Lunga amicizia in declino

Inviata da Beatrice M · 5 feb 2019

Buongiorno,
Vi scrivo perché vorrei raccontarvi la mia storia.

Sono una ragazza di 24 anni, vivo con i miei genitori e mia nonna, una donna quasi centenaria, ormai molto malata e non autosufficiente, non più capace di intendere e volere. Mio padre è un operaio in pensione; mia madre ha 59 anni e ha lavorato come collaboratrice domestica dall’età di 16 anni. Entrambi provengono da famiglie molto povere e hanno conosciuto restrizioni, povertà e miseria per gran parte della loro infanzia. Entrambi desideravano costruirsi un futuro radioso, ma hanno lasciato la scuola molto presto, perché sprovvisti di mezzi economici sufficienti.
Da quando sono nata, ho vissuto in un contesto familiare turbolento e ho vissuto confinata nella mia stessa casa. Per oltre venti anni, parte della famiglia di mio padre ha reso la vita molto difficile ai miei genitori, con il solo intento di farli divorziare e mandare via dalla casa in cui vivo, per mettere in atto strategie al fine di avere l’eredità assicurata (immeritata). Non ci sono mai riusciti. Infatti, siamo un nucleo familiare molto unito. I miei genitori si amano, amano me e io amo profondamente loro (sono figlia unica). Gli anni di grande infelicità che abbiamo vissuto hanno solo fortificato il nostro amore. Calo un velo pietoso sulle restrizioni che ho dovuto subire per il quieto vivere in quegli anni. Alcuni anni fa, la terribile morte della mia nonna paterna, con cui avevamo però un rapporto di “amore-odio” costante, mi ha confermato che l’amore è il motore della vita. Mia nonna era malata terminale di cancro. Data la sua età avanzata, l’unica cosa che potevo fare era alleviare le sue sofferenze atroci. Quell’anno pensai di lasciare momentaneamente la scuola per dedicarmi agli ultimi mesi di vita di mia nonna, perché i miei genitori avevano bisogno d’aiuto, ma non lo feci e continuai l’anno scolastico. In questi anni, non ho mai visto né vestiti o scarpe di marca, né viaggi d’istruzione in Italia o all’estero, perché troppo costosi. Ho risparmiato denaro per poter andare all’università, senza aver la necessità di essere uno studente lavoratore.

In questi anni, ho trasformato il mio dolore e le mie cicatrici in arte. Amo dipingere e scrivere racconti, suono il flauto traverso in banda dall’età di 13 anni. In passato, ho subìto bullismo verbale e fisico alle medie. Rientravo a casa con le lacrime agli occhi. Eppure, non ho ma smesso di amare la scuola e i libri. Il preside giustificò il bullismo dei miei compagni con una sola frase, rivolta a mia madre durante un colloquio “Sono solo ragazzate, signora”. Ora mi dedico alle mie passioni, allo studio e a mia nonna, per aiutarla a vivere gli ultimi anni della sua vita insieme a noi. Finora, vi ho scritto tutto questo, per potervi dare gli strumenti per giudicare la situazione che vivo ora e che vi descriverò.

Ho un’amica con cui ho stretto amicizia da tantissimo tempo. Suo padre è un imprenditore. Sua madre è una casalinga, diplomata e studentessa all’università da pochi anni. Ha due fratelli. La sua famiglia può permettersi di vivere di rendita. L’ambiente familiare della mia amica è stato agiato e ricco, ma turbolento, perché suo padre non è mai stato un tipo amorevole. Sua madre ha un carattere molto docile (o almeno così sembra). La mia amica non ha mai avuto grande fiducia in se stessa e non ha mai coltivato una passione. Ha trascorso anni in cui affermava di essere letteralmente “un cesso” o una “me**a”. Vivere in un paese chiuso di mentalità e frequentare ragazzine pettegole e maleducate (che ho avuto l’occasione di conoscere) non le ha fatto bene. Quando ci siamo conosciute le ha lentamente allontanate. Con mio stupore, alcune hanno fatto parte della sua vita universitaria, ma ora non si frequentano più (così mi ha detto lei).

