Mi piace provocare sofferenza e voglio privarlo del suo cane

Inviata da termoblack · 25 mag 2020 Autorealizzazione e orientamento personale

Buongiorno. Ho 31 anni. Riassumo il mio passato in maniera schematica: a 3 anni e mezzo i miei genitori si separano. Dopo poco mia mamma inizia una breve relazione con un uomo che passerà i successivi 15 anni a fare stalking: pedinamenti, minacce, scherzi. Seguono denunce, angoscie, fughe. Io sono un bambino e divento adulto troppo presto. Mi occupo di mia mamma, dei suoi pianti e delle sue fragilità. Sono l'unica persona a vivere con lei tutto quello. Mio papà costruisce una vita con una donna fredda e autoritaria, della quale diventa completamente succube. Io e lei abbiamo un pessimo rapporto.
Io e mio padre, invece, non abbiamo dialogo. Passo molto tempo con i miei nonni materni: mio nonno unica figura positiva, mia nonna donna psicologicamente instabile, severa, mi dice cose come "da grande ucciderai i tuoi genitori" o "non devi avere amici perché gli amici ti vogliono male". Mi vede come il figlio dello scandalo (genitori separati), non comprende il mio essere inquieto. Da bambino ero grassottello e venivo preso in giro. Sono gay e da bambino non mi integravo con gli altri bambini maschi: loro giocavano a calcio, io amavo cantare e ballare. Non ho mai subito atti di bullismo fisico. Mi sono innamorato due volte di due grandi amici, entrambi etero e quindi amore non corrisposto. In entrambi i casi ho sofferto terribilmente, quasi annientandomi. Con entrambi conservo ancora oggi una grande amicizia (il sentimento dell'epoca è passato). Non ho mai avuto una vera relazione con un ragazzo gay. Ho spesso problemi di coinvolgimento fisico. A 19 anni primo attacco di panico. Ne seguono 3 o 4 nel corso dei successivi dieci anni. Disturbi d'ansia quotidiani (vertigini, spasmi, fame d'aria, agorafobia, claustrofobia ecc) fino al punto (5 anni fa) da non riuscire più a cantare, mangiare, guidare, allontanarmi da casa. Inizio una terapia analitica, durata circa 5 anni e lasciata da poco per problemi economici e per la sensazione di essere arrivati a un punto "stagnante". Dalla terapia emerge in particolare la necessità di rivedere il legame con mia mamma, la necessità di rendermi indipendente da lei e di non sentire più il "peso della responsabilità". Attualmente vivo ancora con mia mamma, ma ho imparato a difendermi dai suoi sconforti, dal suo pessimismo, dalla sua fragilità. Dovessi descriverla con due parole: "nuvola nera". Non le do corda. Lo scorso anno conosco un ragazzo gay di 20 anni, fragilissimo e molto naif. Ha un legame ossessivo con un giubbotto, senza il quale ha paura a vivere. Lo aiuto a liberarsene. Grazie a me accetta la sua omosessualità, parla con i genitori e si lascia andare. Si innamora di me. Da quel momento scopro un lato di me che non conoscevo: è come se un polpettone fatto di brutti sentimenti come rabbia, vendetta, ribellione si fosse concretizzato grazie a lui. Approfitto della sua ingenuità, lo uso per sfogare la mia rabbia (MAI violenza fisica, ma ahimè SÌ violenza psicologica), lo umilio, lo faccio piangere, gli creo situazioni di disagio senza che lui si accorga che sono io a crearle. In pratica, faccio di tutto per farlo soffrire ma senza farmi accorgere che l'autore di quelle sofferenze sono io. Mi accorgo di tutto, le mie azioni mi spaventano, quindi mi allontano. Lui è innamorato perso e non molla, continua a scrivermi ossessivamente. Ha un legame morboso con il suo cane. Dentro di me nasce il desiderio di uccidere il suo cane, di togliergli anche quello. Scrivo questo messaggio perché sono molti mesi che non lo vedo, ma continuo a sentirlo telefonicamente con l'unico scopo di tenermi aggiornato sulla sua sofferenza e, ancora una volta, mi spaventa accorgermi che dentro di me c'è la reale volontà di privarlo del suo cane (alcune volte mi addormento immaginandomi un modo per avvelenare il cane in segreto e la successiva disperazione del ragazzoi). Insetti a parte, non ho mai ucciso un animale. Una volta, da bambino, ho ucciso una mosca e ho pianto subito dopo dal senso di colpa. Scrivo perché non capisco, non comprendo cosa succede dentro di me. Sono in cura da qualche anno. Attualmente assumo Daparox e Depakin. Ho degli amici a cui voglio molto bene, non ho una vita "borderline", lavoro, sono creativo, propositivo, ambizioso, combatto con i disturbi d'ansia e i miei demoni.

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Miglior risposta 29 MAG 2020

Buongiorno, nei sintomi ansiosi spesso subentrano delle forme di controllo che sembrano aiutare a gestirli, ma in realtà spesso portano verso una manipolazione della realtà che ha poco a che fare con il benessere. Alle sue spalle, ha una storia che le ha insegnato a mettere in atto queste modalità. Ora è necessario apprendere nuovi strumenti e risorse. Se ha bisogno mi contatti per consulenza on line.
Le auguro una buona giornata.

Dott.ssa Maria Laura Battistini Psicologo a Parma

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26 MAG 2020

Gentile termoblack, sembra una persona consapevole della sua storiae della sua fragilità, frutto molto probabilmente di sue risorse personali e del lavoro fatto in psicoterapia. Rispetto alla sua domanda, credo che la relazione con questo ragazzo in quanto la prima vera e importante per lei, comportando un forte coinvolgimento, abbia fatto emergere schemi e modalità aggressive e sadomasochiste che lei ha respirato nelle sue relazioni familiari e fatto sue a livello profondo. Sembra proprio che lei diventi il carnefice (un po’ nella realtà molto anche nella fantasia) rispetto a un ragazzo che si è legato a lei. Questo avviene perché lei non sembra attualmente accettare facilmente la quota di dipendenza che è presente in una relazione, con il controllo e l’aggressività si protegge da questa. D’altronde se ci pensa anche nel rapporto con sua madre c’è un po’ di questo (lei responsabilizzato, la controlla, la protegge ma al tempo stesso prova rabbia per le sue difficoltà).
A mio avviso dovrebbe continuare a lavorare su sé stesso, valuti un nuovo terapeuta se non vuole riprendere con lo stesso che l’ha seguita.
Resto a disposizione per informazioni o approfondimenti.
Cordiali saluti
Valeria Mavilia

Dott.ssa Valeria Mavilia Psicologo a Spadafora

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26 MAG 2020

Buongiorno,
paso direttamente alla fine del suo racconto, non per minimizzare le sue esperienze passate, ma perché penso che infondo alla fine parlando dei suoi demoni mi ha fornito la sensazione che addomesticandoli, magari farmacologicamente, si stiano proponendo attraverso vie maggiormente disadattive. Ha mai intrapreso un percorso psicoterapeutico? Si può essere creativi (il pensiero creativo è tale se rivolto alla socialità, al benessere altrui, a ideali di rispetto e cooperazione)e propositivi anche nell’attuare forme di violenza pertanto le caratteristiche che annuncia di sé non forniscono una reale valutazione del suo stile di vita. Le suggerisco di intraprendere un supporto psicologico per iniziare magari ad affrontare la percezione che ha dei suoi demoni prima ancora di definirli come se fossero “nemici”.

Rimango a disposizione
Saluti

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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