Mia figlia di 13 anni è completamente succube del fidanzato

Inviata da supergigly · 4 dic 2025 Crisi adolescenziali

Mia figlia, 13 anni appena compiuti, è "fidanzata" con un ragazzino di 15 anni. La storia inizia questa estate con un approccio classico da parte di lui e lei ne è rimasta travolta. Purtroppo questo ragazzo però vive delle enormi fragilità personali che lo hanno portato negli anni a isolarsi da tutto e tutti, avere paura a camminare per strada e nascondersi e nascondere qualsiasi cosa o rapporto che lo coinvolgano. Dice che l'unica persona di cui si fida è se stesso. Questo si ripercuote su mia figlia che ha dall'altra parte un "ragazzo" che non esce mai solo con lei per paura, non fa mai una foto per paura che qualcuno la veda, non ha raccontato a nessuno della sua storia se non ad un paio di "amici" per paura del giudizio altrui, costringendo quindi mia figlia a vivere questa storia nell'ombra. Ma il problema è che non le manda mai messaggi teneri, non le scrive mai un "ti voglio bene" e invece lei lo fa sempre, tutti i giorni, senza mai ricevere dall'altra parte una risposta. Se lei vuole fargli un regalo lui le tronca l'idea dicendo che non c'è bisogno di fare queste cose e che lui non le ritiene importanti, costringendo quindi mia figlia e rinunciare ai suoi desideri. Sono mesi che cerco di farla capire che l'amore non è questo e non ci si può basare sulle 2 ore in cui magari si vedono alla settimana, ma è sempre e tutti i giorno, è cura e attenzione verso l'altro, cosa che lui non fa mai. Anzi, le parla sempre da "professorino" dicendole che lei è piccola e non può capire come gira il mondo, che lui ha le sue esperienze e quindi può parlare ecc.... Ma la cosa che più mi distrugge è che mia figlia lo giustifica sempre dicendomi che è fatto così. Ma io vedo che si sta perdendo tante cose e anche la spensieratezza che dovrebbe avere a 13 anni. Ho provato con le buone e le cattive, ma lei non vuole vedere e si fa andare bene questa persona, temo anche per la paura di essere lasciata. Siamo arrivati ormai ad una fase di scontro perenne e non so più come affrontarla. Vorrei solo che aprisse gli occhi e non andasse avanti così, anche perchè dopo 6 mesi non è cambiato nulla da parte di lui.

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Miglior risposta 5 DIC 2025

Buongiorno,
​La sua preoccupazione è non solo comprensibile, ma estremamente fondata. Stiamo parlando di dinamiche che, sebbene nate nell'adolescenza, possono lasciare ferite profonde sull'autostima e sulla futura percezione dei rapporti sani.
​Sua figlia non è semplicemente "innamorata"; è intrappolata in un meccanismo che potremmo definire una relazione asimmetrica, dove lei è costretta a sforzarsi e a rinunciare, mentre l'altro riceve.

​Cosa sta succedendo:
- ​La dinamica della fragilità/controllo: il rragazzo, pur vivendo un forte isolamento dovuto alle sue fragilità, sta usando questo trauma come strumento di controllo emotivo. Costringere sua figlia a vivere la relazione nell'ombra non è protezione, ma isolamento.

​- L'amore non richiesto (e la svalutazione): i mancati messaggi affettuosi, il rifiuto dei regali e l'atteggiamento da "professorino" hanno un unico effetto: svalutare i desideri, le emozioni e l'età di sua figlia. Lui le sta insegnando che i suoi bisogni emotivi non sono importanti.

- La giustificazione e la paura dell'abbandono: sua figlia lo giustifica dicendo "è fatto così" perché teme che, se smettesse di farlo, la relazione finirebbe. Sta mettendo la paura dell'essere lasciata al di sopra del suo benessere.

​- L'opposizione materna come rinforzo: Lo scontro perenne genera un effetto indesiderato: più lei attacca il ragazzo, più sua figlia lo difende, sentendosi l'unica persona al mondo che lo capisce, rafforzando così il legame.

​Le "buone" e le "cattive" non funzionano più perché il problema non è il ragazzo, ma la vulnerabilità emotiva di sua figlia che lo accetta. Il mio suggerimento è di smettere di attaccare il ragazzo e concentrarsi sul rinforzo di sua figlia, cambiando la comunicazione:

• ​Sospendere lo scontro: eviti giudizi sul fidanzato. Invece di dire “lui è cattivo/sbagliato”, provi con domande aperte e meno accusatorie: “come ti fa sentire quando lui ti dice che non puoi capire il mondo?” o “quando rinunci a fargli un regalo, ti senti rispettata o triste?”

​• Rinforzare l'autostima: incoraggi sua figlia a coltivare amicizie e passioni fuori dalla coppia. Più si sente valida e amata nel resto della sua vita (sport, scuola, amici), meno avrà paura di perdere questo ragazzo.

​• Rieducare l'amore: non spieghi "cos'è l'amore", ma parli di "merito". Invece di dirle che l'amore è cura, le chieda: "tu meriti un ragazzo che ti faccia sentire nascosta e piccola?” o “tu meriti di essere l'unica a dare affetto e mai riceverlo?"