La mia amica, in questi anni, non è più la persona che ho conosciuto. Sebbene conoscessi il suo contesto, mi è sempre piaciuta per la spontaneità e per l’umorismo. Ultimamente, non la riconosco più. Ha vissuto lontano da casa per via dell’obbligo di frequenza all’università; ha conosciuto un ragazzo (bello, atletico, con molte ex alle spalle, con svariate esperienze di studio all’Estero, di famiglia ricca) che l’ha corteggiata, l’ha usata per una notte e disprezzata, lasciandola in lacrime. Una relazione durata poco meno di un anno. La mia amica, dopo la laurea, è andata in Erasmus. Nel frattempo, ha preso l’abitudine di fumare. Ha deciso di tornare all’estero una seconda volta per studiare e lavorare. In tutti questi anni, ho ascoltato (con la pazienza di un santo) le sue critiche sulle coinquiline, sui professori, sui colleghi universitari, i loro litigi, i suoi discorsi in lacrime per via della sua delusione amorosa. Mi sono accorta piano piano che i suoi discorsi erano un concentrato di egocentrismo. Ha sempre avuto l’abitudine di criticare gli altri e, col passare del tempo, è peggiorata. Critica molto se stessa e critica molto gli altri per qualunque aspetto. E’ passata da sentirsi inferiore a far sentire inferiore me, che non sono mai andata all’estero e non ho mai avuto la possibilità di trasferirmi nella città in cui studio, perché le spese sarebbero di gran lunga superiori a quelle che posso permettermi. Ho il sospetto che provi un po' fastidio per il fatto che racconto e mi confido spesso con i miei genitori. Credo che provi invidia per l’ottimo rapporto che ho con loro.

Col passare del tempo, ho collezionato le sue frecciatine e le sue offese. Dice che faccio “la vita da cinquantenne”, per via della nonna non autosufficiente. Mi dice "che non ho mai chiesto aiuto a nessuno" quando mia nonna era malata di cancro (qui ha dimostrato chiaramente di non avere empatia nei miei confronti; faccio presente che non avevo la forza psicologica di combattere ciò che vedevo ogni giorno e che elaborare il fatto di avere un malato terminale di cancro in casa è qualcosa che lei non ha mai vissuto). Mi fa capire che io, per lei, non sono altro una studentessa fuoricorso mantenuta dai genitori che (teoricamente) non ha mai sudato per nulla e non ha mai lavorato per mantenersi. Non riesce a comprendere che anche io so il significato di sacrificio e impegno. Non ha mai davvero dimostrato interesse acceso per ciò che studio. Lei dice che “volere è potere”, ma quando penso alle mie ambizioni e al mio portafoglio, penso che “l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re”. Non ho mai avuto difficoltà a stringere amicizie. Ho altre amiche che studiano o lavorano all’estero, ma non hanno mai dimostrato presunzione o l’arroganza che ha dimostrato la mia amica. Non fa che parlare di lavoro e soldi, come se non esistesse altro. Le sue critiche non sono mai state davvero costruttive. Mi accorgo solo ora che sono state un mezzo per farmi sentire inferiore, per offendermi. Nei suoi discorsi, sento sempre la sua voglia di essere superiore a tutti. Dov’è andata a finire la ragazza spontanea e solare che ho conosciuto? Come posso combattere questa sua arroganza? Inizialmente, ho pensato che fosse una fase della sua vita, ma non lo è. Non provo invidia nei suoi confronti, ma solo profondo disgusto per il modo in cui tutti questi cambiamenti la stanno trasformando in una persona molto crudele. Dopo tutti questi anni, facendo un bilancio, sento di non aver mai avuto da lei quel supporto che dovrebbe dare un’amica. Sento che non mi considera più come un suo pari e sento che questa amicizia sta per finire.

Un cordiale saluto a tutti voi,
Beatrice

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Miglior risposta 6 FEB 2019

Gentile Beatrice,
lei ha sopportato disagi e difficoltà che non l'hanno incattivita ma temprata ed è riuscita a mantenere i suoi valori che sono importanti.
Il consiglio è di coltivare l'assertività che le permette di difendersi senza sentire l'esigenza di offendere, non raccogliere provocazioni dalla sua falsa amica e non dispiacersi più di tanto quando perde amicizie come questa.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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