Mi sento bloccata, non so cosa voglio

Inviata da sofia il 8 feb 2019 Orientamento scolastico

Salve, ho ventuno anni e mi sembra di essere entrata in un tunnel senza via d'uscita. Tutto è cominciato il primo anno di università: prima di allora ero serena, anche se con qualche problema di autostima che però mi ero costretta a superare (o a mascherare, non so), e credo mai davvero fedele a me stessa. Ho scelto di studiare ingegneria nonostante non ne fossi genuinamente entusiasta perché non avevo nessuna passione in particolare (almeno così credevo), perché volevo inconsciamente dimostrare il mio valore (l'ho capito solo ora) e soprattutto perché mi è sempre interessata solo una cosa, andare via di casa, e credevo che quella sarebbe stata una delle strade più facili per assicurarmi l'indipendenza. I miei non mi hanno permesso studiare in un'altra città (volevo andare all'estero) ed era l'unico grande sogno che avessi, anche se sembra stupido, visto che in casa mi sono sempre sentita come in gabbia, mai libera di essere me stessa. Sta di fatto che l'impatto è stato terribile: ho cominciato ad avere attacchi di panico frequenti, a piangere ogni giorno, ma non ne ho parlato né ho mostrato difficoltà. Ricordo poco di quel periodo perché è come se non l'avessi mai veramente vissuto, come se avessi spento ogni parte di me, comunque mi sono ritrovata ad aver allontanato tutti i miei amici, uniche persone a cui tenessi davvero, in quanto la mia famiglia non l'ho mai sentita davvero vicina e avevo un ragazzo che non credo di aver mai amato. All'inizio del secondo anno mi sono trasferita nella città dove studiavo, nonostante poco distante dalla mia, e da lì mi è sembrato di ricominciare a vivere. Ho realizzato che stavo perdendo tempo a studiare cose di cui non m'importava, così ho lasciato con l'intento di capire chi fossi davvero. Però da quel momento (tornata a casa) sono sprofondata in un circolo vizioso di immobilità e sensi di colpa verso i miei genitori. Non so cosa voglio, vedo tutti andare avanti convinti mentre io ho continui ripensamenti e non trovo la motivazione per fare qualcosa concretamente. Mi sento persa, inutile, ovviamente triste e senza stimoli, oltre che sola. Anche quando provo a dedicarmi a qualcosa ho la testa da un'altra parte, come se questo enorme groviglio reclamasse la mia attenzione, ma non riesco più a stare a casa senza alcuno scopo. Ho provato a recuperare i rapporti ma ho come un rifiuto anche nei confronti delle persone, non mi sento in grado o in diritto di dedicarmi a loro, come se finché questa situazione non sarà risolta io non potrò vivere.

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Gentile Sofia, percepisco molto forte la sua sofferenza. Purtroppo per poterla aiutare non basta qualche consiglio, pur appropriato. Intanto bisognerebbe chiarire se le piace veramente Ingegneria, e sopratutto se ha le capacità e le doti di tenacia ed impegno per portare avanti uno studio così impegnativo. In secondo luogo sarebbe utile un orientamento professionale, per valutare appunto un percorso alternativo. In terzo luogo bisognerebbe capire cosa le è mancato nella sua famiglia di origine. Per rimediare, almeno in parte, è necessaria una psicoterapia, le scorciatoie non sono molto utili. Resto a disposizione
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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Buongiorno Sofia,
descrive un groviglio che merita attenzione e considerazione da un punto di vista psicologico. Scappare, allontanarsi mi sembra il comportamento messo in atto per alleviare delle condizioni che la riguardano internamente. Proverei a cercare e conoscere ciò che si porta dentro e non le permette serenità. Gli attacchi di panico, il pianto, sono manifestazioni di un disagio psichico, che producono una perdita e invalidano la sua vita.
Proverei a rompere il suo silenzio, la sua solitudine e a chiedere un aiuto psicologico, penso le sarà utile a far chiarezza su quel che riguarda il suo interno e quel che riguarda l’esterno.
Disponibile per approfondimenti.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia Milano

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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