Mia mamma è irresponsabile o io sono pazza?

Inviata da Laura · 15 lug 2025 Terapia di coppia

Salve dottori,
vi vorrei esporre la mia situazione per avere più punti di vista.
Sono una studentessa di giurisprudenza al 4 anno e convivo con mia mamma e il mio fidanzato con cui sto insieme da 9 anni.
Mio papà è morto quando ero molto piccola e mia mamma ha iniziato a lavorare da quel momento, ho una sorella più piccola che ha affrontato un percorso di disintossicazione dalle droghe e sembra essersi stabilizzata.
Allora il problema è l’inversione del rapporto tra me e mia mamma:
Io sono una persona estremamente responsabile e che a casa si è sempre fatta carico di tutto a partire dalla gestione dei pagamenti, fare la spesa, pulire, lavorare e studiare.
Qualche anno fa per allontanare mia sorella dalle sostanze avevamo deciso di acquistare una casa in un’altra regione più “serena”.
Purtroppo gli accordi di lavoro che mia mamma e il mio fidanzato avevano sono saltati impedendoci di trasferirci (non ci saremmo trasferiti senza lavoro) e poi abbiamo iniziato le ristrutturazioni e purtroppo come spesso accade siamo stati truffati da una ditta che subito dopo ha dichiarato il fallimento.
Insomma ci siamo trovati con un mutuo, il nostro affitto dove abitiamo attualmente, condominio, lavori condominiali e mille altre cose.
A questo si può aggiungere che mia mamma non è mai stata capace del tutto di gestire gli impegni finanziari (ma non perché sperperi, anzi è molto risparmiatrice, ma non è proprio capace a stare dietro ai pagamenti, tasse da pagare) quindi una volta cresciuta mi sono resa conto di avere sulle spalle debiti di tasse arretrate oltre agli impegni economici già pesanti di ogni mese.
Fatto sta che se non fosse per il mio fidanzato che paga tutto a metà con mia mamma e che spesso paga anche tutte le bollette per intero e se non fosse che anche io mi sono messa a lavorare oltre l’università non potremmo andare avanti.

Questa è la situazione che però sembra che vediamo solo io e il mio fidanzato, perché mia mamma lavora solo 25 ore settimanali mentre io lavoro e studio e il mio fidanzato lavora nell’edilizia tutto il giorno anche la notte se serve.
Ovviamente lui si sta stufando perché quando proviamo a spiegare la situazione a mia mamma, lei gli risponde a tono dicendogli che lui non può decidere cosa deve fare lei, però poi il giorno dopo magari va da lui a chiedergli soldi in prestito.
E poi mi dipinge come la cattiva, dice che sono la cattiveria fatta persona e che morirò da sola, io non so più se sono proprio pazza e vedo io male oppure è lei che mi sta facendo diventare pazza.
Però io cerco sempre di renderla felice, le compro qualcosa perché so che lei da sola non se lo può permettere, le pago le vacanze quando posso (le altre volte le mie vacanze me le paga il mio fidanzato e non posso chiedergli di pagarle anche a mia mamma).

Ho chiesto a mia mamma se potesse trovare un lavoro nel pomeriggio oltre a quello che già ha, anzi le ho trovato io il lavoro in un posto dove facevo le pulizie e che paga molto bene ma mi ha letteralmente risposto “tu a me non mi farai invecchiare” “ti ho detto che non ci vado a lavorare e non ci vado”.
Senza considerare che poi l’altro giorno le ho espresso la mia volontà di fare dei corsi (a mie spese con il mio lavoro) per arricchire il curriculum e che per qualche mese potevo aiutare di meno in casa perché dovevo pagarmi il corso (si tratta di 100€ al mese) e lei mi ha risposto “ma scusami se vedi che non ti puoi permettere queste cose, perché le guardi che poi ti fai male da sola”.

Dimenticavo ultimo ma non meno importante, l’unico modo in cui le concedevano il mutuo era che io firmassi come fideiussore quindi neanche a dire che posso farmi i cavoli miei e lasciarle prendere le sue decisioni.

