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Menzogne in terapia?

Inviata da Edoardo il 9 ago 2018 Disturbo ossessivo compulsivo

Salve, mi chiamo Edoardo, ho 22 anni e frequento l'uni. Da circa 2 vado in analisi per una serie di disturbi ossessivi ed il lavoro con il mio terapeuta sembra funzionare, molte aree della mia vita sono migliorate compresi i miei sintomi che sono quasi del tutto svaniti. Mi sono consegnato alla terapia da solo, spinto per la maggior parte da una profonda curiosità verso la mia storia ed il vostro metodo. Resta però un grave problema di cui avevo avvertito il mio povero psico ad inizio terapia: la bugia. Io sento di provare affetto per lui, di voler essere collaborativo...tra di noi c'è un clima molto piacevole ed armonico. Mi sono esposto in alcune mie fragilità, anche in alcune delle mie parti meno belle, eppure la bugia inquina ancora la nostra relazione. Non lo faccio con un fine consapevole preciso! Invento storie, riporto fantasie come fossero realtà. Sembra che collaboriamo insieme per analizzare in modo accurato una storia...che non è la mia, o lo è solo in parte! Direi 50e50.
Non sono fantasie di successo, né in cui ne esca con caratteristiche positive. Ormai non so più che fare: sarei quasi dell'idea di fingermi guarito del tutto pur di compiacerlo e soddisfarlo e poi trovarmi un nuovo terapeuta con cui ricominciare. Non sopporterei l'idea di saperlo deluso da me, o peggio ancora che lui possa sentirsi un fallito. Eppure qualcosa mi dice che in questo modo non farei altro che ripetere ancora una volta lo stesso meccanismo e sabotare il mio desiderio cosciente di guarigione andando nella stessa direzione delle mie resistenze. Mi sento schiacciato da questo conflitto e non so come uscirne!!!
Forse voi mi suggerirete di riferirgli proprio quello che vi ho scritto, il punto è che l'ho già fatto in parte ma cado sempre nella stessa trappola. Mi si spezza il cuore all'idea di perdere il rapporto con lui.
Perché ho così bisogno di nascondermi? Falsificarmi? Eppure sento che c'è qualcosa di profondamente autentico nel nostro rapporto... ho bisogno di aiuto!

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Gentile Edoardo,
ha fatto bene a consegnarsi alla terapia spinto dalla curiosità verso la sua storia come forse adesso è spinto dalla curiosità per la sua tendenza/compulsione a dire un 50% di bugie (mentre le fantasie sono un'altra cosa).
Mi sento di tranquillizzarla per il suo timore di deludere il suo psicologo e ancor più per il fatto che lui possa sentirsi fallito per la sua non completa attuale guarigione.
In effetti, noi psicoterapeuti sappiamo benissimo che nei racconti dei pazienti c'è spesso una parte di omissioni o di distorsioni nei loro racconti a cui essi rimedieranno quando si sentiranno pronti a farlo ma ciò non inficia necessariamente la relazione terapeutica come lei ha potuto verificare.
Penso che il suo psicologo conosca benissimo questa parte di lei a cui del resto ha già fatto cenno ad inizio terapia e questo non ha impedito il formarsi di una buona relazione terapeutica.
Ora il problema è soprattutto suo e siccome menzogne e segreti sono patogeni (infatti per questa cosa lei ci sta male) mentre la verità è terapeutica, è nel suo interesse riaprire questo tema in seduta per poterne completare l'elaborazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Edoardo,
come correttamente scrive lei, la cosa più utile e sensata che può fare per affrontare queste sue domande è quella di condividere tutti i vissuti di cui parla con il suo terapeuta.

Ho un pò la sensazione che lei non voglia deluderlo, visti i buoni risultati che ha ottenuto. Ovviamente credo che questa dinamica che si è instaurata tra di voi rifletta aspetti importanti del suo mondo interno e del modo in cui si relaziona con le altre persone. Proprio per questo sarebbe materiale importante da portare in terapia.

Mi incuriosisce il fatto che lei pensi di poterlo “deludere” e farlo sentire un “fallito” se condivide con lui queste preoccupazioni. Penso che queste siano attribuzioni sue che vanno contestualizzate nel vostro rapporto e capite un pò meglio.

Personalmente penso che il suo terapeuta accoglierà di buon grado i suoi vissuti: condividerli è l’unico modo per costruirci sopra un significato.

Dal mio punto di vista, tenuto conto dei buoni risultati che ha ottenuto e della relazione che si è creata, cambiare terapeuta sarebbe uno sbaglio.

Vedrà che a tempo debito troverà il coraggio per affrontare con lui queste questioni, e probabilmente sarà un’occasione per conoscere aspetti nuovi di sé.

Un caro saluto,
Dott. Alberto Mordeglia

Dott. Alberto Mordeglia Psicologo a Busca

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Buongiorno,
le consiglio di condividere con il suo terapeuta le sue preoccupazioni, rimarrebbe più deluso se sapesse che lei non vuole aprirsi per non deluderlo.

Cordialmente,

Dr. Gianmaria Lunetta,
Psicologo Clinico a Torino

Dr. Gianmaria Lunetta Psicologo a Torino

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Buonasera Edoardo, un paio di cose: la invito a non farsi condizionare (so che non è facile, ma è uno dei lavori clinici) da come potrebbe stare o non stare il suo terapeuta. Lui, come tutti noi, siamo formati per gestire la nostra parte emotiva in terapia. A me, il suo pensiero di deluderlo, appare più come una sorta di autoinganno del tipo: "poiché ho paura di deluderlo e ciò mi farebbe sentire (qui la risposta la dovrebbe capire lei)..., allora non gli dico la verità". In questo modo, tuttavia, il suo sistema emotivo raggiunge il proprio obiettivo di "sopravvivenza" (non esporsi? Non sentirsi giudicato? Evitare l'abbandono? Etc.), ma lei, la sua parte razionale non è soddisfatta. La seconda cosa è che in terapia, non è tanto importante la "verità storica", ma quella "narrativa". Dunque, ad es., non è importante se lei ha detto o fatto qualcosa, ma l'effetto emotivo che ciò ha avuto su di lei. Per questo, forse, lei sente che c'è una buona relazione clinica: perché il collega sta lavorando sulle emozioni (anche perché, altrim., non avreste raggiunto i risultati di cui ci ha parlato) mentre lei si preoccupa di quali e quante bugie o distorsioni racconta al terapeuta (a proposito: è sicuro che il collega non si sia accorto di ciò ma sta aspettando che sia lei, quando si sentirà pronto, a parlargliene?). Mi sembra di capire (ma da qui si può sbagliare) che ci sia molto (forse troppo?) "non detto" nella sua terapia. E se è così, le assicuro, non è casuale, ma è per importanti motivazioni emotive-relazionali da comprendere insieme al collega. Infine, come giustamente ha detto, lei teme che stia reiterando il suo modus comunicandi anche con il suo terapeuta. Se, da un lato, questo è normale perché il suo sistema, in modo più o meno automatico, percorre sentieri conosciuti, dall'altro lato è importante capire che, quei sentieri, fino ad una parte della sua vita, sono stati utili ma che ora, se l'obiettivo è un minimo cambiamento, è necessario non abbandonare quelle vecchie strade, ma crearne di nuove, in modo che la scelta di quale strada percorrere sia sempre più libera (avendo più opzioni, la scelta diventa più consapevole) piuttosto che obbligata (se si ha una o due strade al max) e costrittiva.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo-Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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