Maltrattamenti

Inviata da Matt85 · 6 apr 2026 Terapia familiare

Salve sono qui per chiedere consiglio. Mia mamma dopo che è uscita dall' ospedale un anno fa è diventata aggressiva e non fa altro che minacciarmi ogni santo giorno. Mi offende dicendomi che sono un ubriacone, delinquente. Urla dicendo che devono sentirla tutti . Se la mattina non mi alzo presto a fare le affaccende di casa questo avviene sono esausto per tutto il suo comportamento.
Stamattina avevo un mal di schiena allucinante mi sono alzato alle 9 ha iniziato ad urlare dalle 8 parole pesanti mi sono alzato per esasperazione. Io vi chiedo come posso fare? Mi minaccia sempre dicendo che mi manda in galera che mi vuole morto .

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Miglior risposta 7 APR 2026

Gentile utente

capisco quanto la situazione con sua madre sia faticosa e dolorosa. Nessuno dovrebbe vivere quotidianamente sotto minacce e insulti, e il suo desiderio di trovare una via d’uscita è del tutto legittimo.
Ecco alcuni passi concreti che possono aiutare:

1. Valutazione professionale della madre
Può contattare il medico di famiglia o il CSM per far valutare il cambiamento di comportamento della madre. Questo permetterà di capire se ci sono necessità mediche, psicologiche o farmacologiche, e di attivare un supporto adeguato.

2. Supporto per sé stesso
Anche lei può trarre beneficio da un psicologo o psicoterapeuta per gestire lo stress, ritrovare equilibrio e ricevere strategie pratiche per affrontare l’aggressività quotidiana senza sentirsi sopraffatto.

3.. Creare spazi sicuri
Stabilire momenti o luoghi di tranquillità può aiutare a proteggersi emotivamente. Tenere un diario degli episodi può essere utile anche per i professionisti o per eventuali interventi futuri.

4. Supporto sociale e legale
Servizi sociali o associazioni specializzate possono fornire consigli e sostegno pratico. In casi gravi, valutare anche un supporto legale per proteggere sé stesso e garantire la sicurezza di entrambi.

Ricordi: prendersi cura di sé e tutelare la propria sicurezza è fondamentale.

Un caro saluto
Dott.ssa Afrodite Riolli

Afrodite Riolli Psicologo a Modena

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10 APR 2026

Caro Matt,

quello che stai descrivendo è un clima di profonda sofferenza che logora sia la tua salute mentale che quella fisica (come testimoniano le tue forti tensioni alla schiena). Quando una situazione domestica diventa un teatro di urla e minacce quotidiane, il senso di esasperazione è un segnale che il limite di sopportazione è stato ampiamente superato.

È importante però fare una distinzione tra un comportamento deliberatamente maltrattante e quello che potrebbe essere il segnale di un disagio organico o neurologico.

Ecco alcuni punti su cui riflettere per provare a muovere i primi passi verso una soluzione:

Il fattore post-ospedalizzazione: Scrivi che questo cambiamento è avvenuto dopo le dimissioni dall'ospedale un anno fa. Questo è un dato cruciale. Spesso, nelle persone anziane o dopo forti stress fisici, possono verificarsi alterazioni del carattere, forme di decadimento cognitivo o squilibri neurologici che si manifestano proprio con aggressività verbale, perdita del freno inibitorio e paranoie (come l'accusarti di essere un delinquente o il voler "farsi sentire da tutti").

La tua protezione: Indipendentemente dalla causa, tu hai il diritto di vivere in un ambiente sicuro. Essere minacciato di morte o di denunce infondate è una forma di violenza psicologica che non devi giustificare. La stanchezza che provi è il segnale che le tue "cellule" sono in uno stato di allerta costante, il che abbassa le tue difese e la tua vitalità.

Cosa fare concretamente:

Consulto Medico: È fondamentale parlare con il medico di base di tua madre. Bisogna capire se questa aggressività ha una base clinica (demenza senile, effetti post-traumatici o necessità di una regolazione farmacologica). Se il suo comportamento è dovuto a una patologia, non potrai risolverlo con il ragionamento o alzandoti prima al mattino.

Servizi Sociali o Sportelli di Ascolto: Non restare solo con questo peso. Rivolgiti ai servizi territoriali per capire se esistono supporti per la gestione di un genitore anziano e difficile.

