Mi sento in crisi e sono sempre triste.

Inviata da Anna Clelei. 14 apr 2019 2 Risposte  · Crisi adolescenziali

Inizio a non farcela più. Sono una Ragazza di 23 anni, vivo con la mia famiglia e frequento l'università. Non sopporto più i miei genitori, si litiga sempre. Da quando è iniziata la mia adolescenza questo incubo in cui vivo diventa sempre più grande. Ho ancora orari di ritirata incommentabili. Non posso uscire prima di un certo orario e non posso tornare dopo l'orario stabilito dai miei. Ovvero in settimana dalle 5 alle 9 perché per cena devo essere a casa e il sabato all'1 e va bene ci sta. Non esistono viaggi, non posso fare nulla, non ho una macchina e non mi fanno usare la loro. Mi danno 20 euro alla settimana e ogni volta per qualche extra diventa una battaglia e nemmeno così riesco ad ottenerli. A casa mia non ho potere decisionale, neanche per quanto riguarda uno stupido arredamento della camera. Non esistono chiavi di casa, nulla di tutto ciò. Vedo le mie amiche anche più piccole, avere ritirate consone all'età, io non pretendo chissà cosa. Ma io così non ce la faccio più. Mi sembra di vivere un inferno. Non è accettabile convivere con due persone così. Che si sentono in diritto e in dovere di dirti cosa fare, come lo devi fare. Non è vita. Non posso fare niente, con tutto che studio. Ho provato più volte a parlarne con loro sia per orari di ritirata che per poter vivere un po' di più. Vedo gli altri fare davvero tanto e io che sono costretta ad accontentarmi. Non posso sforare nulla. Ma io dico, cosa vogliono dalla mia vita? Perché devo essere tormentata così. Mi fanno vivere malissimo. Arriverò a 30 anni e davvero dovranno decidere ancora loro per me? Un incubo. Mi sto abbattendo tantissimo psicologicamente. Non so più che fare. Tutto no. Sento di non star vivendo la mia vita,ne la mia giovane età. Sono preclusa.

famiglia , genitori , crisi

Miglior risposta

Buongiorno Anna,
Capisco che tu possa sentirti in crisi. Di fatto penso tu abbia ragione nell'affermare di aver diritto a maggiore libertà. Mi sembra che nella tua famiglia vi siano delle regole molto rigide nella quali tu ti senti controllata in ogni ambito della tua vita.
Dici che hai parlato con la tua famiglia e non è servito a nulla. Ti chiedo inoltre se in questo o in questi confronti, tu sia riuscita a spiegare i tuoi bisogni in modo chiaro. I tuoi genitori sono aperti alla discussione? Ti hanno lasciato parlare? Sono disponibili a parlare di emozioni e bisogni? O restano sulla regola e sul comportamento? Te lo chiedo perché, laddove vi sia apertura al tuo stato emotivo, laddove cioè loro siano in grado di accettare la tua sofferenza, può valere la pena di parlare ancora con loro, di dargli il tempo di cogliere il tuo malessere, di accettarlo.
Se invece nella tua famiglia non vi è l'abitudine ad occuparsi di emozioni e bisogni, allora può essere più complesso, e sarà forse necessario che tu ti confronti con loro sul loro stesso terreno, dimostrando dunque di avere diritti e responsabilità e sapervi far fronte, ad esempio trovando un lavoro nel fine settimana, o come baby sitter. Di fatto sei maggiorenne perciò non possono impedirti di lavorare, possono renderti le cose molto difficili, lo capisco, ma è bene che tu sappia quali sono i tuoi effettivi diritti e doveri.
Sarebbe bene voi richiedeste una consulenza famigliare, non so tuttavia sei tuoi genitori possano essere disponibili.
Un consiglio che posso darti è di cercare un consultorio familiare nella tua città, dove tu possa trovare una consulenza non solo psicologica, ma anche relativa agli aspetti di diritto familiare, che ti consentano di iniziare a fare dei piccoli cambiamenti, sì da modificare gradualmente le abitudini in casa, essendo tuttavia consapevole dei tuoi diritti.
Carissimi auguri,
Dott.ssa Valentina Cozzutto

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Buongiorno Anna,

anche io, solo leggendo il suo messaggio, mi sono sentita soffocare. I suoi genitori come spiegano queste restrizioni?perché lo fanno secondo lei? Va bene studiare, ma una persona ha anche il diritto, nel limite del rispetto, di vivere serenamente. Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, provi a contattare un servizio pubblico della sua città.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, se vuole mi può scrivere
Cordiali saluti
Dott.ssa Alice Noseda

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15 APR 2019

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