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Lo Psicoterapeuta impersonale ma anche no

Inviata da Anonimo il 14 dic 2015 Orientamento professionale

Ragazzi sono consapevole che e' improprio il luogo, ma la domanda riguarda una cosa che può interessare anche voi. Io ritengo che il Terapeuta sia come un Oculista. Avete presente quando ti dice: Meglio o peggio? E decide quale sia la diottria migliore? Chi vede però è il paziente, per cui..tutto sommato il punto di "vista" del Paziente personalizzato e' il punto. La Cognitiva mira a razionalizzare sul piano reale, ottimi spunti ma il bambino interiore se ne frega perché la creatività del sentire verrebbe compromessa!Il Centauro Gestaltico e' un bel compromesso e la Psicosintesi e l'approccio Junghiano mi sembrano vincenti ma rischiano su uno schizotipo di far volare troppo in ascesi dimenticando il concreto. In onestà io credo che la Psicoterapia non risolva i conflitti ma renda semplicemente nitidi i ricordi vissuti come dolorosi .Un bambino non perdonera' mai quello che gli e' stato fatto..mai.La ferita interna non e' sanabile da un bambino.Un adulto puo' leggere il ricordo della sua Storia in modo maturo e ritornare a ripescare quella parte di Se collassata e strutturata nel pensiero Magico che e' pericolosissimo.Io da bambino credevo che facessi stare male la mamma Io,slo guardando o pensando quando di colpo diventava cattivissima.Concordo con quello che mi avete detto ovvero che l'astrazione e' un sistema difensivo ma era l'Unico possibile per salvarmi dal Caos familiare.Scoppi di rabbia immotivati nella primissima infanzia mi hanno fatto scegliere il ritiro in Me Stesso.Io dico che lo Psicoterapeuta ha il viziaccio di esternalizzarsi troppo per seguire Freud;chi soffre e' una persona e chi aiuta e' un'altra persona.L'Amico Gestaltico che e' un Terapeuta Ossessivo e usa massive generalizzazioni a dir il vero,ha il pregio di essere stato massacrato dal suo Mentore sulla personalizzazione del rapporto e grazie a Lui le difese dell'Io,rabbia e spero presto assertività sono diventate mie. Su un soggetto scisso che si ritira dalle relazioni con la fantasia pur di viverle a modo suo, funziona. Congelato dal terrore di possibili conseguenze, bloccato nel suo ambiente familiare, invasivo svalutante e iperprotettivo, direbbe un Cognitivo. Il mio essere da fastidio al prossimo, direbbe qualcun altro ma la ferita è quella. Per me un testo di Sant'Agostino era semplicissimo ma una stretta di mano era motivo di ansia. Pur essendo molto intelligente sul piano cognitivo, sul piano emozionale ero ricchissimo ma solo teoricamente. Tutta la mia vita è stata pensata e sognata. Su pazienti come me, usare il Lei non funziona; non funziona nemmeno il giochino..oppure? In che senso?A me funziona Tu, qui ed ora, Io Transazionale, Jung. Fortunatamente, non sono uno schizofrenico ma con una Mamma Borderline e un Papà molto ossessivo le probabilità erano elevate. Io ho la sensazione di cucirmi addosso la terapia. È un po' come nel combattimento o nello studio: io ho il mio stile e il Maestro insegna, ma sono IO che scelgo. Personalmente noto che gli Psicoterapeuti sono comunque soggetti conflittuali per cui bisogna assimilare cosa serve e togliere cosa non serve. Siamo Uomini ed e' difficilissimo assorbire consapevolmente il buono dal cattivo, visto che il Terapeuta propone confezioni teoriche e ci lavora sopra usando purtroppo e non potrebbe essere diversamente i suoi tratti e la sua storia. Io ho avuto un Cognitivo Transazionale/Narcisista e ora un Gestaltista Ossessivo. Il primo mi ha fatto 4 anni di clinica (esame), il secondo ha studiato bene ma è ossessivo. Mi prendo il buono..servirebbe Dio per la Psicoterapia in quanto neutro e personale allo stesso tempo ma questo è impossibile. Per cui..ci adattiamo :)

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Gentile Franco,
lei sfonda una porta aperta quando dice che ogni terapeuta ha una sua storia e una sua struttura che inevitabilmente ha un peso nel modello teorico e pratico di psicoterapia che utilizza.
D'altra parte nemmeno possiamo avere Dio come psicoterapeuta che sarebbe neutrale e perfetto sebbene forse non unico in quanto rivelantesi con volti diversi nelle diverse teologie.
Anche noi psicoterapeuti ci siamo arresi al paradosso di equivalenza delle diverse psicoterapie perchè in fondo quello che veramente vogliamo è che il paziente raggiunga un migliore equilibrio e benessere qualunque sia il percorso di aiuto.
Quindi, invece di continuare a sbattere la testa annaspando tra i diversi modelli psicoterapeutici, continui a fare quello che sta facendo ma che in fondo fanno tutti i pazienti e cioè dalla propria psicoterapia assimilare quello che pensano a loro serva e togliere quello che pensano a loro non serva indipendentemente dagli sforzi sempre rispettabili dei terapeuti.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Franco
grazie per la sua riflessione che, devo dire mi è interessata molto e pure mi ha fatto abbastanza divertire e molto riflettere.
La sua lucidità interiore le ha fatto cogliere particolari squisiti ed inediti (nel senso che poco se ne parla) di noi psicoterapeuti con i nostri attaccamenti dottrinali, i nostri vizi mentali, le piccole manie e quei "credo" che non riusciamo a superare.
Siamo umani, che fare?
Personalmente trovo in C.Rogers e nella sua "terapia centrata sul cliente" una posizione del tutto da condividere in particolare quando ci dice che, in definitiva, "il paziente è quello che ne sa più del medico", quindi la guida del percorso è più del paziente che del terapeuta che funge come "catalizzatore" delle reazioni interne che si debbono, per la maggior parte, a movimenti riequilibratori naturali che, nella giusta condizione (e qui la giusta condizione deve essere data dal setting terapeutico) hanno modo di esprimersi.
Sia paziente che terapeuta hanno il compito reciproco di cercare una via d'incontro nell'autenticità; la modalità degli psicoterapeuti che ritengo essere più limitativa è il nascondere le proprie insicurezze dietro le proprie teorie e atteggiamenti appresi nell' "addestramento" che ognuno di noi ha fatto per diventare psicoterapeuta appunto.
Credo molto sia utile tornare e ritornare sempre ad una riflessione su "Come deve essere la Psicoterapeuta" un vecchio libro che ho in scaffale è appunto questo citato dell'ottimo Renato Giorda; una riflessione su cui occorre riflettere sempre e non è mai abbastanza.
In passato con la psicoanalisi si è superata un poco quella barriera divisoria tra medico e paziente, tuttavia, a mio parere, non è ancora abbastanza; siamo in una nuova era e oggi (come allora) pazienti intelligenti, intuitivi e critici, hanno molto da dire per una nuova psicoterapia, tutta da inventare ancora.
Spero le nostre esperienze reciproche ci possano vedere insieme per far progredire di altri grandi passi la "prassi" psicoterapica.
Considero la sua lettera un contributo in questo senso.
Il viaggio sarà lungo e mi piacerebbe vdere la psicoterapia del futuro.
Un caro saluto Dott Silvana Ceccucci Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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