Mi sento senza via d'uscita

Inviata da Antonio · 8 giu 2016 Crisi adolescenziali

Salve, sono un ragazzo di 20 anni e sto male...soffro la solitudine e la mia vita è vuota. Non ho mai avuto molti amici, sono timido (anche se da piccolo lo ero di meno), non ho mai avuto una bella situazione in famiglia, e non ho mai avuto una ragazza. I pochi amici che ho li sto perdendo a poco a poco, ognuno ha i propri impegni e li vedo pochissimo. In più abito in un piccolo paese quindi la probabilità di conoscere persone nuove è abbastanza bassa, fino a quando andavo a scuola non mi lamentavo della mia vita sociale, ma da quando mi sono diplomato (sono passati due anni) soffro molto...è come se fossi bloccato in un loop. Con i miei compagni di classe mi trovavo benissimo, ma purtroppo loro sono tutti di paesi diversi e lontani dal mio, quindi adesso li vedo molto raramente. Mi sono iscritto all'università, per vari motivi non posso frequentare quindi studio a casa e ci vado solo per gli esami (quest'anno sta andando molto meglio rispetto all'anno scorso), ho trovato anche un buon lavoro che devo fare da casa e non mi lamento, però questo contribuisce a farmi isolare ancora di più. Esco molto poco, di conseguenza mi viene difficile conoscere persone nuove, piano piano mi sto abituando a non uscire, prima avevo molta più voglia di uscire, adesso mi sta passando insieme alla voglia di conoscere persone nuove. Con i pochi amici che ho pensavo di avere un'amicizia vera, invece mi accorgo sempre di più che ho solo amicizie di convenienza, quando le persone hanno bisogno di aiuto io non dico mai di no, quindi mi usano. Mi sto accorgendo di non aver mai avuto amici veri, non ho mai potuto contare davvero su nessuno, alla prima occasione mi voltano tutti le spalle. Negli ultimi due anni mi è capitato di fare amicizia con una ragazza che mi ha fatto sentire davvero speciale, è stata la prima volta nella mia vita che sono stato così vicino a una ragazza, pensavo che per lei ero un amico vero, invece ultimamente mi sto accorgendo che lei si sta distaccando da me, ho l'impressione che anche lei per un periodo si è sentita sola e si è legata a me, adesso che la sua vita sociale è migliorata di molto non ha più bisogno di me, e questo mi sta facendo stare male, mi sento usato. Purtroppo sono sempre stato lontano dal mondo femminile, anche se mi piacciono le ragazze, per timidezza ci sto lontano. In passato mi è capitato di provare interesse per qualche ragazza, con la quale però non ho mai parlato, quindi alla fine non ho concluso mai niente. Mi sento inadeguato e molto diverso dai miei coetanei, mi sento come se non fossi degno di vivere, come se questa vita non mi appartenesse e sento che non migliorerò mai. Qualcuno mi dice che se sono così è perché lo voglio io e che in fondo mi piace essere così. A me non piace affatto essere così, ma non so davvero cosa fare. La mia vita è stata sempre piatta e noiosa, non ho mai avuto motivi per essere davvero felice, ma solo sofferenze. La gente mi fa sempre complimenti per la mia intelligenza, ma io non mi sento affatto intelligente, mi sento vuoto, inutile, uno schifo, non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio. Spesso mi assale il panico perché penso che resterò solo per sempre, mi piacerebbe provare le cose che provano i miei coetanei però mi accorgo di essere molto indietro rispetto a loro. Adesso arriva l'estate e sono molto triste perché so che mentre tutti si divertiranno io resterò a casa da solo come tutti gli anni, uscirò pochissimo. Spesso vorrei morire, oppure vorrei non essere nato. In certi momenti piango oppure sono irritabile e ho scatti d'ira (la gente che abita vicino casa mia pensa che sono pazzo). Insomma sento che non c'è via d'uscita alla mia situazione, in passato ho provato a fare delle sedute con delle psicologhe ma senza tanto successo, probabilmente per colpa mia. Ho scritto questo perché sentivo il bisogno di sfogarmi, e perché vorrei sentire cosa ne pensate voi psicologi di me? Secondo voi cosa dovrei fare? Pensate che sono messo molto male?

