Mio figlio sembra non provare affetto per me che sono sua madre.

Inviata da Parigi88 · 2 giu 2026 Terapia familiare

Mio figlio sembra non provare affetto per me che sono sua madre.Sono vedova da quasi 20 anni. Ho 67 anni, mio figlio 25.
Abitiamo insieme ad un cane.
Io ho avuto vari problemi anche legali con la famiglia di mio marito che per riavere la casa dove abitavamo con mio marito , ha fatto ricorso anche al tribunale dei minori.
Mio figlio aveva 6 anni.
Ora ci sono stato problemi legali con la mia famiglia poiché mio fratello vuole appropriarsi dei beni di mia madre anch essa vedova.
Mio figlio mi contesta il fatto di non andare d accordo con nessuno.
A volte mi odia, vorrebbe alzare le mani per un nonnulla e addirittura "ammazzarmi"..
Non capisco cosa succede.
L ho sempre trattato normalmente, non ho preteso nulla da lui, l ho appoggiato in tutte le decisioni.
Ha una sorella laureata, ma lui non ha voluto seguire l università.
Non gli ho detto nulla.
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Miglior risposta 3 GIU 2026

Gentile Signora,

ho letto con attenzione la sua comunicazione e desidero innanzitutto riconoscere la sofferenza e la condizione di forte carico emotivo che sta vivendo.

Dalla sua descrizione emerge una situazione familiare complessa, caratterizzata da una storia di eventi conflittuali e da attuali difficoltà relazionali con il figlio convivente, con episodi di rabbia intensa e verbalizzazioni aggressive e minacciose. Tale quadro riflette una condizione di elevata tensione all’interno del contesto domestico.

È comprensibile che questa situazione possa generare vissuti di preoccupazione, fatica e disorientamento.

In questa fase si ritiene importante porre attenzione a tre aspetti principali:

* la tutela della sua sicurezza personale, evitando di sottovalutare eventuali segnali di escalation e attivando, se necessario, i supporti territoriali disponibili;
* l’opportunità di una valutazione specialistica per suo figlio (psicologica e/o psichiatrica), al fine di approfondire le difficoltà emotive e comportamentali riferite;
* la possibilità di un supporto psicologico per lei, utile a sostenere il carico emotivo e ad aiutarla nella gestione della situazione e dei confini relazionali.

Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o per eventuali passi successivi di presa in carico.

Cordiali saluti
Dott.ssa Afrodite Riolli
Psicologa clinica e di comunità

Afrodite Riolli Psicologo a Modena

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13 GIU 2026

Gentile signora, dalle sue parole emerge una grande sofferenza e anche un forte senso di smarrimento. Da una parte sente di aver cercato di sostenere suo figlio, rispettando le sue scelte e cercando di non imporgli aspettative; dall'altra si trova oggi a convivere con atteggiamenti che percepisce come ostili, rifiutanti e, in alcuni momenti, persino minacciosi.
Vorrei innanzitutto soffermarmi su un aspetto molto importante: quando una persona arriva a esprimere frasi come "vorrei ammazzarti" o manifesta il desiderio di alzare le mani, questi segnali non dovrebbero essere sottovalutati, indipendentemente dal fatto che vengano pronunciati in momenti di rabbia. La sua sicurezza fisica ed emotiva deve essere una priorità. Se dovesse percepire un rischio concreto di aggressione, è fondamentale chiedere aiuto e non affrontare la situazione da sola.
Per quanto riguarda la sua domanda "Cosa sta succedendo?", purtroppo non è possibile dare una risposta certa sulla base di poche informazioni. Tuttavia, è possibile osservare che suo figlio è cresciuto in un contesto segnato da eventi potenzialmente molto stressanti: la perdita del padre in età precoce, le vicende giudiziarie con la famiglia paterna, i conflitti familiari successivi. Questo non significa che tali esperienze spieghino completamente ciò che accade oggi, né che giustifichino comportamenti aggressivi, ma suggerisce una storia relazionale complessa che meriterebbe di essere approfondita.
Mi colpisce anche il fatto che suo figlio le rimproveri di "non andare d'accordo con nessuno". Talvolta i figli adulti possono sviluppare una propria lettura delle dinamiche familiari, diversa da quella del genitore. Questo non significa che abbiano necessariamente ragione o torto, ma può essere utile chiedersi se ci siano aspetti della relazione che, negli anni, non hanno trovato uno spazio di confronto autentico.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che l'affetto non coincide sempre con il modo in cui ci aspettiamo che venga espresso. Alcuni giovani adulti attraversano fasi di rabbia, distanza o difficoltà nel processo di separazione psicologica dai genitori. Tuttavia, quando sono presenti ostilità intense, minacce o una convivenza vissuta con paura, è opportuno non limitarsi a sperare che "passi da solo".
Le suggerirei di valutare un supporto psicologico per sé. Non perché lei sia la causa di ciò che sta accadendo, ma perché sta vivendo una situazione molto pesante, che rischia di lasciarla sola con sentimenti di colpa, impotenza e confusione. Uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le dinamiche relazionali in atto, a riflettere sui confini da porre e a individuare le strategie più adeguate per tutelare il proprio benessere.
Se suo figlio fosse disponibile, potrebbe essere utile anche proporgli un confronto con un professionista. Tuttavia, il primo passo può essere proprio quello di prendersi cura di sé e di non minimizzare la sofferenza che sta vivendo.
Vorrei lasciarle una riflessione: il fatto che un figlio provi rabbia nei confronti di un genitore non significa automaticamente che quel genitore abbia sbagliato tutto, così come il fatto di aver dato amore e sostegno non garantisce che la relazione rimanga semplice o priva di conflitti. Le relazioni tra genitori e figli adulti sono spesso molto più complesse di quanto appaiano dall'esterno.
In questo momento, più che cercare una spiegazione unica, credo sia importante che lei non resti sola ad affrontare tutto questo e che possa trovare uno spazio protetto in cui essere ascoltata, sostenuta e aiutata a comprendere come muoversi in una situazione così delicata.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

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10 GIU 2026

Buonasera,
da quello che racconti, si sente quanto tu sia provata e confusa di fronte a un comportamento di tuo figlio che oggi ti appare distante, a tratti ostile e anche spaventante. È comprensibile che tu faccia fatica a dare un senso a ciò che sta accadendo.

