ciao Sara,
grazie per aver condiviso tutto questo. Le tue parole trasmettono tanta stanchezza, ma anche una grande dignità e un profondo senso di responsabilità — hai continuato a impegnarti, anche quando tutto attorno a te è cambiato in modi ingiusti e dolorosi.
Quello che descrivi somiglia molto a una situazione di sovraccarico e di stress lavorativo cronico, in cui l’organismo e la mente restano “in allerta” per troppo tempo. È per questo che dormi poco, che il corpo manifesta segnali come la psoriasi, e che ti senti svuotata e impotente. Non è debolezza: è il modo in cui il tuo corpo sta chiedendo aiuto.
Hai vissuto diversi “tradimenti” da parte dell’ambiente di lavoro — prima lo spostamento forzato, poi il carico eccessivo, ora la svalutazione e l’isolamento. È naturale che tu ti senta confusa, arrabbiata e anche colpevole, perché spesso, quando siamo trattati ingiustamente, tendiamo a chiederci “cosa ho fatto di male?”. Ma la verità è che non devi aver fatto nulla di sbagliato per meritarti rispetto e dignità. Quello che ti sta accadendo non è una tua colpa.

In questo momento la priorità è proteggerti.
Ti suggerisco di non affrontare questa situazione da sola: cerca un supporto psicologico, anche solo per alleggerire il peso che porti da tanto tempo. Un* psicolog* potrà aiutarti a:
- Rielaborare la rabbia, la delusione e la paura.
- Mettere confini chiari con il lavoro, per non farti travolgere (imparare a dire dei ‘no’ motivati in modo assertivo puo’ fare la differenza)
- Recuperare energie e fiducia nelle tue capacità.

Potrebbe esserti utile anche confrontarti con il medico di base o con lo psicologo del lavoro, se disponibile nella tua azienda o nel territorio. E se la situazione in ufficio dovesse peggiorare, esistono servizi di tutela dei lavoratori e sportelli di ascolto per lo stress lavoro-correlato: non devi sopportare da sola.

Sara, tu meriti un posto dove poter lavorare senza ammalarti. Per ora, prova a rallentare un momento — anche solo respirare, fare una passeggiata, concederti una pausa dal pensiero costante del lavoro — perché non devi risolvere tutto subito. Prima di tutto, serve che tu possa riprendere fiato.
Non sei sola. Il dolore che provi è reale e comprensibile, ma può essere ascoltato e trasformato, passo dopo passo, con il giusto supporto.

Un caro abbraccio,
Katia Romano

Katia Romano Psicologo a Roma

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11 NOV 2025

Buongiorno Sara,

capisco la fatica e il senso di ingiustizia: il tuo corpo sta chiaramente segnalandoti che così non va.
Prova intanto a mettere confini minimi (orari, priorità scritte), documentare i fatti e chiedere un confronto breve e focalizzato su carico e strumenti.
Introduci micro-rituali quotidiani utili a scaricare l’ansia. Parallelamente, apriti uno spazio di sostegno esterno e, senza pressione, abbozza un piano di vita B.
Dovresti esplorare con calma e lucidità cosa ti fa sentire più tutelata e libera.
un caro saluto,

Dott. Ettore Tumolo Psicologo

Dott. Ettore Tumolo Psicologo a Origgio

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7 NOV 2025

Buongiorno Sara,
mi dispiace molto per la situazione descritta.

Può essere utile cercare supporto da un/una terapeuta per valutare e calibrare le migliori strategie di gestione dello stress, per la comunicazione con colleghi e superiori, per i vissuti emotivi.
Un sostegno può aiutarla a ritrovare da una parte le sue risorse per affrontare al meglio le difficoltà, dall'altra a potenziarle. Se nel suo ambiente ci sono vessazioni e trattamenti lesivi per il suo stato di benessere e salute può pensare di prendere anche provvedimenti di altro tipo. Nel contempo un supporto per potenziare le strategie per la gestione nel qui e ora delle dinamiche che la mettono in difficoltà può contribuire a farle recuperare un po' di serenità e lenire il suo attuale dolore.

