Mio figlio di 18 mesi mi rifiuta.

Inviata da Ginevra · 11 ago 2016 Psicologia sociale e legale

Buon giorno. Sono la mamma di 2 bambini che si passano tra loro 13 mesi.
Ho un problema con quello più piccolo che adesso ha 18 mesi.
Ho una tata che sta con noi praticamente tutto il giorno per aiutarmi a gestire le più normali faccende quotidiane comprese quelle dei bambini. Avevo un rapporto meraviglioso con entrambi e il piccolo è sempre stato attaccato a me in maniera viscerale.
Qualche mese fa mi sono rotta una gamba, e vedendomi con il gesso deve essersi spaventato. Dal giorno in cui ha visto questo cambiamento non è più voluto venirmi neanche in braccio. Lascio correre e penso che dal momento in cui toglierò il gesso tornerà tutto come prima, e per quanto mi fosse possibile facendo con lui quello che facevamo prima.
Chiaramente in questo periodo la tata si è occupata in toto dei bambini e il piccolo ha iniziato ad attaccarsi molto a lei.
Dopo 2 mesi tolgo il gesso e cerco di riappropriarmi del rapporto speciale, ma ha continuato a rifiutarmi. Ormai sono passati 4 mesi ed è sempre paggio. La sua mamma è diventata la nostra tata e non mi guarda neanche più in faccia. Se ci gioco assieme lui la cerca con lo sguardo anche se è lontana e piange appena la vede perché vuole andare da lei.
Ora, questo è il problema minore, perché sono giorni in cui visto il comportamento del bambino mi sto occupando solo dell'altro e il rifiuto sta diventano sempre più reciproco. Non ho più neanche voglia di vederlo.
Sembra che la situazione anziché migliorare con il tempo stia solo peggiorando.
Premettendo che non posso lasciare la tata e anche avendo provato a passare del tempo da soli non ha risolto niente, cosa posso fare per risolvere questo conflitto?

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Miglior risposta 11 AGO 2016

Cara Ginevra
ho l'impressione che il tuo bambino più piccolo, essendo attaccatissimo a lei, abbia sentito come un rifiuto la sua immobilità e il fatto che non potevate essere più liberi come prima per stare insieme e per giocare.
Forse il gesso lo ha impressionato e impaurito.
Quindi si è creata questa separazione e rottura.
Ora tu, di cui comprendo a fondo la delusione e la tristezza per questa situazione, devi reagire positivamente e superare la delusione.
Non allontanarti ulteriormente dal piccolo ma sentiti empaticamente vicina a lui e mostrati sorridente.
Molti consigli potrebbero esserti dati da uno psicoterapeuta sulla modalità per riavvicinare tuo figlio in questa situazione delicata.
Cerca di contattare qualcuno che ti segua e col quale cercare strategie di contatto.
Supera il forte scoraggiamento e ritorna positiva e attiva.
Un caro augurio
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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11 AGO 2016

Gentile Ginevra,
l'insorgenza del distacco emotivo-affettivo del bambino più piccolo, a mio parere, non è stata dovuta tanto ai 2 mesi in cui ha avuto la gamba ingessata ma piuttosto alle ridotte interazioni con lui in un'età in cui l'accudimento e il tempo condiviso, fondamentali per il normale svolgersi del processo di attaccamento, sono stati totalmente forniti dalla tata e non da lei, situazione che persiste tuttora.
Benchè sia comprensibile la frustrazione che lei si vive, è però completamente sbagliata la sua reazione e il suo risentimento che deve essere sostituito da "molta pazienza" e da un "costante e progressivo" aumento di sue interazioni positive con il bambino e contemporaneo decremento dei tempi di permanenza della tata.
Il ruolo di madre è suo e non può essere delegato a nessun'altra persona anche se le dovesse capitare malauguratamente di rompersi l'altra gamba.
Un percorso di psicoterapia, preferibilmente con un/una collega che si occupa di età evolutiva potrà aiutarla a recuperare il rapporto col bambino più piccolo e migliorare quello col bambino più grande.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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11 AGO 2016