La vostra storia familiare sembra essere stata attraversata, nel tempo, da tensioni, conflitti e situazioni legali complesse. Anche quando un genitore cerca di proteggere e sostenere il proprio figlio, queste esperienze possono lasciare tracce profonde, talvolta difficili da esprimere e che possono emergere sotto forma di rabbia, opposizione o distanza emotiva.

Allo stesso tempo, le reazioni che descrivi — soprattutto quando diventano aggressive o minacciose — meritano attenzione e non vanno sottovalutate, sia per il tuo benessere che per quello di tuo figlio.

Potrebbe essere utile creare uno spazio di confronto con un professionista, inizialmente anche solo per te, per comprendere meglio le dinamiche in atto e trovare modalità più sicure ed efficaci per gestire la relazione. In alcuni casi, un percorso può poi coinvolgere anche il figlio, se e quando sarà possibile.

Non sei sola in questo, ed è importante che tu possa prenderti uno spazio di ascolto e tutela.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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10 GIU 2026

Gentile Signora,

comprendo il dolore, la stanchezza e la fatica del non sapere più cosa fare di fronte a questa situazione.

Da ciò che racconta, lei e suo figlio avete attraversato esperienze molto difficili, tra lutti, conflitti familiari e vicende legali che possono aver lasciato ferite profonde e molta rabbia.

Non dovete affrontare tutto questo da soli. Una terapia familiare, oppure un percorso psicologico, potrebbe aiutarvi a comprendere meglio cosa sta accadendo nella vostra relazione e a trovare nuove modalità per affrontare questa sofferenza.

Un cordiale saluto

Chiara Zodiaco Psicologo a Roma

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7 GIU 2026

Buongiorno Signora,
La situazione che lei presenta qui sembra abbastanza confusa e con margini non molto chiari nella relazione tra lei e suo figlio, tra lei e la sua famiglia di origine, oltre ai problemi pregressi con la famiglia di suo marito. Ciò potrebbe riguardare suo figlio che a livello psichico ne ha risentito e che ora sta reagendo con acting out aggressivi nei suoi confronti. Ci sono tutti gli elementi per rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta che ascolti la sua storia attraverso una serie di colloqui o perché lei contatti un centro di salute mentale di zona (CSM) per rappresentare la situazione odierna di rapporto con suo figlio.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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6 GIU 2026

Buongiorno,

da quanto racconta emerge una forte sofferenza, confusione e difficoltà nell'affrontare questa situazione, poiché si trova sopraffatta dalle problematiche senza avere risposte e strumenti adeguati per affrontarli. Sicuramente sarebbe importante analizzare a fondo, anche con una possibile terapia famigliare (in accordo con la volontà di suo figlio) quali sono i nodi che possono generare in suo figlio questo vissuto di disagio, disprezzo ed evitamento. La comunicazione trasparente consente di osservare dinamiche che spesso sfuggono al nostro controllo e un supporto esterno può fungere da aiuto concreto in una fase così delicata. Le emozioni che suo figlio prova sono descritte come estremamente forti, varrebbe la pena indagare perché non riesca a canalizzarle in modo protettivo.
Dalla sua descrizione emerge un vissuto famigliare che può essere stato turbolento per suo figlio, magari avente una vulnerabilità maggiore rispetto alla sorella (o strategie di coping diverse per affrontare i medesimi problemi contestuali).
In questo senso, potrebbe essere supporto un sostegno psicologico per lei (in modo da far fronte al carico emotivo che la accompagna) e a suo figlio. Senza sottovalutare le possibili escalation aggressive da parte di quest'ultimo (verbali o fisiche).

Un cordiale saluto, rimango a disposizione
Dott.ssa Lama Carola

Dott.ssa Carola Lama Psicologo a Aosta

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5 GIU 2026

Gentile utente,

la situazione che descrive è di una sofferenza estrema e tocca dinamiche familiari profondamente dolorose. Quando un figlio arriva a esprimere sentimenti così violenti, verbalizzando addirittura il desiderio di "ammazzare" o alzare le mani, ci troviamo di fronte a un segnale d'allarme di una certa entità che non va assolutamente sottovalutato, prima di tutto per la sua sicurezza personale.
Dal punto di vista delle dinamiche relazionali e della storia della sua famiglia, ci sono alcuni elementi chiave che mi hanno colpito e che possono aiutarci a capire. Suo figlio è cresciuto all'interno di una cornice in cui le relazioni e i legami sembrano essere associati esclusivamente alla minaccia, alla perdita e alla battaglia legale. La perdita del padre, la disputa con la famiglia paterna, culminata addirittura nel coinvolgimento del Tribunale dei Minorenni. Oggi, a distanza di anni, la storia sembra ripetersi con la famiglia d'origine di lei e la vicenda di suo fratello. La lunga vedovanza e la fatica di crescere i figli in tutte queste difficoltà. A volte, nei sistemi familiari privati di una figura genitoriale, i figli maschi subiscono una sorta di invisibile "adultizzazione" o delega emotiva: si chiede loro implicitamente di essere forti, di proteggere la madre o di occupare un vuoto impossibile da colmare. È possibile che suo figlio covi una profonda rabbia inconscia per non essere riuscito a "salvarla" da queste sofferenze o per aver dovuto rinunciare a una parte della sua spensieratezza. La rabbia che oggi riversa su di lei per un nonnulla potrebbe essere il riflesso di questa frustrazione antica, unita a un faticoso processo di svincolo da un legame madre-figlio che si è inevitabilmente dovuto stringere moltissimo per fare fronte alle avversità. Il confronto con la sorella, spesso l'assenza di richieste e il "non pretendere nulla" da un figlio, pur nascendo da un profondo amore materno, possono essere interpretati dal ragazzo come una mancanza di aspettative o di fiducia nelle sue capacità, facendolo sentire bloccato o incompiuto rispetto alla sorella. La sua aggressività potrebbe essere lo schermo protettivo di una profonda fragilità e di un senso di fallimento personale che non riesce a canalizzare in modo sano.

