Mio figlio, all'ultimo anno di Liceo, non va più a scuola

Inviata da Ketty · 8 feb 2016 Crisi adolescenziali

Mio figlio, da poco maggiorenne, iscritto all'ultimo anno del liceo scientifico, da molti mesi ormai è in preda ad un malessere che lo rende incapace di studiare e di frequentare le lezioni, e quest'anno sembra ormai perduto. Lui è sempre stato, purtroppo, alquanto solitario ed incapace di stringere amicizie,forse anche per i suoi gusti un po diversi dalla gran parte dei coetanei. Alunno modello, primo della classe fin dalle elementari, amante del sapere, appassionato nello studio (scolastico e non), lodato dai professori e vanto di noi genitori,
Lo scorso anno, allorquando frequentava il quarto anno, un bel giorno ci confida che da circa un mese non entrava a scuola e che (incredibilmente) era riuscito a tenercelo nascosto dicendo ai suoi professori che aveva problemi seri di salute ecc. Inoltre, ci chiedeva di permettergli di continuare a non frequentare ancora per qualche tempo per dargli il tempo di riprendersi dato che si sentiva troppo ansioso e veniva colto da grande malessere, anche fisico, non appena si doveva anche solo preparare la mattina.
Siamo rimasti sbalorditi perché mai avremmo potuto immaginare qualcosa del genere. Siamo andati a parlare con i docenti spiegando loro la situazione ed essi manifestavano di garantire massima comprensione e disponibilità al riguardo.
Simultaneamente abbiamo cominciato delle sedute con uno specialista di neuropsichiatria infantile (poiché era ancora minorenne). Mio figlio, dapprima riluttante, ha poi continuato le visite senza opporsi e il medico in questione , mentre prima non riteneva di dovergli prescrivere dei farmaci, in seguito lo ha fatto, forse perché noi gli comunicavamo che alcuni tentativi di entrare a scuola (accompagnato da noi genitori) venivano vanificati da un malessere che lo colpiva, simile ad un attacco di panico.
In definitiva, lo scorso anno il ragazzo è riuscito a salvare l'anno in extremis facendosi interrogare in quasi tutte le materie gli ultimi tre giorni di scuola. Un grandissimo sforzo andato a buon fine solo grazie alle sue doti innate. Una cosa che ho dimenticato di dire è che non ci risulta abbia mai avuto una ragazza, seppur sia di aspetto gradevole.
Quest'ultimo anno, ha frequentato soltanto il primo mese, continua a prendere farmaci, talvolta variando dosaggi e qualità. Non siamo a tutt'oggi riusciti a capire la causa della sua inquietudine e la dottoressa ci ha sempre consigliato di non forzarlo per la scuola e di favorire i suoi contatti sociali.
Cosa, quest' ultima non facile.
Lui ci ha sempre assicurato di non essere mai stato vittima di bullismo o cose simili e che il suo è un problema "interiore". Inoltre dice di non provare, al momento, nessuna passione per lo studio quindi anche se si mette davanti ad un libro non riesce a concentrarsi. Sta sempre in casa o quasi (è molto credente, per cui talvolta esce per andare in Chiesa ed ha partecipato ultimamente ad un "ritiro spirituale").
Quando è in casa sembra sereno (anche se ormai non siamo più certi di nulla) ma si alza tardissimo, guarda la TV, usa il PC.
Io vorrei ormai smettere con i farmaci e provare a fargli fare delle sedute con uno psicologo ( il dedico che lo ha in cura è una donna ma preferirei che adesso fosse di sesso maschile). mio figlio non vuole cambiare, comunque.
Un ultima cosa, un avvenimento al quale noi genitori avevamo imputato parziale causa di quanto avvenuto: Pochi giorni prima che cominciasse il quarto anno è stata soppressa, per motivi amministrativi e per il numero minimo di studenti, la sua sezione ed i ragazzi sono stati smistati in varie altre quarte classi. Mio figlio, pertanto, si è ritrovato in una classe con tutti i compagni ed i professori nuovi dopo che per tre anni la scuola era stata quasi un idillio per lui.
Abbiamo pensato ad una sorta di prestazione d'ansia dovuta al dover dimostrare le sue capacità, ma anche questa motivazione pare non essere causa della sua condizione. Appezzerei consigli al riguardo. Grazie.

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Miglior risposta 8 FEB 2016

Cara ketty
capisco molto bene la sua preoccupazione di mamma alle prese con questa problematica che vede suo figlio in grande difficoltà e che, con tutto il cuore, vorrebbe essergli di aiuto.
Cara signora, la prima cosa che deve fare è vincere se stessa e cercare di rimanere calma infatti è solo la calma la prima cosa che può aiutarla a rimanere vicina a suo figlio in comprensione e accoglienza del suo disagio.
Certo il sdisagio del ragazzo deve essere grande e, in questo momento, ha bisogno di sentirsi amato e accettato con questa difficoltà.
Credo che i cambiamenti scolastici intervenuti nel quarto anno, e di cui lei ci parla, abbiano prodotto in suo figlio una grande insicurezza ed ansia da prestazione che lui non ha saputo adeguatamente fronteggiare.
Abituato a trarre forza di carattere ed energie dall'essere preparato e bravo, credo abbia dovuto, a seguito di questi cambiamenti, gestire tante nuove situazioni e sia stato sopraffatto dalla paura, non tanto di non riuscire, ma di deludere gli altri.
Inoltre, essendo di natura introversa, non è riuscito a gestire tutte le novità relazionali.
Certo, a questo punto, uno psicoterapeuta sensibile e molto accogliente, potrà aiutare suo figlio.
Nella scelta se uomo o donna lascerei fare a lui.
Se poi vorrà rimanere con la persona che lo segue ora, magari si potrà parlare di intensificare un pò gli incontri.
Importante che anche in famiglia si senta sostenuto e un poco spronato ma con dolcezza.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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9 FEB 2016

Gentile Ketty,
partiamo da un carattere di suo figlio solitario, introverso e incapace di stringere amicizie sia maschili che femminili.
La soppressione della sua classe al 4° anno del liceo e la destabilizzazione conseguente a questa novità può aver comportato forte ansia da prestazione con paura di deludere le persone che prima lo avevano sempre lodato e apprezzato.
A ciò è possibile aggiungere, data l'età, l'ipotesi di una possibile delusione amorosa magari non detta e mantenuta in segreto.
Questa crisi del ragazzo dovrà trovare accoglimento e soluzione in un percorso di psicoterapia piuttosto che in rimedi farmacologici non mirati a risolvere le origini della crisi stessa.
Il sesso dello psicoterapeuta non è importante perché quello che più conta sono le sue capacità professionali.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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