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Miglior risposta 9 GIU 2016

Gentile Antonio,
Dalla descrizione, molto dettagliata sugli aspetti emotivi del suo vissuto, si evince un profondo stato di malessere che si protrae da qualche anno e che potrebbe far pensare a una stato depressivo, il quale necessita di attenzione e non va sottovalutato. Al di là di cosa possano pensare gli altri di lei risulta di maggiore rilevanza cosa pensa di lei di sè stesso, in quanto questi pensieri influiscono sulle sue azioni e sulle sue emozioni, mi spiego meglio: se lei pensa di essere inferiore agli altri, di conseguenza si sentirà triste e di conseguenza si comporterà in modo evitante, atteggiamento lancerà agli altri il messaggio che lei voglia creare distanze e il tutto creerà un meccanismo ciclico (quel loop di cui giustamente parlava) che la porterà sempre di più a incidere negativamente sulla sua vita. Per interrompere questo meccanismo, per lo più automatico (quindi al di là del suo controllo), la soluzione è intraprendere un percorso terapeutico che la aiuti a capire il nucleo di tutti questi vissuti e a scardinare gli automatismi, in modo da permetterle di agire in maniera funzionale su di essi ed attuare un cambiamento con un decisivo miglioramento della sua vita. Prima di ciò però bisogna riportare il suo umore a un "giusto livello", quindi una delle opzioni è rivolgersi primariamente al distretto sanitario della sua zona ed effettuare una valutazione proprio su questo aspetto. Il primo passo, quello di chiedere aiuto, già è fatto, ora comici a muoversi verso la strada giusta, del resto la sua giovane età e le ottime possibilità di riuscita le servono da motore motivazionale per continuare ad andare avanti.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o necessità.
Un caro saluto.
Dott.ssa Raffaella Di Rosa
Psicologa Clinica e dell' Età Evolutiva, esperta in Psicodiagnosi e Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale.
Villaricca (Na).

Dott.ssa Di Rosa Raffaella Psicologo a Villaricca

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13 GIU 2016

Antonio, esiste un disturbo di personalità (detto terra terra un problema di carattere) come si chiama "disturbo evitante di personalità.
Come tutti i disturbi di personalità, esordisce intorno ai 20 anni ed ha un evento scatenante, nel tuo caso probabilmente la fine delle scuole superiori.
Le conseguenze sono esattamente quelle che hai descritto.
Ti occorrerebbe una psicoterapia, che non e' una saltuaria chiaccherata con qualche psicologa neo laureata, ma un trattamento con professionisti specializzati che dura anche anni ed anni.
Siccome non credo tu ne abbia le possibilità economiche (parliamo in media di 60-70 euro a settimana), prova con un Centro di Salute Mentale, ente dell'asl pubblico, aperto al mattino.
Tranquillo, ci vanno anche le persone con disturbi emotivi come il tuo.
Il pubblico non è il massimo, ma al momento meglio di niente.
Tieni presente che senza psicoterapia questa situazione te la porterai a vita, e non e' una bella vita, come puoi vedere.
Coraggio, e datti da fare.

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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9 GIU 2016

Gentile Antonio,
lei in questo scritto dice di sentirsi inadeguato e di percepire gli altri come amici di "comodo", sembra però avere anche il desiderio di aprirsi agli altri e si dichiara timido.
Quanto da lei esposto, mi fa pensare a tratti caratteriali evitanti che tendono ad auto-alimentarsi. Un timido che desidererebbe aprirsi agli altri, che avvicinandosi ad essi legge se stesso come inadeguato (ricordi: è lei che si legge inadeguato, è una sua interpretazione) e che per ridurre le possibilità di esporsi al prossimo (e quindi essere considerato inadeguato) legge gli altri come amicizie di comodo (ricordi che è una sua lettura anche questa), probabilmente poi quando ha fatto qualche timido approccio sociale realmente le è capitato qualcuno che può aver approfittato del suo porsi in maniera sincera e questo non ha fatto altro che avvalorare l'idea che gli altri vogliano necessariamente qualcosa, portandola a chiudersi sempre di più, frequentando sempre meno e, azzardo come ipotesi, a trovare sfogo in attività di tipo solitario (esempio: collezionismo, cinofilia ,etc) ancor più favorito dallo svolgere un'attività lavorativa in casa. Col tempo ciò tende a sfociare in depressione perché il desiderio di vita sociale c'è ma manca il "modo", inteso come la capacità di provarci. Può imparare a farlo, imparando a riconoscere i meccanismi in cui cade e imparando a decentrare i segnali che le giungono dal mondo esterno (i comportamenti degli altri) come non necessariamente "pericolo" per la sua persona. Una terapia le potrà sicuramente giovare in questo senso.

Saluti Dott.ssa R.Pranzo

Anonimo-146760 Psicologo a Torino

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