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Malessere e insoddisfazione personale

Inviata da Carlo il 1 gen 2017 Depressione

Buongiorno a tutti,

cercherò di spiegare la mia situazione il più brevemente possibile, sperando di essere chiaro.
Sono in una situazione di totale insoddisfazione personale e apatia ormai da molto tempo. La principale causa è il lavoro, che non mi piace e non mi dà stimoli. Questo lavoro è la conseguenza di scelte sbagliate fatte in passato (il corso di laurea, mai cambiato purtroppo), oltre a una mancanza di passione e reale interesse per il settore in questione, che mi hanno portato a trovare un lavoro che sinceramente ritengo un po' squalificante per le mie capacità (la mancanza di passioni in realtà caratterizza anche la mia vita al di fuori del lavoro).
Anche negli altri aspetti non sono molto soddisfatto del mia vita (amicizie, relazioni, etc.), a parte qualche breve periodo non lo sono mai stato. Provo una sorta di malessere generale. Il lavoro ovviamente aggrava il tutto, mi deprime, danneggia la mia autostima, peggiora la mia apatia, ma non ne è la causa. La causa è il mio carattere chiuso, introverso, poco avvezzo alle relazioni sociali e pesantemente condizionato dalla paura di sbagliare e da ciò che credo possa pensare la gente. Inoltre non ho obiettivi: relazione stabile? Famiglia? Carriera? No, grazie. Odio il mio lavoro, ma non c'è qualcosa che vorrei fare veramente, qualcosa per cui ritengo possa valere la pena spendere tante energie.
In passato ho già fatto un po' di psicoterapia, prima un anno con un terapeuta, poi altri due e mezzo circa con un altro, che non vedo più da quest'estate. La terapia mi ha aiutato a capire molte cose su me stesso, principalmente nel rapporto con i miei genitori durante la crescita (educazione troppo rigida, improntata più sul dovere che sul piacere, da parte di mia madre e mancanza d'affetto da parte sua, con conseguente paura di sbagliare in ogni situazione; mio padre, cui ero molto legato, è andato via di casa quando avevo 11 anni, pur rimanendo sempre presente nella mia vita; in più hanno gestito la separazione in maniera pessima).
Il problema è che questa consapevolezza non ha poi portato a miglioramenti effettivi della mia situazione, che negli ultimi anni non è cambiata, e questo è uno dei motivi che mi ha spinto a non continuare la terapia. Io però vorrei uscire da questa situazione, trovare un po' più di serenità, che possa aiutarmi a cambiare, però non so che fare.
Non so se ricominciare a vedere lo psicoterapeuta da cui andavo. Era molto bravo, però a volte ho l'impressione che non fosse l'ideale per me. Con lui facevo un lavoro di psicanalisi di tipo classico, andando a cercare elementi nel mio passato, però forse, per come sono fatto, servirebbe qualcosa di diverso, che mi spinga a fare qualcosa di concreto, non solo a cercare nel mio passato (scusate per l'approssimazione nelle descrizioni).
Dovrei cambiare il tipo di psicoterapia, e quindi terapeuta? L'idea di ricominciare tutto da capo mi sconforta un po'. Nel caso, quale potrebbe essere il percorso terapeutico migliore per me? (Se serve posso fornire ulteriori dettagli).
Ultimamente ho anche rivalutato il primo psicoterapeuta da cui andavo: se l'ho cambiato è perché non mi trovavo benissimo, però è riuscito a mettermi in uno stato in cui sono stato in grado di fare un cambiamento (il terapeuta, appunto), cosa assolutamente non da poco per me.
Ogni consiglio è bene accetto
Grazie mille

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Gentile Carlo
la psicoanalisi va alla ricerca delle motivazioni profonde e antiche che spingono a comportarsi in un certo modo e a reitare quei comportamenti nel tempo e nei vari ambiti della propria vita. Ma non deve essere una ricerca fine a se stessa: portare alla luce le dinamiche nascoste, quelle che ci guidano, deve significare una presa di coscenza reale. Vuol dire porsi di fronte ad una scelta, questa volta consapevole: cambiare o persistere. Se si usa la verità emersa per piangere su stessi, lamentarsi o giustificarsi, significa non voler far niente per progredire. La scelta è solo Sua: una buona psicoterapia le offre strumenti utili per cambiare e utili per capire soprattutto dove cambiare. Ma il cambiamento nei fatti può attuarlo solo lei.
Se vuole può decidere di cambiare terapeuta ma se si è trovato bene con lui, io fossi in lei sceglierei piuttosto di cambiare atteggiamento e propositi. Le dico questo perchè molto spesso accade che quando il lavoro su se stessi comincia ad essere davvero impegnativo e faticoso, inconsciamente si mettono in atto una miriade di strategie che ostacolano il cambiamento stesso e proiettano su Altro responsabilità proprie. Il terapeuta viene quasi sempre messo in discussione per questo: l'abbandono della terapia o cambiare terapeuta significano non accettazione del cambiamento o rimandarlo ulteriormente.
Rimango a disposizione per chiarimenti
Cordialmente

Dr.ssa Cristina Giacomelli
Lanciano (CH) - Pescara

Dr.ssa Cristina Giacomelli Psicologo a Lanciano

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Carlo,
sapere da dove vengono le nostre difficoltà è affascinante, ma ora che lo sa, occorre che si concentri sulle risorse che lei ha a disposizione (magari senza saperlo) per poter cambiare le situazioni che non la soddisfano.
E da quanto scrive pare che lei abbia già fatto un passo importante, cioè ha trovato il bandolo della sua matassa: mentre le relazioni le percepisce come un campo ancora ostico, sul lavoro invece, che è un ambito importantissimo, (permette di costruire la soddisfazione di se stessi) ha già raggiunto delle certezze da cui può partire per costruire qualcosa di nuovo e veramente gratificante.
Se non l’ha già fatto parli con il suo terapeuta dei suoi dubbi riguardo la terapia, perché saprà consigliarla tenendo conto del cammino che avete fatto.
Tantissimi auguri
Alessandra Buizza

Dr.ssa Alessandra Buizza Psicologo a Trento

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Gentile Carlo, in psicoterapia come lei sa esistono scuole ed orientamenti teorici anche molto diversi tra loro; tra queste l'approccio psicoanalitico considera l'analisi del proprio passato un elemento fondamentale del processo terapeutico. Ora, non conoscendo personalmente lei e il suo percorso terapeutico, e partendo dal presupposto che lei riconsce la bravura del suo terapeuta, non mi sentirei di consigliarle di cambiare, tuttavia è corretto affermare che esistono anche forme di terapia che prestano meno attenzione all'analisi del passato e sono più orientate a tecniche per imparare a gestire e modificare i propri pensieri, emozioni e comportamenti attuali. Su questo comunque potrebbe esserle utile la risposta di qualche collega psicoterapeuta. Da psicologa, in base a quanto scrive
io invece proporrei di iniziare un percorso di analisi della propria motivazione e di sostegno della stessa, di gestione del tempo e di ricerca di attività e stimoli gratificanti.
Rimango a disposizione se volesse ulteriori informazioni.
Spero di esserle stata utile.
Cordiali saluti,

Dr.ssa Masha Basadonna

Dr.ssa Masha Basadonna Psicologo a Porto Viro

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