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Miglior risposta 16 LUG 2025

Gentile Laura,

la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza. È evidente che si sta confrontando con un carico emotivo e pratico davvero importante, in un momento della vita in cui meriterebbe spazio per costruire il proprio futuro, anziché dover reggere quasi da sola l’equilibrio di un intero sistema familiare.
Ciò che descrive parla di un'inversione dei ruoli tra lei e sua madre, che spesso si osserva nei contesti in cui i figli si trovano costretti ad assumere prematuramente funzioni di cura e responsabilità, a volte in risposta a eventi critici — come la perdita di un genitore — o a carenze nella gestione da parte dell'adulto di riferimento. Quando questo accade in modo così strutturato e prolungato, il rischio è che si perda il confine tra ciò che è un atto d’amore e ciò che diventa un sacrificio che lascia poco spazio per sé.
Comprendo quanto possa far male sentirsi accusata di cattiveria proprio da chi si sta cercando di aiutare con tutte le forze. Le parole che sua madre le ha rivolto possono ferire profondamente, soprattutto se arrivano dopo anni in cui lei ha dato tanto — forse tutto ciò che poteva, e anche di più.

È legittimo che oggi lei si interroghi su cosa sia giusto fare, e su dove si trovi il confine tra dovere, affetto, e diritto alla propria realizzazione. Non è egoismo desiderare di investire su di sé, studiare, formarsi, avere un margine di autonomia e di libertà. La sensazione di “impazzire” che descrive potrebbe nascere proprio da questo conflitto continuo tra il senso del dovere e il bisogno di vivere una vita più libera e più giusta per sé stessa.
Il fatto che il suo compagno condivida con lei questa visione e si faccia carico concretamente della situazione è un elemento importante: non è sola in ciò che vede. E questo conferma che le sue percezioni non sono frutto di esagerazione, ma di una realtà complessa e difficile, che sta cercando con forza e lucidità di affrontare.

Forse oggi può iniziare a chiedersi — con rispetto verso sé stessa — quali sono i limiti che ha il diritto di porre. Anche se legalmente legata dal ruolo di fideiussore, emotivamente lei non è tenuta a rinunciare a sé stessa in nome di un equilibrio che non può reggere sulle sue sole spalle. Un supporto psicologico, anche solo per uno spazio di ascolto e orientamento, potrebbe aiutarla a mettere ordine in tutto questo e a definire confini più sani, senza sentirsi in colpa.

Le auguro di cuore di trovare presto un punto di equilibrio in cui sentire che sta prendendo in mano la sua vita, non per abbandonare gli altri, ma per poter esserci in modo più autentico, anche per sé stessa.

Un caro saluto

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

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31 LUG 2025

Gentile Laura,
quello che racconti non è solo un disagio familiare, ma una dinamica disfunzionale di inversione dei ruoli: tu, figlia, ti sei trovata negli anni a occupare il posto dell’adulta, della madre, della garante economica e affettiva, mentre tua madre ha progressivamente assunto un ruolo più infantile, dipendente, e spesso svalutante nei tuoi confronti.

Questo accade spesso in famiglie dove il trauma (come la perdita di un genitore in età precoce) non ha trovato uno spazio elaborativo, e il figlio maggiore si “sacrifica” per tenere insieme ciò che resta. Ma quando questo sacrificio dura troppo a lungo, e diventa invisibile agli occhi di chi lo riceve, si trasforma in rabbia, frustrazione e senso di ingiustizia.

In tutto quello che hai scritto emergono alcune parole chiave:

Fatica cronica: studi, lavori, gestisci spese, supporti emotivamente la tua famiglia.

Svalutazione: tua madre ti accusa, ti insulta (“sei la cattiveria fatta persona”), ti colpevolizza.

Dipendenza relazionale e finanziaria: pur non avendo i mezzi, sei vincolata anche legalmente (fideiussione).

Invisibilità del tuo bisogno: ogni tua richiesta di crescita (un corso, una pausa) viene respinta con durezza.

Tutto questo può portare a un forte conflitto interno: da un lato ami tua madre, dall’altro senti che ti sta risucchiando, anche affettivamente. E ti chiedi: “Sono io pazza, o è lei che mi sta facendo a pezzi?”

La risposta è questa: non sei pazza. Sei esausta. E stai tenendo in piedi un sistema che non funziona da sola.

Come iniziare a riprendere in mano la tua vita:
Riconosci i tuoi limiti: nessuno, nemmeno un genitore, ha il diritto di svuotarti della tua energia, dei tuoi sogni e della tua libertà.

Rimetti al centro i tuoi bisogni: il corso che vuoi fare, il tuo futuro, il tuo lavoro… sono legittimi. Non sono un capriccio.

Cerca uno spazio tuo (psicologico o reale): un percorso di supporto, anche breve, ti aiuterebbe a ristrutturare i tuoi confini interiori e comprendere come poter essere figlia senza essere genitore di tua madre.