Le faccio tanti auguri
Dott. Giovanni Iacoviello

Dott. Giovanni Iacoviello Psicologo a Bergamo

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7 NOV 2025

Cara Sara,
le tue parole trasmettono una sofferenza profonda e un senso di esaurimento emotivo che nessuno dovrebbe affrontare da solo. Quello che descrivi – insonnia, ansia, riacutizzazione della psoriasi, senso di ingiustizia e isolamento – sono segnali chiari di un forte stress lavorativo cronico, quello che comunemente si definisce burnout.

La situazione che vivi non è il risultato di un tuo errore o di una tua incapacità, ma di un contesto professionale che ti sta chiedendo più di quanto sia sostenibile. Quando un ambiente diventa così oppressivo, anche persone molto competenti finiscono per sentirsi svuotate e in colpa.

In questo momento è fondamentale proteggere la tua salute psicologica e fisica. Ti suggerisco di:

Parlarne con il tuo medico di base, spiegando i sintomi (ansia, insonnia, stress fisico): potrà valutare se è opportuno un periodo di malattia o un consulto specialistico.

Rivolgerti a uno psicologo, anche solo per alcune sedute, per aiutarti a gestire l’ansia e rimettere ordine nei pensieri.

Se in azienda esiste un ufficio HR o un medico del lavoro, puoi segnalare la situazione con calma, documentando le modifiche peggiorative (rimozione del software, esclusione dal gruppo, mancato pagamento degli straordinari).

Non stai “esagerando”: stai chiedendo respiro dopo mesi di pressione e ingiustizie. Ritrovare energia e lucidità è il primo passo per capire come agire, anche sul piano professionale.

Resto a disposizione
dott. Giovanni Noè

Dott. Giovanni Noè Psicologo a Corigliano Calabro

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6 NOV 2025

Buonasera Sara, grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Ricordati sempre di non scusarti quando esprimi i tuoi sentimenti, le tue emozioni e preoccupazioni, anzi hai fatto benissimo a scrivere. Si percepisce una grande pressione e quello che stai vivendo sicuramente è molto pesante. Da quello che racconti si capisce che sei una persona seria, affidabile e responsabile. E' perfettamente normale sentirsi stanchi, delusi e feriti soprattuto a causa di condizioni di lavoro non ottimali e stressanti.
Quello che posso dirti è che non hai fatto nulla di male. Le difficoltà a lavoro derivano da altri fattori esterni e non dal tuo impegno e dal tuo valore.

Sicuramente se il lavoro ti causa ansia, disagi e grandi preoccupazioni da non poter più sopportare è arrivato il momento di fermarsi, respirare un po' e elaborare alcuni possibili strategie.
Il corpo e la mente ti stanno mandando dei segnali, è giusto ascoltarli. In questi momenti può davvero aiutare avere qualcuno con cui parlare o sfogarsi — un amico, un familiare, il medico di fiducia, oppure anche iniziare un percorso con uno psicologo, se te la senti.

So che adesso tutto sembra negativo e pesante, ma prova, per quanto difficile, a vedere questo periodo anche come un momento di crescita.
A volte le situazioni più dure ci costringono a cambiare prospettiva, e anche se può sembrare una battuta d’arresto, in realtà stiamo solo crescendo.