Riconosco che in questa fase sua figlia potrebbe rifiutare completamente un supporto psicologico individuale, vedendolo come un tentativo di boicottare la sua relazione. Non è il momento di insistere con lei.
​Tuttavia, il modo in cui lei reagisce può fare la differenza. Se lo desidera, rimango a disposizione per sostenerla in questa fase di assestamento e per aiutarla a definire una strategia comunicativa che le permetta di uscire dallo scontro e di seminare in sua figlia le giuste riflessioni.
​Quando poi sua figlia si sentirà più sicura e meno "attaccata", e quando le dinamiche della coppia le causeranno sufficiente frustrazione, sarà lei stessa a poter chiedere aiuto.

​Cordialmente,
​Dott.ssa Letizia Manzoli

Dott.ssa Letizia Manzoli Psicologo a Parma

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10 DIC 2025

Buongiorno Supergigly,

il ragazzo di quindici anni che lei descrive presenta un profilo di marcata fragilità: isolamento, diffidenza generalizzata, paura dell’esposizione sociale, necessità di occultare i legami, timore del giudizio. Sono tratti che appartengono più a un funzionamento difensivo rigido che non a una semplice timidezza. È comprensibile che, nella sua storia personale, queste difese siano state utili o persino necessarie; ma altrettanto evidente è che, nel contesto di una relazione affettiva con una ragazza molto più giovane, tali difese diventano immediatamente vincoli e limitazioni. Sua figlia si trova, quindi, a dover modulare continuamente se stessa per adattarsi alle paure dell’altro. Rinuncia ai gesti spontanei, nasconde la relazione, modera l’espressione del proprio affetto, accetta un registro comunicativo povero, privo di reciprocità emotiva, e soprattutto interiorizza l’idea che sia lei a “dover capire”, a dover essere indulgente, a giustificare. Questo è il punto delicato. A tredici anni un’adolescente non ha ancora gli strumenti per discernere fra l’amore e la cura compulsiva dell’altro, fra il desiderio e il bisogno di essere scelta, fra la tenerezza e il sacrificio silenzioso. Il linguaggio che lui usa con lei è il segno di una posizione che non è paritaria. Lui assume il ruolo di colui che sa, che ha esperienza, che spiega, mentre a lei viene attribuita implicitamente un’ingenuità da colmare. È una dinamica che può diventare, senza intenzionalità consapevole, una forma di micro-autorità affettiva che la confonde, perché le fa credere che l’amore si regga sul fatto di accettare il mondo dell’altro, non su un incontro equo tra due soggettività.

La frase che sua figlia ripete (“è fatto così”) è un segnale molto chiaro. Quando un’adolescente giustifica l’altro, soprattutto un partner più grande, sta dicendo in realtà: “Se non lo accetto, lo perdo. E perderlo mi fa più paura che soffrire”. È questo timore di essere abbandonata a renderla così impermeabile ai suoi tentativi di farla riflettere. Criticare il ragazzo, per lei, equivale a criticare la parte fragile della sua stessa identità nascente. Ecco perché ogni vostro dialogo scivola nel conflitto; lei non sta difendendo lui, sta difendendo un’immagine di sé che teme di non riuscire a sostenere da sola. Il suo ruolo, come genitore, non può essere quello di “convincerla” né di imporle la lettura adulta della relazione. A quest’età, più si cerca di smontare la figura del partner, più il legame si irrigidisce, perché lei percepisce in questo un attacco alla propria autonomia. Ciò che può funzionare, invece, è un lavoro di radicale spostamento del dialogo, non più centrato su chi sia lui, ma su che cosa succede dentro di lei.

In altre parole, occorre aiutarla a riconoscere ciò che prova, non ciò che dovrebbe provare, poiché solo attraverso il contatto con il proprio sentire un’adolescente può iniziare a vedere autonomamente le incongruenze del rapporto. Accanto a questo, è importante che lei mantenga una posizione adulta chiara, solida, non oscillante fra la durezza e l’indulgenza. Deve comunicare limiti e cornici (per esempio, che certe modalità di isolamento non sono compatibili con il suo benessere), ma senza formulare giudizi sull’identità del ragazzo. La fermezza infatti non riguarda il partner, ma piuttosto la protezione di sua figlia. Infine, tenga presente che l’adolescenza è una fase in cui gli investimenti affettivi sono totalizzanti, e per questo difficili da modulare. Se il rapporto continua a sottrarre energie, autostima, spensieratezza e possibilità di vita sociale, può essere molto utile coinvolgere uno psicologo dell’età evolutiva, non per “curare la relazione”, ma per offrire a sua figlia uno spazio neutrale in cui riconoscere cosa sente davvero, al di là della paura di essere lasciata. La soluzione non può essere immediata, ma ciò che può cambiare il corso della situazione è il modo in cui lei, come madre, si pone. Cioè, non come giudice del legame, ma come presenza adulta che custodisce il diritto di sua figlia a vivere relazioni adeguate, che non la mortifichino. Accanto a questo, un supporto psicologico potrebbe certamente giovarle.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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9 DIC 2025

