La perdita delle passioni e la mancanza di senso

Inviata da Sara il 18 mar 2017 Crisi adolescenziali

Ed eccomi qui, all'ennesimo tentativo di fare un po' di chiarezza. Sono una studentessa di 20, mi ritengo mediocre ed anche un po' incapace per certi versi, nonostante abbia sempre avuto voti buoni o ottimi non ho mai sentito di avere grandi capacità o di essere particolarmente talentuosa in qualcosa. Penso che il mio malessere interiore sia iniziato tra la quarta e la quinta superiore, quando ho iniziato a sentire la mancanza di senso della società odierna, in cui nulla è originale e gli studenti sono poco più che prodotti di un'industria di massa, pronti per essere usati o buttati in base ad un numero su un pezzo di carta o sul monitor di un computer.

Premetto che non sono mai stata una persona serenissima, ho sofferto di bulimia per una buona parte della mia adolescenza dopo essere stata presa in giro per il mio peso da piccola. Tra le altre cose ho anche avuto una piccola parentesi di autolesionismo, causata da alcuni problemi in famiglia. mentre la bulimia è stata difficile da sradicare, l'autolesionismo è morto sul nascere ed è durato solo pochi mesi. No, non ho mai pensato al suicidio, so che è una domanda che viene spontanea quando si parla di autolesionismo, ma sono una persona estremamente legata alla vita, per qualche assurda ragione che non mi so spiegare, sarà forse la paura incontrollata di morire. Nonostante le mie problematiche, sono uscita da sola dai miei problemi, potrei sbagliarmi (perché posso solo immaginare quanto complessa sia la mente umana), ma penso di avere avuto i miei problemi sotto controllo, quando mi sono sentita pronta per uscirne, l'ho fatto.

Come dicevo, non sono mai stata una persona particolarmente allegra, ma le cose sono peggiorate quando sono arrivata tra quarta e quinta superiore. Mi sono resa conto, in una specie di epifania, di come nulla attorno a me avesse il benché minimo senso. Sono ancora convinta che nulla abbia un senso ad oggi, ma ho imparato ad accettarlo ed a conviverci, allora invece non era facile. Mi guardavo attorno e per la prima volta mi chiedevo se le persone attorno a me si rendessero conto della loro stupida condizione: poveri umani, viviamo per 80 anni, quando va bene, e passiamo due quarti della nostra vita a studiare, un quarti e mezzo a lavorare ed il tempo rimanente vecchi e incapaci di fare tutte quelle cose che avremmo voluto fare da giovani, ma che non abbiamo fatto perché ci siamo fatti prendere da questo o quest'altro.

Ed eccomi, a 18 anni a scegliere la mia futura facoltà senza sapere veramente cosa volessi fare. Nessuna sembrava rispecchiare ciò che volevo diventare, ma uscita dal liceo linguistico, che cosa potevo fare se non continuare con le lingue? E così feci. Feci il test per entrare in una facoltà che mi piaceva moltissimo, ma per una serie di vicissitudini che non sto a raccontare, il test non andò a buon fine e mi trovai ad immatricolarmi allo stesso corso ma ad un'altra università che non mi piaceva particolarmente, ma che sembrava più o meno valida.

Arriviamo ad oggi, in cui la scelta dell'università non mi soddisfa, mi sento un involucro vuoto, vacua come un tronco cavo, senza prospettive. Vorrei cambiarla, ma non trovo niente che rispecchi chi vorrei diventare, forse anche perché non so chi vorrei diventare ed ho una paura folle di fallire e di deludere le persone intorno a me. Ho paura di andare dritta verso la depressione clinica, ho iniziato ad andare in palestra solo per provare a non pensare (non che funzioni più di tanto). Cerco incessantemente un'idea, uno stimolo, ma tutte le mie passioni sembrano essersi prosciugate, non trovo un senso a nulla e non riesco a riprendermi da questo stato di apatia. Il mio primo esame è andato molto bene nonostante questo, e so che se volessi potrei farmi del male e continuare ad andare avanti in questa facoltà per inerzia, continuando ad imparare passivamente le cose teoriche e sperando di cavarmela, ma probabilmente ad un certo punto, senza alcuno stimolo, senza alcuna idea e continuando ad essere così mentalmente apatica e stanca, finirei seriamente sotto antidepressivi.

Non so esattamente cosa vi sto chiedendo, di fatto, forse di ascoltarmi, di capirmi e di dirmi cosa fareste voi, da adulti. Nessuno ti insegna mai come si fa ad essere adulto, ed in una società come questa, che non accetta il fallimento o i sentimentalismi, capire cosa fare e come fare, per una adolescente che ha sperimentato veramente troppo poco il mondo, è davvero difficile.

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