Le auguro una buona serata e rimango a disposizione.
Dott.Roberto Miceli


Roberto Miceli Psicologo a Pontassieve

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6 NOV 2025

Sara, da ciò che scrivi emerge una sofferenza profonda, legata non solo al peso del lavoro ma anche al senso di ingiustizia che stai vivendo. Sei rimasta nella stessa azienda per sei anni, investendo tempo, energie e fiducia, e improvvisamente ti sei trovata in un contesto che ti ha tolto equilibrio, riconoscimento e dignità. Quando una persona percepisce di essere stata spostata o svalutata senza motivo reale, spesso nasce un dolore simile a un lutto: si perde qualcosa che prima dava senso e sicurezza. È comprensibile quindi che il corpo reagisca (l’insonnia e la psoriasi sono segnali chiari di stress prolungato). Da quello che racconti sembri bloccata in un circolo che ti consuma: cerchi di fare sempre di più per non sentirti in colpa o “lenta”, ma più ti sforzi più loro sembrano chiuderti fuori. Questo tipo di dinamica può diventare tossica e portare a un logoramento emotivo che non ha nulla a che vedere con la tua reale capacità professionale. Il fatto che ti abbiano tolto strumenti, esclusa dalla comunicazione e negato gli straordinari è molto grave e fa pensare a un tentativo di isolarti, forse per spingerti a lasciare. In questi casi la cosa più importante è tutelarti, non solo sul piano emotivo ma anche su quello legale e medico. Potrebbe essere utile prima di tutto parlare con il tuo medico curante per documentare la situazione di stress lavoro-correlato e avere un periodo di malattia che ti permetta di respirare e recuperare forze. Parallelamente potresti sentire un sindacato o un consulente del lavoro, spiegando i fatti e chiedendo se le misure prese nei tuoi confronti siano legittime. Infine, anche se al momento ti sembra impossibile trovare alternative, non smettere di cercare: non tanto per fuggire, quanto per riaprire una finestra mentale su un futuro diverso, in cui non devi sentirti colpevole per essere esausta o per non reggere ritmi disumani. Non hai fatto niente di male, Sara. Stai solo pagando un prezzo altissimo per una situazione che non dipende da te. Il tuo dolore non è uno sfogo inutile: è un segnale di quanto tu stia ancora lottando per non perderti completamente. Forse il primo passo adesso è proprio concederti di fermarti un attimo, di chiedere aiuto e di ricordarti che il tuo valore non si misura nella quantità di ore lavorate, ma nella tua umanità che, anche sotto pressione, è ancora viva.
Ti invio un grande abbraccio.

Dott. Nicola Salvadori

Dott. Nicola Salvadori Psicologo a Firenze

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6 NOV 2025

Buonasera Sara,

la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza: non è semplice mettere in parole ciò che si vive, soprattutto quando si attraversano momenti di fatica e di incertezza.
Comprendo che quello che descrive sia davvero un momento molto complesso. Subire uno spostamento lavorativo non scelto, sentirsi isolata dai colleghi e percepire un riconoscimento economico ridotto può diventare fonte di grande sofferenza. È comprensibile che, pur continuando a impegnarsi senta il peso di tutto questo sul piano emotivo, con ansia e segnali fisici.

È naturale cercare di andare avanti “nonostante tutto”, anche quando ci si sente stanchi, soli o sopraffatti dalle difficoltà. Dentro ciascuno di noi, tuttavia, esiste una parte che continua a cercare equilibrio, senso e la possibilità di fiorire anche nei momenti più difficili. A volte le circostanze esterne soffocano questo movimento naturale, ma non lo cancellano: resta lì, come un seme che attende di essere nutrito. Ritrovare contatto con questa forza vitale significa concedersi spazio per ascoltare i propri bisogni autentici e per capire cosa, oggi, può aiutarla a stare un po’ meglio.

Un percorso di sostegno psicologico può offrirle uno spazio di ascolto dove far emergere le risorse dentro di sé, esplorare ciò che le appartiene davvero, riscoprire un senso di fiducia e di direzione personale e professionale.

Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Michelon

Dott.ssa Eleonora Michelon Psicologo a Monza

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6 NOV 2025

Buon pomeriggio Sara,

Quella che racconta è una situazione pesante, nella quale è naturale sentirsi sovraccaricati e stanchi. A maggior ragione il contesto di mobbing che racconta non può che aggravare le sue condizioni, presentandosi inevitabilmente come una realtà logorante della vita quotidiana.

Vorrei soffermarmi sulla "lentezza" a cui si riferisce. E' importante che lei osservi attentamente questo suo stato d'animo per capire a quali contesti si associa. E' legata al contesto lavorativo o è diventata pervasiva in tutto gli ambiti della sua vita? Potrebbe essere associata alla stanchezza cronica e alla situazione di burnout, ma anche ad una sintomatologia compatibile con un calo importante del tono dell'umore. In ogni caso, questa sua "lentezza" richiede attenzione ed approfondimento.

Infine le consiglio di provare a cercare spiragli di dialogo con i suoi colleghi e superiori: laddove possibile, è fondamentale cercare uno scambio in cui esprimere le proprie difficoltà in maniera trasparente. Non posso garantirle che riceverà l'ascolto che merita purtroppo, in quanto sul luogo di lavoro, come in tutti gli ambiti della vita, la comunicazione e l'ascolto non sono facili da praticare. Però di certo un suo tentativo, o ulteriore tentativo se ne ha già fatti, sarà utile a smuovere la situazione e aprire, auspicabilmente, a nuovi scenari.