Buongiorno Ginevra, posso intuire come può sentirsi in questo momento, tuttavia la invito a riflettere su questo: all'interno della dinamica relazionale con i suoi figli (e non uso il plurale in modo casuale), l'adulto è lei. Lei, nel pieno rispetto delle sue emozioni e fragilità (che rendono con-simili tutti noi esseri umani), ha il "dovere" biologico di fornire sicurezza, supporto, protezione e capacità di organizzazione emotiva ai piccoli. Quest'ultima capacità (l'organizzazione delle emozioni) forse è la più difficile e meno immediata, ma tra le più importanti. Da come ha descritto gli eventi sembra che suo figlio più piccolo sia passato da una fase di totale attaccamento ad uno di quasi totale rifiuto da quando si è rotta la gamba. Mi permetto di dubitare: magari lei ha questo tipo di percezione ma, difficilmente, la relazione madre-bambino si evolve in questo modo così repentinamente. Ad es., prendendo per acclarato (ma è sempre una ipotesi) che il suo bambino, nel periodo del gesso, si sia sentito trascurato, probabilmente le ha fatto capire e comunicato (in modo non strategico, ma emotivamente automatico) il suo "risentimento"; tuttavia, lei è (o dovrebbe essere) sempre il suo riferimento principale, dunque, per dirla semplice, dopo qualche scena di rabbietta, sarebbe dovuto tornare tra le sue braccia. In questo senso, tornando all'organizzazione delle emozioni, sarebbe stato utile accogliere questo suo risentimento, trasmettendo la capacità di "stare" all'interno di una relazione interrotta ma che subito possa essere riparata (comprendo pure che sia più facile da dire che da attuare, visto che genitori si diventa con l'esperienza). Quello che, a mio parere, ci sarebbe da analizzare, sono due cose: uno, appunto, come mai il suo bambino (ma l'altro? Che tipo di relazione avete? Sarebbe interessante capire anche questo) non l'abbia ricercata e, due, il discorso della tata e di quanto tempo stanno insieme. Tra l'altro, può essere che i due discorsi siano contigui? Nel senso, ma siamo sempre sul campo delle ipotesi, può essere che il bambino piccolo già cominciasse a percepirla più lontana affettivamente, prima del gesso, e poi questo, l'abbia resa emotivamente sempre più distante (in modo involontario)? Calcolando che, proprio per sopravvivere, i bambini non possono sentirsi da soli, la tata, facilmente (anche se non intenzionalmente, immagino) ha facilmente colmato una sensazione di vuoto. Se, a tutto ciò, ci si aggiunge la sua attuale modalità relazionale di rifiuto (comprensibile, per certi versi) nei suoi confronti, si può intuire il vostro momento critico. Tuttavia, credo anche che nulla sia compromesso (ovviamente), a patto che lei decida (e, ce la faccia, emotivamente) di prendere la situazione in mano, analizzando quali e quante risorse, soprattutto affettive, riesce a rilevare ed, eventualmente, cominciando a farsi percepire come una base sicura per i suoi figli (in modi diversi per ciascuno). Con il piccolo potrebbe volerci di più, ma alla fine, la madre è lei con tutti i suoi correlati (per il bambino) di imprinting affettivo-cognitivo. Nel caso, tuttavia, percepisse di non avere troppe risorse, a mio modo di vedere, piuttosto che agire in modo poco sicuro (ovvero, ad es., trasmettere sicurezza in modo alternante a seconda di come sta in quel momento), forse è il caso di un aiuto e supporto alla genitorialità (ci sono diversi colleghi esperti in questo campo), in modo che possa ritrovare quella modalità relazionali che già aveva all'inizio con suo figlio ma che poi, nel tempo e per qualche motivo, o non hanno più funzionato o non sono state più ritrovate.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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