Mio marito è andato via, come posso superarlo?

Inviata da Silvia il 2 dic 2015 3 Risposte  · Terapia di coppia

Buongiorno, cerco di raccontare la mia storia. Ho 35 anni, sono una persona allegra solare e molto impegnata con il lavoro che fra altro amo molto. Sei anni fa' conosco quello che adesso è il mio attuale marito, uscivo da una storia abbastanza burrascosa e passionale con una persona di cui ero follemente innamorata ma allergica agli impegni. Conosco lui, così diverso dall'altro, affidabile, premuroso, mi faceva sentire tranquilla e stabile. Dopo due anni di convivenza, a dicembre del 2013 ci sposiamo... Sembrava filare tutto liscio ma quando mi soffermavo a guardare dentro di me mi accorgevo di non essere più attratta sessualmente da lui e che le sue manie che con il tempo diventavano sempre più ossessive rivolte all'ordine e alla pulizia mi stavano soffocando. Nel frattempo abbiamo deciso di andare a vivere nella stessa casa dei miei anche se noi avevamo il nostro appartamento indipendente, questa situazione ha aggravato ancora di più il mio malessere, mi sentivo stretta in una morsa dove dovevo cercare di far contenti tutti e intanto mi accorgevo che io e mio marito eravamo sempre più distanti, l'intimità ormai era praticamente inesistente.
A fine agosto rimango incinta, questa cosa sembrava aver ridato entusiasmo alla nostra storia ma alla sesta settimana subisco un aborto spontaneo. Il matrimonio continuava a scorrere come se niente fosse ma io dentro di me sentivo di non amare più mio marito e di provare solo una grossa insofferenza nei suoi riguardi, data dai suoi atteggiamenti maniacali che secondo me sfociavano nel patologico. Un sabato di fine ottobre evidentemente il mio malessere ha superato il livello di guardia, l'ho preso e mi si sono rotti gli argini, gli ho detto tutto quello che mi passava per la testa relativamente al nostro rapporto. All'inizio lui ha avuto la reazione che mi aspettavo, le sue parole sono state" vedrai che risolviamo tutto, ci vogliamo bene" ma poi già dal giorno dopo ha iniziato a dire che lui aveva bisogno di andarsene da casa perché non sapeva più cosa provasse per me, che il nostro rapporto ormai era troppo compromesso, e iniziava a non tornare più a casa per cena, alternava momenti di rabbia nei miei confronti dove mi diceva che lui provava astio nei miei confronti perché non si era sentito amato, ad attimi dove piangeva disperato dicendo di essere pieno di sensi di colpa e di sentirsi fallito come marito e come uomo.
È andato avanti così per tre giorni, poi un pomeriggio ha fatto la valigia e se n'è andato. Io da quel momento sono sotto choc, non riesco a capacitarmi della sua reazione, l'unica immagine che ho davanti agli occhi è quella di una persona di 40 anni che come viene messa davanti ad un problema, invece di cercare di affrontarlo e risolvere lo, l'unica cosa che fa' scappa. Non riesco a darmi una spiegazione. In questo momento i rapporti fra noi due sono pressapoco inesistenti, non riusciamo più a comunicare, lui continua a dire che se solo dopo due anni di matrimonio il nostro rapporto era a quei livelli significa che manca l'amore, che lui si è reso conto di avere un profondo malessere, che deve capire tante cose di se stesso e comunque pensa di avermi dato più di quello che ha ricevuto. Ho deciso di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, perché da sola non riesco a gestire la situazione, gli ho chiesto di venire con me, ha accettato ma ancora dobbiamo iniziare. Io non so se devo salvare un matrimonio oppure se devo affrontare un abbandono. La mia testa è in confusione, continuo solo a pensare che con tutti i problemi veri o presunti che ci potessero essere fra di noi, non ci si comporta in questo modo. Chiedo il vostro aiuto per cercare di sbrogliare la mia testa.