Kevin Jhonson Lanza Psicologo a Milano

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6 NOV 2025

Gentile Sarettha,
Dal suo racconto emerge il dolore che sta provando e la fatica nel conseguire i suoi compiti.
La sua richiesta di aiuto è motivata anche dall'essere arrivata al limite della sopportazione si sente inermi, debole e probabilmente stanca e la sua frustrazione è una conseguenza di questa fatica , da come racconta anche non retribuita .
Credo che le possa essere utile in questo momento non isolarsi e non trattenere tutto dentro , ma piuttosto parlare con un professionista iniziando de colloqui di consulenza mirati all ascolto e all'accoglienza in uno spazio di supporto e di gestione delle se emozioni.
Un primo modo per uscirne è comprendere quali aree riflette della sua vita questa situazione , quali aspetti di lei i muovono.
Potrebbe essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia per lavorare insieme le emozioni implicate nel contesto che lei ha descritto.
Confidando di averle offerto una riflessione , resto disponibile qualora volesse approfondire non esiti a contattarmi .
Un caro saluto
Dr.ssa Alessandra Petrachi

Dott.ssa Alessandra Petrachi Psicologo a Rimini

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6 NOV 2025

Non devi scusarti, il tuo messaggio non è uno “sfogo di troppo”: è il grido lucido di una persona che da troppo tempo sta cercando di reggere una situazione profondamente ingiusta e logorante.
Da quello che scrivi emergono diversi livelli di fatica: fisica, emotiva e relazionale. Hai perso un equilibrio che prima avevi trovato e sei stata costretta, senza possibilità di scelta, in un contesto dove non ti senti rispettata né sostenuta.
Questo, a lungo andare, può davvero spezzare le forze anche della persona più tenace.
Provo a darti alcuni spunti, concreti ma anche umani:

1) Riconosci che non è colpa tua
Non hai fatto “niente di male”.
Quando in un’azienda cambiano le logiche organizzative, chi lavora con dedizione, ma senza potere decisionale spesso paga il prezzo più alto. Il corpo lo sa: l’insonnia, la psoriasi, la tensione costante sono segnali di sovraccarico, non di debolezza.
Il tuo sistema ti sta dicendo: “non posso più sostenere questi ritmi in solitudine”.

2) Non restare sola
Anche se l’ambiente di lavoro ti ha isolata, è importante che tu possa avere uno spazio sicuro per parlare e farti sostenere, un’amica fidata, un familiare o, se puoi, un professionista (uno psicologo per esempio).
A volte serve che qualcuno ti aiuti a rimettere ordine dentro, prima ancora di trovare soluzioni pratiche.

3) Prova a proteggerti sul piano pratico
Se c’è un rappresentante sindacale o un ufficio del personale, puoi chiedere un confronto riservato. Anche solo per capire i tuoi diritti (sugli straordinari, sulle modalità di controllo ecc.).
Valuta con calma se è possibile ottenere un certificato medico per stress lavorativo o un breve periodo di malattia: non è una fuga, ma un modo per respirare e recuperare lucidità.
Se ti è possibile, durante questo tempo scollegati completamente dal lavoro e cerca di riposare il corpo e la mente.

4) Ritrova un minimo di spazio per te
Lo so, sembra impossibile ora. Ma anche solo 15 minuti al giorno in cui “non fai nulla di utile”, solo per te, una passeggiata, una doccia lenta, respirare ascoltando musica, sono già un modo per dire al tuo corpo: “non sei solo in guerra”.
Questa piccola cura quotidiana è una forma di resistenza dolce.

5) Sulla ricerca di un nuovo lavoro
Capisco che guardare gli annunci e non vedere nulla di buono faccia sentire senza via d’uscita. Ma il punto adesso non è trovare “subito” qualcosa, è rimetterti in forze per poter cercare con lucidità e dignità.
Quando si è stremati, tutto appare impossibile; quando si inizia a respirare un po’, si aprono spiragli che prima non si vedevano.

