Lasciare i genitori

Inviata da Luca · 10 lug 2019

Buongiorno,
vi scrivo perché vorrei ascoltare dei pareri "estranei" e formativi, data la vostra professione.
Sono un ragazzo di quasi 22 anni e devo iniziare il terzo anno di università. Premetto che il mio indirizzo mi piace molto, ho sostenuto tutti gli esami senza problemi e mantenendo una media alta, senza mai "ammazzarmi la vita" (passatemi il termine): riesco ad avere degli ottimi risultati senza studiare molto semplicemente seguendo le lezioni e stando al passo. Tuttavia ho problemi con la mia famiglia, mi sta "stretta", mi sento incastrato nei doveri familiari e spesso mi ritrovo a pensare a quanto sarebbe bello poter vivere da solo, essere libero di fare le mie esperienze e di "scottarmi", gestire la mia vita come desidero. Ho espresso ai miei genitori la volontà di completare il mio ciclo di laurea nella città dove farò anche la specialistica ed è subentrato il panico, perché "mi manca solo un anno", perché non capiscono dove abbiano sbagliato (quando non si tratta affatto di un loro sbaglio, quanto il desiderio di dare una scossa alla mia vita), addirittura si è arrivati a minacce velate. Io vorrei tanto studiare e lavorare per mantenermi nella città che ho scelto e visitato; cambierei leggermente indirizzo di studi, passando ad un settore più specifico e ancora più interessante. Mia madre ha tante paure e non vuole lasciarmi andare, perché non mi ritiene "capace" di gestirmi e perché secondo lei è una cosa inaudita; potrebbe anche esserlo, ma mi chiedo cosa cambi. Io sono sempre stato distante dalla mia famiglia. Non che non li ami, ma mia madre ha una concezione di famiglia più alla mulino bianco con tutti che si svegliano la mattina e si abbracciano; mi ha urlato di essere solo un egoista, saccente, arrogante, sebbene abbia cercato di spiegare le mie ragioni. Qui non sono felice. Mi sento già vecchio a 22 anni, perso tra continue discussioni, tra una mentalità cittadina che non mi rispecchia, tra il desiderio di prendere in mano quella che dovrebbe essere la mia vita: voglio lavorare e sentirmi libero, con tutti i sacrifici che ne conseguono, perché so di poterli superare. Probabilmente questa potrebbe essere una mancanza di umiltà (e se è così evidentemente non conosco il significato di umiltà), ma credo che nella vita bisogna sentire il richiamo e mettersi in gioco.
Io sono sicuro di laurearmi, perché i miei studi sono al primo posto; frequenterei le lezioni e lavorerei part time, oltre ad avere delle piccole entrate da un negozio online che gestisco (e che mi è stato pure rinfacciato, perché "per colpa di quel negozio ho pensato all'indipendenza").
Non mi aspetto i salti di gioia, ma mi sento accusato di aver fatto valere i miei diritti.
Mi dispiace non avere una visione simile a quella dei miei genitori per quanto riguarda vita e famiglia, ma dentro c'è una voce che mi ripete "se accetti compromessi adesso, dovrai farlo per tutta la vita"
Preciso di non aver mai dato problemi ai miei: mai fumata una sigaretta, mai bevuto troppo, li ho sempre messi al corrente della mia vita. Mi rinfacciano di non aver detto loro quanto guadagno, ma vorrei qualcosa di "mio". Mi sento incastrato e credo che sia ora di uscirne.
D'altronde, a 22 anni si è ancora abbastanza giovani per fare delle follie, no?

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Miglior risposta 10 LUG 2019

Gentile Luca,
il suo desiderio di iniziare una vita autonoma a 22 anni non è affatto una "follia", bensì un legittimo bisogno che, fra l'altro, mi sembra che lei viva con autentico slancio e notevole consapevolezza.
I suoi genitori, evidentemente, sono angosciati da un suo allontanamento, dal suo diventare adulto, e non comprendono i suoi bisogni perché sono sopraffatti dai propri.
Non è facile affrontare da soli queste dinamiche familiari dense di rivendicazioni e di "ricatti emotivi" perciò le consiglio di farsi supportare da uno psicologo per proseguire nel suo percorso di emancipazione.
Molti auguri.

Dott.ssa Roberta Altieri Psicologo a Milano

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