Malessere lavorativo!

Inviata da Sara · 4 set 2020

Salve! Sono un'infermiera di 27 anni che lavora in ospedale da circa 4 anni e mezzo. Nell'arco di questo breve tempo ho cambiato diversi ospedali e mi sono dovuta trasferire al nord per quasi 2 anni e da circa 6 mesi sono ritornata a casa. Lavoro adesso in un ospedale della mia città del sud nel quale dal primo momento che ho messo piede sono partita con mille pregiudizi fondati e oggettivi: raccomandazioni per gli operatori da collocare in reparti d'èlite a discapito di altri che sono stati assegnati in reparti che sembravano lazzaretti come è successo a me. Ora la situazione grazie al covid è migliorata, ma permane la disorganizzazione, i "vecchi" colleghi che cercano di approfittarsene dei "nuovi" in tanti modi, nonnismo a profusione, modi sgarbati e poco educati. Insomma, non me la sono passata bene in questi mesi e ciò mi fa ancora stare male e mi ha portato sia durante che al di fuori del luogo di lavoro ad avere delle crisi emotive, a sbottare con i colleghi che si erano rivolti in maniera scorretta nei miei riguardi.
Quando sono a casa penso al mio malessere lavorativo e ci sto ulteriormente male, mi capita di piangere spesso, di sentirmi inutile, senza speranze, di star perdendo tempo.
Ho provato in tanti modi ad interfacciarmi con la direzione, a scrivere mail, a contattare il sindacato e mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere su un cambio di reparto ma al momento non vi è nulla all'orizzonte.
Vorrei aggiungere, però, che queste sensazioni non si sono manifestate quando ho fatto dei turni volontari in altri reparti in cui mi sono trovata benissimo ed ero molto serena.
Purtroppo questi turbamenti durante il luogo di lavoro mi hanno inevitabilmente fatto coniare l'idea di quella che si arrabbia subito, che prende storie con tutti, che non sta mai quieta e cose di questo tipo.
Cosa posso fare per cambiare quello che mi sta capitando? Ho pensato addirittura di cambiare città e di trovare un cambio compensativo per cercare un posto più tranquillo e sereno.

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Miglior risposta 7 SET 2020

Gentile Sara,
stare bene sul posto di lavoro è di grande importanza. Se, per lavoro appunto, è costretta a vivere situazioni di disagio per ingiustizie, soprusi e "malfunzionamenti" vari, non c'è da stupirsi del suo malessere. Ottimo segnale è il fatto che quando le cose "girano" bene, in altri reparti, il malessere scompare. Non c'è da meravigliarsi. Probabilmente la sua sensibilità e il suo senso di giustizia la portano a star male laddove invece le cose non vanno per il verso giusto. Quale potrebbe essere la soluzione a questo malessere? 1) provare ad imparare a gestirlo al meglio nell'immediato; ci sono tecniche di respirazione, rilassamento, concentrazione (per trovare una pace interiore che la "distacchi" dalle ingiustizie lavorative, permettendole ovviamente di continuare a lavorare lì. 2) se nonostante tutto, ritiene necessario "cambiare aria", perché non provare? Potrebbe scoprire che è stato solo un brutto momento e magari bastava cambiare (?). In tutti i casi, ritengo fondamentale un aspetto: la scelta sta a lei; sua la responsabilità di scegliere cosa la fa stare bene e ciò che secondo lei è il passo migliore da fare.
Cordiali saluti,
Dottor Savasta Antonino.

Dottor Antonino Savasta Psicologo Clinico Psicologo a Pistoia

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7 SET 2020

Gentile Sara,
Ciò che le sta accadendo, purtroppo, è qualcosa che può verificarsi nella vita quotidiana. Siamo immersi nell'ambiente lavorativo a 360° (ci spendiamo gran parte della giornata). Inoltre, spesso non abbiamo potere decisionale su quali possano essere colleghi e superiori: ci scontriamo con delle logiche ingiuste e cerchiamo di "sopravvivere". Questo, naturalmente, crea rabbia, senso di ingiustizia, frustrazione e insoddisfazione sul lavoro, aspetti ancor più delicati per una professione d'aiuto nobile come quella che lei svolge, in cui la serenità sua diventa quella delle persone che lei assiste e che può vedere nei loro occhi, al lavoro. La prima, più logica modalità di reazione sembra essere quella di esprimere quella tensione, quella rabbia e quelle perplessità a chi causerebbe questi problemi. Tuttavia, come lei stessa afferma, questo non ha fatto che farla apparire come "quella che fa storie e che si arrabbia con tutti" e, dunque, non solo non ha risolto, ma ha per certi versi peggiorato il problema.
Spesso, anche di fronte alla più grande "impossibilità di scelta", il lavoro su se stessi può aiutare ad affrontare diversamente le cose, perché no, riscoprendosi o scoprendo nuovi modi per farlo. Ciò che mi sento di suggerirle è di riservarsi, durante la giornata, un momento per scrivere: cominci scrivendo di ciò che "non la fa dormire la notte", ciò che la preoccupa e le crea tensione, rispetto al contesto lavorativo. Nello scrivere, crei un collegamento tra come l'esperienza ha influito su ciò che lei era, su ciò che è e su ciò che lei vorrà essere un domani (ad esempio, ciò che lei vuole essere per i pazienti che assiste e per i colleghi con cui collabora con piacere). Si abbandoni scrivendo tutti i pensieri ed emozioni più profondi che ha. Ripeta questa procedura ogniqualvolta ne sente il bisogno (può essere che in questo momento senta di volerlo fare ogni giorno, o a giorni alterni o, chissà, dopo qualche volta comincerà già a stare meglio).
Ricordi che il primo passo per cambiare il mondo fuori è cambiare noi stessi, e sono proprio le circostanze difficili a chiederci un nuovo adattamento e un nuovo modo di vedere le cose.


Dott.ssa Paola Pasca
Psicologa Clinica
Specializzanda in Psicoterapia Breve Strategica
Maglie, Lecce, Puglia.

Dott.ssa Paola Pasca Psicologo a Maglie

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5 SET 2020

Gentile Sara, per prima cosa sento di comunicarle la mia vicinanza rispetto al disagio che avverte, non dev'essere per niente facile lavorare quotidianamente in un posto in cui sente di non trovarsi bene e di non essere "apprezzata". Da quello che ha scritto mi sembra di capire che i cambiamenti facciano un po' parte della sua vita degli ultimi anni e che lei sia abituata ad affrontarli. In questo caso però credo sia importante che primariamente si chieda se effettivamente questo trasferimento le era gradito o meno così da definire al meglio lo sfondo da cui parte il suo disagio, sarebbe importante chiedersi che emozioni ha suscitato il rientro a "casa", a volte lo sfondo delle nostre scelte ci dice qualcosa su come poi le viviamo. Ad ogni modo rispetto alla situazione attuale credo non sia necessariamente un bene che lei cambi sede, o almeno che prima lei possa mettere a fuoco quali sono le sue risorse personali che le permetterebbero di affrontare al meglio la situazione. Di certo da quello che ha scritto mi sembra di capire che lei è una persona dotata di flessibilità e spirito di iniziativa... Provi a richiamare altre delle sue "risorse" così da metterle al meglio in campo in questa situazione difficile. In fondo non è sempre possibile allontanarsi dalle situazioni spiacevoli siamo quindi chiamati a trovare dentro di noi le strategie per fronteggiarle così da sentirci più forti e pronti alla vita. Le faccio i miei migliori auguri per il suo futuro. Un saluto, Dott.ssa Rosa Blasetti

Dott.ssa Rosa Blasetti Psicologo a Roma

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