Sara, sei una persona che ha lavorato duramente per anni, che tiene alla qualità di ciò che fa e che non vuole fare del male a nessuno. Non meriti di essere trattata con freddezza o sospetto.
Non devi “resistere a oltranza”: devi tutelarti.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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6 NOV 2025

Buongiorno Sara
mi spiace molto che stia attraversando questa brutta situazione al lavoro, immagino solo come si possa sentire.
La stanchezza, l'ansia, la frustrazione, la lentezza, la difficoltà a dormire una notte intera, la psoriasi, sono tutti segnali che denotano un grande malessere.
Probabilmente lei lo ha già fatto, ma ha provato a rivolgersi ai sindacati? L'isolamento che subisce appare proprio mobbing.
Immagino che la ricerca di un nuovo lavoro non sia facile da accettare o da intraprendere, perchè tutto diventa più difficile a volte quasi impossibile da affrontare in questa condizione di malessere. E la cosa più intollerante è il senso di solitudine che prova ogni giorno. Le posso assicurare che lei non è la prima a vivere questa orribile condizione molti lavoratori purtroppo l'hanno sperimentata. Per cui Sara è il momento di mettere uno stop a tutto questo.
Quanto è disposta ancora a tollerare tutto questo?
Ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stessa e la forza "di rialzarsi da quella sedia" che la sta tenendo ancorata in una condizione tossica e insostenibile per chiunque si trovasse al suo posto.
Ritengo che una psicologa o uno psicologo ( la figura che più la fa sentire a suo agio) possono veramente aiutarla ritrovarsi e a smettere di sentirsi giudicata o sbagliata. Inoltre appena si sentirà pronta le consiglio di denunciare quanto appena subito.
Spero di esserle stata d'aiuto
Rimango a sua disposizione


Dott.ssa Bonato Elena Psicologo a Scorzè

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6 NOV 2025

Buonasera Sara,
dalle sue parole emerge tutta la difficoltà della situazione che sta vivendo nel contesto lavorativo e che al momento diviene difficile da cambiare: questa situazioni può essere una porta d'aprire verso se stessa. Credo, infatti, sarebbe utile per lei iniziare un percorso che possa aiutarla a riscoprire quell'energia vitale che a causa di alcune condizioni adesso manca , un percorso di sostegno che possa servirle eventualmente anche nell'orientarla verso nuove soluzioni più in sintonia con la sua autenticità . Tutti aspetti da indagare e approfondire in uno spazio e tempo relazione adeguato.

Per qualsiasi domanda, resto a sua disposizione.

Dott.ssa Anna Lucia Marzi

Dott.ssa Annalucia Marzia Psicologo a Roma

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6 NOV 2025

Buongiorno Sara, dal messaggio traspare la tua frustrazione e sofferenza dovuta a questo ultimo anno difficile. Conosco bene questo tipo di situazioni e lavoro con persone che hanno difficoltà sull'ambito professionale da diversi punti vista.
Il lavoro dovrebbe essere un luogo di impegno ma anche di soddisfazione e di buone relazioni rivolte al raggiungimento di obiettivi comuni e collaborazione ma spesso non è così e anzi diventa fonte di stress e di ansia portando a desiderare di non partecipare e fare meno o addirittura "non fare".

Il consiglio è restare il più possibile centrata su te stessa e ascoltare le tue emozioni ed esigenze cercando di osservare la situazione con occhi diversi che possano aiutarti a trovare altre soluzioni e soprattutto altri comportamenti che aiutino la relazione con gli altri e i tuoi responsabili.

Se hai necessità di supporto e vuoi una consulenza sarò felice di aiutarti
Dott.sa Valentina Cifani

Dott.ssa Valentina Cifani Psicologo a Firenze

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6 NOV 2025

Gentile Sara,

per anni ha investito competenza e lealtà in un contesto che le riconosceva un senso, e la riorganizzazione - vissuta come un tradimento - l’ha precipitata in un reparto dove le domande lavorative sono cresciute mentre controllo, strumenti e riconoscimento si sono drasticamente ridotti. In effetti, quando la richiesta supera stabilmente le risorse (modello domanda-controllo-supporto) e la reciprocità sforzo-ricompensa si spezza, l’organismo entra in iperattivazione. Non sorprende, in questo quadro, l’ansia persistente, l’insonnia, la riacutizzazione psoriasica: sono segnali di sovraccarico prolungato. Colpisce inoltre il tratto punitivo del clima che descrive: revoca selettiva di strumenti, rendicontazione capillare solo a lei, straordinari non riconosciuti, isolamento informale. Tutto ciò amplifica la sofferenza e rischia di trasformare una difficoltà di carico in un’esperienza di ingiustizia organizzativa. In condizioni simili, diventa facile interiorizzare l’etichetta di “lenta” o “inadeguata” e colpevolizzarsi; ma ciò che emerge è piuttosto una incompatibilità fra compito, tempi e risorse, aggravato da pratiche gestionali discutibili.