Affronta il tema della coabitazione: se e quando possibile, valuta un progetto graduale di uscita da casa. Anche solo ipotizzarlo può restituirti respiro.

Non sentirti in colpa: il senso di colpa è spesso il filo che tiene legati i figli adulti a dinamiche familiari irrisolte. Ma essere leali con se stessi è la forma più profonda di amore.

Ricorda: chi si è preso cura troppo a lungo degli altri, ha il diritto (e il dovere) di imparare a prendersi cura di sé.

Resto a disposizione,
Dott. Vincenzo Paparella
Psicologo – Psicoterapeuta – Sessuologo Clinico

Dott. Vincenzo Paparella Psicologo a Ruvo di Puglia

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31 LUG 2025

Buongiorno Laura,

grazie per aver condiviso con noi su questo portale la sua preoccupazione.
L'inversione di ruolo è sempre stata presente nella sua vita sin da piccola a causa di fattori esterni destabilizzanti come la morte di suo padre.
Ad oggi per i suoi bisogni di vita e realizzazione questa inversione di ruolo sta impattando nella sua realizzazione creandole un forte stress.
Dovrebbe iniziare a tracciare dei confini esterni ed interni a livello emotivo con sua mamma, non è facile farlo in quanto per anni ha dovuto assumere le responsabilità familiari.
Le consiglierei di intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale per riuscire raggiungere gli obiettivi di vita che vorrebbe.
Resto disponibile.
Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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22 LUG 2025

Cara Laura,

Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità questa esperienza.

Quello che ha descritto non è solo un problema gestionale o economico, ma una situazione con impatti emotivi e psicologici profondi.
Si è mostrata forte nel gestire tutto questo, ma comprendo il peso che ha sentito e che sta sentendo.
Proprio per questo, un percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto: le offrirebbe uno spazio tutto suo, dove essere ascoltata senza giudizio e dove iniziare a rimettere al centro i suoi bisogni. Non è un segno di debolezza, ma un atto di cura verso di sé. Potrebbe aiutarla a ritrovare equilibrio, forza e un po’ di respiro.

Se è interessata ad intraprendere un percorso, anche online, sono disponibile.

Un caro saluto,

Dott.ssa Sara Gerbi

Dott.ssa Sara Gerbi Psicologo a Ponte San Giovanni

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21 LUG 2025

Ciao, grazie per aver condiviso queste parole.
Se senti che potremmo esserti d’aiuto, il nostro centro di psicoterapia AB MIND è a disposizione per un primo colloquio in presenza a Ravenna o online, anche solo per orientarti.
Scrivici pure in privato, ti rispondiamo con piacere e riservatezza.

Dott.ssa Alice Biagetti Psicologo a Ravenna

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17 LUG 2025

Salve Laura la situazione andrebbe approfondita, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Anonimo-192705 Psicologo a Roma

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17 LUG 2025

Per una corretta comprensione, è necessario approfondire la situazione.

È opportuno indagare per quale motivo sua madre non comprende oggettivamente la vostra situazione.

È opportuno che lei, se vuole anche insieme al suo fidanzato, parli con sua madre ed affronta oggettivamente e concretamente la situazione.

Un percorso psicologico può essere d’aiuto a comprendere meglio la situazione ed affrontarla

Per ulteriori informazioni mi contatti le risponderò con piacere.

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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17 LUG 2025

Gentile utente, la situazione che descrive è decisamente insostenibile e va affrontata in maniera energica ed efficace.
Sua madre , forse è convinta di essere dalla parte della ragione. Il vostro è un rapporto basato, fin da subito, su di una inversione di
ruoli. Se lei vuole uscire da questa situazione, deve allontanarsi dalla casa nella quale vive e, insieme al suo fidanzato, trovare un altro alloggio. Questa convivenza a tre è , a dir poco, fuori luogo. Deve pensare alla sua vita e a vivere la sua relazione al di fuori del suo contesto familiare. Errori ne sono stati fatti tanti, forse troppi, ma se continua a rimanere lì e sperando che sua madre si renda conto che lei non è la sua propaggine e che non si deve prendere cura di lei, ma di se stessa, credo che non la porterà molto lontano. Deve fare un'azione di forza, non indulgere nei confronti di sua madre , considerandola una vittima. La parte lesa è lei, non sua madre.
Dott.ssa Daniela Noccioli.

