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mi sento spezzata dentro e non riesco a rimettere i pezzi a posto

Inviata da maria · 23 ago 2017 Crisi esistenziale

Buongiorno, ho 43 anni, sono sposata da 16.
negli ultimi 4 anni credo di avere attraversato le fasi più brutte della mia vita e non riesco ad uscirne vivo nella convinzione che continuerà a peggiorare.
Cercherò anche se con estrema difficoltà di sintetizzarle.
Nel 2014 ho perso mia sorella (più grande di me di 7 anni ), con cui avevo un rapporto conflittuale di amore e odio. Era bugiarda e le sue menzogne potrebbero essere parte della causa della sua morte prematura (45 anni). Il suo lasciarsi andare mi è sembrato quasi una rivalsa, la dimostrazione di fino a che punto poteva arrivare; portandosi nella condizione di non tornare indietro, non riuscire a guarire divenendo invalida. Molti dei nostri dissapori erano motivati dai comportamenti del marito che lei aveva anteposto a noi e a se stessa. Le sue bugie erano spesso legate ad ottenere cose e soldi per lui e i suoi vizi, trascurando anche i suoi stessi figli, ha fatto di tutto per tenerselo vicino, anche ammalarsi e morire, quando evidentemente lui non la voleva, la denigrava in ogni suo gesto, in ogni sua parola. Nel 2014 ho scoperto che mia zia era l'altra donna di mio cognato. Lo era da prima che lei si ammalasse e probabilmente aveva minato il loro rapporto da sempre. Mia zia era una delle persone che amavo di più, scoprirla mi ha sconvolto. Siamo coetanee e siamo cresciute insieme. Era sempre a casa nostra (scherzando dicevamo di essere cresciute nello stesso letto) e forse per il grande affetto NON HO VOLUTO VEDERE, pensando che venisse a trovare me e i miei famigliari, invece aveva altri scopi. Ho capito dopo la morte di mia sorella. Lui (mio cognato) era più sfrontato con manifesti atteggiamenti affettuosi verso di lei che, nonostante le mie rimostranze, non rifiutava anzi. Ho iniziato ad indagare scoprendo che in tanti anni ero stata usata come lasciapassare per motivare la sua presenza costante... Ho sempre pensato che mi volesse bene (e una parte di me si rifiuta di pensare che non sia così), che volesse bene a mia sorella, che eravamo una famiglia esemplare, unita.
I miei genitori sono anziani e si sono presi carico dei figli di mia sorella. Mio padre ha l'alzheimer e un tumore inoperabile alla prostata. In questo contesto il mio rapporto con mio marito si è deteriorato, lo vedevo affaticato, discutevamo animosamente, era sempre insoddisfatto del proprio lavoro e il suo stipendio andava perso per il carburante e i pranzi essendo molto distante da casa; così nel 2015 gli ho proposto (che folle idea) di usare il suo talento e aprirci un negozio. sono riuscita ad ottenere un prestito ed ad ottobre abbiamo aperto. Lui ha perso subito le speranze anzi si è imbambolato, rigido, senza iniziative, io oltre al mio lavoro che avevo mantenuto dovevo occuparmi di mettere in ordine l'esposizione, pubblicizzare il negozio eccetera. Lui passava il suo tempo al telefono, si giustificava dicendo che se faceva qualsiasi cosa io lo rimproveravo (io vedevo solo indifferenza ed insofferenza) era certo che avremmo chiuso (e secondo me ha lavorato in questo senso).. forse pensava ingenuamente che essendo stato un buon commesso avremmo avuto la folla davanti al negozio ad aspettarlo (scusate la polemica). Con il passare del tempo notavo la sua distrazione crescente, mi lagnavo del suo passare ore ed ore on line su whatsapp invece di collaborare per il nostro negozio, finché non lo vidi nell'atto di cancellare dei messaggi inviati a "sua sorella". Ho fatto quello che non si deve, l'ho spiato ed ho scoperto che si messaggiava con la sua ex. Era già successo 7 anni prima, lo avevo perdonato... Quando gliel'ho detto; gliel'ho gridato .. si è chiuso in un silenzio assordante. Mi ha detto, per quel poco che sono riuscita ad estorcergli, che era colpa mia, che non gli davo quello che desiderava sessualmente, che quella con l'altra non era una relazione ma solo messaggi. Non ci siamo parlati per giorni. La cosa che mi atterriva di più era il suo silenzio. Non si giustificava era quasi giusto quello che aveva fatto. Aveva detto che erano solo messaggi. E io mi sono prostrata per averlo ancora al mio fianco. Ma ha continuato dal 17 agosto l'ho scoperto di nuovo a ottobre e poi a gennaio 2017 (nonostante gli avessi concesso quello che lamentava gli mancasse) trovando tabulati di telefonate lunghe ore ed ore (NON ERANO SOLO MESSAGGI). Ero fuori di me ma non sono mai riuscita a lasciarlo finivo per supplicarlo di amarmi. Ho minacciato la mia morte. sono uscita di notte da sola senza che lui muovesse un dito per cercarmi.. ma sono sempre tornata. Sono tornata da Lui pregandolo di amarmi. Sono come mia sorella! Alla fine di gennaio ha detto che avrebbe smesso di chiamarla, che mi amava (compostamente senza slanci) ha tirato fuori un altro telefono e ha gettato tutto (non riuscivo a capacitarmi che avesse addirittura un altro numero, ma non se ne poteva parlare, dovevo accettare il fatto). Ho continuato a controllare ma sembrava fosse così, aveva deciso di restare. Poi il 01 APRILE 2017 scoprii di essere incinta. Finalmente qualcosa per me. Non mi importava dei debiti (mi sono coperta di di debiti e finanziamenti, i miei genitori per aiutarmi mi hanno dato, con mia immensa vergogna, tutti i loro risparmi), non mi importava del tradimento, di mia cugina, di mia sorella, nulla solo la mia gravidanza. In tanti anni non ero mai rimasta incinta. Mai. Era qualcosa per me. Mio marito inizia a dirlo a tutti, pazzo di felicità. Contatta gente che onestamente non comprendevo per annunciare l'evento. Non volevo lo facesse ma mi sono adeguata. Il giorno 12 dello stesso mese mi diagnosticano un aborto spontaneo. Il 14 vado in ospedale in preda ai dolori e perdo la mia felicità. La perdo del tutto. sono in cura da una ginecologa perché desidero solo questo, nonostante i debiti, nonostante tutto. Tuttavia sento che qualcosa si sia spezzato il 14 aprile.
Sorrido, mi sforzo. Tutto mi sembra lontano. Come se fossi dietro ad un vetro. Piango, ma non più a singhiozzi. Piango e mi sento rotta. Come un giocattolo che non funziona. Non funziono nonostante mi impegni.
Le mie amiche mi sono vicine eppure mi sento in un altro posto, fuori posto. Non posso lasciarlo e non so da dove ricominciare. Spesso accarezzo il pensiero di fuggire, sparire... Non sono più io.
spesso penso a mia zia con rabbia eppure mi manca, penso a mio marito ma non riesco a farne a meno, penso a me come ero prima e mi manco.
Perdonate la lunghezza.
Vorrei restare anonima.

