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Mi sono dato un termine

Inviata da Raffaele il 24 apr 2016 Crisi esistenziale

Ciao. Mi chiamo Raffaele e quella che sto per raccontarvi è la mia storia.
Sono nato a novembre nel 1988, figlio unico di due genitori entrambi professionisti e che, economicamente, non mi hanno fatto mancar nulla.
Non mi hanno chiesto il permesso quando mi hanno fatto fare la primina mentre volevo rimanere un anno in più a giocare con i miei amici da bambino all'asilo. Essendo nato a novembre, il sottoscritto si è ritrovato un anno e mezzo prima ad andare a scuola rispetto agli altri coetanei. Questo mi ha reso sempre il più piccolo della classe. Di conseguenza, mi sono sempre sentito troppo piccolo per i miei compagni di classe e troppo maturo per i miei coetanei che, di conseguenza, mi snobbavano ritenendomi un ragazzo noioso. Essendo il più piccolo, ogni volta, mi sono ritrovato ad essere considerato semplicemente un conoscente (nemmeno un amico) dalle ragazze mentre quelli più grandi, spesso e volentieri, facevano opera di bullismo con il sottoscritto. E così che ho passato tutte le scuole medie e superiori, quel periodo di formazione in cui si vive la propria adolescenza. Senza una fidanzata, vittima di bullismo e perennemente senza riuscire a considerare delle persone dei veri amici. Tra le altre cose, furono i miei genitori a decidere anche che dovessi fare il liceo scientifico mentre, invece, avrei voluto fare la ragioneria e poi iscrivermi ad economia all'università oppure studiare teatro, per il quale sono stato sempre portato ed appassionato.
Invece i miei genitori si fissarono con l'idea di farmi fare medicina e nessuno, nemmeno io, riuscì a smuoverli da quella condizione. Si fissarono così tanto che, alla fine, me ne convinsi anch'io. E, così, mi diplomai con 97/100 all'università e rinunciai a tutte le feste della mia vita per studiare, studiare ed ancora studiare. Prima per i test di medicina (che non passai) e poi per gli esami universitari a Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, corso di laurea preso con la promessa esplicita da parte dei miei genitori (persone abbastanza ricche da permetterselo) che mi avrebbero comprato una farmacia finiti i miei due anni di pratica professionale post laurea. Ho rinunciato, così, a tutto. Amici, feste comandate (Natale, Pasqua, Estate) sempre per studiare. Ero diventato un tutt'uno coi libri ma, nonostante il mio impegno costante, i miei voti non erano eccelsi perché ho odiato ognuno dei 49 esami che ho sostenuto in quel maledetto corso di laurea, convinto del fatto che, al termine dei miei studi, sarei stato ripagato almeno economicamente ed avrei potuto rifarmi una mia vita, magari abitando lontano dai miei genitori, senza dover dipendere da loro e quindi libero di vivere come preferivo. E così mi sono laureato ed abilitato. Si, ora sono ufficialmente un farmacista con un voto di laurea di 96/110. Mi sono laureato esattamente il 5 febbraio 2014 in qualcosa che ho talmente odiato che non ho voluto far nemmeno la festa di laurea o un rinfresco al termine della stessa.
Ovviamente, i miei genitori non hanno mantenuto le loro promesse, tradendo la mia fiducia.
Ed ora? Ora mi sento deluso. Sono deluso di essere stato sempre un ragazzo bisognoso d'affetto che nessuno gli ha mai donato. Sono deluso dal fatto di non essere stato libero di compiere una singola scelta nella mia vita (nemmeno nella scelta dei vestiti). Sono deluso dal fatto che mi guardo allo specchio ogni giorno e mi faccio schifo, sentendomi un fallito. Sono deluso dalla mia professione, che è solo questione di business al soldo di un padrone. Sono deluso dal fatto che non ho potuto vedere nemmeno un fottutissimo concerto gratuito di capodanno per via dell'iperprotettività di mia madre. Sono deluso dall'essere terrorizzato nel frequentare una qualsiasi ragazza perché se solo mi azzardassi a portarla a casa, per ogni mio minimo mostrare il mio vero carattere ai miei sarebbe bisfrattata lei con epiteti nemmeno tanto carini solo perché, magari, finalmente riuscirei a tirare fuori quelle palle che non ho mai avuto. Sono deluso dal fatto che non ho un lavoro nonostante lo stia cercando freneticamente e che al momento è l'unica cosa che mi permetterebbe di eliminare i miei genitori dalla mia vita e di poter non tornare ma INIZIARE a vivere. Sono deluso dal fatto che ogni donna conosciuta mi dice che sono un principe azzurro, che sicuramente troverò una ragazza adatta a me perché sono il ragazzo perfetto, ma nessuna mai mi ha detto chiaro e tondo "voglio te". Sono deluso da tutto questo ed ancor di più sono deluso dal fatto che a tradirmi per primi sono state le stesse persone che mi hanno messo al mondo e mi hanno costretto in questa situazione.
Il mio desiderio, ormai, è quello di lavorare per eliminare i miei genitori dalla MIA vita. Per costruirmi un MIO futuro.
Per questo motivo, mi sono dato un termine: il 26 dicembre. Giorno di Santo Stefano. Perché proprio quel giorno? Proprio perché desidero passare l'ultimo Natale della mia vita festeggiando, cosa che mi è mancata praticamente da sempre, non avendo mai avuto dei veri amici.
Perché scrivo questo topic anche se ho deciso di farla finita lo stesso ormai?
Semplicemente perché voglio lasciare una traccia ad ogni genitore che deciderà di scegliere al posto dei figli pensando, magari, di far loro del bene: NON FATELO. Lasciateli sbagliare con la loro sacrosantissima testa. Fategli sbattere il muso, ma fate che siano loro a fare ciò che amano.