Vorrei essere chiara su un punto: quando affiora il pensiero “vorrei solo che finisse tutto”, siamo di fronte a un segnale d’allarme; non resti sola con l’ondata emotiva. Sul piano operativo, la priorità è stabilizzare. Un consulto con il medico di base (e, se necessario, con dermatologo e medico del lavoro) può inquadrare l’insonnia e la riacutizzazione cutanea, documentando lo stress lavoro-correlato e valutando soluzioni temporanee (malattia, idoneità con limitazioni, indicazioni su orari e pause). Parallelamente, un intervento psicologico mirato al sonno aiuta spesso più dei tentativi solitari di “resistere”: ristabilire finestre di riposo è una condizione di base per poter decidere con lucidità. Sul versante organizzativo, è utile riappropriarsi della sua capacità di autodeterminarsi senza entrare nel terreno della contesa personale. Questo significa: documentare con rigore carichi e tempi (un diario operativo neutro), chiedere per iscritto un confronto formale centrato su salute e sostenibilità del ruolo, coinvolgendo se opportuno HR, medico competente e rappresentanza sindacale. L’obiettivo è: definire priorità realistiche, fissare limiti agli straordinari non retribuiti, negoziare strumenti minimi per svolgere il compito. Se il clima d’ufficio rimane ostracizzante, è legittimo segnalarlo come rischio psicosociale e non come colpa individuale. In parallelo, le suggerirei di aggiornare il profilo professionale, testare il mercato con candidature mirate, esplorare eventuali canali interni di mobilità, per potersi restituire una facoltà di scelta; spesso è proprio la possibilità concreta di alternative a ridurre il senso di prigionia e a rimettere in moto energia e prospettiva.

Infine, c’è il lavoro più propriamente psicologico: dare parola al vissuto di offesa e perdita di fiducia, trasformare l’iperattivazione in regolazione (respiro, grounding, rilassamento muscolare progressivo, pratiche di consapevolezza centrate sul corpo), rinegoziare quell’ideale di prestazione che, nelle fasi di crisi, si tramuta in auto-sorveglianza punitiva. In altre parole: passare da una logica di sopravvivenza a una logica di cura di sé, che non abdica alla responsabilità professionale ma la esercita entro limiti umani. In situazioni come quella che lei descrive, esiste sicuramente una sequenza di azioni ben fondate che, una dopo l’altra, restituiscano respiro, misura e dignità al lavoro e alla vita fuori dal lavoro.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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6 NOV 2025

Gentile Sara,
è comprensibile che, dopo anni di impegno, si senta stanca e delusa di fronte a un ambiente lavorativo così stressante e poco riconoscente.
Quando il lavoro inizia a compromettere il sonno, la salute e il benessere emotivo, significa che il carico è diventato eccessivo.
Si conceda il diritto di fermarsi, respirare e ascoltare ciò che sente: il suo malessere non è un segno di debolezza, ma una naturale risposta a una situazione che la sta facendo soffrire.
A volte, il primo passo è proprio riconoscere che merita di stare meglio.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Susanna Minaldi

Dott.ssa Susanna Minaldi Psicologo a Cantù

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6 NOV 2025

Cara Sara,
da quello che scrivi emerge un senso di profonda stanchezza, ma anche una forma di smarrimento più sottile, come se il lavoro — che per anni era stato un luogo di appartenenza, di riconoscimento — si fosse trasformato improvvisamente in un terreno estraneo, quasi ostile.
Quello che descrivi non riguarda solo un cambio di mansione o di ufficio, ma un vero e proprio tradimento simbolico: ciò che prima dava struttura e significato alle tue giornate ora ti restituisce solo fatica, ansia, esclusione.

Quando parli del non dormire, del corpo che reagisce con la psoriasi, delle ore che non finiscono mai, sembra che la tua psiche stia cercando un modo — anche attraverso il corpo — di segnalare che qualcosa dentro di te non riesce più a sostenere questo ritmo. L’ansia, in questo senso, non è solo un sintomo da eliminare, ma un linguaggio: la voce di una parte di te che chiede di essere vista, riconosciuta, forse anche liberata.

