La solitudine può incatenare una vita?

Inviata da Artemis · 27 nov 2020

Sono una ragazza di 27 anni, incapace di costruirmi un vissuto, legata al passato e timorosa del futuro.
Fin da piccola ho instaurato un attaccamento profondo verso mia madre, un legame che mi ha reso prima la figlia modello e poi la sua ombra.
Un rapporto simbiotico senza capire dove finisse lei e iniziassi io, io non ci sono mai stata.
Dopo le superiori hanno deciso per problemi economici di fermare i miei studi ( l'unica cosa che credo saper fare è apprendere) e con quella decisione hanno chiuso tutte le porte di comunicazioni tra me e il mondo esterno.
Ho perso ogni contatto con gli amici, con gli altri e sono finita a prendermi cura di cani, gatti, galline e persone che urlano invece di parlare e parlano invece di ascoltare.
Ho provato ad uscire da tutto questo, ho cambiato tutto di me per essere accettata dagli altri, perché in me è scattato il bisogno di conferme, di accertare a me stessa e agli altri che esisto e non sono trasparente.
E questi altri che hanno un ruolo così importante ed essenziale nella mia vita così tanto da portarmi ad annullare le mie vere fattezze umane: anoressia, bulimia, sport intenso.
E il costante bisogno della presenza di mia madre, del saperla compiaciuta del mio operato a casa: pulizie, pulizie e ancora pulizie.
Non c'è stato altro.Mai.
Ho dimenticato il profumo del mare, e il rumore di una sana e liberatoria risata.
Sembra quasi un film horror ambientato nel medioevo ma io lo vivo ogni giorno e mi vergogno certe volte altre volte penso che la famiglia non te la scegli,purtroppo.
Un legame, quello con mia madre, che mi uccide giorno dopo giorno togliendomi la facoltà di agire e vivere come si dovrebbe vivere a 27 anni, anche se non so bene come si viva rinchiusa dentro le mura di una casa.
E poi quel senso di colpa perenne che mi schiaccia come una blatta su un vetro, mi fa sentire così piccola di fronte la grandezza di un'abbandono.
La paura della solitudine, di non avere più al mio fianco la donna che per me rappresenta tutto, perché non c'è altro a cui potermi aggrappare, perché da quattro anni vivo con la costante paura che mia madre abbia un infarto e muoia.
Perché proprio un infarto?
Fattore ereditario.
Perché da quattro anni?
Perché una notte mi sono svegliata nel cuore della notte e lei stava male, non si è mai accertato un collegamento al cuore per quel malessere ma da quella notte io possiamo dire che ho smesso di dormire per molto tempo, ho smesso di vivere come mediocremente vivevo, ho persino smesso di ascoltare la musica con la paura di non sentire una sua possibile richiesta d'aiuto.
Da quel giorno ho iniziato a percorrere un tunnel senza via d'uscita che mi ha portato a rimanere inerme di fronte la possibilità mai appurata di una sua possibile crisi.
Me ne sto ferma, ancora oggi, a vedere scorrere il tempo, inerme, incapace di fare qualsiasi cosa, solo quella dannata paura di restare da sola più sola di quanto già non sia.
Anche adesso come allora cerco di uscire fuori da questo facendo l'unica cosa che so fare e cioè studiare per magari trovare un lavoro e allontanarmi da tutto questo ma credo di aver bisogno di un aiuto concreto adesso più che mai.
Scusate per il disturbo ma avevo bisogno di esternare il mio problema.
Buona serata e grazie dell'attenzione.

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Miglior risposta 30 NOV 2020

Salve Artemis,
voglio ringraziarti perché hai condiviso senza esitazione una situazione molto delicata.
L’isolamento, la dipendenza affettiva, i disturbi alimentari, l’ansia...sono tutte sintomatologie da non sottovalutare e da cui molto raramente si esce da soli, dunque, non c’è da star fermi ma da iniziare il prima possibile una psicoterapia individuale.
Ti auguro di trovare la forza di chiedere aiuto, un abbraccio.
Dott.ssa Margherita Longo

Dott.ssa Margherita Longo Psicologa/Psicoterapeuta Psicologo a Paternò

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