Lutto

Inviata da Isabella · 10 set 2018 Elaborazione del lutto

Sono Isabella ho 20 anni e 7 anni fa ho dovuto affrontare un lutto in famiglia, più precisamente un suicidio da parte di mio cugino.Da allora tante cose sono cambiate soprattutto io. Essendo piccola poco dopo l’accaduto non ho saputo gestire la situazione da sola, ho attuato atteggiamenti autolesionisti senza che nessuno se ne accorgesse ma arrivata al culmine del tutto ho chiesto aiuto e sono stata aiutata inizialmente da uno psicologo, successivamente hanno preferito farmi seguire da uno psichiatra. Probabilmente avevo solo bisogno di impare come gestire il dolore e come incanalaro. Sono stata meglio dopo quest’esperienza con lo psichiatra e grazie all’uso di gocce tranquillanti (la notte facevo incubi, mi vegliavo urlando in preda al panico e piangendo e sono arrivata anche ad avere crisi respiratorie dovute all’ansia). Ad oggi ho dovuto affrontare altre morti in famiglia e nessuna mi ha più scosso come la perdita di mio cugino. Scrivo su questo sito perché ho delle perplessità: sono consapevole del fatto che il dolore non se ne andrà mai, perdere un famigliare precocemente e in quella maniera segna la vita di una persona, ma non riesco a parlarne. Mi spiego meglio: da quando ho finito le sedute con lo psichiatra (circa 4 anni fa) non ho più voluto “toccare” l’argomento, nemmeno con me stessa, fatico persino a pensarci, quando accade che in famiglia ne parlino mi alzo e vado via, ho bisogno di prendere un respiro profondo e calmarmi. Mi sento ancora vulnerabile da questo punto di vista e non capisco se sia normale o se semplicemente non abbia ancora elaborato il lutto. Ho tentato di affrontare la cosa l’anno scorso alla maturità portando come tesina il tema del suicidio, ma ho affrontato malissimo la cosa, per quel periodo mi sono tornati gli attacchi d’ansia, piangevo spesso ed ero irrascibile e sotto consiglio della mia professoressa di psicologia ho portato a termine la tesina con “distacco”, cercando di essere neutrale e cercando di fingere di star facendo una semplice tesina su un’altro argomento. I miei genitori all’epoca ne hanno passate di ogni: dopo la morte di mio cugino ho iniziato io a mostrare questi segni di autolesionismo e sofferenza che sono durati davvero tanto e solo oggi mi accorgo che se io ho sofferto 100 loro hanno sofferto 1000 perdendo loro nipote e vedendomi in quello stato. Per questo non trovo il coraggio di chiedere aiuto ad uno specialista nuovamente: non voglio spaventarli, non vorrei riaprire ferite ormai chiuse, non vorrei scatenare nuovamente in me sofferenza anche se con la maturità di oggi la affronterei diversamente.
Vorrei un parere di uno specialista anche solo virtualmente: perché non ne parlo? Perché mi sento ancora soffocare come il primo giorno? Perché ho bisogno di fingere che non sia mai successo niente?
Grazie tante
Isabella

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Miglior risposta 10 SET 2018

Buonasera Isabella,

La storia che riporta è molto toccante, soprattutto perché lei l'ha vissuta quando era molto piccola, pur avendo intrapreso un percorso, tuttavia solo con uno psichiatra, penso che lei non abbia del tutto elaborato il lutto. Ne parli con i suoi genitori ed inizi un percorso psicologico, online o da un professionista della sua zona. Ha il diritto di stare bene e il dovere di tenerli avvisati anche se la sua paura è preoccuparli. é giovane e a lungo andare la cicatrice, se non la chiude bene, continuerà ad aprirsi. Il dolore, come dice lei, non si dimentica, ma può lavorare sull'effetto e sull'influenza che le da nella vita quotidiana.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, mi scriva privatamente.
Cordiali saluti

Dott.ssa Alice Noseda

Dott.ssa Alice Noseda Psicologo a Lecco

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