Buongiorno, è possibile che lei veda correttamente, che sua figlia sia incastrata in una relazione con un ragazzo con delle fragilità, relazione che anzichè arricchirla la limita. Inoltre, che sua figlia pensi sia una buona, ottima relazione, o che non possa lasciarlo. Forse, data la sua giovane età, è la sua prima esperienza e ha appena iniziato la sua esplorazione di che cosa sia l'amore e di cosa lei voglia da una relazione.
Inoltre, i primi "findanzamenti" hanno anche la funzione di uscire di casa, portare fuori gli investimenti affettivi, separarsi dai legami ancora stretti e infantili con la mamma e il papà. Per questo, tanto più il "fidanzato" non va bene ai genitori, tanto più sarà tenuto stretto, quasi che la difesa della relazione stia al posto della difesa del diritto ad uscire di casa e ad amare secondo il proprio personalissimo modo. Tante volte è questa la vera posta in gioco e la relazione in quanto tale prima o poi mostrerà i suoi limiti. Dopo tutto è raro che le relazioni a questa età siano per la vita.
D'altra parte, sembra che anche lei sia in difficoltà, preoccupata per gli errori che sua figlia possa commettere. Molto spesso anche da parte dei genitori c'è una difficoltà a lasciar andare, ad accettare la separazione del figlio adolescente, di accettare che il proprio figlio o figlia sia diventato uno sconosciuto, incomprensibile, estraneo, completamente diverso rispetto a tutto quello che gli si sarebbe voluto insegnare.
Mi viene da consigliarle questo:
- abbia fiducia e pazienza. Gli adolescenti devono rompere prima di ricostruire, devono sbagliare prima di decidere.
- non insista su quanto questo ragazzo e questa relazione non vadano bene. L'accetti come un avventura, un'esplorazione temporanea, una piece di teatro, una farsa, un dramma necessario a fare esperienza e a capire come funzionano le cose.
- Continui a supervisionare con discrezione che non degeneri ancora di più, che non si presentino rischi di ogni sorta.
- Chieda e ascolti quello che sua figlia dice come entusiasmante o come lamento. Senza giudicare. Riceva soltanto, disponibile, eventualmente, a dare il proprio consiglio o punto di vista, ma solo se sua figlia glielo chiederà. Provi ad empatizzare con le scoperte che sta facendo: l'indipendenza, l'amore, l'altro sesso.
- Piuttosto si limiti a chiederle: "è questo il genere di amore che vuoi per te?", "è così che vorrai essere amata dal tuo futuro uomo per la vita?".
- Testimoni che cosa sia l'amore, cosa vuol dire per una donna amare ed essere amata. Lo testimoni con la propria vita, le auguro presente, o passata. Ricordi i suoi primi amori, quelli indimenticabili e quelli fallimentari, e li condivida con sua figlia.
- La condivisione deve partire dagli adulti a questa età. Mantenere aperta una comunicazione non vuol dire farsi dire e raccontare tutto. Ma che le parole che arrivano dal figlio, magari poche, siano semplicemente ben-accolte. Piuttosto le parole devono fluire dal genitore: parole sulla vita, la propria, il desiderio e, in questo caso, l'amore.
- ci vuole pazienza e fermezza per attraversare l'adolescenza (la propria e quella di un figlio). Occorre accettare di essere colpiti e sballottati dalle novità della vita e dai suoi urti. Occorre resistere per tenere il posto e ritrovarsi una volta che la tempesta è passata.
un saluto

Dott. Andrea Alliata Psicologo a Milano

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5 DIC 2025

13 anni e nella prima adolescenza è un’età molto delicata e come genitore è giusto supervisionare.

È comprensibile che lei, come genitore sia preoccupata. È importante che lei parli con sua figlia e l’aiuti a capire che questa situazione non la fa star bene.

È opportuno comprendere anche il punto di vista di sua figlia

Per questo è necessario indagare meglio la situazione. Un percorso psicologico per sua figlia, a cui può partecipare anche a lei, può aiutare a comprendere meglio la situazione e affrontarla

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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5 DIC 2025

Capisco profondamente la sua preoccupazione: vedere una figlia così giovane investire tanto in una relazione che sembra non restituirle ciò di cui avrebbe bisogno non è semplice, e può generare un senso di impotenza.

È importante però considerare che l’adolescenza è una fase delicata e complessa, in cui i ragazzi iniziano un processo naturale di svincolo dai genitori e di costruzione della propria identità.
In questo periodo ogni relazione, soprattutto le prime relazioni affettive, può diventare un luogo dove cercano conferme, riconoscimento e un senso di appartenenza diverso da quello familiare.

Per questo motivo, a volte accade un fenomeno che può essere difficile da gestire: più il genitore critica il partner o la relazione, più l’adolescente tende ad aggrapparsi ad essa.
Non perché la relazione sia sana, ma perché rappresenta – nella loro percezione – una forma di autonomia e di “scelta personale” da difendere.

Sua figlia sta probabilmente vivendo tutto questo:
• cerca di proteggere il ragazzo giustificandolo,
• minimizza ciò che la fa soffrire,
• teme il conflitto o di essere lasciata,
• e allo stesso tempo si allontana da voi perché sente che la relazione viene messa in discussione.