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Gentile utente,
nella lunga storia che ha raccontato le due cose più rilevanti sembrano essere la frustrazione e delusione per il tradimento di suo marito e l'aborto spontaneo a cui è andata incontro.
In merito al primo evento emerge notevole autosvalutazione e mancanza di autostima mentre l'aborto ha rappresentato indubbiamente un trauma psicologico importante.
Ad ogni modo, per intervenire su entrambe le situazioni è consigliabile un adeguato percorso di psicoterapia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Sig.ra Maria, da ciò che scrive emerge tutta la sua sofferenza e il bisogno di essere vista da qualcuno, cosa che pare non sia avvenuta fino ad oggi da parte delle figure che per lei sono importanti (es. marito). Forse dovrebbe prendere in considerazione l'idea di iniziare un percorso personale (magari presso Asl della sua zona o centri convenzionati che hanno un costo ridotto rispetto ai professionisti privati), un percorso in cui ritrovare sé stessa e la sua felicità.
Le vorrei lasciare uno spunto di riflessione che spesso lascio ai miei pazienti quando "vedono tutto nero" e gli sembra di non avere via d'uscita.

“Autobiografia del cambiamento in cinque brevi capitoli”
I
Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Ci cado.
Sono persa...Sono impotente.
Non è colpa mia.
Ci vorrà un'eternità per trovare come uscirne.

II
Cammino per la stessa strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Fingo di non vederla.
Ci ricado.
Non riesco a credere di essere nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

III
Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Vedo che c'è.
Ci cado ancora... è un'abitudine.
I miei occhi sono aperti.
So dove sono.
E' colpa mia.
Ne esco immediatamente.

IV
Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
La aggiro.

V
Cammino per un'altra strada.

Dott.ssa Ada Piacentini

Psicologa Psicoterapeuta Ada Piacentini Psicologo a Torino

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Cara Maria,
un lungo vissuto di peripezie ci ha raccontato. Famigliari e personali. Metto insieme questi due livelli perchè Lei stessa li nota. Sembrano copioni che si ripetono. La rabbia per il cognato e per la sorella iniziali sembrano essere diventati impotenza a reagire, come una "disabilità" a scegliere altro da quello che le situazioni propongono. Come ha fatto sua sorella appunto. Lei ripone in una gravidanza la salvezza dalle sue non-scelte. È comprensibile che un figlio possa significare un nuovo inizio, ma credo che una nuova vita vada prima scelta per lei Maria, anche in vista di un terreno sano sul quale un figlio possa crescere. Provi a cominciare un percorso psicoterapeutico presso il Consultorio della Sua zona. È un modo per piantare un "semino" dentro di Lei e di far rinascere in serenitá quella Maria che sta dimenticando. Un grosso augurio.

Dott.ssa Elisa Fagotto Psicologo a Portogruaro

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Salve Signora

effettivamente il suo intervento è molto lungo, richiede attenzione soggettiva e la sua situazione attuale un intervento a livello affettivo e psicologico.
Se è di Roma può contattare me o qualsiasi altro professionista per un intervento mirato al suo doppio lutto.
Non sottovaluti la gravità della situazione.
Qui non potrà ricevere l'aiuto che merita questa delicata fase della sua vita, ma ricevere solo indicazioni e spunti di riflessione.

Un caro saluto

D.ssa Silvia Michelini Psicologo a Roma

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