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Mia figlia ha problemi alimentari, cosa posso fare?

Inviata da Anna il 13 dic 2015 Psicologia infantile

Buonasera vi scrivo perché ho una figlia di 15 anni alta 1,60 per 54 chili si vede grassa non vuole andare a scuola perché si vergogna del suo aspetto, oggi mi ha detto che ha provato a vomitare dopo aver mangiato dei biscotti.
Ha degli eccessi di fame di cose dolci, io ho pensato di rivolgermi ad un dietologo per aiutarla.
Nell'ultimo anno ha perduto i due nonni, materno e paterno, al primo dei due era molto legata, inoltre ha cambiato scuola, io la seguo tantissimo e questo suo problema mi sta sconvolgendo e spaventando. Ho paura di non saperla sostenere nel modo giusto, cosa posso fare per aiutarla?

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Gentile Anna,
nonostante la crisi dell'età adolescenziale, sua figlia sembra avere un buon rapporto con lei tanto da non nasconderle le sue preoccupazioni e i suoi disturbi del comportamento alimentare.
Prenda spunto dalla mancata elaborazione del lutto delle persone care scomparse ed accompagni sua figlia da uno psicoterapeuta affinchè si possa iniziare un trattamento adeguato prima che sua figlia scivoli in una patologia anoressica conclamata.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Anna,
il peso mi sembra più che adeguato, ma se sua figlia manifesta comportamenti anomali che fanno supporre un disturbo alimentare, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta per una terapia che preveda la collaborazione anche dei genitori.
Se sua figlia dovesse rifiutarsi, le consiglio di consultare lei, assieme preferibilmente a suo marito, il professionista, che troverà o dovrebbe comunque trovare, il modo per aiutarvi.
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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Cara Anna
probabilmente la perdita dei nonni ha avuto un impatto forte sulla ragazza e ha incentivato la sua insicurezza di andare verso il mondo in modo sereno.
Questa è una età difficile e tuttavia se, delle cose se ne parla, c'è una buona possibilità di recupero, soprattutto ora che le cose sono all'inizio.
Lei deve rassicurare molto la ragazza, starle vicina e, soprattutto motivarla ad un percorso di psicoterapia.
Questo può farle molto bene. Provi a parlarne con lei e vedere se acconsente.
Per esperienza posso dire che, nonostante l'ottimo rapporto tra voi, è possibile che ci siano cose che la ragazza non dice per il semplice fatto che, comunque, la mamma non può essere confidente completa...è giusto così.
In genere, istaurando un buon rapporto, in terapia la ragazza potrà aprisi di più ed essere aiutata.
Un caro saluto
Dott.Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Anna,
il fatto che sua figlia le abbia parlato del suo tentativo di indursi il vomito mi fa pensare che, per la ragazza, sia stata una richiesta di aiuto e attenzione.

I ragazzi, talora, scelgono come modalità comunicativa del disagio gesti e azioni invece di parole.

Parli con sua figlia dei lutti vissuti nell'ultimo anno e trovate un'attività da svolgere insieme. Nel frattempo, in via preventiva e per supportarvi in questa fase di crescita personale e relazionale, vi suggerisco di consultare uno psicologo.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Gentile Anna,
inutile dirle che sua figlia stia attraversando una fase delicatissima. A parte i lutti importanti che ha dovuto subire, è un’età di per se già molto particolare.
A quanto pare, tuttavia, una grande fortuna è che riusciate a parlare. Non è da poco che le abbia confessato di aver provato a vomitare dei biscotti, anzi. Questo significa che potrebbe aiutarla prima che la questione del cibo e dell’alimentazione diventi un problema.
Spesso capita di desiderare di mangiare cibi dolci. Quando è eccessivo, però, difficilmente si tratta di una reale fame fisiologica, quanto nervosa. È come se quel tipo di cibo andasse a riempire un piccolo vuoto che però non si colma. Per questo diventa “eccessivo”, perché la quantità mangiata non è mai abbastanza soddisfacente.
Ma sua figlia sembra ancora lontana da questo punto. Quindi ciò che può fare è intervenire subito.
Quella di portarla da un nutrizionista potrebbe di certo essere una buona soluzione, ma il consiglio che mi sento di darle è di rivolgersi anche ad uno psicologo della sua zona, per aiutarla ad elaborare le perdite subite e a migliorare la percezione ed il rapporto con il proprio corpo.

Cordialmente,
Michela Vespa
Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dott.ssa Michela Vespa Psicologo a Roma

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Buongorno signora , io sinceramente più che ad un dietologo mi rivolgerei da uno psicoterapeuta per monitare un po la situazione che si configura come un disturbo alimentare . C' è di positivo che sua figlia le ha parlato del suo problema senza nascondersi per cui il margine per un intervento efficace c'è .
Tenga presente che molto probabilmente sta attraversando una crisi adolescenziale che mette in discussione tutto di sè e quindi tutto appare contraddittorio e avolte incomprensibile ; in realtà sta cercando un sostegno ed un aiuto attraverso il quale consolidare le proprie sicurezze .
Un saluto

Dott. Giacomo Sella Psicologo a Roma

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Cara Anna,
le consiglio non solo di rivolgersi ad un nutrizionista ma anche ad uno psicoterapeuta dell'età evolutiva per una attenta valutazione della situazione di sua figlia.
Un caro saluto,

Dott.ssa Valentina Mossa - Torino

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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