Questo non significa che ciò che vive sia sano o che debba essere ignorato, ma che il modo più efficace per aiutarla è provare a ricostruire un clima di ascolto e fiducia, dove lei possa sentirsi libera di parlare senza paura di essere giudicata o di sentirsi dire cosa “dovrebbe” fare.

Può aiutarla:
• offrirle uno spazio neutro dove possa esprimere ciò che prova;
• domandarle come si sente veramente, più che parlare del comportamento del ragazzo;
• farle sentire che voi ci siete, senza forzarla a prendere decisioni;
• aiutarla a riflettere su ciò che lei desidera in una relazione, su come vorrebbe sentirsi, su quali attenzioni per lei sono importanti.

Spesso sono proprio queste riflessioni, fatte nei tempi e nei modi dell’adolescente, che la portano lentamente ad aprire gli occhi e a ridefinire ciò che merita davvero.

Se dovesse percepire che la situazione sta diventando motivo di forte sofferenza per lei o per vostra figlia, un breve supporto psicologico potrebbe offrirvi un aiuto ulteriore e uno spazio protetto per comprendere e gestire al meglio questa fase.

Le auguro davvero che possiate ritrovare dialogo e serenità in famiglia.

Dott.ssa Mara Diana Psicologo a Aversa

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5 DIC 2025

Gentilissima,

comprendo la sua frustrazione rispetto all'argomento riportato. E' un vissuto che accomuna molteplici genitori di adolescenti: la prima relazione. Non parlo di "primo amore" poichè in questo momento ciò che si sperimenta è proprio la relazione intima con l'altro, per la prima volta. Questo pone sua figlia, nel caso specifico, in un contesto nuovo e misterioso, da scoprire.

Da scoprire è anche la sua stessa identità, i sentimenti nuovi, i cambiamenti che subentrano con la preadolescenza e che ti travolgono. Spesso capitano situazioni nelle quali ci si "ingabbia" in queste relazioni, poichè la presenza dell'altro funge, apparentemente, da ancora sicura e rende difficile staccarsi e vedere le cose in maniera oggettiva.

Non solo questo ragazzo, ma anche sua figlia sta attraversando un momento di fragilità identitaria, che non le permette di "vedere" davvero l'altro, poichè sta ancora conoscendo se stessa e i buoi bisogni. Non è al momento bene in grado di capire quali siano e capire che l'altra persona non li rispetti o li svaluti.

Quello che le consiglio attualmente di fare è di assumere una posizione di ascolto empatico nei confronti di sua figlia, cercando di accompagnarla a sentire meglio le sue emozioni. Come si sente lei quando il ragazzo le rifiuta una foto? Come si sente sapendo che vige questa regola unilaterale di segretezza? Ma soprattutto, cosa la fa sentire "innamorata" di questo ragazzo? Si ponga come esempio e come amica in questo senso, le racconti cosa è per lei l'amore, il rispetto, come provare a capirsi meglio.

Qualsiasi tentativo percepito come "contro" il ragazzo o la relazione, non farà altro che inasprire ancora di più il vostro rapporto e spingerla direttamente verso tale ragazzo, che al momento è percepito come punto di riferimento.

E' sicuramente un aspetto più facile a dirsi che a mettere in pratica, poichè avere davanti la propria figlia e vederla come "succube" di questo ragazzo, crea un enorme senso di impotenza e rabbia. Le posso garantire, però, che se piano piano riuscite a creare un rapporto di ascolto anche a lungo termine rivivere esperienze simili sarà molto più difficile.

Spero di essere riuscita a darle uno spunto di riflessione rispetto alla situazione e se dovesse avere necessità di un maggiore supporto, non esiti a contattarmi.

un caro saluto

Sara Nesci Psicologo a Brugherio

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5 DIC 2025

Cara, capisco profondamente la forte preoccupazione e il senso di impotenza che sta vivendo nel vedere sua figlia immersa in una relazione che, da fuori, mostra aspetti chiaramente disfunzionali. È un sentimento molto umano quando si ha a cuore il benessere di qualcuno a cui vogliamo bene, e ancor di più quando si tratta dei nostri figli, che vorremmo proteggere da tutto ciò che potrebbe arrecare loro sofferenza.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere che, per quanto doloroso, ci sono limiti reali a ciò che può fare. Lei sta già svolgendo una parte molto preziosa: esserci quando sua figlia è triste, sostenerla emotivamente e provare a offrirle una prospettiva diversa, più adulta. È un contributo fondamentale!Aanche se a volte può sembrare piccolo o inefficace.
Sua figlia è giovane, e proprio per questo può trovarsi senza quegli strumenti evolutivi e di consapevolezza che un adulto possiede. Per questo motivo, spronarla, con delicatezza e senza imposizione, a intraprendere un percorso terapeutico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui cominciare a vedere le dinamiche in cui si trova e comprenderle meglio.
Mi viene in mente un proverbio molto calzante che dice: “Puoi accompagnare il cavallo alla sorgente, ma non puoi costringerlo a bere.” Credo che esprima bene ciò che sta vivendo: lei può accompagnare sua figlia verso una possibilità di cambiamento, ma la scelta di farlo deve maturare dentro di lei. E questo comporta per lei una graduale accettazione di quella sensazione di impotenza che, comprensibilmente, tanto la fa soffrire.
Sua figlia ha bisogno, come accade in ogni processo di crescita, di fare le proprie esperienze, anche quelle che possono risultare dolorose. È attraversando ciò che vive, e sentendone gli effetti emotivi, che potrà arrivare a porsi domande importanti su se stessa: cosa desidera, di cosa ha bisogno, cosa la fa stare realmente bene e chi vuole accanto a sé.
Lei, come madre, può continuare a fare esattamente ciò che sta già facendo: sorreggerla, esserci, offrirle una visione alternativa e più sana. Spesso è proprio questo sostegno silenzioso ma presente che, nel tempo, permette ai figli di trovare dentro di sé lo spazio per riflettere su sé stessi.
Un caro saluto
Dott.ssa Stella Campoverde