Dottoressa Daniela Noccioli Psicologo a Cascina

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17 LUG 2025

Gentile Laura,

quello che racconta è il ritratto di una giovane donna che si è trovata – forse troppo presto – a dover vestire il ruolo di adulta, mediatrice, organizzatrice e persino “salvagente emotivo” della propria famiglia. La sua lucidità nel descrivere ciò che accade è preziosa e rivela una grande forza, ma anche un peso che non dovrebbe ricadere tutto sulle sue spalle.

È normale che, vivendo una responsabilità costante e a tratti sproporzionata, si inneschino confusione, rabbia, frustrazione e senso di colpa, soprattutto quando il proprio impegno non viene riconosciuto, ma anzi viene frainteso o svalutato.

Il legame madre-figlia, in queste dinamiche, può diventare molto ambivalente: da una parte l’amore, il desiderio di prendersi cura, la paura di abbandonare chi si percepisce fragile; dall’altra la fatica, il senso d’ingiustizia e il bisogno (legittimo) di vivere anche per sé, senza sentirsi egoista.

Le frasi che sua madre le rivolge – come “tu mi farai invecchiare” o “sei la cattiveria fatta persona” – non sono semplicemente dure: sono espressioni che possono ferire profondamente e scardinare il senso di realtà, facendo vacillare l’autostima, fino a domandarsi (come ha scritto): “sono io pazza?”.

La verità è che nessuno dovrebbe essere costretto a portare tutto il sistema familiare sulle proprie spalle per sentirsi “una brava figlia”.

Quello che mi sento di dirle è che la sua situazione richiede non solo ascolto, ma anche un lavoro strutturato sulla ridefinizione dei ruoli, dei confini e delle responsabilità. È possibile farlo, ma spesso serve il sostegno di uno spazio protetto in cui poter mettere ordine, ricollocare la rabbia (che ha un suo senso e diritto di esistere), e tornare a distinguere ciò che è giusto per sé da ciò che è stato “imposto” dal contesto familiare.

Non è un percorso semplice, ma da quanto scrive ha tutte le risorse interiori per affrontarlo. A volte, permettersi di smettere di essere il “pilastro” significa iniziare a costruire una base più solida per sé, che è ciò che più serve anche a chi le sta intorno.

Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Alfinito
Psicologa

Chiara Alfinito Psicologo a Rivoli

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16 LUG 2025

Ciao, intanto grazie per la fiducia nel condividere una situazione così complessa e delicata. Dal tuo racconto emerge chiaramente che ti trovi in una condizione di sovraccarico emotivo, economico e relazionale e che da tempo stai svolgendo un ruolo genitoriale al posto di tua madre, in un'inversione dei ruoli che spesso avviene quando un genitore, per fragilità personali o eventi della vita, non riesce più ad assolvere pienamente le sue responsabilità.
Provo a restituirti alcuni punti fondamentali:

1) Il tuo senso di responsabilità è ammirevole, ma ti sta prosciugando
Hai preso in mano il carico familiare, mutuo, gestione domestica, bollette, sorella, madre, lavoro, studio e lo stai portando avanti con una maturità che non dovrebbe essere richiesta a una ragazza della tua età. Il problema non è che tu ti prenda responsabilità, ma che ti stai annullando per farlo, senza essere riconosciuta né rispettata.

2) Tua madre sta mantenendo una posizione passiva e manipolatoria:

- Ti nega la possibilità di crescere (“non ti farò invecchiare”).
- Ti fa sentire in colpa per i tuoi desideri (“perché le guardi che poi ti fai male da sola”).
- Ti insulta (“sei la cattiveria fatta persona, morirai da sola”) quando non ti pieghi.
- Scarica su di te le responsabilità economiche, ma ti toglie potere decisionale.

Questo atteggiamento è dannoso per te. Se fosse un partner a dirti queste cose, tutti griderebbero al campanello d’allarme.

3) Il tuo fidanzato ha già superato di molto i confini del “dare una mano”
Anche se lui sembra una persona molto generosa, inizia a mostrare segni di logoramento e a ragione. È preoccupante che stia diventando un pilastro economico per tutta la famiglia, senza il dovuto rispetto. Se questo trend continua, il rischio è che anche la vostra relazione venga gravemente compromessa.

4) La tua libertà è vincolata dal fatto di essere fideiussore
Hai accettato, forse per senso di dovere, di metterti in una posizione finanziaria vincolante per tua madre, ma questo ti impedisce di costruire un futuro autonomo. È importante che tu, nel tempo, riesca a sganciarti gradualmente da questa dipendenza, anche se richiederà dei passaggi legali o finanziari complessi.

