MALINCONIA E APATIA

Inviata da ELLI · 2 gen 2020 Crisi esistenziale

Gentili dottori,
sono una ragazza di 32 anni che sta attraversando un periodo difficile sia dal punto di vista lavorativo che sentimentale. Un periodo in cui i pensieri negativi, la malinconia e l’apatia stanno prendendo sempre più il sopravvento.
Dopo una laurea e una specializzazione a pieni voti, conseguite da giovanissima, ho trovato lavoro presso diverse aziende, ma sempre di carattere precario e mai adeguati alle mie reali aspirazioni. Attualmente mi ritrovo di nuovo disoccupata, impegnata incessantemente ad inviare il curriculum, senza ottenere, tuttavia, alcuna risposta. Contemporaneamente sto studiando per un grosso concorso pubblico che ha sempre rappresentato il mio più grande sogno e che si svolge con cadenza annuale, ma le cui probabilità di riuscita sono obiettivamente poche, per via dell’aleatorietà che lo caratterizza e dell’elevatissimo numero dei partecipanti in rapporto all’eseguità dei posti disponibili.
Non mi sento minimamente realizzata a livello professionale e non vedo i frutti di tutti i sacrifici sopportati in questi anni. Ho la bruttissima sensazione di trovarmi in una situazione di “stasi” e di non andare mai avanti, immobile nonostante cerchi di muovermi con tutte le mie forze, mentre il mondo intorno a me si evolve, procede, si “realizza”. Tutto ciò mi rende fortemente insicura e frustrata.
Dal punto di vista sentimentale la situazione non procede meglio. In questi anni ho sempre avuto relazioni con uomini più grandi di me, dal passato tormentato e dai tratti caratteriali piuttosto “fuori dal comune”, rispetto ai quali ho sviluppato una sorta di dipendenza e dai quali non riuscivo a staccarmi nonostante le sofferenze che mi procuravano. La relazione che mi ha segnato di più, in particolare, è stata quella con un uomo vittimista e manipolatore, che fin da subito si è mostrato parecchio aggressivo nei miei confronti, mi colpevolizzava e mi sminuiva senza un perchè, anche nei momenti in cui eravamo, almeno apparentemente, in pace e felici.
Da un mese ho intrapreso una frequentazione con un uomo molto ricco, proveniente da una famiglia molto ricca, di 15 anni più grande, il quale mi ha corteggiato come mai nessuno ha fatto finora, perfetto, garbato e gentile, almeno apparentemente. Ma… C’è un ma. Fin dalla prima uscita si è aperto oltremodo con me, dicendo di essersi sempre sentito solo e non capito, di essere molto fragile e sensibile, di avere delle grosse ferite che affondano le proprie radici nell’infanzia, di aver vissuto tante situazioni problematiche (senza, tuttavia, fornirmi mai maggiori dettagli), di percepire la drammaticità dell’esistenza umana, di essere sempre stato deluso sia da amicizie che da relazioni, di sentirsi capito solo da me in quanto “non lo giudico, sono empatica e sensibile”. Queste ostentazioni così intime e, al tempo stesso, così precoci dal mio punto di vista (e, ovviamente, sempre a patto che esse siano reali e sincere), hanno generato in me parecchi dubbi. Nonostante lui mi attragga e mi affascini, c’è qualcosa che mi frena. Da un lato vorrei conoscerlo meglio, dal momento che, a parte quanto ho scritto, non mi ha mai parlato concretamente della sua vita passata e delle sue esperienze passate, ma, dall’altro lato, provo una sottile e indefinita paura verso il suo modo di essere. Nell’incertezza, e vedendo anche il rapido “attaccamento” che lui stava sviluppando nei miei confronti (richieste giornaliere di vederci, chiamate giornaliere e ri-chiamate immediate quando non rispondo), ho preferito diradare gli incontri.
Vorrei chiedervi gentilmente un parere su come gestire a livello emotivo e personale le situazioni che vi ho descritto. Un percorso di psicoterapia mi potrebbe essere utile?

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