Spero, che qualora richiediate l'aiuto di un professionista, riusciate a venirne fuori e ad incontrarvi.

I miei migliori auguri per voi!

Roberto Casella Psicologo a Caserta

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5 GIU 2026

Buongiorno,

la sua è una situazione familiare complessa e difficile, comprendo la sua sofferenza. Lei dice che suo figlio non prova affetto per lei, ma non possiamo saperlo con certezza. Gli episodi che racconta dove il figlio dice di volerla "ammazzare" o "alzare le mani" in che contesto si collocano? Quando accadono? I numerosi problemi legali che ha avuto e sta avendo immagino possano pesare molto, su di lei in primis ma forse anche su suo figlio. Sarebbe importante provare a capire i significati che lui dà a questa situazione, e cercare di capire con lui cosa sta vivendo, senza dimenticare che anche lei, signora, soffre in tutto questo.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Mara Lever

Mara Lever Psicologo a Trento

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5 GIU 2026

Una domanda che mi fa molta tenerezza, perché tocca uno dei dolori più sordi che incontro nei colloqui con i genitori — soprattutto le madri.

Premessa importante: senza conoscere l'età di suo figlio non posso entrare nello specifico. Ma due cose vorrei dirle, valide in molti scenari.

Primo: se suo figlio è in fase adolescenziale (12-22 anni circa), l'apparente "freddezza" è quasi sempre una tappa di sviluppo, non un sentimento reale. L'adolescente per costruirsi un'identità deve, paradossalmente, allontanarsi proprio da chi più ama — e la madre è la figura più investita. Il distacco non è "non ti voglio bene", è "ho bisogno di un metro di distanza da te per scoprire chi sono io". È una mossa di crescita, non di rifiuto. Spesso a 25-30 anni questi figli "tornano" in modo molto diverso, ma più stabile.

Secondo: se invece il figlio è già adulto (sopra i 25-30 anni) e questa freddezza dura da anni, può essere il segno di qualcosa che si è interrotto nella relazione. A volte sono cose silenziose (un'aspettativa non detta, una ferita che nessuno dei due ha mai osato nominare). In questi casi un percorso psicologico — fatto inizialmente solo da lei, anche senza il figlio — può aiutare a leggere cosa sta succedendo e a trovare modi nuovi di stare nella relazione.

In entrambi gli scenari, la cosa che funziona meno è insistere ("ma perché non mi parli?", "ma cosa ti ho fatto?"). La cosa che funziona di più è esserci in modo presente ma non pretendente: piccoli messaggi senza richiesta di risposta, gesti che non chiedono ricambio, pazienza che non si trasforma in lamento.

Se ha voglia di un colloquio di orientamento per capire meglio, considerare un primo incontro con uno psicologo — anche solo per lei — è spesso il passo che riapre lo spazio.

Dott. Mattia Degli Esposti Psicologo a Bologna

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4 GIU 2026

Buongiorno, dalle sue parole emerge una storia di vita segnata da molte prove, perdite e conflitti che ha affrontato con grande determinazione. Crescere un figlio dopo la perdita del marito, sostenere vicende legali complesse e continuare ad andare avanti richiede risorse importanti di forza e resilienza.

È comprensibile che oggi lei si senta ferita, confusa e addolorata nel percepire distanza, rabbia o ostilità da parte di suo figlio. Tuttavia, c'è un aspetto che merita particolare attenzione: quando una persona arriva a esprimere minacce, desideri di farle del male o atteggiamenti intimidatori, è importante non sottovalutare questi segnali. Dalle sue parole sembra emergere anche una certa paura nei confronti di suo figlio. Questo sentimento è legittimo e merita ascolto.

Indipendentemente dalle cause della sua rabbia, il suo bisogno di sentirsi al sicuro e protetta nella propria casa e nelle proprie relazioni è fondamentale. Per questo motivo potrebbe essere utile confrontarsi con professionisti del territorio, come il consultorio familiare o un centro antiviolenza, anche solo per una consulenza orientativa. Non è necessario attendere che la situazione peggiori per chiedere supporto. Avere una rete di sostegno attorno a sé è una forma importante di tutela e di cura.

Strumenti terapeutici come la Mindfulness e la Bioenergetica potrebbero darle un supporto notevole nella sua circostanza.

La mindfulness potrebbe aiutarla a ritrovare maggiore chiarezza mentale, distinguendo ciò che sta accadendo concretamente dalle paure, dalle preoccupazioni e dalla sofferenza accumulata negli anni. Può favorire una maggiore stabilizzazione emotiva e una capacità più lucida di valutare la situazione.

Anche la bioenergetica può essere molto utile per scaricare tensioni, ansia e stati di allerta che spesso si accumulano nel corpo quando ci si sente sotto pressione o in pericolo. Attraverso il lavoro sul respiro e sul radicamento può aiutarla a recuperare un senso di sicurezza, presenza e forza personale.

Le auguro di continuare a dare valore ai suoi bisogni, alle sue emozioni e alla sua sicurezza.
Merita relazioni nelle quali sentirsi rispettata e protetta.
Confido nelle sue capacità di prendersi cura di sé e di attivare le risorse necessarie per il suo benessere emotivo.

Resto disponibile se vorrà approfondire.

Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online.

Dott.ssa Chiara Girolamo Psicologo a Martina Franca

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4 GIU 2026

Buongiorno Gentile Utente,

grazie per averci scritto e contattato su questo portale.
Suo figlio potrebbe reagire in tal modo non tanto perché sia arrabbiato con lei ma per la situazione di conflitto familiare che sta vivendo.
Le consiglierei di parlarne con lui,nei momenti in cui è tranquillo, e spiegargli come si sente emotivamente in generale lei in questo periodo.
Resto disponibile se vorrà iniziare un percorso psicologico di supporto emotivo per gestire al meglio tale situazione.

Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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4 GIU 2026

Buongiorno. Accolgo con profondo rispetto la Sua richiesta di aiuto. Comprendo quanto sia doloroso e disorientante per una madre trovarsi di fronte a un muro di rabbia e rifiuto da parte del proprio figlio, specialmente dopo aver attraversato anni di lutti, difficoltà e battaglie faticose per difendere il proprio nucleo familiare. Le parole e gli atteggiamenti che descrive sono ferite molto profonde.
Vorrei aiutarla a leggere questa situazione esplorando le dinamiche sommerse che si sono stratificate nel tempo, affrontando i Suoi dubbi con onestà per capire cosa stia accadendo in questo momento.
Suo figlio ha perso il padre a un'età delicatissima. In coincidenza con quel trauma, si è ritrovato al centro di un conflitto legale e familiare così aspro da coinvolgere persino il Tribunale dei Minori. Oggi, a distanza di anni, assiste a un nuovo clima di tensione legale legato alla Sua famiglia d'origine.
Quando Suo figlio Le contesta di "non andare d'accordo con nessuno", non sta emettendo un giudizio oggettivo sui torti e le ragioni giuridiche. Sta esprimendo un profondo esaurimento emotivo. È cresciuto respirando un'aria di "guerra", di minaccia esterna e di difesa costante. Per un bambino, e poi per un ragazzo, percepire che l'ambiente familiare allargato è frammentato crea un sovraccarico di stress emotivo. Non avendo gli strumenti per gestire o risolvere queste scissioni, riversa oggi la sua frustrazione sull'unica figura adulta di riferimento rimasta: Lei.
Lei scrive di averlo sempre appoggiato, di non aver preteso nulla e di non essersi opposta alla sua scelta di non frequentare l'università (a differenza della sorella). Questo atteggiamento nasce sicuramente da un profondo amore e dal desiderio di non appesantire un ragazzo che aveva già vissuto mancanze importanti. Tuttavia, nelle dinamiche psicologiche, l'assenza totale di attrito o di aspettative può, in alcuni casi, essere percepita da un figlio come una mancanza di guida o di contenimento. Un giovane adulto in cerca della propria identità, forse anche in paragone silente con una sorella laureata, può sentirsi smarrito. La sua rabbia esplosiva potrebbe essere un tentativo disfunzionale di "scontrarsi" con un confine solido, di cercare un limite in un mondo interno che percepisce come caotico e insoddisfacente.
Questo è il punto più critico del Suo racconto, e richiede la massima attenzione. L'aggressività verbale, la minaccia di alzare le mani o di "ammazzarLa" per un nonnulla indicano una perdita di controllo allarmante.
L'odio che esprime in quei momenti maschera certamente un groviglio di insicurezze e rabbia repressa, ma il malessere interiore non autorizza in alcun modo la violenza, nemmeno quella verbale. Vivere nella paura dentro la propria casa è una condizione inaccettabile che non può essere giustificata dall'istinto materno di protezione.
Per iniziare a disinnescare questa dinamica e per tutelare la Sua persona, Le suggerisco di adottare le seguenti strategie:
Stabilire un confine invalicabile: La Sua sicurezza viene prima di tutto. Di fronte alle minacce o alle reazioni fuori controllo, è necessario sottrarsi fisicamente alla discussione. Deve chiarire in modo fermo e inequivocabile che non è disposta a tollerare abusi o minacce sotto il Suo tetto, interrompendo immediatamente l'interazione.
Smettere di giustificarsi: Quando Suo figlio La attacca per le questioni legali o familiari, eviti di difendersi spiegando i dettagli dei torti subiti dai parenti. Sposti il focus sul suo vissuto emotivo, rispondendo ad esempio: "Comprendo che tu sia stanco di vivere in mezzo a questi conflitti e che ti pesi molto." Questo aiuta a validare la sua stanchezza senza dover alimentare la discussione sui fatti legali.
Ricorrere a un supporto clinico: Una dinamica così incistata difficilmente si risolve da sola. Suo figlio avrebbe bisogno di imparare a gestire la propria rabbia attraverso un percorso psicologico. Qualora lui rifiutasse, diventa vitale che sia Lei a richiedere un supporto psicologico individuale. Le servirà per elaborare il dolore di questi attacchi, decostruire il senso di colpa e trovare strategie pratiche per tutelarsi nel quotidiano.
Uscire da questo stallo richiede molta forza, ma è un passo necessario per la serenità di entrambi.

Resto a disposizione.
Ricevo anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Fornarelli

Roberta Fornarelli Psicologo a Bari

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4 GIU 2026

Cara Parigi88,
mi dispiace molto per quanto ha narrato, soprattutto perchè sembra avere la sensazione che suo figlio non le sia riconoscente riguardo a tutto ciò che ha dovuto fare e subire per mantenere in vita questa famiglia a cui già è venuta meno una parte essenziale 20 anni fa.

Quindi, la condizione di solitudine e desolazione lasciata da suo marito sembra ora essere riempita da recriminazioni e pretese da più parti che vorrebbero toglierle anche altre cose, oltre al suo marito.

Perciò, stando a quanto narra, immagino e ipotizzio che suo figlio possa essere confuso e anche adirato per tutta questa situazione che va avanti da molti anni.
Inoltre, non ha specificato cosa faccia nella vita suo figlio, aspetto fondamentale per comprendere il suo attuale comportamento. Ossia, avendo 25 anni, presumo che desideri, almeno in una pate di sè, una casa per sè, la sua autonomia ecc, aspetti che possono realizzarsi solo se ha un'indipendenza economica.
Qualora quast'ultimo aspetto non sia raggiunto, è comprensibile che suo figlio provi frustrazione, anche se mangari non è pienamente consapevole.

Quando noi non siamo soddisfatti di noi stessi, infatti, può capitare che proiettiamo le nostre emozioni negative sugli altri e ciò può fuorviare gli altri.