5) Non sei pazza, sei in trappola
Molti figli che vivono situazioni simili arrivano a dubitare di sé, perché ricevono messaggi ambigui o svalutanti. Ma il problema non è che tu vedi male le cose: stai solo vedendo chiaramente ciò che tua madre vorrebbe continuare a ignorare.

Cosa puoi fare da ora in avanti (alcuni spunti concreti):

1) Dai un nome a quello che vivi
Informarti su concetti come:

- Parentificazione: quando il figlio diventa il genitore del genitore.
- Gaslighting: quando qualcuno ti fa dubitare della tua percezione della realtà.
- Dipendenza affettiva o economica.

Conoscere questi meccanismi può aiutarti a mettere dei paletti interiori.

2) Proteggi la tua autonomia

- Inizia a mettere limiti chiari: “Non posso pagare questo”, “Questo mese uso i miei soldi per me”.
- Non giustificarti troppo. Se vuoi fare un corso e puoi pagartelo, fallo.
- Lavora su un progetto di uscita graduale, anche se richiederà tempo.

3) Affidati a un supporto psicologico
Con un terapeuta puoi:

- Ricostruire l’autostima danneggiata.
- Lavorare sul senso di colpa.
- Definire un piano d’azione emotivo ed economico per distaccarti senza sentirti “cattiva”.

4) Coinvolgi un legale o un consulente finanziario (se possibile)
Capire quali margini hai per uscire dalla fideiussione, o comunque per tutelarti, è fondamentale. Potresti anche valutare un fondo universitario, agevolazioni per studenti lavoratori o per i fuorisede, in modo da alleggerire un po’ il peso economico.

In sintesi, stai vivendo una situazione estremamente sbilanciata, in cui il tuo senso del dovere ha preso il sopravvento sui tuoi bisogni. Non sei tu a vedere male: stai solo iniziando a vedere lucidamente ciò che finora hai sopportato per amore e senso di responsabilità.
Adesso è il momento di iniziare a prenderti cura di te, anche se questo significa deludere le aspettative di chi, troppo a lungo, ha scaricato su di te il proprio disordine.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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16 LUG 2025

Comprendo il disagio che sta vivendo, ma forse è il momento di puntualizzare e delimitare i confini , dovrebbe uscire da casa ed andare a vivere con il suo fidanzato è lei la figlia ed invece sta facendo la mamma di sua madre, il rischio potrebbe essere che lei vivrà sempre alla mercé di una donna che non vuole assumersi le responsabilità, inoltre anche il rapporto con il suo fidanzato potrebbe soffrirne e cambiare, credo sia arrivato il momento di intraprendere la a sua strada , senza abbandonare nessuno ma ponendo dei confini netti e giusti per tutto il sistema famiglia.
Dott.ssa
Lucia Rubinetti

Lucia Rubinetti Psicologo a Roma

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16 LUG 2025

Buongiorno cara
Mi sembra che i ruoli siano invertiti

Tu fai la mamma e lei fa la figlia..Sarebbe opportuno che il tuo ragazzo non dia più i soldi alla tua mamma.
E la inviti a lavorare di più.Hai qualche zia, zio che gli faccia comprendere il suo comportamento?
Non sei pazza, ma responsabile
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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16 LUG 2025

Buongiorno Laura,

stai vivendo sicuramente una situazione familiare molto pesante e complessa. Come tu stessa affermi, è evidente che i ruoli madre - figlia siano completamente invertiti e penso ci sai bisogno, per il tuo bene, ma anche per il bene di tutta la famiglia, che tu smolli questo ruolo.

Quando si hanno genitori fragili, di solito si finisce per perdersi, come è accaduto a tua sorella, o, al contrario, per iper-responsabilizzarsi e accollarsi tutti i carichi, come stai facendo tu; questo però non fa che mantenere in piedi un sistema che continuerà sempre ad andare avanti in questo modo se qualcuno non si prenderà il compito di interromperlo, con il rischio di passare per il "cattivo" della situazione.

Dare colpe non serve a nulla., c'è bisogno solo di mettere le cose in ordine e soprattutto di ristabilire ruoli e confini, altrimenti avrai grosse difficoltà a crearti una vita indipendente ed autonoma, oltre la tua famiglia di origine, e rimarrai invischiata in queste dinamiche.

Spero con tutto il cuore che troverai il modo per prenderti cura di te stessa, al di là di tutto. Messa alle strette tua madre non potrà far altro che prendersi le sue responsabilità di genitore e adulto.

Un caro saluto.