Poni un confine emotivo: Finché sei in quella casa, prova a non "reagire" alle sue provocazioni. Ogni tua risposta alimenta il suo circuito di urla. Cerca di visualizzare un vetro tra te e le sue parole: le parole rimbalzano, non toccano la tua dignità.

Matt, non sei ciò che tua madre ti urla di essere. Il primo passo per creare un futuro diverso è uscire dall'isolamento e chiedere una valutazione medica professionale per lei, per proteggere entrambi.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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9 APR 2026

Buongiorno,
Grazie per la sua condivisione.
Quella che racconta merita un ascolto attento, la situazione appare delicata e l'obiettivo primario adesso è che lei possa sentirsi al sicuro e vivere in un ambiente rispettoso sotto ogni punto di vista.
Per quale motivo sua madre era ricoverata in ospedale e quanti anni ha? Ci sono diagnosi significative che la riguardano? È seguita a livello medico? La presenza di eventuali diagnosi non giustificherebbe in alcun modo i comportamenti che descrive ma possono fornire indicazioni utili su come muoversi.
Intanto provi a rivolgersi ai Servizi territoriali, ad esempio al Consultorio psico-sociale, esponga la situazione e valuti cosa possono offrirle per tutelarla.

Resto a disposizione.
Un caro saluto.
Margherita Barberi, psicologa
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Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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9 APR 2026

Buongiorno,

quello che descrive è molto pesante da vivere ogni giorno. Essere insultato, minacciato e svegliato con urla continue porta facilmente a sentirsi esausti, sotto pressione e senza spazio per respirare. È comprensibile che si senta così.

Il cambiamento che nota in sua madre dopo il ricovero è un elemento importante: quando una persona diventa improvvisamente più aggressiva, sospettosa o fuori controllo, spesso c’è qualcosa che non riguarda solo il carattere, ma anche una possibile difficoltà sul piano medico o psicologico. Questo non giustifica i comportamenti, ma aiuta a capire che forse sua madre ha bisogno di una valutazione.

Allo stesso tempo, è fondamentale tutelare lei. Le minacce e le offese ripetute non sono qualcosa da sopportare da solo. Se possibile, può essere utile coinvolgere il medico di base o i servizi del territorio, in modo da segnalare la situazione e capire come intervenire.

Nel quotidiano, può provare a ridurre il più possibile il confronto diretto nei momenti in cui sua madre è agitata, cercando di non entrare nello scontro, ma questo da solo spesso non basta quando la situazione è così intensa.

Se sente che la situazione sta diventando ingestibile o teme per la sua sicurezza, è importante non esitare a chiedere aiuto anche a servizi più immediati. Non è una “esagerazione”, ma un modo per proteggersi.

Quello che sta vivendo è molto faticoso e non dovrebbe affrontarlo da solo.

Dott.ssa Lavinia Conoscenti, psicologa
(Torino e online)

Lavinia Conoscenti Psicologo a Torino

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8 APR 2026

Salve. La situazione che descrivi è molto delicata. È doloroso essere insultati dalla propria madre, la cui degenza in ospedale potrebbe aver inasprito certi tratti caratteriali, dato che sottolinei quanto questa deriva sia nata in seguito al suo ricovero. Tu comunque hai il diritto di stare bene e di non assorbire la sofferenza e la rabbia altrui. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti ad affrontare questo problema e a cercare delle strategie di coping che possano permetterti di proteggere te stesso e il tuo amor proprio, stabilendo dei chiari e netti confini quando tra madre ti manca di rispetto. Mettere dei paletti e dei limiti, anche con le persone che fanno parte della nostra famiglia, è necessario, specie in questi casi, per il nostro benessere mentale e per preservare la nostra dignità.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Ornella Esposito.

