L'ho lasciato: perché sto tanto male?

Inviata da Fiorella · 7 gen 2020 Terapia di coppia

Buonasera,
Sono una ragazza di 28 anni e ho bisogno di un aiuto per cercare di capirmi e prendere una scelta che sia anche interiore: capisco poco il mio volere.
Ho chiuso da un mese e mezzo la mia prima relazione importante. Siamo stati insieme per quasi 3 anni (2 anni e 10 mesi), dei quali due convivendo. Lui ha 40 anni ed è un agente: lavora moltissimo.
Ho scelto io di andarmene di casa, dopo molto tempo che non mi sentivo felice a causa di 4 problemi che ho sempre valutato risolvibili, ma parevano insormontabili per lui e che ho provato a sistemare, seppur nel modo sbagliato (dopo spiegherò il perché).
1) La casa. Gli proposi io di andare a convivere: a 26 anni vivevo ancora da mia madre, ma 3 giorni a settimana stavo in un'altra città per lavoro. Mia madre è molto restrittiva. Visto questo particolare, la sua età (che a mio parere presupponeva una relazione più intensa, incapace di accontentarsi di una sera a settimana per crescere) e la scomodità di vivere in 3 abitazioni, ho optato per questa scelta razionale, che lui ha accolto felicemente. Non mi aiutò, però, a portare la roba a casa sua. Sua madre vive sopra di lui, come anche suo fratello con la moglie e i due bambini. L'inesperienza, l'ingenuità e l'arrivare da una famiglia discreta non mi hanno fatto pensare a una loro possibile invadenza, che per forza di cose è avvenuta. Ci lasciavano i bambini davanti la porta o la madre entrava a piacimento. Ho chiesto più volte che mi venisse incontro nell'esigenza di intimità, ma invano.
2) Il sesso. Da subito si è rivelato egoista e freddo. In 3 anni non mi ha mai fatto sesso orale, ho iniziato a sentirmi parte dei rapporti solo negli ultimi mesi. Più di una volta a settimana non si poteva fare, additando a scusa la sua stanchezza. Questo già dai primi mesi. Mi rifiutava spesso. Gliene parlai fin da subito e a quel tempo mi disse che necessitava di "confidenza" per lasciarsi andare... Aspettai: provavo un forte sentimento, che presto si tramutò in amore e ho sempre conosciuto uomini che al contrario pensavano solo al sesso. Ho ragionato che avrei potuto aspettare. Ma il tempo passava e nulla si risolveva. Ai litigi sull'argomento, mi accusava di svilirlo e di peggiorare solo la situazione. Ma dopo i bisticci, almeno per qualche tempo, la passione migliorava un poco. Mi sentivo comunque frustrata, brutta, non desiderata e amata.
Negli ultimi mesi era migliorato, ma l'assenza di una motivazione valida per 3 anni di rifiuti mi logorava: la pretendevo per riacquistare un'intimità piacevole.
3) I figli. Mi pressava indirettamente per avere dei figli (battute sulla bellezza delle donne incinte; sguardi lunghi e lacrime di gioia alla vista di un qualsivoglia bambino; ricerca costante dei nipoti, in maniera ossessiva). Sono stata chiara fin dai primi appuntamenti che non ne volevo. D'altronde, lavorava anche molto, c'era poco ed era sempre stanco: come cambiare idea in un simile contesto?! Mi faceva sentire sbagliata, in colpa.
4) La sua stanchezza. Nell'ultimo periodo era diventata così insostenibile, che persino il dialogo era assente. Nell'ultima vacanza, in 10 giorni non mi ha toccato e a malapena mi rivolgeva la parola. Pareva facesse il lavoro più duro del mondo: non c'erano periodi poco stressanti. Aveva questo telefono sempre in mano, ovviamente per lavoro (vedevo i messaggi), che non mollava mai. Il lavoro arrivava prima di chiunque. Sempre. Mi sentivo sola come non mai. Si giustificava dicendo che era all'apice della carriera e che alla sua età avrei compreso.
Purtroppo io reagivo con rabbia : tenevo a lungo per paura di ferirlo, per poi scoppiare malamente. La mia incapacità di gestire l'emozione era lampante e mi sono sentita (e mi sento) in colpa di non essere stata in grado di affrontare diversamente queste problematiche. Eppure non riuscivo a mantenere la calma e a tentare vie diverse.
È un uomo dolce, sensibile, che mi riempiva comunque di coccole. Mi ha sostenuto molto nel lavoro, nei miei eventi, nei miei progetti.
Era fedele e rispettoso. Diceva di amarmi alla follia e ha sempre avuto valori forti. È un uomo onesto e brillante. È particolarmente bello e intelligente. Sopportava le mie crisi, anche se esageravo con le parole. I fatti però non arrivavano mai. Sono andata via, dopo molte minacce di farlo, in un solo giorno. Mi ha cercato solo per messaggio, ma senza dimostrare di voler aggiustare davvero e capire perché stavo male e sono arrivata a tanto. Solo per accusarmi di aver "rotto tutto" e di averlo abbandonato. Non mi ha fermata, non mi ha ricercata (dal vivo). Dice di avermi "lasciata andare", perché di più non può offrirmi e non ero felice; che se ami, lasci anche andare. Non ha lottato, non vuole sentire ragioni. Ho lasciato, anche dopo la separazione, la porta aperta...Lo amo. Ma è evidente che non vuole sistemare o ci avrebbe già provato. Ho discusso la tesi dopo anni di lavoro, studio e fatica; una laurea per cui lui stesso mi ha sostenuta: mi ha giusto scritto un messaggio. Non una chiamata, un tentativo di assistere alla discussione.
Sono a conoscenza di tutto: ho fatto bene ad andar via. Non mi amava davvero o i suoi comportamenti erano altri. Ho bisogno di lavorare sulla mia autostima, così fragile da bruciare di rabbia a ogni colpo inferto... Indipendentemente da lui, è giusto che mi rimetta in quadro da sola per crescere e maturare. Anche in un eventuale futuro rapporto di coppia.
Perché allora mi sento dentro come se avessi fatto il più grande errore della mia vita? Perché mi manca ogni giorno, perché soffro a vederlo stare male (ha perso 5 chili e non dorme, mi dicono) e vorrei dargli il mio cuore per rivederlo sorridere? Perché spero ancora che lui mi cerchi dicendomi: "Ho capito. Scusami. Ora ti dico il perché di certi atteggiamenti e sistemiamo tutto insieme... Torniamo una famiglia, più forte di prima"? Perché mi sento stupida e se ho fatto una scelta non riesco ad essere coerente interiormente ed andare avanti?
Grazie di cuore per la pazienza e per aver letto la mia lunga storia.

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