Dott.ssa Claudia Cioffi

Dott.ssa Claudia Cioffi Psicologo a Ancona

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16 LUG 2025

Provate a pensare di trovarle una abitazione indipendente attraverso servizi di co-housing seguendola dal punto di vista dei conti e del lavoro, ma con una distinzione delle abitazioni

Dott.ssa Maria/Mariella Donati Psicologo a Brescia

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16 LUG 2025

La situazione che descrivi è estremamente complessa e carica di responsabilità che, per età ed esperienza, non dovrebbero pesare solo su di te. Quello che emerge è una dinamica familiare invertita, in cui tu, figlia, sei diventata il fulcro organizzativo ed emotivo della famiglia, mentre tua madre sembra mantenere un ruolo passivo o talvolta addirittura oppositivo rispetto alle necessità pratiche e relazionali.
Questo tipo di assetto genera molta confusione emotiva, perché ti trovi a dover “tenere insieme i pezzi” – gestire le finanze, prenderti cura degli altri, lavorare, studiare – e, allo stesso tempo, subisci critiche e svalutazioni da parte della persona che dovrebbe offrirti sostegno. È comprensibile che tu ti senta smarrita, magari in colpa o addirittura “pazza”, come dici tu: è il risultato del peso che porti e delle risposte ambigue o accusatorie che ricevi.

Tua madre, da quanto racconti, sembra avere delle fragilità personali e difficoltà a tollerare le pressioni della vita adulta, forse anche legate a una storia personale non elaborata (la perdita del tuo papà, la fatica di crescere due figlie da sola, la vicenda con tua sorella). Tuttavia, queste difficoltà non giustificano il fatto che venga meno al rispetto e alla collaborazione, soprattutto nei tuoi confronti.
È importante che tu possa iniziare a riappropriarti del tuo spazio personale e progettuale, come quando parli dei corsi per arricchire il tuo curriculum. Non è egoismo: è sopravvivenza psicologica e costruzione di un futuro migliore, anche per lei, indirettamente.
Infine, il legame economico e giuridico – come la fideiussione sul mutuo – ti vincola a doppio filo a una situazione che non hai scelto del tutto. Ma proprio per questo è ancora più importante che tu, lentamente e con consapevolezza, inizi a mettere dei confini: emotivi, pratici e comunicativi.
Hai già fatto tanto, e questo racconta di te una persona con grande forza e senso di responsabilità. Ma per reggere nel lungo periodo, questa forza va protetta e non continuamente sfruttata

Dott. Roberto Porrini Psicologo a Pordenone

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16 LUG 2025

Buongiorno Laura,

Grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza e lucidità la tua storia. Quello che racconti mostra non solo un grande carico di responsabilità, ma anche una profonda fatica emotiva nel portare avanti, da molto tempo, un ruolo che non dovrebbe pesare tutto sulle tue spalle.

Ciò che emerge con forza è un’inversione dei ruoli all’interno della tua famiglia: tu, figlia, ti sei ritrovata nel tempo a diventare “madre della madre”, gestendo questioni pratiche, economiche e affettive in uno schema che sembra reiterarsi anche nel rapporto con tua sorella e, in parte, con il tuo compagno. In questi casi, non si tratta solo di una distribuzione “ingiusta” dei compiti, ma di un assetto familiare che rischia di impedirti di vivere davvero la tua età e i tuoi bisogni, facendoti sentire colpevole ogni volta che tenti di affermarli.

Anche la tua sensazione di “pazzia” è comprensibile se vista nel contesto relazionale: quando un legame importante ci manda segnali contraddittori (sei “cattiva” ma ti si chiede aiuto; ti si accusa ma ti si chiede sostegno economico), può generarsi una profonda confusione identitaria. È come se ogni tua scelta venisse distorta o invalidata, mettendoti in una posizione di continuo conflitto interno.

In casi come questo, lavorare in uno spazio terapeutico può aiutare a distinguere ciò che è tuo da ciò che ti è stato “affidato” senza che tu potessi scegliere. Si può esplorare insieme come ridisegnare i confini affettivi e pratici con chi ami, senza rinunciare a te stessa. Non si tratta di “tagliare i ponti”, ma di imparare a stare nelle relazioni in modo più sano, libero e rispettoso anche per te.
Se senti che è il momento di avere uno spazio tutto tuo dove poter rielaborare tutto questo, io sono qui.

Un caro saluto,
Dott.ssa Elisabetta Carbone
Psicologa Sistemico-Relazionale

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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