Ornella Esposito Psicologo a San Giorgio a Cremano

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8 APR 2026

Salve. Ascoltando le sue parole, percepisco chiaramente tutto il peso, la stanchezza e la profonda sofferenza che sta vivendo. Vivere costantemente sotto attacco, con minacce, urla e offese all'interno di quella che dovrebbe essere la Sua casa, porta a un logoramento psicologico estremo. È assolutamente normale e umanamente comprensibile che Lei sia esausto, specialmente quando Le viene negato persino il diritto di curare il proprio corpo, come nel caso del Suo mal di schiena.
Analizzando la situazione che descrive, ci sono alcuni aspetti cruciali su cui vorrei invitarLa a riflettere per aiutarLa a gestire questa dinamica così dolorosa.
Il cambiamento post-ricovero. Lei menziona un dettaglio fondamentale: questo comportamento aggressivo è iniziato dopo l'uscita dall'ospedale un anno fa. Cambiamenti di personalità così drastici e improvvisi (aggressività, deliri di persecuzione, minacce) raramente sono "semplice cattiveria", specialmente se prima non era così. Molto spesso indicano un problema di natura clinica o neurologica. Potrebbe trattarsi di un declino cognitivo (come l'esordio di una demenza), di un danno neurologico silente, di uno stato confusionale cronico, di una forte depressione o persino dell'effetto collaterale di alcuni farmaci post-ricovero. Il primo passo in assoluto è spostare il problema dal piano relazionale a quello medico. Deve contattare il medico di base di sua madre, spiegandogli in modo chiaro e privato che da un anno la madre ha subìto un cambio drastico di personalità, diventando aggressiva e paranoica. È fondamentale richiedere una valutazione geriatrica o neurologica.
Gestire l'aggressività nel quotidiano. Quando Sua madre urla e minaccia, la logica non funziona. Se la sua è una condizione medica, lei stessa non ha il pieno controllo o la consapevolezza di ciò che dice.
Disinnesco emotivo. Per quanto sia difficile, cerchi di non prendere le sue parole ("ubriacone", "delinquente") come verità o come un attacco personale alla Sua identità, ma come il sintomo di una persona che non sta bene.
Il "Time-out": Quando inizia a urlare, eviti di scontrarsi o di alzare la voce a Sua volta. Il conflitto alimenta solo la sua agitazione. Le dica con tono calmo ma fermo: "Mamma, se continui a urlare in questo modo, io cambio stanza". E lo faccia. Metta un confine fisico a tutela della sua tranquillità mentale.
La sua tutela e il senso di colpa. Sua madre urla dicendo che "devono sentirla tutti". Questa è una tipica dinamica manipolatoria (spesso inconscia nelle persone con declino cognitivo) per piegare l'altro attraverso la vergogna sociale. Lei ha il sacrosanto diritto di dormire, di essere malato e di non subire abusi.
Non ceda per sfinimento: Alzarsi per esasperazione e fare le faccende, pur avendo dolori fisici, insegna a Sua madre che urlare a lungo funziona per ottenere ciò che vuole. Se possibile, indossi dei tappi per le orecchie o chiuda la porta. Deve proteggere la Sua salute fisica e mentale, altrimenti non sarà in grado di assistere né se stesso né lei.
Rompere l'isolamento. Non può e non deve gestire tutto questo da solo. Lo stress di chi assiste un familiare problematico (il cosiddetto caregiver burden) può portare a esaurimenti nervosi gravi.
Valuti di rivolgersi ai Servizi Sociali del Suo territorio per capire se ci sono reti di supporto domiciliare. Se in qualsiasi momento le minacce dovessero degenerare e lei temesse per l'incolumità di uno dei due, non esiti a chiamare la guardia medica o i soccorsi.

Resto a disposizione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Fornarelli
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Roberta Fornarelli Psicologo a Bari

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7 APR 2026

Carissimo, credo vi siano diverse domande da cui partire: come mai sua madre è stata in ospedale? Cosa è cambiato nel frattempo? Con voi vivono altre persone e come sono le relazioni? Prima era molto diversa? Sono per caso sopraggiunti altri eventi che hanno potuto influire? Se la situazione è molto differente, il primo passo potrebbe essere parlarne con il medico di base della mamma e/o rivolgersi al CSM di zona per una valutazione.
Sicuramente non è semplice, ma forse con l’aiuto dei professionisti giusti potrete trovare una soluzione.
In bocca al lupo

Giusy Ruoppo Psicologo a Castelfranco Emilia

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7 APR 2026

Caro Matt85,
mi dispiace molto per quanto sta subendo, soprattutto da sua madre che dovrebbe essere, invece, una delle persone più protettive e accoglienti. Immagino che ciò possa acuire la sua sofferenza.
Racconta che sua madre manifesta questo tipo di aggressività verbale in seguito alla sua degenza in ospedale, ma non specifica il motivo per cui è stata ricoverata.
Posso presumere che sia accaduto qualcosa che abbia turbato sua madre a tal punto da renderla irascibile.
Ad ogni modo, ciò che lei ora può fare per contenere i danni di questi attacchi di sua madre, è questo:
1) chiedere supporto ad un suo familiare nella gestione della situazione: da ciò che ha narrato, ho avuto la sensazione che si senta o sia solo in questa circostanza. Se così fosse, la sua sofferenza è acuita da ciò, sentirsi o essere effettivamente soli nella gestione di una situazione così grave, ne incrementa la percezione di gravità
2) chiedere supporto alla asl o al suo medico di base in modo che possano farsi carico di sua madre e anche di lei che mi sembra l'unico caregiver di sua madre in questa fase della sua vita.