Stella Campoverde Psicologo a Roma

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5 DIC 2025

Buonasera,

grazie per averci contattato su questo portale.
La sua preoccupazione è legittima ed è causata dalla dinamica disfunzionale che sua figlia ha con il suo ragazzo.
Una dinamica che la porta a non avere una relazione basata sulla reciprocità ma esclusivamente sul dare, privarsi dei suoi bisogni per stare solo ed esclusivamente sui bisogni di lui.
Quando questo diventerà un costo sicuramente sua figlia se ne accorgerà.
Se lei glielo fa notare al momento, sua figlia potrebbe non essere pronta a rendersene conto di tale dinamica.
Le consiglierei di ascoltarla e supportarla quando sua figlia glielo chiederà, non è semplice ma potrebbe essere il modo più efficace, forse, per fronteggiare al meglio tale situazione.
Resto disponibile.

Cordiali saluti

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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5 DIC 2025

Gentile utente,
quello che descrivi è molto complesso e molto comprensibile dal punto di vista di un genitore che vede la figlia soffrire.
Ma ci sono alcuni punti che potrebbero aiutarti a rileggere la situazione in modo più utile e meno carico di conflitto.

Tua figlia non è cieca, è dentro la sua prima relazione affettiva.
A 13 anni le emozioni affettive vengono vissute in maniera molto intensa.
La relazione è spesso un primo riferimento identitario, una prova del proprio valore, un banco di accettazione, un luogo dove sperimentare appartenenza.
Questo significa che non riuscirà a valutare la relazione con lucidità, non perchè sia ingenua, ma perchè è in una fase di sviluppo in cui il suo bisogno di sentirsi scelta pesa più del benessere reale.
Per questo ti risponde: "E' fatto così".
Sta proteggendo non tanto lui, quanto la sua idea di sè come persona che merita una relazione.

Il problema non è solo lui, che è emotivamente indisponibile, ma la dinamica che si è creata.
Tua figlia ha iniziato una relazione in cui lei è quella "che ama di più".
Lui è quello "difficile da raggiungere".
Dal punto di vista psicologico questa dinamica può diventare quasi una "missione" per lei: "Se io lo capisco, se resisto, allora valgo".
Ed è per questo che giustifica tutto.

Perchè i vostri confronti sfociano sempre in scontro?
Perchè vi state parlando su due piani diversi.
Tu parli di fatti e comportamenti.
Lei vive un'esperienza emotiva intensa.
Quando le dici che non è amore, lei non sente "mamma mi protegge".
Sente: "mamma non capisce cosa provo, vuole togliermi qualcosa di importante, non vede quello che vedo io".
Più insisti, più lei deve difenderlo per difendere se stessa.

Resto a disposizione per comprendere insieme, anche online, come puoi affrontare in modo più funzionale possibile questa situazione, lavorando sul valore di tua figlia, non sul comportamento di lui.
Un caro saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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5 DIC 2025

Capisco profondamente la tua preoccupazione. Quello che descrivi è uno dei casi più difficili per un genitore: vedere la propria figlia aggrapparsi a una relazione che la fa soffrire, senza riuscire a farle vedere ciò che agli adulti appare evidente. E allo stesso tempo sentire che ogni tentativo di aiutarla peggiora la distanza tra voi.
Ti propongo una lettura diversa e più efficace della situazione, non per “convincerla” ma per provare a recuperare una relazione con lei, perché è solo attraverso quella che potrà, nel tempo, rivedere la storia con occhi più lucidi.

1) La tua lettura è corretta, ma non è quella che arriva a lei
A 13 anni, la parte razionale nei legami affettivi è molto debole. Per lei non conta che la relazione sia sbilanciata, poco affettuosa o nascosta: conta che quel ragazzo l’abbia scelta. Conta l’intensità dell’inizio e, soprattutto, il fatto che forse è il suo primo innamoramento forte. Ogni critica che tu muovi a lui, anche se vera, la fa sentire giudicata nelle sue emozioni, e la porta a difendere lui per difendere sé stessa.
Questo non accade perché sei “troppo severa”, ma perché nella sua mente adolescente tu stai “attaccando” una parte della sua identità in formazione.

