Malessere di vita

Inviata da Pino · 14 set 2016 Crisi esistenziale

Da molti anni oramai convivo con questo mio malessere di vita.
Non ho motivi particolari per essere "triste", eppure penso spesso al suicidio o a come sarebbe bello se tutto finisse di colpo, all'improvviso. La vita non ha gioie per me.
Nonostante abbia una vita che sulla carta dovrebbe essere più che soddisfacente (ho un lavoro, una casa di proprietà ed una compagna) non mi sento completamente degno di essere amato e vivo con il terrore/certezza che tutto questo finisca perché "non posso meritarlo".
Questa paura, questo senso di inadeguatezza forte mi spinge a non intrecciare rapporti interpersonali e ad allontanarmi da chi mi è intorno ed a "nascondere" la mia persona a chi mi è accanto per non deluderli. Inutile dirlo che questo inficia pesantemente i rapporti interpersonali e la mia vita di relazione.
Vorrei parlarne con qualcuno, ma allo stesso tempo ho "paura di uscire fuori" ...

Non so davvero che fare...

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Miglior risposta 14 SET 2016

Caro Pino,
dirò qualcosa che si discosta dal senso comune, ma non servono motivi particolari che giustifichino il fatto di pensare al suicidio. Siamo comunemente portati a ritenere che le persone scelgano questa soluzione solo quando le loro vite vengono colpite da grandi tragedie ma é molto piú comune di quanto lei pensi in persone che, come lei, sulla carta conducono esistenze "normalissime". Il timore di non meritare l'amore, di essere inadeguati o non essere sufficientemente degni puó essere un peso schiacciante con cui convivere, tanto che puó lasciare la sensazione di non riuscire piú a sostenerlo. In quest'ottica pensare al suicidio ha un senso, un suo significato, espressione di una legittima sofferenza.
Caro Pino, Lei sembra già aver individuato il motivo che la spinge a questi pensieri, La invito a fare il passo successivo, scoprire cosa la porti a sentirsi cosí indeguato e immeritevole per ricostruire un futuro, possibile, in cui queste sensazioni possano lasciare spazio a qualcos'altro. Comprendo il timore di "uscirne" (forse non vede molte alternative? O comunque quella attuale, per quanto scomoda, é quantomeno "conosciuta") ma sarà lei e solo lei a scegliere e tracciare la strada piú percorribile a seconda di quello che potrà permettersi di fare. Si conceda questa possibilità iniziando un percorso di terapia personale.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

Alternativamente-Centro di psicologia di Annalisa Anni Psicologo a Padova

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20 SET 2016

Salve Pino,
la mia risposta arriva dopo le sagge riflessioni degli altri colleghi che mi vedono totalmente concorde. Mi permetto di aggiungere solo questo. Ha già preso appuntamento con il suo terapeuta? Se non lo ha ancora fatto, non attenda oltre. Prima di affrontare le sue paure nel mondo di fuori, ha bisogno di iniziare un viaggio dentro di sè.
Ogni terapeuta ha percorso questa strada prima di avviarsi alla professione e sa per esperienza personale quanto questo viaggio sia importante, allo stesso tempo difficile ed entusiasmante. Ha già fatto il primo passo scrivendo qui il suo messaggio, ora prosegua!
Coraggio!! Ne vale la pena!
Cordialmente
Anna Maria Deutsch
psicologa psicoterapeuta a Sassari

Anna Maria Deutsch Psicologo a Sassari

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20 SET 2016

Gentile Pino,
Da quello che scrive sembra abbia già chiaro l'origine della sua insoddisfazione: un senso di inadeguatezza e di non meritare quello che ha, che suscitano paura di uscire fuori e di mettersi più in gioco nelle relazioni. Questi circolo vizioso sembra constituire per lei una "trappola mentale" ed è qui che arrivano i pensieri sul suicidio.
Come ha detto la collega, sono pensieri più frequenti di quello che si pensa e spesso solo sono "vie di fuga" che la mente ha bisogno di immaginare per uscire da pensieri troppo negativi o da emozioni troppo intense.

Sarebbe importante tuttavia non lasciarli inascoltati e fare il primo passo per cercare un terapeuta nella sua zona, magari anche solo per uno o due incontri di consulenza che la aiutino ad inquadrare meglio l'origine di questi sentimenti di inadeguatezza.

Se ha bisogno di riferimenti e nominativi nella sua zona, sono disponibile a dargliene qualcuno.