E' importante che si faccia aiutare prima possibile in modo da non sentirsi poi completamente assorbito e fagocitato da una situazione grave che da solo nessuno di noi potrebbe gestire.

Le auguro il meglio!

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Buongiorno,
si percepisce chiaramente quanto questa situazione sia pesante e logorante per lei. Vivere ogni giorno con urla, minacce e offese, soprattutto all’interno della propria casa, può portare a un forte stato di stress, stanchezza e senso di esasperazione, ed è comprensibile che si senta così.
Un elemento importante è che lei stesso riferisce un cambiamento nel comportamento di sua madre dopo il ricovero. Quando una persona diventa improvvisamente più aggressiva, irritabile o minacciosa, è sempre necessario considerare che possa esserci anche una componente legata alla salute, non solo al carattere o alla volontà. Tuttavia, questo non rende la situazione meno difficile da vivere per lei.
Ciò che emerge è che lei si trova in un contesto che mantiene costantemente attivo uno stato di tensione: le urla, le minacce e le richieste pressanti la costringono a reagire più per esasperazione che per scelta, e questo nel tempo può aumentare il senso di impotenza e di affaticamento.
Non è una situazione che dovrebbe gestire da solo. Quando ci sono comportamenti aggressivi e minacciosi in ambito familiare, soprattutto se persistenti, è necessario attivare un supporto esterno.
Il primo passo può essere quello di coinvolgere il medico di base o uno specialista (come uno psichiatra o uno psicologo), per valutare il cambiamento comportamentale di sua madre. Allo stesso tempo, anche lei ha bisogno di uno spazio di supporto per gestire l’impatto emotivo di ciò che sta vivendo e per capire come proteggersi in modo adeguato.
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è già un passo importante. Ora è fondamentale non fermarsi qui, ma attivare un supporto concreto che possa affiancarla in questa situazione.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Aurora Bacchetta

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Mi colpisce che questo cambiamento sia iniziato dopo un ricovero. Sa che tipo di problema medico ha avuto sua madre? Ci sono stati cambiamenti cognitivi, dell’umore o del comportamento segnalati dai medici? Perché in alcuni casi queste trasformazioni possono avere una base clinica che andrebbe rivalutata.
Allo stesso tempo, lei si trova esposto ogni giorno a minacce e svalutazioni. Come reagisce in quei momenti? Tende a cercare di calmarla, a ritirarsi, a rispondere? E ha qualcuno fuori da questa dinamica con cui confrontarsi o su cui appoggiarsi?
Un punto importante è capire quanto questa situazione sia contenibile dentro casa e quanto invece richieda un intervento esterno. Ha mai pensato di coinvolgere il medico di base, i servizi territoriali o altri familiari? Non tanto per “denunciare”, ma per non restare solo in una relazione che sta diventando così pesante.
C’è anche una questione di confini: cosa oggi è tollerabile per lei e cosa no? E cosa potrebbe fare, concretamente, per proteggersi nei momenti in cui la situazione degenera?
Più che trovare una soluzione immediata, forse il primo passo è non normalizzare quello che sta vivendo e iniziare a costruire una rete attorno a sé. Che possibilità vede, in questo momento, di attivare un aiuto concreto?
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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7 APR 2026

Salve capisco benissimo la sua situazione però in primis c è da vedere perché sua madre ha questo comportamento..e se non sta il caso di una valutazione psicologica o psichiatrica per capire che tipo di problema ha sua madre..quindi in attesa di questo riscontro lei nel frattempo se è maggiorenne può trovare magari un lavoro ed allontanarsi da casa..diversamente può appoggiarsi da un patente per un periodo e poi appena sarà pronto ad abitare da solo potrà andare via..e nel frattempo comunque prendersi cura di sua madre per capire cosa ha scatenato in lei questa aggressività e casomai prendere i giusti provvedimenti per aiutarla..cordialità Dott.ssa Lorena Truscelli