Perciò, credo sia opportuno per lei chiedere un sostegno psicologico per se stessa che le consenta di fare un po' di chiarezza nella sua vita e, a partire da ciò, anche nella relazione con suo figlio.

Vi auguro il meglio!

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Psicologo a Roma

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4 GIU 2026

Gentile signora
Grazie per la condivisione
In ottica CMT, il comportamento di suo figlio potrebbe non essere l’espressione di una reale mancanza di affetto, ma il risultato di conflitti emotivi profondi che si sono costruiti nel corso della sua storia.
Da quello che racconta, suo figlio è cresciuto in un contesto segnato da lutti, tensioni familiari e vicende giudiziarie importanti. A sei anni si è trovato, probabilmente senza poter comprendere pienamente ciò che stava accadendo, immerso in una situazione di forte instabilità e di possibile minaccia alla sicurezza della sua famiglia. I bambini spesso vivono queste esperienze sentendosi impotenti e possono sviluppare l’idea che il mondo sia un luogo pericoloso e che i legami affettivi siano inevitabilmente accompagnati da conflitti.
Quando oggi le rimprovera di “non andare d’accordo con nessuno”, è possibile che stia esprimendo una sofferenza accumulata negli anni, attribuendole la responsabilità di eventi che da bambino non era in grado di elaborare. Questo non significa che lei ne sia realmente la causa, ma che lui potrebbe aver costruito una spiegazione che gli permetta di dare un senso al dolore vissuto.
Anche le fantasie aggressive (“vorrei ammazzarti”) non vanno necessariamente interpretate come un desiderio concreto di farle del male, ma come l’espressione estrema di rabbia, frustrazione e impotenza. Naturalmente, se queste minacce dovessero apparire credibili o accompagnate da comportamenti violenti, è importante non sottovalutarle e chiedere un aiuto professionale.
Un altro aspetto significativo è il rapporto tra dipendenza e autonomia. A 25 anni, vivendo ancora con la madre, suo figlio potrebbe trovarsi in una fase di difficoltà nel separarsi psicologicamente e costruire una propria identità adulta. In alcuni casi la rabbia verso il genitore rappresenta proprio il tentativo, spesso confuso e doloroso, di differenziarsi.
Forse la domanda non è tanto se suo figlio le voglia bene oppure no, ma in che modo stia cercando di gestire il proprio dolore e i conflitti interiori. È possibile che l’affetto ci sia, ma che sia coperto da anni di risentimento, paure e sentimenti irrisolti.
In questa situazione potrebbe essere molto utile un percorso psicologico, individuale o familiare, che permetta di dare un significato a queste dinamiche senza trasformarle in una ricerca di colpevoli. Comprendere ciò che è accaduto nella vostra storia può aiutare entrambi a uscire da una relazione in cui oggi sembrano prevalere rabbia e incomprensione.
Un caro saluto,
Dr.ssa G. bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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4 GIU 2026


Gentile Signora, dalle sue parole emerge una grande sofferenza. È comprensibile sentirsi ferita e confusa quando si percepisce ostilità da parte di un figlio verso cui si sente di aver dato molto. Tuttavia, è difficile comprendere cosa stia accadendo senza conoscere anche il suo punto di vista. A volte rabbia, aggressività e accuse nascondono vissuti più profondi, legati a difficoltà personali, emotive o relazionali. Ciò che merita particolare attenzione sono le espressioni di violenza o le minacce, che non dovrebbero essere sottovalutate. Più che chiedersi se suo figlio le voglia bene oppure no, potrebbe essere utile comprendere quali dinamiche si siano create nel tempo tra voi e valutare un confronto con un professionista, individuale o familiare. Dietro comportamenti così intensi spesso c'è una sofferenza che non riesce a trovare altre modalità di espressione.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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4 GIU 2026

Da quello che racconta, la situazione sembra molto dolorosa e comprendo quanto possa essere difficile vedere un figlio che a volte appare freddo, ostile o addirittura aggressivo nei confronti della propria madre.

La prima cosa che mi sento di dirle è che il fatto che suo figlio le dica di odiarla o arrivi a minacciare di "ammazzarla" non può essere considerato normale conflitto familiare. Anche quando un figlio è arrabbiato, frustrato o deluso, esprimersi in questo modo indica una sofferenza, una rabbia o una difficoltà relazionale che meritano attenzione.
Naturalmente, da poche righe non è possibile sapere con certezza cosa stia succedendo. Tuttavia, noto alcuni elementi che potrebbero aver avuto un peso nella sua storia. Suo figlio ha perso il padre molto presto, a circa sei anni e nello stesso periodo la famiglia ha affrontato una dura battaglia legale con i parenti paterni. Un bambino di quell'età spesso non comprende pienamente ciò che accade, ma assorbe il clima emotivo, le tensioni, le paure e i conflitti. È possibile che abbia vissuto quegli anni con molta più sofferenza di quanto abbia mostrato.
Inoltre, lei racconta che negli anni ci sono stati conflitti importanti sia con la famiglia di suo marito sia con la sua famiglia d'origine. Quando suo figlio le dice che "non va d'accordo con nessuno", probabilmente non sta parlando soltanto delle singole vicende, ma della percezione che lui ha sviluppato della situazione. Questo non significa che lei abbia torto nelle dispute che ha affrontato; significa solo che lui potrebbe aver costruito una lettura diversa della storia.
Molti figli adulti, soprattutto quando stanno cercando una propria identità, tendono a reinterpretare il passato e a individuare nel genitore alcune responsabilità per il proprio malessere. A volte questa rilettura è equilibrata, altre volte diventa molto dura e poco realistica. Può accadere che la rabbia accumulata per la perdita del padre, per le tensioni familiari o per altre difficoltà personali venga indirizzata verso la persona più vicina e disponibile: la madre.
C'è poi un altro aspetto che mi colpisce. Lei scrive che lo ha sempre appoggiato, non gli ha imposto l'università, non gli ha fatto particolari richieste e lo ha sostenuto nelle sue decisioni. Questo mi fa pensare che il problema non sia legato a un eccesso di severità o di controllo. A volte però il conflitto nasce non da ciò che un genitore fa, ma da ciò che un figlio sente o interpreta, indipendentemente dalle intenzioni del genitore.

