Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Le mie scelte dipendono dagli altri

Inviata da AnnalauraC il 7 ago 2018 Dipendenza affettiva

Buongiorno. Mi chiamo Annalaura ed ho 21 anni. Non è la prima volta che scrivo su un forum, ma quando l'ho fatto in passato mi sono rivolta a persone non competenti e mi sono sentita peggio di prima. Spero che, indirizzando la mia domanda a degli psicologi, possa trovare un reale giovamento nel confronto.
Cercherò di essere abbastanza sintetica e il più chiara possibile.
Il mio ''problema'' può apparire una sciocchezza, scaturente anche dall'inesperienza della mia giovane età, ma, di fatto, mi sta impedendo di vivere serenamente quelli che, comunemente, vengono definiti gli anni più belli della vita di una persona.
Arrivo al dunque: alle superiori mi sono legata affettivamente ad un ragazzo che stava in classe con me. La nostra amicizia nel corso del tempo si è rinsaldata, tanto che trascorrevamo molto tempo insieme. Fin qui, tutto bene. I problemi sono sorti quando lui ha capito di essere innamorato di me. Ha iniziato, così, a corteggiarmi in maniera piuttosto insistente, voleva passare quasi tutta la giornata in mia compagnia, mi cercava continuamente, dopo la scuola mi messaggiava, anche più volte al giorno. Io, che non ricambiavo questo sentimento, mi sentivo come in gabbia, perché, da una parte, mi dispiaceva che lui spendesse tante energie con me per non ottenere nulla di buono e, dall'altra, tutte quelle attenzioni mi soffocavano. Mi ripeteva che soffriva perché voleva stare con me, mi chiedeva di dargli almeno una possibilità, qualche volta mi ha anche raccontato che fumava come un turco e beveva per non pensare a quello che stava passando. Insomma, stare al suo fianco era diventata un'impresa. Io gli ero vicina perché eravamo amici, gli volevo bene, ma lui non era in grado di scindere l'amicizia da questo sentimento e, quindi, viveva il nostro rapporto in modo morboso.
C'è stato un periodo in particolare in cui sono stata veramente male: piangevo tutti i giorni e non mi andava di fare niente, era come se avessi perso la spensieratezza. Mi sentivo privata della mia libertà, mi sentivo in colpa se conoscevo un ragazzo, perché questo mio amico era costantemente presente nelle mie giornate.
Con il passare del tempo, per fortuna, la situazione fra noi è migliorata: lui si è distaccato gradualmente, ha iniziato ad uscire con una comitiva di amici, a frequentare altre ragazze, a fare musica. Quindi, l'inizio dell'università ha fatto sì che le nostre strade si separassero. Attualmente siamo ancora in contatto, ma ci sentiamo di rado e lui ormai ha la sua vita.
Prima, però, che ci fosse questo allontanamento definitivo, tra di noi c'è stato qualche bacio, perché lui era nettamente cambiato rispetto alle superiori, non aveva più una mentalità possessiva e, quindi, credevo che in me fosse nato un interesse per lui, però, dopo qualche momento più intimo fra di noi (ci siamo limitati al bacio), ho capito definitivamente che stare con lui non era quello che volevo e, dunque, gli ho chiesto di rimanere amici. Lui ha accettato di buon grado (a differenza del passato) ed ha continuato la sua vita, conoscendo altre ragazze.
Fatta questa lunga ma necessaria premessa, vengo al nocciolo della questione: quattro anni fa ho fatto amicizia con un ragazzo che già conoscevo di vista. Questa persona si è affezionata a me molto velocemente, tanto che ad un certo punto ho avuto la sensazione che mi scrivesse perché aveva altre intenzioni. Avendo avuto questo sentore, ho parlato schiettamente con questo ragazzo, dicendogli che da parte mia c'era l'intento di coltivare solo un'amicizia ed invitandolo ad allontanarsi qualora avesse capito che gli piacevo. Lui, non so se per tranquillizzarmi o se realmente lo pensasse, mi diceva che anche da parte sua c'era l'intenzione di coltivare solo un'amicizia (in realtà una volta si dichiarò, ma il giorno dopo si giustificò dicendo che aveva alzato il gomito e che aveva parlato a sproposito).