Dott.ssa Lorena Truscelli Psicologo a Campobello di Mazara

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7 APR 2026

Buongiorno Matt85, lei sta vivendo una situazione disperante con sua madre ed è in cerca di consigli. Racconta di una madre aggressiva e offensiva; si sente obbligato ad occuparsi della casa anche quando sta male. Se il suo anno di nascita è quello indicato accanto al suo nome lei ha 41 anni. Per quale motivo vive ancora con sua madre? Sua madre da ciò che lei riporta la disprezza e lei le rimane accanto, a fare cosa? Si faccia aiutare a cercare una soluzione che la possa far vivere in un contesto più sereno e che le restituisca un po' di autostima. Magari vivendo in contesti diversi riuscirete a incontrarvi senza pretese e con un po' più di rispetto.
La Saluto.
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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7 APR 2026

Buongiorno
Innanzitutto parli con il suo medico generico.
Quanti anni ha mamma?
Come mai il suo comportamento e cambiato?
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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7 APR 2026

È necessario approfondire la situazione di sua madre

Per quale motivo è stata in ospitale?
Soffre di qualche disturbo psichico?
Assume farmaci?
Si rende conto di essere aggressiva?
Quali motivazioni adduce per questa sua aggressività?

Queste domande sono un spunto per fare chiarezza sulla situazione.

Parlarne col medico curante o con lo specialista può essere d’aiuto, l’affrontare la situazione

Anche un percorso psicologico può essere d’aiuto

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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7 APR 2026

Mi dispiace molto per quello che stai vivendo perché da come lo descrivi non è solo stress familiare: è una situazione pesante, continuativa e anche potenzialmente pericolosa dal punto di vista emotivo (e forse non solo).
La prima cosa importante da dirti, con chiarezza, è che questo comportamento non è normale né accettabile, anche se si tratta di tua madre. Offese quotidiane, minacce di morte o di denuncia, urla continue, tutto questo rientra in una dinamica di violenza psicologica. Il fatto che sia iniziato dopo un ricovero fa pensare che possa esserci stato un cambiamento legato alla salute, non necessariamente solo “caratteriale”.
Quello che descrivi fa venire il dubbio che tua madre possa aver avuto un peggioramento sul piano neurologico o psichiatrico, ad esempio dopo una malattia, un intervento o un evento stressante importante. In questi casi a volte le persone diventano più aggressive, sospettose o perdono il filtro su ciò che dicono. Questo però non significa che tu debba subirlo senza proteggerti.

Tu in questo momento sei esausto e si sente. E quando si arriva a quel punto il rischio è di reagire male o crollare. Prima ancora di pensare a “risolvere lei”, è fondamentale proteggere te stesso. Se le minacce diventano concrete o senti che la situazione può degenerare, è legittimo chiedere aiuto immediato, anche alle forze dell’ordine o a un servizio di emergenza. Non è un tradimento, è tutela.
Parallelamente, sarebbe importante coinvolgere qualcuno dall’esterno. Un medico di base può essere un primo passo concreto, perché può valutare se è il caso di una visita neurologica o psichiatrica. Anche i servizi sociali del tuo Comune possono intervenire quando in casa c’è una situazione di conflitto grave e una persona che potrebbe non stare bene. Non devi affrontare tutto da solo.

C’è poi un altro punto delicato ma fondamentale: restare a vivere in un ambiente dove vieni insultato e minacciato ogni giorno ti logora. Se hai la possibilità, anche temporanea, di stare altrove (un parente, un amico), anche solo per prendere respiro, potrebbe aiutarti a recuperare lucidità e forze. Non è scappare, è creare uno spazio di sicurezza.
Dal punto di vista relazionale, provare a ragionare con lei mentre è in uno stato di agitazione probabilmente non funziona. In questi momenti è più utile non entrare nello scontro diretto, proteggerti emotivamente e ridurre il contatto finché non si calma. Ma questo da solo non basta perché il problema è strutturale, non episodico.

Mi colpisce molto anche il fatto che ti accusi e ti etichetti continuamente. Questo tipo di attacchi ripetuti può farti dubitare di te stesso col tempo ed è importante che tu tenga ben fermo un punto: quello che lei dice non definisce chi sei. È il riflesso di un suo stato, non della tua identità.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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7 APR 2026

Buongiorno Matt85,

grazie per averci scritto e contattato su questo portale.
Immagino la fatica nel vivere sotto minaccia.
Le consiglierei di contattare il medico di famiglia o CSM per una valutazione diagnostica.
Scrivere i comportamenti in ordine sequenziale di ciò che dice e fa.
Cercare uno psicoterapeuta per gestire lo stress ed ansia che la convivenza con sua mamma le procura.