Mi chiedo anche come stia oggi suo figlio. Lavora? Ha una vita sociale soddisfacente? Ha relazioni affettive? È economicamente autonomo oppure dipende ancora da lei? Spesso una forte aggressività verso un genitore può essere collegata a frustrazioni personali, senso di fallimento, difficoltà a diventare indipendenti o problemi emotivi che non vengono espressi apertamente.
Vorrei però soffermarmi soprattutto su una frase: "vorrebbe alzare le mani". Se percepisce un rischio concreto di aggressione fisica, non minimizzi la situazione pensando che sia solo rabbia passeggera. La sua sicurezza viene prima di tutto. Nessun genitore dovrebbe vivere con la paura di essere aggredito dal proprio figlio.
Non credo che la spiegazione più probabile sia che suo figlio non provi affetto per lei. Molto spesso, dietro comportamenti così ostili, c'è una miscela di rabbia, risentimento, dipendenza emotiva, delusione e sofferenza. L'assenza di affetto è in realtà meno frequente di quanto sembri. Tuttavia, il modo in cui lui esprime ciò che sente è certamente problematico e merita di essere compreso meglio.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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3 GIU 2026

Gentile Signora,
leggendo il suo messaggio mi ha colpito un elemento in particolare.
Lei racconta diverse vicende molto dolorose che hanno attraversato la sua vita: la perdita di suo marito, le controversie con la famiglia di lui, i problemi attuali con suo fratello. Si tratta di eventi che possono lasciare segni profondi e che immagino abbiano richiesto molta energia per essere affrontati.
Allo stesso tempo, però, nel suo racconto compare una frase che suo figlio le rivolge e che merita forse di essere ascoltata con particolare attenzione: il fatto che lei "non vada d'accordo con nessuno".

Naturalmente non so se questa affermazione sia fondata oppure no. Tuttavia mi domando se non possa rappresentare il tentativo, forse confuso e rabbioso, con cui suo figlio sta cercando di comunicarle qualcosa della propria esperienza.
Quando un figlio adulto arriva a esprimere una rabbia così intensa, raramente il problema riguarda soltanto il presente. Molto spesso quella rabbia parla anche della storia della relazione e di aspetti che per anni non hanno trovato uno spazio in cui essere compresi e pensati.

Mi ha colpito anche il modo in cui descrive il rapporto con lui. Lei scrive di averlo sempre sostenuto, di non avergli imposto l'università, di aver rispettato le sue scelte. Sono aspetti certamente importanti. Tuttavia i figli non chiedono soltanto libertà o sostegno; hanno anche bisogno di sentirsi visti nella loro esperienza soggettiva, compresa quella più critica e conflittuale.
Per questo mi chiedo come suo figlio abbia vissuto gli anni in cui vi siete trovati ad affrontare insieme tutte queste vicende familiari. Che posto ha avuto lui in queste storie? Si è sentito coinvolto, schierato, responsabile di proteggerla oppure libero di essere semplicemente un figlio?
Sono domande che naturalmente non trovano risposta in poche righe, ma che potrebbero aiutare a guardare la situazione da una prospettiva diversa.

Più che domandarsi se suo figlio le voglia bene oppure no, mi chiederei quale sofferenza stia cercando di esprimere attraverso una rabbia che, per come la descrive, sembra sproporzionata rispetto ai motivi apparenti delle discussioni.
Talvolta dietro l'aggressività non troviamo assenza di affetto, bensì una relazione diventata così carica di emozioni irrisolte da non riuscire più a trovare altre forme di espressione.
Un cordiale saluto,

Dott. Ettore Fioravanti

Dott. Ettore Fioravanti Psicologo a Roma

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3 GIU 2026

Salve,
comprendo il dolore e lo sgomento che prova di fronte a questo profondo distacco e alla violenza verbale di suo figlio. La sua storia familiare è stata segnata da conflitti legali prolungati che hanno inevitabilmente inciso sul vissuto emotivo di suo figlio sin dall'infanzia, creando in lui una percezione costante di instabilità e tensione.

La rabbia del ragazzo può essere interpretata come una difficoltà di regolazione emotiva. È probabile che lui identifichi la vostra convivenza e i conflitti esterni di cui è testimone come fonti di una frustrazione che non sa gestire, finendo per rivolgere tale aggressività proprio verso la figura di riferimento più vicina. Le sue accuse ("non vai d'accordo con nessuno") indicano il suo profondo malessere verso un clima relazionale che sente come perennemente conflittuale.

È fondamentale, tuttavia, che lei ponga dei confini chiari e inderogabili: la violenza verbale e le minacce fisiche non sono mai giustificabili, indipendentemente dalla storia pregressa. Le consiglio vivamente di rivolgersi a un professionista esperto in dinamiche familiari per valutare la situazione e, se necessario, considerare l'opportunità di un distanziamento fisico che possa allentare la pressione emotiva e garantire la sua sicurezza personale. Non tenti di gestire questa escalation da sola: la priorità assoluta è la tutela della sua incolumità.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Lavinia Conoscenti
Psicologa e psicoterapeuta in formazione
(Torino e online)

Lavinia Conoscenti Psicologo a Torino

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3 GIU 2026

Buonasera Parigi88,
ciò che racconta è sicuramente un vissuto doloroso e faticoso per lei e per suo figlio. Sicuramente le parole e i gesti che riceve le stanno facendo male e per questo motivo penso che la domanda da porsi sia: cosa sta provando suo figlio? Cercare di capire con lui i contesti in cui si è sviluppata questa rabbia potrebbe essere un modo per migliorare questa situazione.
Ci sono state frasi o azioni che lo hanno ferito?
In qualche modo si è sentito costretto ad allontanarsi dalla famiglia paterna?
Nonostante le minacce lei sente di essere al sicuro?
Potreste lavorare insieme partendo da qui.
Resto a disposizione, cordiali saluti
Dottoressa Valentina Romanello

Valentina Romanello Psicologo a Firenze

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3 GIU 2026

Salve,
Da quanto scrive emerge una situazione di convivenza che ha raggiunto livelli di tensione emotiva estremamente elevati, poiché le parole e gli scatti d'ira di suo figlio, che arrivano persino a esasperazioni verbali molto pesanti nei suoi confronti, segnalano un malessere profondo che non può essere liquidato semplicemente come un capriccio passeggero, ma che sembra affondare le sue radici in un clima familiare che per molti anni è stato attraversato da lutti precoci, conflitti e faticose battaglie legali.