2) Il suo comportamento verso di lei non è amore, è paura
E qui c’è un punto importante: ciò che lui fa non è cattiveria o disinteresse, ma una gestione della paura completamente fuori misura per la sua età. Vivere nell’ombra, non uscire, non mostrarsi, evitare tutto ciò che crea visibilità o vulnerabilità, è il comportamento di un ragazzo che sta lottando con un disagio che va oltre la relazione.
Il problema è che la tua bambina finisce inevitabilmente risucchiata nel suo mondo, adattandosi alle sue paure, convincendosi che “è fatto così”, prendendo su di sé dei pesi che una ragazza di 13 anni non dovrebbe sopportare.
E questo la sta facendo maturare troppo in fretta, in un modo che le ruba spensieratezza.

3) Il vero nodo: la paura di perderlo
Hai colto un punto cruciale: lei accetta tutto per paura di essere lasciata.
Per una tredicenne, essere lasciata significa sentirsi sbagliata, rifiutata, non voluta. È un dolore enorme, a volte più grande di quello che prova quotidianamente stando in una relazione disfunzionale. Paradossalmente, ciò che la fa soffrire è anche ciò che tiene viva l’idea di amore nella sua fantasia.
Non è il ragazzo che non riesce a lasciare, è l’immagine di ciò che crede che l’amore sia.

4) Cosa puoi fare davvero adesso
La strada del “ti sbagli, lui non ti tratta bene” purtroppo non funziona, anche se è vera. Continuerà solo a irrigidirla.
In questa fase, serve un cambio di paradigma.
Il vero obiettivo non è farle lasciare il ragazzo. È farle tornare a sentirsi al sicuro con te.
Devi diventare di nuovo il suo porto, non l’oppositrice. Se recuperi questa posizione, lei potrà iniziare a parlare delle sue frustrazioni, dei suoi dubbi e potrà da sola vedere le crepe che ora si rifiuta di guardare.
Come farlo?

a. Riporta le conversazioni sul suo benessere, non sul ragazzo. Non: “lui ti tratta male”, ma: “vedo che a volte ti sento triste. mi interessa come stai tu.” Parla di lei, non di lui.

b. Accogli, senza giudicare. Non significa approvare la relazione, ma accogliere le sue emozioni.
“Capisco che per te sia importante e capisco che sia difficile capirsi con un ragazzo così chiuso.”

c. Mostrale che non devi convincerla.
Paradossalmente, quando percepisce che non vuoi farle cambiare idea, abbassa le difese.

d. Raccontale esperienze reali o metaforiche. Non morali, non consigli, ma storie che parlino di relazioni sbilanciate, di ragazze che avevano paura di perdere un amore e poi hanno scoperto altro. Le storie aggirano la resistenza diretta.

e. Crea momenti di complicità che non parlano di lui.
Più recuperi il vostro legame, più lei comincerà a sentirsi forte e meno disposta ad accettare briciole.

5) E poi, con calma, aiutala a mettere nome alle sue emozioni
Non sul rapporto, ma su ciò che prova.

- “Quando lui non ti manda messaggi teneri, come ti senti?”
- “Quando non puoi dirlo alle tue amiche, che effetto ti fa?”
- “Quando ti impedisce di fare un regalo, cosa succede dentro di te?”

Se si apre, anche minimamente, inizia già a guardare la relazione da fuori.
La tua presenza accogliente è il fattore più potente. Non devi combattere la relazione: devi creare uno spazio dove lei possa sentirsi libera di vedere ciò che oggi non può permettersi di vedere.
E ti garantisco che quando una ragazza di 13 anni inizia a stare male in una relazione, capisce da sola molto più di quanto sembri. Ma solo se si sente al sicuro nel parlarne.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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5 DIC 2025

È comprensibile che tu sia così preoccupata: vedere una figlia di 13 anni vivere una relazione che la limita, la spegne e la fa rinunciare alla propria spontaneità è estremamente difficile per un genitore. Da ciò che descrivi, tua figlia sta adattandosi a un legame molto sbilanciato, in cui lei dà molto più di quanto riceva, mentre dall’altra parte c’è un ragazzo con fragilità importanti che la trascinano in una relazione vissuta nell’ombra, senza reciprocità e senza la leggerezza che dovrebbe appartenere alla sua età.

Eppure, proprio per questo, è importante che tu sappia che più cerchi di “mostrarle” quanto lui sia inadatto, più lei tenderà a chiudersi e a difenderlo. È un meccanismo tipico dell’adolescenza: quando una relazione percepita come fondamentale viene criticata, l’istinto è proteggerla.

Ciò che può davvero aiutarla ora non è lo scontro, ma un clima in cui possa sentire che può parlare con te senza temere giudizi o prese di posizione drastiche. È in quello spazio che, lentamente, può iniziare a vedere da sola ciò che oggi non vuole vedere: che questa relazione la soffoca, la isola, la fa sentire meno di ciò che è.

Un altro punto fondamentale è rassicurarla sul fatto che, se la relazione dovesse finire, lei non rimarrebbe sola. Molti ragazzi accettano dinamiche dolorose perché temono l’abbandono o pensano di non meritare di meglio.