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Caro Raffaele,
dalla tua mail emergono soprattutto sentimenti di rabbia, depressione e confusione che andrebbero approfonditi e chiariti.
Anche se i tuoi genitori ti hanno condizionato in certe scelte (come del resto fa la stragrande maggioranza dei genitori con i loro figli) mi sembra semplicistico e riduttivo ritenerli responsabili di tutto ciò che ti ha deluso e di cui non sei contento a partire dall'infanzia fino ad oggi che hai 28 anni!
A mio avviso, il lungo elenco di delusioni che fai è nutrito prevalentemente da un vero e proprio stato depressivo che ti pervade e ti confonde le idee, tant'è che mentre parli di voler trovare lavoro per conquistare finalmente la tua autonomia, aggiungi che vuoi farla finita per lasciare un messaggio forte a tutti i genitori che impongono le loro decisioni ai figli o comunque li condizionano.
Caro Raffaele, ti esorto ad abbandonare i pensieri di vendetta o di autolesionismo e ti auguro di trovare al più presto il lavoro sicchè puoi cominciare ad investire i primi soldini guadagnati in una psicoterapia che ti faccia crescere come persona e
e ti faccia riconciliare con te stesso, con la famiglia e con il mondo.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Caro Raffaele,

la determinazione che hai messo nel portare a termine il percorso di studi che pure detestavi dimostra che tu hai qualità caratteriali e cognitive congrue per raggiungere gli obiettivi che ti poni. Il problema, semmai, è riuscire a ricondurle sotto il tuo pieno controllo, perché, da quanto racconti, finora sei stato eterodiretto. Il modello relazionale instaurato coi tuoi genitori necessita di essere corretto e questo può avvenire nella trasposizione in un rapporto altro, elettivamente quello con uno/a psicoterapeuta "sufficientemente buono" con cui tu trovi la giusta affinità. Ritengo che solo all'interno di un rapporto si possano risolvere i problemi nati da un precedente rapporto. Credo che, per te, rimuginare in solitudine i drammi della tua vita possa essere solo controproducente. Ti suggerirei quindi di cercare immediatamente un terapeuta, tramite la ASL di zona al solo costo del ticket, oppure privatamente.
Davvero tanti auguri.

Dr.ssa Emanuela Carosso
psicologa - psicoterapeuta in Torino.

Dr.ssa Emanuela Carosso - Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Torino

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