Saluti e buona giornata,
Camilla Marzocchi

Bologna Bo

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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15 SET 2016

Buonasera Pino, credo che la parola chiave sia "paura". Lei trasmette bene tutta la sua paura di riaffrontare un qualcosa che, evidentemente, le è già successo e che l'ha fatta soffrire terribilmente. Proprio per non rischiare di risperimentare tali sofferenze (che, sembra, lei, invece ha la quasi certezza che si possano ripresentare), allora si allontana o non si coinvolge nei rapporti interpersonali. Non ci dice da quanto, ormai, ha questo tipo di malessere ma, ho l'impressione, che una certa sensibilità al confronto ed al timore di abbandono la accompagni (più o meno esplicitamente) fin da quando era bambino. E, dunque, se fosse così, non ha neanche avuto modo di poter sperimentare una diversa modalità di relazione (che non sia quella, ipotesi, di inaccessibilità delle figure significative). Fortunatamente, c'è sempre la possibilità di modificare (anche sostanzialmente) le nostre modalità di rapportarci con gli altri e, se non si sente di esporsi in una relazione affettiva, può cercare di sperimentare nuove ed alternative modalità di gestione delle relazioni all'interno di un rapporto duale come quello terapeutico. In un contesto dove poter provare (pian piano) fiducia, senza che il timore di un abbandono o di rimanere da soli (contro tutto il resto del mondo) sia preponderante e la condizioni in tal modo. La psicoterapia è proprio l'ambito in cui ci si può permettere ciò che si ha paura di "spendere" fuori da essa.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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15 SET 2016

Gentile Pino,
il fatto che non si sente degno di essere amato, pensa di non meritare nulla ed ha paura di deludere o anche solo di "esserci" esprime un disagio profondo che andrebbe prima capito nella sua patogenesi e poi curato.
Se non si decide a fare il passo di "parlarne con qualcuno", che dovrebbe essere uno psicologo-psicoterapeuta, resterà ingabbiato in questo circolo vizioso di immobilismo e malessere.
Faccia questo passo! Essendo già al fondo, cos'ha da perdere?
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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15 SET 2016

Gentile Pino
la semplicità della lettera spiega bene il suo stato d'animo profondamente inquieto anche se la "tempesta" non affiora in superficie.
E' come se lei vivesse con un "Non Sé" e, non essendo totalmente se stesso, nemmeno la vita è totalmente vita anche se tutto sommato agli occhi degli altri, lei funziona: ha raggiunto gli obiettivi che la società e la nostra cultura indicano come desiderabili.
Certo nell'ambito delle relazioni è più difficile "raccontarla" in quanto si tratta della sfera intima e come tale, certo soffre di questi "non detti".
A se stesso invece non "la racconta" e quindi c'è una presa di coscienza, mi chiedo come mai da anni che soffre non si sia rivolto ad uno specialista...
Ora però deve farlo assolutamente e tentare con un percorso di psicoterapia di ritrovare, come in un viaggio iniziatico, il suo vero Sè e la pianta di vera vita..
Questa è la trama di molti racconti epici che altro non rappresentano se non archetipi di un viaggio dentro se stessi.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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14 SET 2016

Gentile Pino,
"uscire fuori"... parendo da queste sue ultime parole vorrei provare a proporle una riflessione.
La nostra vita è fatta di momenti "dentro" e di momenti "fuori"... Dentro le nostre case troviamo sicurezza e riparo, fuori troviamo stimoli e esperienze nuove. Dentro ci riposiamo, fuori lavoriamo. Dentro si recuperano energie e fuori siamo portati all'azione. Dentro pensiamo e ci prepariamo, fuori cambiamo il mondo. Tanto o poco, ma lo cambiamo ... e lei potrebbe dare il suo contributo. Io l'aspetto fuori e come me tante persone potrebbero riconoscere il suo particolare modo di dare il suo contributo. Fuori troviamo alleati alla nostra vita e i sorrisi di cui abbiamo bisogno. Un sorriso.

Dott. Mazzoleni Damiano Psicologo a Lecco

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14 SET 2016

Buonasera,
a volte ci si dimentica di guardare il bello e quello che si ha: da quanto scrive penso le gioverebbe un percorso terapeutico per "leggere" quel suo malessere prima che rovini la quello che ha.!

Psicologia E Benessere Psicologo a Roma

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