La peggior nemica di me stessa
Buongiorno,
è la seconda volta che scrivo (a distanza di qualche anno). Dall'età di 11 anni circa ho iniziato a fare terapia. Da 3 anni circa sono in terapia con la stessa dottoressa, con la quale ho costruito un rapporto di fiducia. Mi sento a mio agio e capisco perfettamente le sue indicazioni, ma non riesco a capire se il percorso - cognitivo-comportamentale - sia adatto alla mia situazione, vista la (apparente) mancanza di risultati. Fin da piccola ho avuto pensieri intrusivi legati alla sessualità, ho sofferto di OCD invalidante ed episodi depressivi. Al momento (34 anni), dopo anni e anni di analisi/auto-analisi, ho il sospetto di avere l'ADHD e di poter rientrare nello spettro autistico (riconosco molti comportamenti e sintomi). Le uniche costanti nella mia vita sono state il "senso di colpa" e un serio problema di dipendenza affettiva. Non ho avuto un'infanzia difficile o traumatica e, proprio per questo motivo, mi sento come se fossi una bambina capricciosa che ha tutto e non si accontenta mai. Però non sono per niente felice, né sono mai stata serena. Sto scrivendo questo messaggio dall'ufficio, perché non riesco più a concentrarmi in nessun modo (da mesi diciamo), non ho alcuna speranza in un futuro più roseo, sono stanca di tutto e di tutti. Non riesco neanche più a fingere di stare bene nelle situazioni sociali, infatti mi sto isolando di proposito, per sfuggire all'inevitabile confronto con gli "altri" e a tutte le conversazioni di circostanza. Il fattore scatenante di questo periodo è stato il rifiuto da parte di un uomo. Non è il primo uomo che mi allontana, né la prima volta che ho una crisi per questo motivo. Non riesco neanche a biasimarlo: so di avere dei comportamenti tossici. Appena percepisco una minima perdita di interesse da parte dell'altro, divento passivo-aggressiva e/o spavento le persone, mostrando un attaccamento prematuro. Questa volta il colpo è stato incredibilmente pesante. Avevo confidato a questa persona di avere il terrore che fuggisse, dopo aver visto cosa si nascondeva oltre la superficie. Mi presento come una persona simpatica, solare, spigliata e sono abbastanza carina. Attiro immediatamente l'attenzione ma, dopo la prima impressione, a molti non piace la vera me. Quest'uomo si era confidato a sua volta. Mi aveva confessato di avere diverse difficoltà che lo inibivano sotto molti punti di vista, incluso il dimostrare affetto verso il prossimo. Pur accorgendomi dei passi che stava facendo verso di me, ho deciso di tirare la corda e sono immediatamente andata nel pallone quando non sono stata contattata da lui per qualche ora. Tendo a passare molto tempo al cellulare se una persona mi piace. Non ho degli interessi particolari (al netto dei film/serie/anime che mi divoro) e, tutte le volte che mi interessa un uomo, mi annullo completamente. La ricetta perfetta per un disastro, insomma. Fatto sta che è fuggito a gambe levate, senza neanche darmi la possibilità di avere un dialogo, dopo una frequentazione di un mese circa, dicendomi (riassumendo) che alcune mie dimostrazioni di insicurezza lo avevano fatto dubitare e il mio messaggio passivo-aggressivo era stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso. Che il continuo dover arginare le mie insicurezze, alimentava le sue. Il problema non è che sia fuggito, perché aveva ragione, ma che non riesco più a pensare "mi servirà come lezione per la prossima volta". Mi sento rassegnata. E' come se avessi studiato a memoria un libretto di istruzioni che, però, non so applicare. Mi sembra di ripetere lo stesso copione, ma facendo sempre peggio. Di non riuscire mai a costruirmi un'identità, al di fuori di una relazione. Inoltre, questa volta, mi sembra di aver tradito la fiducia di una bella persona, insistendo su dinamiche malate, nonostante si fosse confidata con me e avesse provato anche a superare i suoi limiti. Mi sento un mostro. Non so proprio come togliermi da questo vortice di disperazione. Non capisco se mi manca quell'elemento di empatia necessario per comprendere le ragioni dell'altro o se il mio ego sovrasta sempre tutto. Ci sono state molte altre cose nella mia vita che mi hanno fatta soffrire (es. l'aver perso amicizie), e sono sempre state situazioni per le quali mi attribuisco totalmente la colpa. Sono sempre e solo stata l'unica carnefice della mia infelicità, e non riesco in alcun modo a perdonarmi. La mia autostima è inesistente. Ho una situazione di vita e lavorativa che non mi soddisfa soddisfatta e, ovviamente, sento di non aver minimamente le forze e la voglia per uscirne. Vorrei semplicemente non svegliarmi più una mattina, dato che mai avrei il coraggio di farla finita. Mi spiace per essere stata prolissa, non so neanche se sono in cerca di consigli o di uno sfogo. Grazie per chiunque abbia prestato attenzione.