A volte, quando il lavoro diventa un luogo di dolore, non è solo per le condizioni oggettive, ma perché tocca corde più profonde: il bisogno di sentirsi utili, accettati, all’altezza, visti. Quando tutto questo viene negato o minacciato, l’intera identità si incrina.
La solitudine che descrivi non è solo fisica: è quella dell’anima che non trova più uno spazio in cui sentirsi a casa.

Forse, in questo momento, non serve “fare” qualcosa subito, ma trovare un luogo dove poter raccontare questa stanchezza, darle un volto, capire cosa stai perdendo e cosa, invece, ancora cerchi. Dietro al desiderio che “tutto finisca” può esserci anche un bisogno di rinascere, di smettere di portare un peso che non ti appartiene più.

La vita, in certe fasi, chiede pause dolorose per permettere nuove direzioni. Il corpo, l’ansia, la tristezza, sono messaggeri che spingono verso una forma diversa di equilibrio — e la prima forma di cura, spesso, è riconoscere che non sei sbagliata: sei esausta, ma ancora viva, ancora in ascolto di te stessa.

Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione
In presenza e online

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

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6 NOV 2025

Ciao Sara, quello che sta vivendo è davvero tanto, e si percepisce quanto le stia pesando. Si trova in una situazione che la sta logorando, non solo emotivamente ma anche fisicamente, e il suo corpo glielo sta comunicando chiaramente: l’insonnia, la psoriasi, la stanchezza costante sono segnali di un carico diventato ormai troppo grande per essere sostenuto da sola.
Non merita di essere trattata così, né sul piano umano né su quello professionale. È stata spostata, caricata di responsabilità e vincoli, privata di strumenti e riconoscimento, e tutto questo, dopo anni di impegno, è profondamente ingiusto. È comprensibile che si senta ferita, confusa, persino tradita.
Si può lavorare su tutto questo, sa? Sul dolore che prova, sulla paura di non farcela, sul senso di colpa che spesso nasce anche quando non c’è nessuna colpa reale. E, nel frattempo, se la situazione lavorativa diventa davvero insostenibile, se continua a subire isolamenti, umiliazioni, ritorsioni o trattamenti discriminatori, è importante sapere che esiste la possibilità di agire anche sul piano legale. Potrebbe valutare una consulenza sindacale o legale per capire se ci sono gli estremi per una segnalazione o una denuncia per mobbing.
Per ora, però, la cosa più urgente è che non resti sola in tutto questo. Sta già facendo moltissimo per resistere in un contesto che la sta consumando. Forse, il primo passo è proprio riconoscerlo e concedersi un po’ di ascolto, di tregua, di cura. Il suo corpo e la sua mente glielo stanno chiedendo, con forza e con amore, anche se attraverso il dolore.. Grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo.

Dott.ssa Lia Cirillo Psicologo a Modena

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6 NOV 2025

Buongiorno Sara,
credo di capire quanto possa essere difficile vivere una situazione lavorativa in cui ti senti insoddisfatta, con orari lunghi e poca gratificazione. Il lavoro occupa una parte importante della nostra vita, non solo in termini di tempo, ma anche di energie mentali ed emotive. Quando non ci sentiamo bene in questo ambito, spesso ne risentono anche altri aspetti: la qualità del sonno, la motivazione, le relazioni affettive e perfino il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi.
La mancanza di soddisfazione può portare a una sensazione di svuotamento, a volte di apatia o irritabilità, e può rendere difficile trovare piacere anche in ciò che un tempo ci faceva stare bene. Il corpo può iniziare a “parlare” attraverso stanchezza cronica, tensioni, difficoltà di concentrazione o come nel tuo caso la psoriasi.
In momenti come questo, un percorso psicologico può essere molto utile per fare chiarezza: capire cosa ti sta succedendo, quali bisogni non sono ascoltati, e che direzione vuoi dare alla tua vita professionale e personale. È uno spazio in cui esplorare chi vuoi diventare, cosa ti fa stare bene davvero, e costruire passo dopo passo un equilibrio più autentico, anche nella scelta di un lavoro che rispecchi i tuoi valori e le tue aspirazioni.

Resto a disposizione, un caro saluto.
dott. Matteo Basso Bondini

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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