Nelle sue parole lei descrive una vita segnata da continue lotte, prima con la famiglia di suo marito per difendere la propria casa e attualmente con suo fratello per le questioni ereditarie, e sebbene lei si senta comprensibilmente vittima di queste circostanze avverse, il fatto che suo figlio le contesti di "non andare d'accordo con nessuno" ci suggerisce che lui abbia assorbito profondamente questa costante atmosfera di scontro, sentendosi probabilmente intrappolato in un ambiente domestico percepito come perennemente in guerra con il mondo esterno.
Lei afferma di averlo sempre trattato normalmente, di non aver mai preteso nulla da lui e di averlo appoggiato persino nella decisione di non proseguire gli studi, ma è utile riflettere sul fatto che a volte proprio l'assenza di un limite netto, di una richiesta o di una sana spinta verso l'indipendenza può trasformare la casa materna in una sorta di rifugio da cui diventa difficilissimo uscire, al punto che l'aggressività che questo ragazzo di venticinque anni le riversa addosso potrebbe rappresentare il suo modo, per quanto disfunzionale e immaturo, di cercare disperatamente di creare una distanza e di separarsi da una convivenza a due che oggi vive come insopportabilmente chiusa.

Di fronte a questa dinamica così satura, il passo più utile che lei possa compiere non è tanto cercare di compiacerlo ulteriormente o aspettare in silenzio che la sua rabbia si spenga da sola, quanto piuttosto rivolgersi in prima persona a un professionista per farsi supportare nel comprendere come modificare il suo modo di posizionarsi in questa relazione, poiché introdurre un cambiamento nel suo atteggiamento e iniziare a mettere dei confini sani potrebbe essere l'unico modo per aiutare indirettamente suo figlio a trovare una propria via d'uscita verso il mondo adulto, disinnescando così questo cortocircuito di rabbia quotidiana.

Un cordiale saluto,
Dott. Saraniti Lana Simone

Dott. Simone Saraniti Lana Psicologo a Catania

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3 GIU 2026

Buongiorno,
dal suo racconto si percepisce una sofferenza profonda. Da una parte c'è il dolore di una madre che sente di aver fatto il possibile per crescere suo figlio, sostenerlo e rispettarne le scelte; dall'altra c'è la sensazione di ricevere ostilità, rabbia e accuse che fatica a comprendere.
È difficile, da poche righe, capire cosa stia accadendo davvero nella vostra relazione. Tuttavia, vorrei proporle alcune riflessioni.
Quando un figlio adulto arriva a manifestare una rabbia così intensa, spesso non è sufficiente fermarsi al comportamento visibile. Dietro possono esserci vissuti accumulati negli anni, interpretazioni diverse della storia familiare, sofferenze non espresse o modalità relazionali che si sono consolidate nel tempo. Questo non significa che lei abbia necessariamente sbagliato come madre, né che suo figlio abbia ragione nelle accuse che le rivolge. Significa piuttosto che tra voi sembra essersi creata una distanza emotiva che oggi si esprime attraverso il conflitto.
Mi colpisce anche il fatto che suo figlio le contesti il non andare d'accordo con le persone intorno a lei. Non sappiamo se questa sia una percezione realistica o meno, ma potrebbe essere utile chiedersi come lui abbia vissuto, da bambino e da ragazzo, le numerose vicende conflittuali che hanno coinvolto la famiglia nel corso degli anni. I procedimenti legali, le dispute tra parenti e le tensioni familiari possono lasciare tracce emotive differenti nei vari membri della famiglia.
C'è poi un aspetto che non va sottovalutato, quando lei scrive che a volte suo figlio parla di volerla "ammazzare" o mostra impulsi aggressivi nei suoi confronti, siamo di fronte a un segnale che necessita di attenzione. Anche se tali affermazioni venissero pronunciate nei momenti di rabbia, non andrebbero normalizzate o minimizzate.
Per questo motivo ritengo che sarebbe importante rivolgersi a un professionista della salute mentale per comprendere meglio la natura di questa rabbia e le dinamiche che si sono create tra voi. Se suo figlio fosse disponibile, un percorso psicologico individuale o familiare potrebbe offrire uno spazio protetto in cui dare significato a ciò che sta accadendo. Se invece lui non volesse partecipare, potrebbe comunque essere molto utile che lei stessa si confrontasse con uno psicologo per ricevere sostegno e aiuto nella lettura della situazione.
Dopo tanti anni di lutti, conflitti familiari e tensioni relazionali, è comprensibile sentirsi confusa e ferita.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Aurora Bacchetta

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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3 GIU 2026

Per poter dare una risposta corretta, è necessario conoscere meglio e approfonditamente le vostri dinamiche relazionali e la situazione generale della famiglia.

Spesso la situazione è descritta, capita quando ci sono i diversi su come affrontare una determinata situazione comportamenti che per l’uno o l’altro sono stati errati

Opportuno prendersi del tempo e chiarire con suo figlio cosa nel concreto non condivide cosa nel concreto quali fatti quali parole lo portano al rivolto a lei in quei termini

Ascoltare l’opinione di entrambi e fare una valutazione oggettiva concreta per cercare una soluzione


Suo figlio le contesta che “lei non va d’accordo con nessuno” è vero? In che circostanza? In che situazione? Quali sono le navi dei fatti?

Quale potrebbe essere concretamente una possibile soluzione?