capire

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Gentile Silvia,
sia lei che suo marito avete delle cose da modificare e migliorare per cui la decisione di un percorso terapeutico di coppia mi sembra saggia e la invito ad iniziarlo quanto prima.
Lei mi è parsa abbastanza insofferente e intollerante riguardo alle manie per l'ordine e la pulizia di suo marito che potrebbero celare un tratto ossessivo-compulsivo.
D'altra parte, suo marito sembra essere diventato consapevole dei suoi problemi e forse desidera sinceramente superarli.
E' anche rilevante il fatto che lei ha ammesso di avere registrato per prima una perdita di attrazione sessuale nei confronti di lui che ha espresso la sua frustrazione per non sentirsi sufficientemente amato.
Penso che sia doveroso, con l'aiuto della psicoterapia, tentare di migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca, valorizzare le cose buone della relazione così da riprendere con nuova energia e convinzione il percorso di vita coniugale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Gentile Silvia,
lei in poche righe ha evidenziato con chiarezza una serie di scelte che hanno soffocato lentamente e progressivamente la vita della vostra coppia. Una stanchezza, una ridotta capacità comunicativa in cui i cambiamenti apportati anziché trovare un appoggio nella famiglia d'origine hanno di fatto creato un ulteriore ostacolo alla vostra serenità e progettualità. Credo che il suo sfogo sia stato una sorta di disperato grido di aiuto a suo marito che lui non ha saputo cogliere e anzi ha interpretato come un segno estremo di rottura. Le auguro che riusciate ad intraprendere un percorso insieme in modo da rimettere insieme i pezzi mancanti non "letti" con lo stesso significato in modo da capire se esiste una possibile progettualità futura insieme.

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8 DIC 2015

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Buongiorno Silvia,
mi spiace se ho un punto di vista diverso dal collega che ha scritto prima; a mio avviso la terapia aiuterà entrambi a comprendere perchè vi siete scelti e comprendere meglio voi stessi, penso che vi aiuterà a separarvi dignitosamente, poichè il suo "andare via" è stato letto da lei come un non affrontare i problemi mentre per lui poteva forse significare "è inutile che resto qui se non abbiamo più nulla da dirci".

L'illusione fantasmatica in cui l'amore può tutto si è frantumata all'alba dei vostri 40 anni...scontrandosi con quello che siete come persone.

Inoltre a parte i primi due anni in cui questo uomo le ha dato ciò di cui aveva bisogno (stabilità e desiderio di costruire qualcosa) per il resto ne ha rilevato solo i lati negativi...

Nella coppia le scelte si fanno in due ma ciascuno può essere monitoraggio per l'altro se "qualcosa non va" mi lasciano perplesse la mancanzza di comunicazione (sui suoi tratti ossessivi) e la scelta a oltre 30 anni di tornare a vivere coi genitori (?) pur avendo un proprio posto dove vivere, in una sorta di "regressione" dal proprio ruolo (da moglie a figlia)...e arrivare a "vomitare tutto " addosso all'altro "con gli argini rotti".
Lei è confusa perchè non si aspettava quella reazione da suo marito, e lui probabilmente sarà rimasto altrettanto stupito dalla "rottura degli argini", segno che vi conoscete molto poco intimamente come persone (psicologicamente intendo, non sessualmente) e che non vi fosse un dialogo attivo da parte di entrambi.

Rimettervi in gioco in terapia forse potrà aiutarvi, ma credo più come persone che come coppia, dato che a livello sentimentale sembra non esserci più altro che rancore e sensazione di "aver dato" più che "aver ricevuto".

Credo che sia confusa perchè ha sempre pensato di avere sotto controllo la situazione...o che lui non avesso abbastanza polso da andarsene dopo essersi sentito criticato (giustamente o meno).

Prenda presto un appuntamento con un collega che possa darle supporto a sbrogliare le matassa e elaborare il lutto della perdita del piccolo, fa un accenno sfuggente alla cosa, ma certo non è menzionata per caso.

Cordialmente

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4 DIC 2015

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