Infine, cercare di offrirle esperienze, relazioni e contesti in cui possa sentirsi valorizzata e viva può aiutarla a ritrovare fiducia in sé stessa e a sviluppare, nel tempo, la forza per mettere confini anche nelle relazioni affettive.

La situazione può evolvere, ma non attraverso pressioni o divieti: attraverso presenza, ascolto e un accompagnamento costante.

Se senti il bisogno di un confronto più approfondito su come gestire questo momento, ricevo anche online: possiamo lavorare insieme sui passi più efficaci per proteggerla senza compromettere la vostra relazione.

Un saluto sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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5 DIC 2025

Capisco quanto possa ferirti vedere tua figlia rinunciare alla propria leggerezza perché quando un ragazzo così giovane porta con sé paure tanto ingombranti finisce per trascinare anche chi gli sta vicino e tua figlia, con i suoi tredici anni appena, sta cercando di adattarsi a qualcosa che pesa molto più di lei. Succede spesso che in età così delicate l’affetto venga confuso con il bisogno di sentirsi scelti e allora anche le attenzioni mancanti vengono giustificate pur di non perdere quel piccolo punto di riferimento. Mi arriva forte la tua preoccupazione e non stai sbagliando nel notare quanto questa relazione oscuri parti importanti della sua crescita. Parlare con lei in momenti più tranquilli potrebbe aiutarla a sentire che non vuoi portarle via nulla ma solo restituirle uno spazio più sereno e magari un sostegno professionale potrebbe offrirvi un luogo dove entrambe riuscite a respirare un pò meglio mentre attraversate tutto questo insieme
Ti invio un grande abbraccio;

Dott. Nicola Salvadori

Dott. Nicola Salvadori Psicologo a Firenze

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5 DIC 2025

Gentilissima,
quello che racconta è davvero molto delicato, e capisco bene la sua preoccupazione. A 13 anni sua figlia si trova in un’età in cui l’identità è ancora in formazione, e un legame affettivo vissuto con questa intensità, soprattutto con un ragazzo che mostra forti fragilità personali, può diventare facilmente sbilanciato.

Dalle sue parole emerge una dinamica in cui sua figlia sta rinunciando a parti importanti della sua vita – amicizie, leggerezza, autonomia – per adattarsi alle paure e ai limiti dell’altro. Questo non è amore, ma una forma di dipendenza affettiva che in adolescenza può prendere piede molto velocemente, soprattutto quando l’altro assume un ruolo quasi “dominante” o ispira un senso di protezione.

Il fatto che questo ragazzo chieda segretezza, eviti di mostrarsi in pubblico, non ricambi attenzioni, e si ponga come colui che “sa come va il mondo”, sono segnali da non sottovalutare. Sua figlia, giustificandolo continuamente, sta cercando di tenere il legame a tutti i costi, probabilmente per paura di perderlo, come lei stessa teme.

È comprensibile che ogni tentativo di farle aprire gli occhi si trasformi in uno scontro: quando un’adolescente vive una relazione così totalizzante, ogni critica verso il partner viene vissuta come un attacco personale.

In questi casi, l’obiettivo non è “convincerla” con la forza, ma aiutarla a ritrovare spazi di libertà dentro e fuori dal rapporto, senza che si senta giudicata o messa alle strette. Può essere utile:
• mantenere un dialogo il più possibile aperto, senza svalutare direttamente il ragazzo;
• aiutarla a rimettere al centro i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue amicizie;
• farle sentire che lei è una base sicura, anche quando non condivide le sue scelte;
• evitare battaglie frontali, perché spesso irrigidiscono ancora di più il legame.

Data la complessità della situazione e la vulnerabilità di entrambe le parti, un supporto esterno potrebbe fare una grande differenza. Non per “mettere fine” alla relazione, ma per dare a sua figlia uno spazio neutro in cui riflettere su ciò che sente, e a lei strumenti più efficaci per accompagnarla senza conflitti continui.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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5 DIC 2025

Buongiorno,
quello che descrive è un quadro complesso, in cui due adolescenti molto giovani si trovano in una relazione che, almeno per ora, non è equilibrata. Dal Suo racconto emerge chiaramente che Sua figlia sta vivendo una storia in cui dà molto, affetto, attenzioni, conferme, disponibilità, e riceve molto poco in cambio. È comprensibile che per Lei sia difficile osservare tutto questo, soprattutto perché vede la figlia rinunciare a parti importanti della sua età: la spensieratezza, la condivisione con gli amici, il bisogno di sentirsi vista e valorizzata da chi dice di tenere a lei.
La dinamica che sta vivendo Sua figlia è piuttosto comune a questa età: quando l’adolescenza inizia, l’amore viene spesso idealizzato, e molti ragazzi accettano comportamenti che non rispecchiano i loro bisogni pur di non perdere il legame. Lei lo nota bene: Sua figlia tende a giustificare il ragazzo, a minimizzare ciò che la fa soffrire e ad adattarsi a un rapporto che, per come lo descrive, la costringe a nascondersi, ridimensionarsi e rinunciare a ciò che lei ritiene importante.