Comunque, nonostante le sue rassicurazioni, io continuamente chiarivo la mia posizione, dicendogli che non doveva farsi illusioni, perché potevo offrirgli solo un'amicizia. Quando mettevo in mezzo questo discorso, lui si offendeva o si innervosiva, perché, a detta sua, non avevo nulla da temere e che mi era vicino per semplice amicizia. Intanto, però, quando gli raccontai che avevo baciato un ragazzo, ebbi la sensazione che ci fosse rimasto male. Anche in quell'occasione, tuttavia, negò, affermando che il motivo per cui aveva cambiato tono di voce (mi ero accorta che aveva una voce un po' triste) era che, secondo lui, quel ragazzo non era serio e che, quindi, mi consigliava di starne alla larga, sottolineando che questo era solo un suggerimento e che potevo anche non seguirlo.
Un mese fa, stanca di sentirmi controllata (diverse volte mi chiedeva se stessi frequentando qualcuno o se mi fossi messa con qualcuno) e di sentirmi in dovere di raccontargli quello che facevo (perché così mi sentivo, come se dovessi aggiornarlo su tutto), stanca di giustificare le mie scelte, ho deciso di bloccarlo sui social e di chiudere l'amicizia (il tutto avvenuto dopo una lite in chat). Un paio di giorni fa, si è fatto di nuovo vivo, ci siamo sentiti per telefono e mi ha chiesto se possiamo ritornare amici come prima, chiarendomi che accetterà le mie decisioni senza intromettersi e che non assumerà più atteggiamenti ambigui che possano farmi insospettire riguardo le sue intenzioni. Mi ha ripetuto che mi considera come una sorella più piccola e che gli dispiace buttare all'aria la nostra amicizia. Io gli ho detto che per me non ci sono problemi a riprendere l'amicizia, ma a patto che rispetti la mia volontà e la mia libertà.
Quando parlo con lui, faccio la voce grossa e cerco di fargli capire che le mie scelte non possono dipendere dal suo giudizio, da quello che vuole lui o da quello che vuole lui per me, però quando sono sola, nella mia intimità, ho paura. Ho paura che non sarò mai in grado di intraprendere una relazione perché, temendo di piacergli, non voglio farlo soffrire (vivo di paranoie probabilmente, ma è così che mi sento), oppure temo che non riuscirò a stare con un ragazzo che piace a me ma che lui non trova giusto per me. Non riesco proprio a farmi scivolare addosso la sua opinione, gli do un'importanza enorme, anche se la sua presenza in certi momenti mi ha fatto stare male. Mi sento in colpa se qualche mia scelta possa ferirlo e non so mai come comportarmi. Mi sento in gabbia, vincolata ad una persona che non è mai stata il mio ragazzo. Possibile che non riesca a liberarmi di questa ''dipendenza emotiva''? Quando ne parlo con mia madre o con le mie amiche, mi dicono che se ci resta male se sto con un altro, il problema è suo, perché comunque lui a me ha detto di voler coltivare un'amicizia e poi, anche se intimamente provasse qualcosa che non ha il coraggio di confessare, non potrei farci ugualmente nulla e che dovrebbe essere lui a decidere eventualmente di allontanarsi.
Sì, forse è giusto quello che mi dicono, ma io non riesco a non mettermi nei suoi panni o a non tenere in considerazione la sua opinione.
Vi prego, aiutatemi, non so cosa mi succeda, è come se non fossi emotivamente forte, indipendente, da lasciarmi scivolare addosso le emozioni degli altri, mi sento prigioniera di quello che pensano o sentono gli altri. Come posso uscire da questa situazione? Se vi ho parlato di entrambe queste esperienze, è perché ho notato che quello che è accaduto con il primo ragazzo sta accadendo anche con il secondo, solo che il secondo rispetto al primo ha maggiormente bisogno della mia presenza (mi dice sempre che sono importante) perché è una persona molto malinconica e, da come mi ha detto, non ha tanti amici o comunque persone su cui contare.
Spero che possiate aiutarmi. Grazie della pazienza.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta

Buongiorno Annalaura,
In questi casi può esserle utile rivolgersi ad uno psicologo della sua zona per trovare strategie e strumenti per gestire al meglio il suo problema.
Cordialmente,
Dr. GIanmaria Lunetta,
Psicologo Clinico a Torino

Dr. Gianmaria Lunetta Psicologo a Torino

249 Risposte

397 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Dipendenza affettiva

Vedere più psicologi specializzati in Dipendenza affettiva

Altre domande su Dipendenza affettiva

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 20000 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 15450

psicologi

domande 20000

domande

Risposte 77800

Risposte