Questo è solo un primo spunto per incitare una riflessione

Le consiglio di parlare con suo figlio in un clima di ascolto non giudicante e cercare di capire concretamente le motivazioni di entrambi e trovare una soluzione nel rispetto di entrambi

Un percorso psicologico può essere d’aiuto a comprendere meglio ed affrontare la situazione

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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3 GIU 2026

Buongiorno Signora,
comprendo la sua sofferenza, soprattutto perché descrive una situazione che la lascia confusa e ferita.
Tuttavia, da ciò che racconta, non è possibile concludere che suo figlio non provi affetto per lei. Le relazioni tra genitori e figli adulti possono diventare molto complesse e la rabbia, le critiche o i conflitti non sono necessariamente una prova dell'assenza di affetto.
Mi colpisce il fatto che nel suo racconto compaiano diversi eventi familiari difficili: la perdita di suo marito quando suo figlio era ancora molto piccolo, i conflitti con la famiglia paterna, le vicende giudiziarie che ne sono seguite e, più recentemente, le tensioni all'interno della sua famiglia d'origine. È possibile che suo figlio abbia vissuto parte di queste esperienze in modo diverso da come le ha vissute lei e che oggi esprima un disagio, una rabbia o una fatica che meritano di essere comprese più a fondo.
Quando scrive che lui le rimprovera di "non andare d'accordo con nessuno", mi chiedo se dietro questa frase ci sia qualcosa che per lui ha un significato particolare. Non necessariamente perché abbia ragione o torto, ma perché sembra essere un tema importante nella sua percezione della storia familiare.
C'è poi un aspetto che merita attenzione. Lei riferisce che, a volte, suo figlio arriverebbe a parlare di volerla picchiare o addirittura uccidere. Non sappiamo in quale contesto queste frasi vengano pronunciate, se siano espressioni impulsive di rabbia o se vi sia un rischio concreto, ma credo sia importante non minimizzarle. Quando in una relazione compaiono minacce o fantasie aggressive, è opportuno prenderle sul serio e valutare con attenzione la situazione.
Più che chiedersi se suo figlio la ami oppure no, potrebbe essere utile provare a comprendere che cosa stia accadendo nella vostra relazione oggi e quale significato abbiano per lui queste manifestazioni di rabbia. Con le informazioni disponibili non è possibile sapere da dove nascano, ma sembrano indicare una sofferenza relazionale che va oltre il semplice disaccordo.
Se questa situazione è frequente o la fa sentire intimorita, le suggerirei di non affrontarla da sola e di valutare un confronto con un professionista, che possa aiutarla a comprendere meglio la dinamica e a tutelare il benessere di entrambi.

Un caro saluto,
Dott.ssa Ginevra Pardi

Ginevra Pardi Psicologo a Milano

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3 GIU 2026

Gent.ma,

si tratta di una situazione molto complessa e difficile, quella che lei riporta. Si percepisce in lei un forte dolore, oltre che una preoccupazione di fondo per lei ancor prima che per suo figlio. Lei e quest'ultimo, avete dovuto affrontare in passato delle sfide che sarebbe stato meglio non affrontare e questo probabilmente ha lasciato il segno, in lui soprattutto. Bisogna tener conto che ha subìto l'atmosfera negativa che si respirava in casa in una delle età più critiche: 6 anni. A quell'età, i bambini sono già molto ricettivi. Avvertono tutto ed assorbono molto più di un adulto, perché non hanno ancora sviluppato i filtri che una persona del tutto formata possiede. Ovviamente, tutto questo non significa che i comportamenti che suo figlio assume verso di lei vadano giustificati ed accettati. Lei ha scritto che ha sempre appoggiato suo figlio in ogni decisione che ha preso e che non ha mai preteso niente da lui. Ha detto che, a differenza della sorella, suo figlio ha scelto di non proseguire gli studi. Che cosa ha fatto, dunque, suo figlio come alternativa all'università? Ha sviluppato un progetto di vita personale e lavorativa? Le faccio queste domande anche per avere più chiaro il quadro del contesto dove le dinamiche da lei descritte stanno avvenendo.

Resto a disposizione.


Un cordiale e affettuoso saluto,


Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

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3 GIU 2026

Gentile Signora,
dalle sue parole emerge una storia familiare attraversata da molte vicende dolorose: la perdita di suo marito, le controversie con la famiglia acquisita quando suo figlio era ancora piccolo e, più recentemente, i conflitti con la sua famiglia d'origine. Mi domando quanto questi eventi abbiano coinvolto, direttamente o indirettamente, anche suo figlio nel corso della crescita.

Quando un figlio adulto arriva a esprimere rabbia così intensa, raramente il problema riguarda soltanto il motivo apparente della discussione. Questo non significa che lei abbia necessariamente sbagliato qualcosa o che sia responsabile di ciò che prova suo figlio, ma può essere utile chiedersi quale posizione lui senta di occupare all'interno della storia familiare.

Mi colpisce che lui le rimproveri il fatto di "non andare d'accordo con nessuno". Al di là della correttezza o meno di questa affermazione, potrebbe essere interessante comprendere cosa rappresenti per lui. Ha mai provato a parlarne con lui in un momento di calma, cercando di capire cosa abbia vissuto da bambino e da ragazzo rispetto ai conflitti familiari che vi hanno circondato?

Un altro aspetto importante riguarda le frasi che riferisce, come il desiderio di alzare le mani o di "ammazzarla". Anche se pronunciate in un momento di rabbia, non andrebbero minimizzate. Sarebbe utile comprendere se si tratta di espressioni verbali impulsive o se esistano comportamenti aggressivi concreti che rendono la convivenza difficile o preoccupante.

Più che domandarsi se suo figlio le voglia bene oppure no, forse potrebbe essere utile interrogarsi su quale sofferenza o quale conflitto stia cercando di esprimere attraverso questa rabbia. Cosa accade tra voi nei momenti in cui il rapporto sembra funzionare meglio? Esistono ancora spazi di dialogo o vicinanza?

Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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