Dall’altra parte c’è un ragazzo di 15 anni con fragilità evidenti: paura del giudizio, isolamento, difficoltà a fidarsi e ad esporsi, un vissuto probabilmente segnato da insicurezza profonda. Sono aspetti che spiegano il suo modo di comportarsi, ma non lo rendono meno faticoso per chi gli sta accanto. Ciò che per lui è “protezione” può diventare per Sua figlia una continua privazione: niente messaggi affettuosi, niente gesti semplici, niente foto, niente riconoscimento pubblico della relazione. È un modo di vivere l’affetto che a 13 anni rischia di diventare opprimente.

Lei, come genitore, si trova nel punto più difficile: vede le dinamiche, vede le rinunce, vede lo squilibrio… ma Sua figlia no, o meglio, non vuole vederlo perché a questa età il bisogno di sentirsi scelta e amata supera spesso la capacità di valutare cosa fa star bene davvero. Il timore che “se non accetta così com’è lui, lui la lascerà” è una paura molto potente per un’adolescente, e la porta a difendere il ragazzo anche quando una parte di lei soffre.

La fase di scontro in cui siete entrate è comprensibile: quando un genitore “spinge” per far aprire gli occhi, l’adolescente tende a chiuderli ancora di più, per proteggere la relazione ma anche per affermare la propria autonomia. È un meccanismo normale, anche se doloroso per un adulto che osserva da fuori.
Per aiutarla davvero, più che insistere sul fatto che “l’amore non è questo”, può essere utile spostare il focus dalle critiche al ragazzo all’ascolto dei bisogni di Sua figlia. Per esempio, aiutarla a riconoscere cosa prova lei: tristezza quando non riceve risposte, desiderio di sentirsi importante, bisogno di attenzioni che non arrivano. Se parte da ciò che lei sente, invece che da ciò che lui fa, sarà più facile per Sua figlia riflettere senza sentirsi attaccata o costretta a difendere il ragazzo.

Le adolescenti cambiano idea non quando qualcuno “gliela impone”, ma quando lentamente sentono che ciò che stanno vivendo non le fa più stare bene. Lei può accompagnarla in questo percorso creando un clima in cui Sua figlia possa parlare, sfogarsi, anche contraddirla, sapendo però che trova un adulto stabile, non una battaglia quotidiana.
Il Suo ruolo, ora, non è convincerla a lasciare quel ragazzo, ma aiutarla a osservare come si sente davvero dentro quel rapporto. Questo spesso apre più strade dei divieti o degli scontri.

Se la situazione continua a pesare a sua figlia, o se nota segnali di chiusura crescente o calo dell’umore, può essere utile offrire uno spazio neutrale, un colloquio psicologico, anche solo per lei, in cui possa raccontarsi senza sentirsi giudicata né spinta in una direzione. A volte basta questo perché una ragazza di 13 anni trovi da sola la sua strada.

Siete entrambe in un passaggio delicato, e il fatto che Lei cerchi un modo rispettoso di affrontarlo è già un punto di forza importante.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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5 DIC 2025

Buongiorno,
Da come descrive la situazione, sembra che Sua figlia stia vivendo una relazione in cui deve adattarsi molto e riceve poco. Prima ancora di “aprirele gli occhi”, potrebbe chiedersi che cosa rappresenta per lei questo ragazzo: un modo per sentirsi scelta? Un passaggio verso l’adolescenza? O forse un terreno in cui sperimentare il proprio valore, anche se in modo doloroso?
L’insistenza nel giustificarlo sembra dirci che per lei la relazione ha un significato che va oltre ciò che realmente accade. In questo senso, più che spiegare cos’è l’amore, potrebbe essere utile aiutarla a nominare cosa prova quando non si sente vista o corrisposta. Che cosa teme perdere se mettesse dei confini? Come vive il fatto di dover “rinunciare” alla sua spontaneità per non farlo arrabbiare o spaventare?
Anche il conflitto tra voi due diventa parte del sistema: più Lei prova a mostrarle cosa non funziona, più Sua figlia sembra difendere la relazione. A volte l’adolescente ha bisogno di sentire che il genitore non giudica, ma resta vicino mentre lei stessa scopre i propri limiti e desideri.
Forse la domanda non è come farle capire che lui non è adatto, ma come accompagnarla a riconoscere che lei merita uno scambio più equilibrato. E questo può emergere solo se si sente libera di parlarne senza temere il Suo disappunto.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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5 DIC 2025

Buongiorno signora
L'amore è sempre importante , specialmente quando si è adolescenti. E' normale per una ragazza di 13 anni, valorizzare al massimo un ragazzo di 15 anni, in quanto entrambi sono adolescenti. L'amore non ci fa vedere l'altro per quello che è , ma lo andiamo ad idealizzare. infatti molte donne pensano che il loro uomo cambierà.e non pensano mai che il loro uomo possa avere una patologia psichiatrica. Ovviamente una ragazzo che si comporta in questo a dei problemi psicologici. che la ragazza non vede. . Lei potrebbe dire a sua figlia di fare dei colloqui , con una psicoterapeuta , per avere un confronto.
Dott.ssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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