Resto disponibile.

Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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7 APR 2026

Buongiorno, grazie per aver scritto: da quello che descrive si sente bene quanto questa situazione la stia consumando, giorno dopo giorno. Vivere in casa con una persona che urla, offende e minaccia continuamente non è una semplice “tensione familiare”: è un clima che logora il corpo e la mente, e il fatto che lei si senta esausto e in allarme costante è una reazione comprensibile, non un suo difetto.

Mi colpisce che lei colleghi questo cambiamento al periodo successivo all’ospedale: a volte, dopo un ricovero o dopo una fase di fragilità, alcune persone possono cambiare molto nel modo di stare al mondo, diventare più sospettose, irritabili, aggressive. Questo non giustifica le parole che le vengono rivolte, ma può dare un senso al fatto che “non sia più la stessa” e che lei si ritrovi dentro qualcosa che non riconosce e che non sa come gestire. E soprattutto, mi colpisce la ripetizione delle minacce: quando una persona arriva a dire frasi come “ti voglio morto” o a spaventare deliberatamente chi ha accanto, non siamo più sul terreno della discussione o del carattere, ma su quello della sicurezza emotiva e del limite.

In tutto questo lei sta facendo una cosa che vedo spesso in chi vive relazioni così: cerca di contenere, di resistere, di “alzarsi prima” o di fare le cose nel modo giusto per evitare l’esplosione, finendo però intrappolato in un meccanismo in cui la sua giornata è scandita dalla paura di farla arrabbiare. Il problema è che, a lungo andare, questo la spezza: le toglie energie, le rende il corpo vulnerabile (come il mal di schiena che racconta) e le fa sentire di non avere via d’uscita. Non è vero che non c’è via d’uscita: è la sensazione che si prova quando si è dentro un clima persecutorio e si è soli a reggerlo.

Le direi una cosa con molta chiarezza: non merita di essere trattato così, e non deve convincersi che “è normale” solo perché accade da tempo o perché è sua madre. La relazione madre–figlio, quando diventa così, porta con sé una confusione molto dolorosa: l’amore, il senso di dovere, la pena, ma anche la paura e la rabbia. È un intreccio che si può sciogliere solo iniziando a riconoscere che lei ha diritto a un confine, e che la sua salute mentale vale quanto la sua responsabilità familiare.

Se vuole, possiamo lavorare su due livelli: da una parte, aiutarla a ritrovare una posizione interna più solida, in cui non sia costretto a vivere ogni giorno sotto ricatto emotivo; dall’altra, mettere ordine nel significato di questo cambiamento di sua madre, perché il “dopo ospedale” spesso nasconde qualcosa che merita un’attenzione specifica e non può ricadere tutto sulle sue spalle. Anche solo parlarne con qualcuno in modo continuativo, senza sentirsi giudicato, può ridarle fiato e lucidità: in questi momenti la lucidità è protezione.

Resto qui. Un caro saluto.

Dott.ssa Maria Putynska Psicologo a Bergamo

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7 APR 2026

Gentile Matt,
Grazie per la condivisione!
In ottica Control-Mastery Theory, il comportamento di sua madre può essere letto come l’espressione di un forte stato di disregolazione, più che come un attacco personale fondato sulla realtà.
Dopo un ricovero, soprattutto se ci sono stati cambiamenti medici o cognitivi, possono emergere irritabilità, aggressività o sospettosità.
Le accuse e le minacce che riceve non definiscono chi è lei, ma riflettono uno stato interno alterato di sua madre.
Questo non significa però che lei debba tollerare tutto senza limiti. E’ importante non entrare nel “test” relazionale che la spinge a reagire o giustificarsi continuamente.
Rispondere con escalation confermerebbe la dinamica disfunzionale.
Può invece mantenere una posizione ferma e breve, senza alimentare il conflitto.
Ad esempio, riconoscere il suo stato senza accettare le accuse.
Allo stesso tempo, è fondamentale proteggere sé stesso: la situazione è molto stressante e logorante.
Non resti solo in questo: coinvolgere un medico, uno psicologo o i servizi territoriali può essere necessario.
Se il comportamento è cambiato dopo l’ospedale, è importante una valutazione clinica (anche neurologica o psichiatrica).
Prendersi cura di sé non è egoismo, ma una priorità.
Lei sta reggendo una situazione complessa e ha diritto a supporto.
Uscire da questa dinamica è possibile, ma non deve farlo da solo.
Un caro saluto,
Dr.ssa G. bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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